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    Predefinito Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”



    Roma, 18 gen – Giovanni Damiano rappresenta, da tempo, una delle voci più illuminanti e acute del panorama anticonformista. Di lui ricordiamo testi fondamentali come Elogio delle differenze, L’Espansionismo americano, La filosofia della libertà in Julius Evola, Per un’altra modernità e il recente L’emozione genealogica, tutti pubblicati presso le Edizioni di Ar. Il Primato Nazionale lo ha intervistato per sapere la sua opinione sull’attuale emergenza immigratoria.

    Cosa pensa della tesi che vede nell’immigrazione di massa una “sostituzione di popolo” (il “Grand Remplacement” dello scrittore Renaud Camus)?
    Mi sembra una tesi che ha il merito di indicare con forza una dinamica in atto. E cioè sostituire i popoli europei con una moltitudine di senza-storia, nella quale finirebbero per sparire gli stessi europei.
    L’approccio al problema immigratorio limitato alle questioni economiche o di ordine pubblico sembra non cogliere l’essenziale. Per esempio sfugge ai più il senso simbolico, filosofico, spirituale del confine e il fatto che il suo attraversamento non sia un atto “neutrale”. È d’accordo?



    Il confine ‘taglia’ lo spazio dandogli un senso innanzitutto storico-politico e trasformandolo, al contempo, in un luogo concreto, sottratto a ogni idea indifferenziata e neutra di spazio liscio. Ma sottratto anche a ogni idea di spazio ‘monadico’, totalmente chiuso in se stesso. Ecco perché il confine può essere sì attraversato, ma mai in maniera ‘neutra’, perché l’attraversamento è sempre un atto che sancisce l’ingresso in un luogo altro. Rifacendomi a ciò che Hedley Bull chiamava domestic analogy, chiunque pensi che varcare un confine sia un atto assolutamente privo di senso e di conseguenze, dovrebbe coerentemente tenere spalancata la propria porta di casa sempre e comunque, giorno e notte…
    La figura del “migrante” sembra aver sostituito, per la sinistrapost-comunista, quella del “proletario”. Cosa rappresenta tale figura nella cultura del pensiero dominante?
    Mi riaggancio a quanto detto più sopra. Lo ‘sfondamento’ dei confini, per usare la lingua di Camus, porta con sé un grand dé-placement, ossia la scomparsa dei luoghi concreti. Quale figura umana si adatta alla perfezione a questo stato di cose se non, appunto, quella del ‘migrante’, cioè di colui che fa del rifiuto della sua terra la condizione ‘originaria’ del suo essere appunto e-migrante? Ed è a questo rifiuto della propria terra, a questo sradicamento che guarda e plaude chiunque persegua lo stesso fine.
    È possibile individuare uno specifico legame fra monoteismo e società multirazziale?
    Dipende. Nel caso del monoteismo ebraico, incentrato su un popolo specifico e su una condizione esilica solo provvisoria, perché subordinata a una concreta terra promessa, credo proprio di no. Piuttosto è l’universalismo cristiano a rendere del tutto evidente questo legame. Basti pensare, ma è un esempio tra mille, ai famosi passi dell’A Diogneto, dove si dice dei cristiani che per loro ogni patria terrena è in realtà terra straniera essendo cittadini del cielo. Tutto ciò si riflette nell’immagine, tipicamente cristiana, dell’homo viator, ma anche in quella del pellegrino. Infatti pellegrino viene non a caso dal latino peregrinus che sta proprio per “forestiero”, “straniero”. Con la differenza essenziale che il peregrinus cristiano si fa straniero, cioè sceglie volontariamente di sradicarsi, di, appunto, ‘estraniarsi’. Nel caso cristiano, insomma, la condizione esilica non è provvisoria, l’esodo non è momentaneo, ma è la vera condizione dell’uomo.
    L’architrave filosofico dell’immigrazionismo culturale sembra essere la decostruzione: si tratta di decostruire le nazioni, le culture, le identità. Del resto, come faceva notare lei stesso in Elogio delle differenze, la continuità è “decostruita” quando è alla base del discorso identitario mentre ri-diventa argomento legittimo, per esempio, per dire che le migrazioni “ci sono sempre state”. Che argomenti opporre, quindi, al decostruzionismo militante?
    Si tratta di una questione assolutamente decisiva. Ma proprio per questo sarebbe davvero un esempio di immodestia pensare di poterla affrontare e risolvere in poche righe. Pertanto, mi limiterò ad accennare ad una possibile ‘direzione di marcia’. Ora, a me sembra che il decostruzionismo possa essere affrontato solo partendo da una solida prospettiva filosofica. Prospettiva che a sua volta non potrà non essere una qualche forma di realismo. È il caso del semicostruzionismo di cui ha parlato Franca D’Agostini, una concezione appunto realista, in base alla quale noi “in parte (ma solo in parte) costruiamo i nostri oggetti di conoscenza”, visto che in effetti “il processo conoscitivo si sviluppa a partire dalla ricettività empirica, ossia da dati e materiali che la realtà (indipendente) ci offre”. Per fare un esempio, giusto per concludere, le nazioni, le culture, le identità, da un lato sono costruite socialmente e storicamente, anche perché sarebbe davvero un assurdo antistorico pensarle come degli ‘immutabili’, ma dall’altro si fondano su dei dati oggettivi, su delle realtà concretamente esistenti.
    a cura di Adriano Scianca

    Giovanni Damiano: "L'immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia"

  2. #2
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    La tua interessante recensione capita a fagiuolo.

    Sono totalmente daccordo sul fatto che l' importazione dei cosiddetti "migranti" e la conseguente imposizione forzata della loro presenza agli autoctoni (che è tutt'altra cosa rispetto all'utopistica e spesso esecrabile "integrazione") rientrino in un piano mirato alla decostruzione della società, attraverso lo smantellamento delle Nazioni, delle Culture, della Famiglia e delle Identità.

    Ricollegandomi a un testo di Roussseau che ho citato nel thread sul degrado, credo che esista un collegamento affatto peregrino tra Il "Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini" e il testo di Damiano.

    Se non proprio tra tutte le conclusioni, perlomeno tra più di un aspetto e anche su parecchi punti dell'analisi di entrambi.

    Rousseau , difatti contrappone uno "stato di natura in cui l'uomo, autosufficiente e isolato rispetto ai suoi simili è spontaneamente buono e in armonia rispetto a sé stesso e all'ambiente circostante, ad uno stato civile dominato dalla competizione, dalla falsità, dall'oppressione e dai bisogni superflui. L 'individuo - prosegue Rousseau- si adatterà acquisendo questi fattori sociali (ovvero la falsità, la competizione..ecc).
    Oggi invece vediamo come gli allogeni vengano sradicati dalle proprie origini , e trasportati a viva forza qui da noi, facendo di tutto per instaurare una società che risulta lontana dalle tradizioni di entrambi.

  3. #3
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    È possibile individuare uno specifico legame fra monoteismo e società multirazziale?
    Dipende. Nel caso del monoteismo ebraico, incentrato su un popolo specifico e su una condizione esilica solo provvisoria, perché subordinata a una concreta terra promessa, credo proprio di no. Piuttosto è l’universalismo cristiano a rendere del tutto evidente questo legame. Basti pensare, ma è un esempio tra mille, ai famosi passi dell’A Diogneto, dove si dice dei cristiani che per loro ogni patria terrena è in realtà terra straniera essendo cittadini del cielo. Tutto ciò si riflette nell’immagine, tipicamente cristiana, dell’homo viator, ma anche in quella del pellegrino. Infatti pellegrino viene non a caso dal latino peregrinus che sta proprio per “forestiero”, “straniero”. Con la differenza essenziale che il peregrinus cristiano si fa straniero, cioè sceglie volontariamente di sradicarsi, di, appunto, ‘estraniarsi’. Nel caso cristiano, insomma, la condizione esilica non è provvisoria, l’esodo non è momentaneo, ma è la vera condizione dell’uomo.
    Premesso che il resto di quanto affermato dallo stimabile ed apprezzabile Damiano è ampiamente condivisibile, questo punto o è sbagliato o è comunque mal formulato.

    L'ebraismo talmudico vede nella supremazia del popolo eletto sulle altre nazioni un obiettivo messianico ed escatologico. Il conseguimento di questo primato dovrebbe essere ottenuto tramite l'assoggettamento delle "genti", cioè dei goyim, che sono oggetto di svalutazione non solo individualmente ma anche come collettività di popoli. Questo deprezzamento dell'identità altrui, perché "non-ebraica", comporta il favoreggiamento, quando non addirittura la promozione diretta, del caos e dell'imbastardimento etnico, nonché dell'indifferentismo religioso, perché visto come il contesto ideale nel quale operare quest'assoggettamento. La doppia morale ebraica, ovvero quell'insieme di precetti morali che il singolo ebreo deve applicare nei confronti degli altri ebrei ma non nei confronti degli altri esseri umani (o il contrario), è la prova lampante non solo di un'ipocrisia ed una doppiezza erette a criteri di giudizio ed azione morale, ma anche di quanto la diversità sia vista dagli ebrei in termini prevalentemente negativi.
    Ognuno vedrà da sé quali e quante siano le connessioni con la matrice ideologica mondialista da parte di questa visione.

    Per quanto concerne il Cristianesimo, diamo per scontato che oggetto della riflessione sia il Cristianesimo cattolico, giacché si cita la famosa lettera a Diogneto.
    Questa lettera gioca volutamente sul paradosso esistenziale di qualsiasi cristiano: cioè, l'essere nel mondo, ma non del mondo. Che cosa vuol dire? Chi crede in Cristo vive sulla terra, ma lo fa in una prospettiva spirituale radicalmente diversa da chi è attratto dai soli beni mondani. E' un concetto ascetico di elevazione spirituale che con lo sradicamento etnico, culturale, religioso e razziale dei nostri tempi non c'entra assolutamente nulla né, tanto meno, c'entra con il mondialismo.
    Infatti, Diogneto, pur dicendo che i cristiani vivono nella loro patria come se fossero stranieri (perché la loro patria ultima è in Cielo), al tempo stesso precisa che seguono "nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo (...) abitano ognuno nella propria patria (...); rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini". La presenza del cristiano in una determinata patria terrena è prefigurazione della sua futura esistenza nella patria celeste, una volta ottenuta la salvezza della propria anima, ed è per questo che San Tommaso d'Aquino indica chiaramente nell'amor di patria uno dei doveri derivanti dalla pietà: "Un uomo in più modi diviene debitore di altri, e secondo i loro gradi di dignità, e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Per l'un capo e per l'altro Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell'essere e dell'agire. Al secondo posto come principi dell'essere e dell'agire vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Perciò dopo che a Dio, l'uomo è debitore ai genitori e alla patria. E quindi come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria. Ma nell'ossequio verso i genitori è incluso quello relativo a tutti i consanguinei; poiché la loro consanguineità dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo. Dell'ossequio poi verso la patria partecipano sia i compatrioti, sia gli amici di essa. Ecco perché la pietà si estende principalmente a codeste persone" (Summa Theologiae IIª-IIae q. 101 a. 1 co.).
    Non c'è traccia di mondialismo in queste parole. Riguardo poi al pellegrino come persona che si sradica volutamente, vorrei solo ricordare che la "stabilitas loci" come imperativo della vita comunitaria dei monaci l'ha formulata il cristianissimo San Benedetto da Norcia e che paragonare il pellegrino cristiano al profugo clandestino equivale ad accusare Ulisse di immigrazionismo solo perché anziché tornare subito ad Itaca ha navigato per tutto il Mediterraneo, cercando pure di spingersi oltre. D'altronde, non furono le invasioni indoeuropee dei primordi delle più o meno imponenti migrazioni che si abbatterono, seppur con mezzi ed intenti più esplicitamente militari, sulle popolazioni pre-indoeuropee? Non fu lo stesso colonialismo europeo un'espansione di masse che migravano dal loro paese d'origine? E la scontata risposta affermativa a queste domande fa forse venir meno la differenza abissale tra questi casi citati e le attuali migrazioni, nonché la loro estraneità dal mondialismo e dal sostegno alla realizzazione della società multirazziale? Perciò, a che pro accusare il Cristianesimo di ciò di cui non è colpevole?

    E' inutile illudersi che lo sbracamento immigrazionista, buonista, progressista, ecc. delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche e del clero, a cominciare dal Pontefice attualmente regnante, possa autorizzare più facilmente ad un certo tipo di critica, di origine evoliana e nicciana, nei confronti della religione cristiana.
    Anche perché proprio questo sbracamento è figlio di un costante tradimento da parte dei vertici della Chiesa della loro stessa Fede, un tradimento documentato, provato e dimostrato. Ed è un tradimento che, piaccia o meno, viene fatto anche - e soprattutto - contro l'Europa; contro quell'Europa che, se non è il Cristianesimo ad aver fatto nascere, è comunque il Cristianesimo ad aver cresciuto e fatto sviluppare.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #4
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    ...

    E' inutile illudersi che lo sbracamento immigrazionista, buonista, progressista, ecc. delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche e del clero, a cominciare dal Pontefice attualmente regnante, possa autorizzare più facilmente ad un certo tipo di critica, di origine evoliana e nicciana, nei confronti della religione cristiana.
    Anche perché proprio questo sbracamento è figlio di un costante tradimento da parte dei vertici della Chiesa della loro stessa Fede, un tradimento documentato, provato e dimostrato. Ed è un tradimento che, piaccia o meno, viene fatto anche - e soprattutto - contro l'Europa; contro quell'Europa che, se non è il Cristianesimo ad aver fatto nascere, è comunque il Cristianesimo ad aver cresciuto e fatto sviluppare.
    È una lettura, questa, ancora possibile. Di fatto credo di non essere il solo a sentirmi ancora in bilico fra un anticlericalismo "cattolico" (rifiutare la gerarchia ecclesiastica degenerata e traditrice, ma attingere ancora alla dottrina e alle tradizioni) e un anticlericalismo francamente anticristiano (via il cristianesimo, avanti con la restaurazione del paganesimo). Nella prima ipotesi, conservare il cattolicesimo, ci vorrebbe una riforma profonda, un "Concilio" identitario, comunitarista e tradizionalista.

  5. #5
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Premesso che il resto di quanto affermato dallo stimabile ed apprezzabile Damiano è ampiamente condivisibile, questo punto o è sbagliato o è comunque mal formulato.

    L'ebraismo talmudico vede nella supremazia del popolo eletto sulle altre nazioni un obiettivo messianico ed escatologico. Il conseguimento di questo primato dovrebbe essere ottenuto tramite l'assoggettamento delle "genti", cioè dei goyim, che sono oggetto di svalutazione non solo individualmente ma anche come collettività di popoli. Questo deprezzamento dell'identità altrui, perché "non-ebraica", comporta il favoreggiamento, quando non addirittura la promozione diretta, del caos e dell'imbastardimento etnico, nonché dell'indifferentismo religioso, perché visto come il contesto ideale nel quale operare quest'assoggettamento. La doppia morale ebraica, ovvero quell'insieme di precetti morali che il singolo ebreo deve applicare nei confronti degli altri ebrei ma non nei confronti degli altri esseri umani (o il contrario), è la prova lampante non solo di un'ipocrisia ed una doppiezza erette a criteri di giudizio ed azione morale, ma anche di quanto la diversità sia vista dagli ebrei in termini prevalentemente negativi.
    Ognuno vedrà da sé quali e quante siano le connessioni con la matrice ideologica mondialista da parte di questa visione.

    Per quanto concerne il Cristianesimo, diamo per scontato che oggetto della riflessione sia il Cristianesimo cattolico, giacché si cita la famosa lettera a Diogneto.
    Questa lettera gioca volutamente sul paradosso esistenziale di qualsiasi cristiano: cioè, l'essere nel mondo, ma non del mondo. Che cosa vuol dire? Chi crede in Cristo vive sulla terra, ma lo fa in una prospettiva spirituale radicalmente diversa da chi è attratto dai soli beni mondani. E' un concetto ascetico di elevazione spirituale che con lo sradicamento etnico, culturale, religioso e razziale dei nostri tempi non c'entra assolutamente nulla né, tanto meno, c'entra con il mondialismo.
    Infatti, Diogneto, pur dicendo che i cristiani vivono nella loro patria come se fossero stranieri (perché la loro patria ultima è in Cielo), al tempo stesso precisa che seguono "nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo (...) abitano ognuno nella propria patria (...); rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini". La presenza del cristiano in una determinata patria terrena è prefigurazione della sua futura esistenza nella patria celeste, una volta ottenuta la salvezza della propria anima, ed è per questo che San Tommaso d'Aquino indica chiaramente nell'amor di patria uno dei doveri derivanti dalla pietà: "Un uomo in più modi diviene debitore di altri, e secondo i loro gradi di dignità, e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Per l'un capo e per l'altro Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell'essere e dell'agire. Al secondo posto come principi dell'essere e dell'agire vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Perciò dopo che a Dio, l'uomo è debitore ai genitori e alla patria. E quindi come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria. Ma nell'ossequio verso i genitori è incluso quello relativo a tutti i consanguinei; poiché la loro consanguineità dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo. Dell'ossequio poi verso la patria partecipano sia i compatrioti, sia gli amici di essa. Ecco perché la pietà si estende principalmente a codeste persone" (Summa Theologiae IIª-IIae q. 101 a. 1 co.).
    Non c'è traccia di mondialismo in queste parole. Riguardo poi al pellegrino come persona che si sradica volutamente, vorrei solo ricordare che la "stabilitas loci" come imperativo della vita comunitaria dei monaci l'ha formulata il cristianissimo San Benedetto da Norcia e che paragonare il pellegrino cristiano al profugo clandestino equivale ad accusare Ulisse di immigrazionismo solo perché anziché tornare subito ad Itaca ha navigato per tutto il Mediterraneo, cercando pure di spingersi oltre. D'altronde, non furono le invasioni indoeuropee dei primordi delle più o meno imponenti migrazioni che si abbatterono, seppur con mezzi ed intenti più esplicitamente militari, sulle popolazioni pre-indoeuropee? Non fu lo stesso colonialismo europeo un'espansione di masse che migravano dal loro paese d'origine? E la scontata risposta affermativa a queste domande fa forse venir meno la differenza abissale tra questi casi citati e le attuali migrazioni, nonché la loro estraneità dal mondialismo e dal sostegno alla realizzazione della società multirazziale? Perciò, a che pro accusare il Cristianesimo di ciò di cui non è colpevole?

    E' inutile illudersi che lo sbracamento immigrazionista, buonista, progressista, ecc. delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche e del clero, a cominciare dal Pontefice attualmente regnante, possa autorizzare più facilmente ad un certo tipo di critica, di origine evoliana e nicciana, nei confronti della religione cristiana.
    Anche perché proprio questo sbracamento è figlio di un costante tradimento da parte dei vertici della Chiesa della loro stessa Fede, un tradimento documentato, provato e dimostrato. Ed è un tradimento che, piaccia o meno, viene fatto anche - e soprattutto - contro l'Europa; contro quell'Europa che, se non è il Cristianesimo ad aver fatto nascere, è comunque il Cristianesimo ad aver cresciuto e fatto sviluppare.
    Bè ha preso un grossolano svarione, ma di questi tempi è comprensibile, non tanto perchè insistere sul giudaismo importa rischi e problemi di non poco conto, ma anche e soprattutto perchè l'attuale dissoluzione spirituale delle gerarchie cattoliche e dei sacerdoti offre un boccone prelibato che può essere morso senza rischi e riscuotendo giustissimamente il massimo del consenso.

  6. #6
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Citazione Originariamente Scritto da Lost Faraway Visualizza Messaggio
    È una lettura, questa, ancora possibile. Di fatto credo di non essere il solo a sentirmi ancora in bilico fra un anticlericalismo "cattolico" (rifiutare la gerarchia ecclesiastica degenerata e traditrice, ma attingere ancora alla dottrina e alle tradizioni) e un anticlericalismo francamente anticristiano (via il cristianesimo, avanti con la restaurazione del paganesimo). Nella prima ipotesi, conservare il cattolicesimo, ci vorrebbe una riforma profonda, un "Concilio" identitario, comunitarista e tradizionalista.
    La prima che hai detto.

  7. #7
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    molti psicologi non allineati vedono l'uomo come una specie addomesticata. già il fatto che un bambino impari a parlare e ... zac ! è addomesticato. rousseau non poteva neanche immaginare cose di questo genere, pertanto quello che pensa, pur nobile sotto certi aspetti, non vale più, se non a creare confusione. in effetti ci sono un certo numero di autori classici che vengono superati dai tempi e altri no, come shakespeare. gli autori grandissimi (Omero, Shakespeare) non vengono toccati dai tempi, seppur lunghi, che passano. questo per dire che l'uomo di natura, come lo predica rousseau, è un nonsenso.

  8. #8
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Non entro manco di striscio nel discorso 'cristianesimo'.

    Ma che quello ebraico sia un monoteismo 'etnico' penso sia talmente ovvio da non meritare discussioni. Non a caso tanto le critiche che le lodi rivolte dal mondo classico all'ebraismo (due nomi: Tacito per le prime, Celso per le seconde) sono incentrate su questa peculiarità.

    In quanto all'ebraismo talmudico, direi che è un tipico argomento controversistico di parte cristiana, con tutti i pregi e i limiti del genere.

  9. #9
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    molti psicologi non allineati vedono l'uomo come una specie addomesticata. già il fatto che un bambino impari a parlare e ... zac ! è addomesticato. rousseau non poteva neanche immaginare cose di questo genere, pertanto quello che pensa, pur nobile sotto certi aspetti, non vale più, se non a creare confusione. in effetti ci sono un certo numero di autori classici che vengono superati dai tempi e altri no, come shakespeare. gli autori grandissimi (Omero, Shakespeare) non vengono toccati dai tempi, seppur lunghi, che passano. questo per dire che l'uomo di natura, come lo predica rousseau, è un nonsenso.
    Questa fortunatamente è un'opinione tua e di pochissimi altri.

  10. #10
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    Predefinito Re: Giovanni Damiano: “L’immigrazione fa largo alla moltitudine di senza-storia”

    Questo accostamento tra universalismo e mondialismo (uso il termine in modo non del tutto corretto per capirsi) non è un'invenzione recente, ha la sua storia, ma se accusare il cristianesimo senza tanti preamboli è azzardato, spostare il tiro sulla secolarizzazione del cristianesimo mi parrebbe piuttosto inoppugnabile.

 

 

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