Ed è l'unico padano della faccenda.Al di là di quello che si può pensare dell'uomo , si dimostra che dall'idaglia non arriva mai qualcosa di vitale , solo morte , anche in senso di vita politica.
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Scontri tra Rom e Africani: auto speronate, vetrine sfasciate
luglio 4, 2018 Vox Lascia un commento
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“Una situazione di gravissimo degrado diventata insostenibile: l’ex scuola di San Pier Laguna, che da tempo dà dimora a nord africani e sedicenti profughi, oggi per volere del municipio di Faenza ospita anche una comunità rom. Un cocktail che non poteva tardare a produrre gli effetti devastanti cui la comunità faentina ha assistito sabato scorso, quando nella rissa scoppiata tra nord africani e rom se ne sono viste di ogni: botte da orbi, furgoni che speronavano le auto in sosta, sino – parrebbe – all’esplosione di sette colpi di arma da fuoco”. Questa la denuncia del consigliere regionale, Andrea Liverani, e di quello comunale, Andrea Padovani, entrambi della Lega Nord.
Stigmatizzando il far west accaduto nei pressi delle ex scuole di San Pier Laguna i due consiglieri aggiungono: “Guarda caso ad accendere la miccia della violenza bestiale dei due gruppi che si sono fronteggiati, sarebbe stato un rom molto conosciuto dalle forze dell’ordine, poiché fra gli altri reati commessi, due anni fa era stato protagonista di un litigio violentissimo in una pizzeria della zona: in quell’occasione il signor “rom” aveva addirittura mandato in frantumi la vetrina del locale, contro la quale aveva gettato una fioriera. Insomma, si tratta di personaggi la cui pericolosità sociale è ben nota sia alle forze dell’ordine che all’interno della comunità faentina, pertanto non ci sembra il caso di continuare a dar loro credito, tutelandoli ad ogni livello, e assegnare loro alloggi popolari.”
https://voxnews.info/2018/07/04/scon...ine-sfasciate/
Stop alle auto nei campi rom, i nomadi: "Chiudiamo noi la strada agli italiani"
Rom sul piede di guerra nel campo nomadi di via di Salone dopo lo stop ai veicoli deciso dalla Polizia Locale per prevenire le attività illecite. Esultano i residenti: "Un passo verso il ripristino della legalità"
Alessandra Benignetti - Mar, 10/07/2018 - 09:41
Continua la stretta sui campi nomadi della Capitale. Dalla scorsa settimana a presidiare l’ingresso del campo nomadi di via di Salone c’è un’auto della Polizia Locale che blocca le vetture fuori dai cancelli dell’accampamento.
Si tratta di una misura volta ad impedire l’ingresso di auto e furgoni, che spesso trasportano immondizia e metalli che vengono smaltiti illegalmente all’interno del campo, creando non pochi problemi ai residenti della zona. Ma nell’insediamento alla periferia Est della Capitale i nomadi sono sul piede di guerra.
La soddisfazione dei residenti: "Così fermiamo i roghi"
Se, infatti, per gli uomini della Polizia Locale che sorvegliano l'area si tratta di un atto dovuto verso i cittadini, per gli abitanti della baraccopoli è l'inizio di una “politica di repressione contro la comunità rom”. “È un provvedimento che verrà esteso a tutti i campi nomadi della Capitale”, spiega Franco Pirina, presidente del comitato di quartiere Caop Ponte di Nona. “Si è partiti dal campo di via di Salone perché è quello che ultimamente ha dato maggiori problemi, sia per il ritrovamento di auto rubate o sprovviste dei documenti di circolazione, sia per il materiale che veniva trasportato all’interno del campo e smaltito attraverso i roghi, sia per il ritrovamento di droga e armi”, continua il presidente del comitato.
La protesta dei nomadi: "Dateci il parcheggio o occupiamo la strada"
Così, ora i nomadi sarebbero obbligati a posteggiare le proprie auto nel parcheggio della vicina stazione. Ma la maggior parte preferisce lasciare vetture e furgoni ai margini della strada. Un po’ per comodità, un po’ per protesta. “Se non riaprono il transito alle auto siamo pronti a manifestare e a bloccare la strada”, ci spiega uno dei nomadi residenti nell’accampamento. “Loro bloccano noi, e noi blocchiamo la strada agli italiani”, attacca. “Sono tre giorni che protestiamo”, gli fa eco un altro inquilino del campo rom. “Non possono vietarci di parcheggiare almeno nel parcheggio antistante l’accampamento, che è di nostra proprietà”, denuncia lo stesso ragazzo serbo, che lancia ai vigili un vero e proprio ultimatum: “Se entro due giorni al massimo non ci liberano il parcheggio quattrocento persone bloccheranno la strada principale di via di Salone, e allora voglio vedere se ci ascolteranno”. Parte della comunità rom residente nella baraccopoli puntualizza di essere d’accordo sul divieto di transito per le vetture all’interno del campo.
La protesta dei nomadi contro il divieto di parcheggiare nei campi
“Ci sono i bambini e spesso c’è chi alza il gomito e si mette a sfrecciare per i viali dell’accampamento”, ci spiegano. Ma vietare anche l’uso del parcheggio esterno, attaccano, è una “misura repressiva”. “Siamo uomini, non siamo bestie”, inveisce uno di loro. “Ci maltrattano di continuo, qui ci sono donne incinte, bambini, come fanno a vietarci di parcheggiare davanti casa nostra?”, si chiede un altro rom. Nel capannello di curiosi che ci si è stretto attorno ognuno vuole dire la sua. E davanti alle accuse dei residenti, che da anni denunciano illegalità e roghi tossici, c’è anche chi rivendica provocatoriamente il suo diritto al “furto”. “Guardate come viviamo, adesso pretendono che tutti noi dobbiamo essere onesti, se io vedo mio figlio che muore di fame vado a rubare, sicuramente vado a rubare”, afferma un signore sulla cinquantina.
La rivolta dei rom al Camping River
Ad esultare sono invece i residenti di Ponte di Nona, che da mesi aspettavano un provvedimento di questo tipo. “Speriamo che questa decisione venga presto estesa anche agli altri insediamenti della Capitale”, si augura Franco Pirina. Anche se, per ora, non sembra essere stata accolta di buon grado da parte dei diretti interessati. E i malumori non si fermano al campo di via di Salone. Lunedì mattina una manifestazione della comunità rom è andata in scena anche al Camping River, nel quadrante nord di Roma, dove nelle scorse settimane la Polizia Locale è intervenuta per sgomberare l’insediamento abusivo e demolire i moduli abitativi. Per i nomadi rimasti nell’accampamento senza acqua né servizi igienici la proposta di Matteo Salvini di censire la popolazione rom della Capitale è un’idea “razzista”. E anche nell’insediamento di via della Tenuta Piccirilli la tensione resta alta, complice anche la manifestazione organizzata per lunedì pomeriggio nei pressi del campo dal movimento CasaPound.
http://www.ilgiornale.it/news/cronac...a-1551117.html
Verona, muore dopo rapina in casa: arrestato un rom
Il carabinieri hanno arrestato uno dei componenti della banda: si tratta di un 46enne rom, fermato in un campo nomadi di Vigevano
Giorgia Baroncini - Ven, 13/07/2018 - 15:34
Loro lo hanno picchiato violentemente, anche con un badile. Giacomino Furfaro, 87 anni di Villafranca (Verona), è deceduto dopo otto giorni di agonia. Oggi, a distanza di nove mesi, il carabinieri hanno arrestato uno dei componenti della banda che lo scorso ottobre aveva compiuto la rapina nella villetta dell'uomo.
L'arresto
Con l'accusa di omicidio preterintenzionale in concorso, rapina aggravata e furto in abitazione in carcere è finito un 46enne rom, fermato dalle forze dell'ordine in un campo nomadi di Vigevano. Gli investigatori sono ora alla ricerca degli altri componenti del gruppo che la stessa sera aveva colpito altre due volte. Uno dei banditi era morto investito mentre stava attraversando l'autostrada durante la fuga.
La rapina nell'abitazione di Villafranca era stata violenta. In casa, oltre a Giacomino Furfaro, era presente anche il figlio. Entrambi sono stati picchiati dai banditi, ma il padre non ce l'ha fatta ed è deceduto dopo pochi giorni.
Verona, muore dopo rapina in casa: arrestato un rom
La storia dei Rom: una cronologia essenziale
Le origini
250-650 d.C.: In questo ampio arco di tempo alcune popolazioni dell’India nord-occidentale si spostarono in Persia (l’attual/SIZE]e Iran). Molto probabilmente queste popolazioni si erano già spostate dall’India centrale (come lascia supporre la presenza nella lingua romanì di alcuni elementi comuni alle lingue dell’India centrale). Difficile dire cosa abbia indotto i primi Rom a spostarsi verso la Persia. Probabilmente furono la povertà o la guerra. In Persia vennero chiamati Dom, con una parola indiana che significa “uomo” e da cui deriva il termine Rom.
1011: Il poeta persiano Firdusi racconta nel suo Libro dei Re (Shah Nameh) l’arrivo di diecimila musicisti indiani che il re persiano Bahram-Gor avrebbe ottenuto in dono dal suocero, re di Camboya in India. Una storia simile era stata già raccontata dallo storico arabo Hamzah d’Isfahan, secondo il quale i musicisti erano dodicimila, erano chiamati Zott e furono inviati a Bahram-Gor (che regnò dal 430 al 443 d.C.) dal suocero Shengul, re in India. Queste testimonianze attestano lo spostamento verso la Persia di un certo numero di indiani esperti nella musica e nello spettacolo, che molto probabilmente sono i progenitori degli attuali Rom.
Sec. VIII: Probabilmente nella seconda metà di questo secolo i Rom si spostarono in Armenia.
1100: A questa data risale la prima testimonianza della presenza dei Rom nell’impero bizantino. Qui i Rom vengono chiamati athingani, dal nome di una antica setta eretica da cui deriva la parola zingari. Nell’impero persiano i Rom vengono visti con sospetto, perché dediti alla magia, che è inaccettabile per i cristiani.
1255: Nel diario del suo pellegrinaggio a Gerusalemme il frate francescano Niccolò da Poggibonsi descrive l’incontro con una comunità di persone dalla pelle scura e dagli abiti strani, che “andavano di terra in terra con le loro famiglie e con le loro masserizie”.
1322: Due frati minori testimoniano della presenza a Creta di una comunità nomade, che vive in tende.1340: L’imperatrice Caterina di Valois istituisce a Corfù una Baronia degli Zingari, concedendo alla popolazione alcuni privilegi. I Rom sono in condizione di schiavitù e devono versare beni e denaro al barone.
1362: Un documento attesta la presenza di Rom a Dubrovnik. In Serbia i Rom sono presenti fin dalla fine del Duecento.
1371-1377: Il principe Bladislav I dona al monastero di Tismana quaranta famiglie di zingari. Da questo documento risulta che già all’epoca i Rom erano presenti in Romania ed erano in condizione di schiavitù. In Valacchia e Moldavia, due stati strettamente legati tra loro, gli zingari resteranno in stato di schiavitù fino al 1855-1856. Gli zingari sono divisi in tre categorie: zingari del principe, zingari dei boiari e zingari dei monasteri. Le condizioni dei primi erano di gran lunga migliori. Gli zingari che tentavano di sottrarsi alla propria condizione con la fuga erano sottoposti a pene severissime, come la bastonatura della pianta dei piedi.
1384: Molte famiglie rom di stabiliscono nella città greca di Modone. La zona di Modone è conosciuta come Piccolo Egitto. Probabilmente da qui deriva la fama dei Rom come egiziani, che ha influenzato anche il modo in cui sono stati chiamati (ad esempio gitani o gipsy).
1417-1430: In diverse parti d’Europa (dall’Olanda all’Italia) compaiono compagnie di Rom, che affermano di essere egiziani e di essere condannati ad un pellegrinaggio di sette anni per scontare un peccato di apostasia. Esibiscono una lettera di protezione del re Sigismondo e del papa. Vengono bene accolti e ricevono denaro e protezione, ma ben presto suscitano anche sospetto. In diverse città vengono accusati di furti.
1422: Una cronaca bolognese di quest’anno contiene la prima testimonianza dell’arrivo dei Rom – per la precisione di una banda guidata dal duca Andrea – in Italia. “A dì 18 de luglio venne in Bologna un ducha d’Ezitto, lo quale havea nome ed ducha Andrea, et venne cum donne, putti et homini de suo paese; et si possevano essere ben da cento persone. Lo quale ducha si havea renegado la fede christiana… Et poi chèl re d’Ungaria gli avè prisi e rebatezadi, volseno ch’egli andasseno per lo mondo sette anni e ch’egli dovessero andare a Roma al papa et poi ritornassero in suo paese”.
Le persecuzione nell’Europa moderna
1492: La Corte spagnola emana il primo bando di espulsione dei Rom.
1498: Durante la Dieta di Augusta viene emanata una ordinanza contro i Rom del Sacro Romano Impero. Si afferma il principio che chi colpisce gli zingari non compie reato.
1523: Un registro di quest’anno fornisce notizie sulla presenza dei Rom nelle regioni dell’impero ottomano. In Bulgaria sono presenti 5701 rom, 4382 nella ex Jugoslavia, un po’ meno in Turchia, Grecia ed Albania. Nell’impero ottomano i Rom non sono vittime di una vera e propria persecuzione. Sono sottoposti a pressione fiscale, ma non vengono banditi. Si dedicano ad attività artigianali o a lavori che altri rifiutavano di svolgere. Sono poveri, ma liberi.
1539: In Francia Francesco I emana un decreto di espulsione dei Rom.
1555-1585: Con una serie di bandi, i Rom sono espulsi dal regno di Napoli.
1566: I Rom sono espulsi dallo Stato Pontificio.
1933: In Spagna una Pragmatica vieta ai Rom – detti gitani – di vestirsi, parlare, comportarsi in modo diverso dai castigliani. I gitani vengono costretti a diventare sedentari. Se un gitano viene trovato in stato di nomadismo, può essere ridotto i schiavitù. E’ l’inizio di una politica di assimilazione forzata, che si traduce in un genocidio culturale.
1693: Una grida milanese decreta che “ogni cittadino è libero di ammazzare tutti gli zingari impune e di levar loro ogni sorta di robbe, di bestiame e denari che trovasse”.
1758-1773: Maria Teresa d’Austria decreta con una serie di provvedimenti l’assimilazione forzata dei Rom, sul modello spagnolo. E’ vietato il matrimonio tra rom. I bambini di meno di cinque anni sono tolti ai genitori ed affidati a famiglie gagè. Un decreto di Giuseppe II del 1782 abbasserà tale limite di età a quattro anni.
1841: In Italia Francesco Predari pubblica un libro sugli zingari, nel quale li definisce “rettili umani”. Tutto il pensiero scientista e positivistico dell’Ottocento condivide sostanzialmente questo giudizio. Per Cesare Lombroso quella dei Rom è una “razza di delinquenti”, che bisogna estinguere.
La persecuzione nel Novecento
1935: In Germania vengono emanate le leggi di Norimberga per la difesa della purezza della razza.
1938: In Germania una legge dispone il censimento e la schedatura degli zingari e nomadi.
1940: Una circolare dispone il rastrellamento ed il concentramento dei Rom presenti in Italia.
1942: Himmler dispone l’internamento dei Rom tedeschi nei campi di Auschwitz e Birkenau. Nei campi di sterminio tedesco morirono, si stima, circa cinquecentomila rom. A differenza degli ebrei, ai Rom viene negato ogni risarcimento per le persecuzioni subite.
1956: In Russia Krusciov emana un decreto che vieta il nomadismo e condanna a cinque anni di lavori forzati chi non si adegua. Provvedimenti simili seguono nei paesi comunisti dell’Est (Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria e Romania).
Le informazioni di questa scheda sono tratte da:
L. Piasere, I Rom e l’Europa, Laterza, Roma-Bari 2004.
A. Mannoia, Zingari, che strano popolo!, Edizioni XL, Roma 2007.
A. Santino Spinelli, Baro Romano Drom, Meltemi, Roma 2003.
Grazie vecio.