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Discussione: I templi degli Dei

  1. #171
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Statuetta in terracotta raffigurante una divinità femminile, databile al periodo minoico (1400 – 1300 a.C.), proveniente dal santuario di Gazi (Creta) e conservata presso il Museo Archeologico di Heraklion. Il capo è ornato con un’acconciatura sormontata da due uccelli e da corna bovine, simboli ricorrenti che suggeriscono lo stretto legame della dea con il mondo animale. La civiltà minoica è dominata dalla figura di una grande divinità femminile che compare sotto vari aspetti: come dea dei serpenti, della montagna, della guerra, della caccia, degli alberi. Non è chiaro se queste funzioni venissero attribuite a figure diverse oppure se fossero riassunte nella medesima divinità. Tale varietà di rappresentazioni dipende anche dal fatto che la dea era venerata in luoghi geografici diversi, in ciascuno dei quali assumeva caratteristiche legate al culto locale. A partire dal periodo arcaico e classico le diverse divinità femminili del pantheon greco assumono alcuni degli aspetti che un tempo appartenevano all’antica Grande Madre, che trae le sue origini fin dalla preistoria...




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  2. #172
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Necromanteion: il Tempio in cui gli Antichi Greci visitavano il Regno dei Morti

    di Matteo Rubboli Necromanteion – “Oracolo della morte” – è un antico tempio greco dedicato alla comunicazione con l’aldilà, il famoso “Ade”. Situato nell’Epiro, servì da “porta di comunicazione” verso il regno degli inferi sino al giorno della sua distruzione completa, ad opera dei Romani nel 167 a.C.. Grazie a manipolazioni sensoriali di tipo visivo e acustico, ma sopratutto a sostanze allucinogene, i visitatori avevano l’impressione di mettersi realmente in comunicazione con i propri cari scomparsi. Il tempio fu scoperto dall’archeologo Sotirios Dakaris nel 1958, e successivamente venne scavato in varie campagne sino al 1977. Durante gli scavi vennero rinvenuti molti semi di fave che, consumate non cotte, sono note per i loro effetti allucinogeni. Effetti di questo tipo sono rintracciabili anche ai semi dei lupini, anch’essi ritrovati nel sito.
    Il rito


    Per comunicare con l’aldilà la prima operazione da portare a termine era una cerimonia di purificazione, cui seguiva un sacrificio di pecore. I visitatori attraversavano poi un labirinto aperto e una serie di corridoi sotterranei nei quali lasciavano offerte e denaro. Il sacerdote officiante poneva una serie di domande e pronunciava alcune preghiere in grado di rendere tutto il rito ancor più ufficiale, per poi arrivare alla sala centrale nella quale veniva sollevato da una gru simile a quella utilizzata nei teatri (Aeorema).

  3. #173
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    I templi romani di Baalbek
    Baalbek domina dall’alto dei suoi 1150 metri di quota tutta la valle della Bekaa e segna lo spartiacque tra il fiume Oronte diretto a nord e il Leonte che scende a sud. A occidente della valle si susseguono le cime della Montagna del Libano, che raggiunge il tetto con i 3088 metri della vetta del Qurnat. Di fronte, a oriente, è la più bonaria catena montuosa dell’Antilibano che tocca comunque i 2814 metri sulla vetta del biblico monte Hermon da cui nasce il fiume Giordano. La ricchezza d’acqua, la fertilità del suolo e la fiorente agricoltura spiegano il preminente ruolo storico della città. Baalbek fu antico crocevia commerciale, deposito di grano della regione e centro di smistamento delle carovane di merci provenienti dall’oriente e dirette ai porti del mare fenicio. E fu primario centro religioso, sede di templi e luogo di pellegrinaggi. Il culto fenicio di Baal si tramutò in quello di Zeus nel periodo greco di Heliopolis, la città del sole, e fu ripreso dai Romani con la dedicazione a Giove. Una singolare stratificazione di culti che continuò nelle successive epoche cristiana, bizantina e araba
    Oggi Baalbek è il principale centro archeologico del Libano grazie al suo complesso dei templi romani, ritrovati, scavati, rialzati e restaurati dagli architetti tedeschi, francesi, libanesi e da ultimo anche italiani.









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  4. #174
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Ma in Italia non è rimasto nulla?
    Quando Garibaldi è giunto nel Regno borbonico, questi era già finito. Se Garibaldi non fosse arrivato, Franceschiello invece di scappare da Gaeta rischiava di finire al patibolo, e nessuno l'avrebbe salvato. (Marc Monnier)

  5. #175
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Ma in Italia non è rimasto nulla?
    In Italia c'è tantissimo, ma do per scontato che lo si conosca, così ho scelto di optare per monumenti romani fuori dal Bel Paese, in ogni caso puoi sempre postare tu quello che ti garba, sarà un atto gradito e forse ci porterai in luoghi poco conosciuti, anche dal sottoscritto!

  6. #176
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    La chiesa di San Domenico, in stile romanico-gotico è sorta nel 1302 nel Borgo Antico di Taranto sui resti di un tempio greco di età arcaica, ricostruito in età classica (Vsec aC.)dove sorse la chiesa di S. Pietro Imperiale, in stile bizantino, con annesso convento...



  7. #177
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Tempio di Adriano, Efeso, Turchia





  8. #178
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Straordinario!
    ll Nemrut Dağı è un rilievo della Turchia appartenente al gruppo del Tauro Orientale ed è, con i suoi 2 150 m s.l.m., il più alto della Mesopotamia settentrionale sulla sua sommità si erge la tomba santuario del re Antioco I di Commagene



  9. #179
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Tempio della Dea Minerva

    RITROVATO IL TEMPIO DELLA DEA MINERVA
    Non era solo una leggenda: sul Monte Castelon riaffiora il vasto complesso sacro di cui si era persa ogni traccia

    Dal Giornale L’Arena del 31 marzo 2007
    Marano. Sul monte Castelon la realtà supera abbondantemente la fantasia e dalla terra spuntano spettacolari testimonianze del lontano passato maranese, che sembravano ormai destinate a rimanere nella leggenda. A togliere il velo di mistero su quello che già dai primi sondaggi gli stessi ricercatori hanno definito eccezionale, ci hanno pensato la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e il Comune di Marano, entrambi alla caccia del TEMPIO perduto dedicato al culto della DEA MINERVA e di quanto aveva scoperto nel 1835 il conte Giovanni Gerolamo Orti Manara.
    Quasi due secoli fa il nobile studioso effettuò una serie di scavi archeologici sul «fianco a levante» del monte Castelon di Marano, poco sopra l’abitato di San Rocco, incuriosito sia dal toponimo (Minerbe) sia dai ritrovamenti fatti da alcuni contadini del luogo. Gli scavi di allora portarono alla luce diverso materiale, peraltro di notevole interesse; anche se, lo scopriamo oggi, una minima parte di quanto giace sotto i ciliegi del Castelon si è conservato fino ad oggi.
    «In particolare», sottolinea Brunella Bruno, funzionario archeologo responsabile del territorio veronese per l’età romana e medievale, «Orti Manara riportò alla luce parte di un ambiente con pavimento segmentato solidissimo bianco e rosso, circondato da un portico a segmento bianco e un piccolo avanzo di intercolunnio murato di ordine dorico. Il muro che racchiudeva le colonne era in opera reticolata, di grande prestigio, raramente attestata fuori dall’Italia centrale, se non in complessi architettonici di elevata committenza. In Italia settentrionale l’opera reticolata risulta presente solo a Verona, nel teatro romano». La dottoressa Bruno prosegue: «È probabile che i resti siano rimasti a vista, spogliati via via nel tempo di tutto l’apparato strutturale e decorativo».

    Grande merito va riconosciuto alla Pro Loco di Marano di Valpolicella, in particolare al presidente Dario Degani, per aver creduto in questo “sogno” ed essersi impegnati con costanza affinché si ricercasse il tempio e si riprendessero gli scavi. Molti di quelli che oggi partecipano al successo all’inizio era scettici.



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  10. #180
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    Predefinito Re: I templi degli Dei

    Cubo di Zoroastro
    Uno dei monumenti antichi più misteriosi è certamente il cosiddetto Cubo di Zoroastro, un edificio di epoca Achemenide.
    Molti studiosi ritengono che il Cubo di Zoroastro, che si trova nell’area archeologica di Naqsh-i-Rustam, sia un sepolcro reale achemenide. La struttura è cinta da un muro costruito in epoca Sassanide che reca un’iscrizione composta in tre lingue, databile al III secolo a.C. ad opera di re Shapur I.
    Naqsh-i-Rustam si trova a circa 12 chilometri da Persepoli, nella provincia di Fars. Tra le emergenze archeologiche, quella più antica è un rilievo che risale al 1000 a.C. e raffigura un uomo con un copricapo piuttosto strano, che gli archeologi ritengono essere di origine elamita. Proprio quest’affresco dà nome al sito, Nashq-i-Rustam, infatti, significa “immagine di Rustam”, perchè una leggenda locale vuole che vi sia raffigurato l’eroe mitico Rustam.
    A Naqsh-i-Rustam si trovano le tombe dei re che fecero grande la Persia: Dario I, Serse, Ardashir I e Shapur I
    Le tombe dei sovrani Achemenidi sarebbero quattro, scavate nella roccia ed a notevole altezza dal suolo. Sono conosciute come “le quattro croci persiane” per la forma della loro facciata. Il sito, poi, è conosciuto come Salib, traduzione della parola persiana Chalipa, croce. L’ingresso a ciascuna tomba è al centro di una croce che si apre su una piccola camera. Qui il sovrano giaceva in un sarcofago. Si credeva che la trave orizzontale di ciascuna delle facciate delle tombe fosse l’esatta replica dell’entrata del palazzo di Persepoli.
    Una delle tombe è stata identificata dalle iscrizioni che la accompagnano e sarebbe la sepoltura di Dario I. Le altre tre apparterrebbero a Serse , Artaserse e Dario II . Una quinta, incompiuta, doveva essere quella di Artaserse III, che regnò solo due anni. Alcuni studiosi, invece, ritengono dovesse essere la sepoltura di Dario III, ultimo sovrano della dinastia Achemenide. Le tombe furono saccheggiate durante la conquista dell’impero achemenide ad opera di Alessandro Magno.






 

 
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