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    Predefinito La condizione del 'Vuoto'

    LA CONDIZIONE DEL 'VUOTO'


    Oggi, mentre ero seduto sotto un albero di teak ai piedi delle montagne, terminato il mio samadhi, apro gli occhi e vedo Muriya Sadhu che, salutatomi con rispetto, dopo un mio cenno di assenso, prende posto accanto a me e umilmente mi domanda: «Gurudeva, come fanno i santi e gli uomini virtuosi a realizzare nel corso della loro vita la shunya avastha, la condizione del vuoto, della non esistenza?».

    Con affetto gli rispondo: «Avendo tu partecipato a molti satsang, hai sentito spesso le mie parole. La shunya avastha, la condizione del vuoto, sia questa comprensibile o no, è uno stato particolare della mente in cui non sorge più nessun tipo né flusso di vibrazioni e onde. Gli yogi, per realizzare questa shunya avastha fanno qualsiasi sforzo. Tuttavia non può essere conseguita né sforzandosi e né compiendo azioni per realizzarla, e neanche senza sforzarsi e senza compiere azioni. Per grazia del guru, la nostre migliori inclinazioni, la nostra sacra pratica, come gli sforzi di una cornacchia (1), ci donano da sé, in un istante, quello stato che è conosciuto come la condizione del vuoto, lo stato al di là dei sensi che è anche chiamato samadhi-cit. Chiunque si trovi in questo stato tutti i giorni, non è più soggetto ad alcun doloroso perturbamento mentale. Il turbamento è, infatti, la madre di qualsiasi tipo di dolore e afflizione. Lo shil (2), il samadhi e la shunya avasta sono un unico stato, una sola condizione, che non è per tutti. Su dieci milioni, solo alcuni riescono a raggiungerla. Per realizzare questo stato particolare ci vogliono molta pazienza e perseveranza. In questa condizione, tutti i sensi e la mente sono come beneficati da un senso di profonda contentezza (tripti) e si trovano in uno stato di grazia che viene accettato anche dalla mente stessa.

    Quando un santo si trova nella shunya avastha, tutto il mondo gli sembra assente e inesistente. Qualunque attività, azione, stato, condizione esista al mondo, diviene del tutto inesistente. Che io sia un re, un povero, un grande uomo di straordinaria importanza, tutto ciò svanisce completamente. A chi può succedere questa cosa? A un santo che ha acquisito la shunya avasta. Anche se vive circondato dagli Agama e dai Nigama (3) in lui non c’è turbamento mentale ma si manifesta solo l'intenzione di un’adorazione e di una devozione complete e assolute.

    Murya Sadhu, costui è in una condizione vitale e spirituale come se fosse seduto accanto a Kapaleshwar.
    Vi sono diverse persone che, cercano di raggiungere la shunya avastha assumendo sostanze inebrianti, ma, non essendo in essa, si vedono come permeati da flussi di pensieri veri e falsi e il loro prezioso tempo, la loro vita onorevole, a seguito di azioni indegne, si avvia verso la rovina, cosicché finiscono per distruggere anche se stessi senza riuscire a fermare questa rovinosa spinta autodistruttiva.
    Tu, invece, stai vivendo, stai provando la shunya avastha. Parecchie volte ti ho visto in questa condizione. Quando sei qui, seduto vicino a me, e ascolti e riascolti i miei pensieri, in molte occasioni ti trovi nella shunya avastha. Infatti, quando ho finito di parlare mi dici: “Mi scusi Gurudev, che cosa ha detto? Non ho capito!” Ciò significa che tu, per un certo tempo, ti trovavi nella shunya avastha. Quando si vive in questa condizione, nella mente non sorgono né vibrazioni, né onde, né sentimenti di gioia o tristezza, né desideri di guadagno, né timori di perdite, né nessun’altra forma di attaccamento. Nella shunya avastha, essendo distaccato e indifferente, provi la sensazione che tutto è vuoto, inesistente e che, nello stesso tempo, tutto è uguale, senza differenze. Per merito delle tue precedenti azioni virtuose e con la grazia del Guru, hai potuto raggiungere questa condizione. È assolutamente necessario che tu comprenda di aver raggiunto questo stato della shunya avastha, perché ora sei diventato come la “benefica ombra di un grande banano” che può portare sollievo e refrigerio a tutti. Questa realizzazione non ha bisogno di nient’altro, essendo completa e perfetta in se stessa. Muriya Sadhu, ora, dalle unghie sino alla shikha (4), non sarai influenzato in nessun modo se qualcuno avrà da ridire riguardo al godimento dei tuoi frutti, per quanti e di qualunque tipo essi siano. Grazie ad essi, qualunque cosa tu comprenderai, conoscerai e apprenderai, rimarrai sempre estremamente razionale, dato che, in ogni ambiente della società, saprai comprendere, valutare e mostrare le diverse azioni, i diversi comportamenti degli uomini. È, quindi, necessario che tu sappia e comprenda tutto ciò.

    Se tu fai annusare a un rospo un batuffolo di cotone impregnato di profumo, questo, saltando, tornerà nel suo stagno fangoso, non potendo cambiare le proprie qualità naturali. Allo stesso modo si comporteranno i cinghiali e i cani che sono abituati a rotolarsi nel fango. Questi animali non possono certo cambiare le loro abitudini e lasciare il fango e la sporcizia per luoghi puliti e profumati. Questa è la stessa ragione per cui su dieci milioni di individui solo alcuni possono raggiungere la shunya avastha che è anche uno stato di completa concentrazione, immersione e unione con il Dio Brahma. Con la ragione e la saggezza si possono acquisire quelle qualità semplici e naturali che sono proprie dei santi, dei Mahatma e degli Aughar.

    Le sostanze che sono gustose e piacevoli per il nostro palato, una volta passate nell'apparato digestivo, diventano urina e feci. È così, infatti, che tali sostanze dovrebbero esser chiamate. Allo stesso modo si dovrebbero chiamare le colpe, i difetti, i vizi che non si possono descrivere. I dolci, le caramelle per quanto ben confezionati e abbelliti siano, una volta che, dalla bocca, discendono nell'intestino, si trasformano in urina e feci. Parimenti i difetti, i vizi che fanno compiere cattive azioni devono aver questo nome. Vuoi sapere quale nome?
    Il nome che indica che la shunyata non c'è, che la vedna non c'è. Con questo nome, appunto, si chiamano i difetti, i vizi.

    Muriya Sadhu desidero farti capire il punto di questo concetto facendoti un esempio tratto da una storiella. Una volta si presentarono al cospetto di un Mahatma, che era un Aughar, due persone che gli chiesero: “Maharaja, ci dia un buon consiglio, poi ci ispiri e ci mostri il retto cammino, affinché tutte le nostre azioni possano seguire questa via maestra.” Il Mahatma rispose loro: “Portatemi una sostanza sporca!”, e aggiunse: “Se eseguirete questo mio ordine, riceverete i consigli che mi avete richiesto”.
    I due si diedero alla ricerca in modo diverso: il primo ritornò con degli escrementi, l'altro a mani vuote. Il Mahatma domandò al secondo: “Perché sei tornato a mani vuote?” Costui rispose così: “Gurudeva, sul nostro pianeta non ci sono sostanze che non siano sfiorate dal sole, dalla luna, dalla terra, dal cielo, da Dio e anche da lei. Che cosa avrei dovuto portare, quindi?” Gurudeva così gli rispose: “Sei un sadhu predisposto alla virtù e alla retta condotta. Il tuo raziocinio mi ha impressionato. Tu puoi diventare una guida spirituale e mostrare agli altri il retto cammino”.
    Al primo disse: “Tu sei un individuo che può scambiare una sostanza idealmente buona e pura con una cosa sporca e impura come gli escrementi. Torna a casa e cerca di purificare la tua visione, il tuo modo di pensare”. Al secondo, poi, diede, con rispetto e sentimento, gli opportuni consigli con la benedizione di prosperità e benessere.

    Muriya Sadhu, considera, dunque, i due diversi modi di pensare. Quale dei due è quello che può condurre alla shunya avastha, quello irrazionale oppure l'altro che è naturalmente predisposto alla razionalità? Mi domandi qual è quello razionale? È razionale quello che vede Dio e il guru in ogni cosa. La sua visione è chiara, completa e a trecentosessanta gradi, così può realizzare immediatamente la shunya avastha, che, invece, per moltissimi rimane inaccessibile.

    Muriya Sadhu, ti farò un altro esempio. Un giorno vennero da me due giovani che, salutatomi rispettosamente, rimasti in piedi, dissero: “Gurudeva, a proposito di Dio e Kapaleshwar, noi vorremmo conoscerli, vederli e comprenderli.” Io risposi: “Bene! La norma, però, non devono essere la fretta e l'impazienza. Ho l'impressione che la vostra domanda sia dettata da una certa impazienza. Prima devo conoscere il vostro samskara per potervi dare facilmente dei consigli adeguati.” Poi diedi a ciascuno un bastone di legno dello spessore di quattro dita dicendo: “Andate in un luogo in cui non ci sia nessuno, poi, quando avrete rotto il bastone, portatelo qui.” Entrambi se ne andarono, sorridenti e allegri, ognuno per la propria strada. Poco dopo uno ritornò con il bastone rotto, l'altro invece fece ritorno molto più tardi. Io domandai al primo: “Sei tornato dopo aver rotto il bastone?”
    “Sì,” rispose, “ho trovato un luogo in cui non c’era nessuno, lì ho spezzato il bastone e sono ritornato subito.”
    Il secondo, che era un giovane di cultura, che frequentava un gruppo di grandi uomini, dopo avermi rispettosamente salutato con il sashtang (5), (saluto mediante la prostrazione di tutto il corpo) disse: “Gurudeva, non ho visto nessun luogo in cui lei, il cielo, la terra, i quattro punti cardinali, il vento, non siate presenti e dove anch'io non ci sia. Quando ero là, mi sono accorto e, per grazia sua, sono diventato consapevole che non c’era nessun posto dove poter rompere questo bastone. Infatti, non ho trovato nessun luogo in cui, a memoria d’uomo, non ci sia la sua presenza e dove io stesso, la terra, il cielo e i quattro punti cardinali non siamo presenti. Quindi, ora, mi affido alla sua grazia”.
    Io, allora, mi rivolsi al primo giovane che era tornato con il bastone rotto dicendogli: “La tua visione è del tutto errata e alterata. Nel tuo modo di pensare non c'è forza, non c'è coraggio. Torna pure a casa e prenditi cura dei tuoi genitori e dei tuoi parenti, allevia e cura le loro malattie e soddisfa la loro fame e la loro sete. Cura, però, anche la tua fame e la tua sete”.

    Muriya Sadhu, chi mi vede in ogni luogo, chi vede Dio dovunque, chi vede il messaggero di Dio, la terra, il vento, il cielo, le quattro direzioni, ha una visione consapevole e una conoscenza completa. Costui è capace di farsi nuovi amici, dato che è in grado di realizzare la shunya avastha. In lui spicca la totale mancanza di turbamento o di alterazione della mente. Può evitare la causa, la madre di ogni dolore. Quest’uomo è degno di grande rispetto e stima e meritevole di compagnia.

    Muriya Sadhu, bisognerebbe frequentare un simile uomo, mentre bisognerebbe evitare la compagnia di persone di scarso intelletto e giudizio, che hanno una visione limitata e insufficiente conoscenza. Colui che, invece, trova gustosa e facilmente digeribile anche la merda poca o tanto che sia, costui ha una grande visione. In ogni luogo vede, infatti, se stesso, Dio e il Guru, di cui ricorda sempre le parole che porta ovunque e verso le quali non è mai indifferente. È come il dolce e prelibato nettare. La sua compagnia può portare alla guarigione di diverse malattie naturali che colpiscono gli esseri umani, alla cessazione della fame, della sete e di altri desideri e aspirazioni.
    Muriya Sadhu, devi essere consapevole degli esempi che ti ho dato e, in un luogo solitario, meditare su di essi. Mi domandi su che cosa dovresti meditare? Devi meditare su una mucca che produce latte simile al nettare, che dà nutrimento e appagamento, che porta pace e che costituisce un metodo prezioso per acquisire quei pregi e quelle qualità.

    Muriya Sadhu, la ricchezza e la terra sono un'unica cosa: la ricchezza e la terra hanno un unico grande valore, “sono quelle che hai visto dentro e fuori”. Il nome di vuoto-shunya si adatta e si manifesta nei grandi uomini che vivono nella semplicità. Quando un uomo raggiunge la condizione di Kapaleshwar, la sua lingua, anche solo mediante le parole sì e no, va al di là della natura umana. Verso tutte le sostanze, verso tutte le cause e questioni, diventa distaccato. Questa è proprio la condizione della shunya avastha. Conoscere questa persona è un tuo supremo dovere.

    Molte persone desiderose di essere chiamate yogi, santi, uomini virtuosi sono partite in cerca di quest’onda di gioia ma sono tornate a mani vuote.
    Queste persone pensano e cercano continuamente l’onda di gioia. Quando, a volte, otterranno la continuità e la stabilità, questo stato farà parte di loro ma, non potendo usufruire della stabilità verso se stessi e non potendo assimilare e far proprie le più elevate virtù, che, invece, sono l'origine dell'ondata di gioia, ne rimarranno prive.
    Così, vergognandosi per aver assunto con l'abbigliamento le sembianze di yogi, santi e uomini virtuosi, e per aver frequentato il loro ambiente, rinunceranno e se ne andranno via. Il numero di persone che si comportano così è piuttosto alto.
    Muriya Sadhu, intendi correttamente questo mio discorso.

    Si può visitare, avere rapporti con qualunque persona, però se non c'è continuità, questa frequenza diventa inutile e vana. Mi domandi come?
    I re, gli imperatori, i presidenti, i primi ministri ricevono le visite di molte persone ma esse non ottengono continuità e stabilità di rapporti, né familiarità e intimità. Parimenti se noi visitiamo santi, uomini virtuosi e grandi uomini ma non abbiamo con loro un rapporto stabile e continuo, la nostra visita sarà senza scopo e inutile. La causa di ciò è che noi siamo privi delle virtù che nascono dalla capacità, dal perdono, dall'imperturbabilità e dalla retta e ideale condotta. Anche se visitiamo santi o grandi uomini, la mancanza di queste virtù ci fa diventare paralizzati e bloccati come da un incantesimo; così cominciamo a pensare che da questa visita non otterremo nulla e con questo pensiero ce ne andiamo.
    In realtà, per grazia dei santi e degli uomini virtuosi e grandi, potremmo ottenere subito un rapporto stabile, ma la nostra cattiva fama ci spinge indietro immediatamente, facendoci perdere questa opportunità.
    Muriya Sadhu, comprendi correttamente ciò. Ora va’ pure e dedica il tuo tempo ai tuoi doveri. Io mi dedicherò a compiere i miei. Ci rivedremo un'altra volta”.

    1)Quest'uccello nella cultura indiana è considerato molto intelligente e persistente e tenace nei suoi sforzi, tanto più che non abbiamo un'espressione che possa rendere questo particolare significato di rapidità naturale e di sforzo che porta al successo.
    2)Disposizione mentale alla retta condotta e alla purezza mentale.
    3)Dottrine spirituali.
    4)Ciuffo di capelli arrotolato sopra la testa.
    5)Saluto mediante la prostrazione di tutto il corpo.

    Liberamente tratto da un manoscritto non ancora pubblicato.

  2. #2
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    Predefinito Re: La condizione del 'Vuoto'

    Baba si può sapere l'autore?
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

 

 

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