Spero così di iniziare un dibattito sul ruolo dell'Unione Europea.
Comincio dicendo subito che io la considero una speranza, per i motivi che spiegherò tra poco. Vorrei che fosse chiaro, però, che non ne sto teorizzando la perfezione: quello europeo è pur sempre un parlamento, dove trovano posto e talvolta sono maggioritarie idee che non sono le mie. La domanda che mi sono fatto, visto che alle rivoluzioni non credo, è se, date le alternative, l'UE abbia migliorato o peggiorato la situazione. Ho cercato, quindi, di giudicarla resistendo alla tentazione di fare paragoni con realtà lontane o addirittura ideali.

Il più grande risultato è sicuramente il mercato unico, realizzato con tre strumenti. Per prima cosa l'UE ha messo fine al protezionismo tra i paesi membri, garantendo la libertà di circolazione di tutti i fattori produttivi. Un risultato del genere sarebbe stato impossibile in assenza di un coordinamento sovranazionale. In secondo luogo ha imposto una limitazione degli aiuti di stato ai soli casi eccezionali in cui non falsino la concorrenza: nessun governo avrebbe mai preso questa decisione unilateralmente, e con buone ragioni. Come si sa, in democrazia, ha molto più peso (sposta più voti) il grande vantaggio di pochi del piccolo vantaggio di molti. Questa è la principale ragione per cui, a meno che non ci sia un'opinione pubblica molto più informata e matura della media, certe politiche liberali siano inattuabili a maggioranza. Infine, l'UE tutela la concorrenza, vietando i cartelli e l'abuso di posizione dominante: è un altro risultato che difficilmente tutti i governi nazionali avrebbero raggiunto, se si pensa poi all'influenza che storicamente i grandi cartelli hanno esercitato sulla politica (ad esempio in Germania).

E' vero che l'UE agisca in modo protezionista nei confronti dei paesi non membri, ma in questo senso ha mantenuto l'esistente, visto che gli stati nazionali non erano certo meno protezionisti (eccetto che con le colonie). Piuttosto ha permesso di eliminare le restrizioni al libero commercio tra gli stati, e questo notevole risultato diversamente non lo si sarebbe raggiunto. Non solo: l'adesione all'UE è una forte garanzia che eventuali di ritorni di fiamma del protezionismo o del peggior interventismo siano, almeno su vasta scala, impossibili.

Un secondo risultato fondamentale si è avuto con la politica monetaria comune e l'introduzione dell'euro. In questo modo è tramontata definitivamente la possibilità, da parte della politica, di influenzare la politica monetaria, anche nei periodi di crisi. Questo risultato, come dimostra la storia recente anche del nostro paese, sarebbe stato una chimera se lo avessimo sperato dai governi nazionali. Non dimentichiamo poi che il SEBC ha come obiettivo il mantenimento della stabilità dei prezzi e non, come ad esempio la Federal Reserve, anche della piena occupazione. E' vero che l'euro è una sorta di ombrello che risolve molti dei problemi dei paesi meno virtuosi, i famosi PIGS. Però: da una parte costringe anche le loro economie a ristrutturarsi, privandole dell'arma della svalutazione competitiva. E, secondo, all'euro si viene ammessi solo con il rispetto di certi parametri.

Proprio questi sono il terzo risultato: il controllo della finanza pubblica attraverso i limiti all'indebitamento pubblico e al disavanzo di bilancio. E' vero che l'UE tollera situazioni come la nostra, però l'unico paese membro che abbia mai rischiato seriamente la bancarotta è stata la Grecia, che se ha potuto mettersi in una situazione del genere è stato solo falsficando i suoi conti. Ancora una volta nessun governo avrebbe mai scelto di limitarsi unilateralmente in questo modo, e non si può negare che i trattati dell'UE siano il più potente dei freni (oggi esistenti) alla finanza pubblica degli stati nazionali.

Quarto, ma questo ha una valenza in prospettiva, bisogna ricordare che l'adesione all'UE presuppone il rispetto dei diritti fondamentali, che oggi si danno per acquisiti grazie alle lotte dei secoli scorsi, ma che in molti paesi in via di sviluppo sono di là dall'essere garantiti. Un giorno, quando la convenienza materiale spingerà questi paesi a richiedere l'ingresso nell'UE, dovranno in primo luogo riconoscere i diritti fondamentali che con tanta difficoltà si sono affermati in Europa. L'UE avrà, quindi, anche la funzione di vettore di libertà.

Infine, possiamo ben dire che il lungo periodo di pace che stiamo vivendo sul suolo europeo sia proprio una delle conseguenze dell'integrazione politica. Gli europei, dopo aver scatenato i due peggiori conflitti nella storia dell'umanità, hanno finalmente capito i vantaggi tanto dell'integrazione economica, tanto di quella politica. La conseguenza di quest'ultima è stata la pace, mentre la conseguenza della prima è stato l'estendersi di un grande mercato privo di barriere, più concorrenziale di come fosse in precedenza, con una moneta migliore di molte altre e con limiti più stringenti al potere dei governi.

Per questo considero gli euro-scettici come i principali avvocati del peggior nemico della libertà: lo stato nazionale. Dovesse esplodere, per una qualche crisi, l'UE, io sono pronto a scommettere sul ritorno di regimi autoritari, imbevuti di nazionalismo e violenza.