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Discussione: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

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    Predefinito Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Jan13di admin

    Il problema del male è la principale obiezione per molti uomini all’esistenza di un Dio buono e onnipotente, per questo occorre saltuariamente tornarci sopra provando a darvi una risposta, provando a spiegare perché l’esistenza del dolore e del male non è per noi cristiani un ostacolo. L’obiezione è formulata in modo abbastanza semplice e si basa su una deduzione: se Dio è buono e onnipotente allora non ci dovrebbe essere alcun male o sofferenza. La riflessione di Joe Manzari dell’University of California ha il pregio di offrire una delle migliori sintesi sulla questione. Da essa prenderemo spunto ampliandola laddove non ci sembra pienamente soddisfacente.
    Occorre premettere che esistono due tipi di problemi riguardo al male. Il primo è ilmale causato dagli uomini(argomento deduttivo) e si basa su una sequenza apparentemente logica:
    (1) Dio esiste.
    (2) Dio è onnipotente.
    (3) Dio è onnisciente.
    (4) Dio è omni-benevolo.
    (5) Esiste il male.
    (6) Un Essere buono elimina sempre il male, per quanto possibile.
    (7) Non ci sono limiti a ciò che un Essere onnipotente può fare.
    Il problema sono gli assunti 6 e 7. La premessa 6 è falsa in quanto per eliminare il male commesso dagli uomini, Dio dovrebbe eliminare il loro libero arbitrio, la quale è una soluzione enormemente più malvagia. G.W. Leibniz ha risposto infatti a questo dilemma spiegando che Dio, valorizzando la libertà dell’uomo, ha deciso di fornire a lui la libertà di scegliere il bene sul male, piuttosto che costringerlo alla Sua volontà. Anche la premessa 7 è falsa, ad esempio non può compiere cose contraddittorie, perché -seppur appaia contraddittorio- ci sono limiti all’agire di un Essere onnipotente: Egli non può contraddirsi, non può creare un cerchio quadrato come non può (non vuole, si pone un limite cioè) costringere creature libere a fare la Sua volontà.
    Il male causato dall’uomo, come omicidi, sofferenza delle persone e tanti cataclismi naturali (per mancanza di cura verso il creato), non è dunque imputabile a Dio ma piuttosto alla libertà dell’uomo di compiere il male, non ascoltando con onestà la legge morale che abita in lui.
    Esiste una seconda versione del problema del male (argomento induttivo), molto più profonda e complessa ed è quella che è stata al centro della riflessione di miliardi di uomini nella storia. Anch’essa si basa su una sequenza di assunti:
    (1) Se Dio esiste, il male gratuito non esiste.
    (2) Il male gratuito esiste.
    (3) Pertanto, Dio non esiste.
    Oltre al male causato dall’uomo, dipendente dal suo libero arbitrio e non da Dio, esiste un male che non è il risultato dell’azione umana. E’ il caso di molte malattie, della sofferenza innocente e delle grandi ingiustizie della vita umana. Il fulcro dell’attenzione si deve rivolgere alla premessa (2): la pretesa è che esista un male veramente gratuito. Ma è un’affermazione indimostrabile e nessuno può escludere che ciò che appare superficialmente un male potrebbe essere la circostanza per trarre un bene maggiore.
    Questa spiegazione è possibile darla soltanto all’interno del cristianesimo, comeabbiamo già fatto notare, perché in essa esiste già un precedente significativo: l’ingiusta passione e sofferenza di Cristo, mezzo necessario per la Sua resurrezione. Ecco dunque il male come via per il bene, un esempio palese davanti a noi che ci permette di stare davanti al dolore più tragico senza scandalizzarsi ma confidando che, come per Gesù, anche per tutti noi sia la croce da portare per un bene maggiore. Non è un caso che Francesco d’Assisi chiamava la morte e la sofferenza, addirittura, “sorella”.
    Dal male innocente commesso contro Suo figlio, Dio ha tratto un bene più grande. Questo ci autorizza a credere che sia sempre così e il male innocente risponda ad un disegno più grande che si realizza in una redenzione finale, incomprensibile per noi ora come era incomprensibile per gli apostoli vedere il loro Messia morire in croce come un ladro o un assassino. Ma «non vi è male da cui Dio non possa trarre un bene più grande», ha scrittoGiovanni Paolo II, «non c’è sofferenza che egli non sappia trasformare in strada che conduce a lui». Il male, come è stato ben spiegato, non è un castigo e non è una fatalità, ma il mezzo attraverso cui Dio trae misteriosamente un bene più grande.
    A volte capita di osservare i frutti già ora: quante persone, infatti, si convertono dopo una grave sofferenza o una terribile malattia? Grazie alla sofferenza patita arrivano a sperimentare la presenza di Dio dando finalmente un senso compiuto alla vita, così che se potessero tornare indietro vorrebbero nuovamente passare dalla croce patita per risorgere personalmente. Questi casi sono un esempio, in tanti altri casi non si vede apparentemente alcun bene e l’attenzione deve andare alla croce di Cristo: la sua non è stata una sofferenza gratuita ma una condizione inevitabile per la Resurrezione e la salvezza degli uomini. Così è per la sofferenza degli uomini, per tutti i mali che viviamo. La nostra fede in Dio è sfidata, non a caso Papa Francesco ha risposto così: «Davanti a un bambino sofferente, l’unica preghiera che a me viene è la preghiera del perché. Signore perché? Lui non mi spiega niente. Ma sento che mi guarda. E così posso dire: Tu sai il perché, io non lo so e Tu non me lo dici, ma mi guardi e io mi fido di Te, Signore, mi fido del tuo sguardo».

    (fonte: UCCR)
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Jan13di admin

    Il problema del male è la principale obiezione per molti uomini all’esistenza di un Dio buono e onnipotente, per questo occorre saltuariamente tornarci sopra provando a darvi una risposta, provando a spiegare perché l’esistenza del dolore e del male non è per noi cristiani un ostacolo. L’obiezione è formulata in modo abbastanza semplice e si basa su una deduzione: se Dio è buono e onnipotente allora non ci dovrebbe essere alcun male o sofferenza. La riflessione di Joe Manzari dell’University of California ha il pregio di offrire una delle migliori sintesi sulla questione. Da essa prenderemo spunto ampliandola laddove non ci sembra pienamente soddisfacente.
    Occorre premettere che esistono due tipi di problemi riguardo al male. Il primo è ilmale causato dagli uomini(argomento deduttivo) e si basa su una sequenza apparentemente logica:
    (1) Dio esiste.
    (2) Dio è onnipotente.
    (3) Dio è onnisciente.
    (4) Dio è omni-benevolo.
    (5) Esiste il male.
    (6) Un Essere buono elimina sempre il male, per quanto possibile.
    (7) Non ci sono limiti a ciò che un Essere onnipotente può fare.
    Il problema sono gli assunti 6 e 7. La premessa 6 è falsa in quanto per eliminare il male commesso dagli uomini, Dio dovrebbe eliminare il loro libero arbitrio, la quale è una soluzione enormemente più malvagia. G.W. Leibniz ha risposto infatti a questo dilemma spiegando che Dio, valorizzando la libertà dell’uomo, ha deciso di fornire a lui la libertà di scegliere il bene sul male, piuttosto che costringerlo alla Sua volontà. Anche la premessa 7 è falsa, ad esempio non può compiere cose contraddittorie, perché -seppur appaia contraddittorio- ci sono limiti all’agire di un Essere onnipotente: Egli non può contraddirsi, non può creare un cerchio quadrato come non può (non vuole, si pone un limite cioè) costringere creature libere a fare la Sua volontà.
    Il male causato dall’uomo, come omicidi, sofferenza delle persone e tanti cataclismi naturali (per mancanza di cura verso il creato), non è dunque imputabile a Dio ma piuttosto alla libertà dell’uomo di compiere il male, non ascoltando con onestà la legge morale che abita in lui.
    Esiste una seconda versione del problema del male (argomento induttivo), molto più profonda e complessa ed è quella che è stata al centro della riflessione di miliardi di uomini nella storia. Anch’essa si basa su una sequenza di assunti:
    (1) Se Dio esiste, il male gratuito non esiste.
    (2) Il male gratuit
    (3) Pertanto, Dio non esiste.
    Oltre al male causato dall’uomo, dipendente dal suo libero arbitrio e non da Dio, esiste un male che non è il risultato dell’azione umana. E’ il caso di molte malattie, della sofferenza innocente e delle grandi ingiustizie della vita umana. Il fulcro dell’attenzione si deve rivolgere alla premessa (2): la pretesa è che esista un male veramente gratuito. Ma è un’affermazione indimostrabile e nessuno può escludere che ciò che appare superficialmente un male potrebbe essere la circostanza per trarre un bene maggiore.
    Questa spiegazione è possibile darla soltanto all’interno del cristianesimo, comeabbiamo già fatto notare, perché in essa esiste già un precedente significativo: l’ingiusta passione e sofferenza di Cristo, mezzo necessario per la Sua resurrezione. Ecco dunque il male come via per il bene, un esempio palese davanti a noi che ci permette di stare davanti al dolore più tragico senza scandalizzarsi ma confidando che, come per Gesù, anche per tutti noi sia la croce da portare per un bene maggiore. Non è un caso che Francesco d’Assisi chiamava la morte e la sofferenza, addirittura, “sorella”.
    Dal male innocente commesso contro Suo figlio, Dio ha tratto un bene più grande. Questo ci autorizza a credere che sia sempre così e il male innocente risponda ad un disegno più grande che si realizza in una redenzione finale, incomprensibile per noi ora come era incomprensibile per gli apostoli vedere il loro Messia morire in croce come un ladro o un assassino. Ma «non vi è male da cui Dio non possa trarre un bene più grande», ha scrittoGiovanni Paolo II, «non c’è sofferenza che egli non sappia trasformare in strada che conduce a lui». Il male, come è stato ben spiegato, non è un castigo e non è una fatalità, ma il mezzo attraverso cui Dio trae misteriosamente un bene più grande.
    A volte capita di osservare i frutti già ora: quante persone, infatti, si convertono dopo una grave sofferenza o una terribile malattia? Grazie alla sofferenza patita arrivano a sperimentare la presenza di Dio dando finalmente un senso compiuto alla vita, così che se potessero tornare indietro vorrebbero nuovamente passare dalla croce patita per risorgere personalmente. Questi casi sono un esempio, in tanti altri casi non si vede apparentemente alcun bene e l’attenzione deve andare alla croce di Cristo: la sua non è stata una sofferenza gratuita ma una condizione inevitabile per la Resurrezione e la salvezza degli uomini. Così è per la sofferenza degli uomini, per tutti i mali che viviamo. La nostra fede in Dio è sfidata, non a caso Papa Francesco ha risposto così: «Davanti a un bambino sofferente, l’unica preghiera che a me viene è la preghiera del perché. Signore perché? Lui non mi spiega niente. Ma sento che mi guarda. E così posso dire: Tu sai il perché, io non lo so e Tu non me lo dici, ma mi guardi e io mi fido di Te, Signore, mi fido del tuo sguardo».

    (fonte: UCCR)
    Come sai miles ho rivolto un paio di domande intorno a questi temi a Padre Angelo.
    Se risponderà cercherò di ricordarmi questo 3d ed inserirò qui la risposta.
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  3. #3
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    Come sai miles ho rivolto un paio di domande intorno a questi temi a Padre Angelo.
    Se risponderà cercherò di ricordarmi questo 3d ed inserirò qui la risposta.
    Ti ringrazio @Ucci Do se ci fai partecipe di ciò.
    Volevo segnalare questa riflessione sempre del benemerito P.Bellon
    Amici Domenicani - Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo

    Perchè se è vero ciò che fa notare (ed è vero; è dato inderogabile esegetico, che poi è costante nella vita di molti Santi) la c.d. cultura dello scarto, il dispresso quasi sottaciuto del malato che diviene "peso" è ancor di più oltraggio a Dio, di cui egli è pieno cooperatore.
    Preferisco di no.

  4. #4
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    E' soldanto in Dio che il male può assumere un significato e un senso.
    Difatti è contraddittorio usare il male per negare Dio, poichè se Dio non c'è allora anche il male svanisce, vaporizzandosi nel semplice moto di enti il cui fine è frustrato da altri enti il cui fine invece è raggiunto, nella globale visione di un universo che, andando verso qualche cosa, va sempre verso il bene, con buona pace dell'uomo piagnucoloso.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    nel senso che non e' detto che cio' che e' male in una prospettiva antropocentrica lo sia anche nella prospettiva teocentrica


    Inviato da Anthos

  6. #6
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Nel senso che per quel "male" che tanto lo sconforta l'uomo intende più precisamente la sofferenza.
    Da una prospettiva oggettiva e neutrale il male è soltanto la frustrazione della finalità di alcuni enti, che tuttavia, assieme, collaborano per costituire un complesso che va sempre verso il bene; come vedi non c'è posto per la sofferenza in una visione del genere, sarebbe soltanto un'illusione, o ancor peggio una mancanza di virtù, come pensavano gli stoici.
    La religione rivelata invece accetta la sofferenza dell'uomo e da ad essa un senso, che è il senso di mancanza (mancanza, in ultima analisi, della vicinanza di Dio).
    In un universo senza Dio rivelato non avremmo modo di osservare la sofferenza se non dal solo punto di vista oggettivo, che la frantuma e la riduce ad un movimento tra i movimenti. Come vedi, se partiamo dal male-sofferenza per negare Dio giungiamo anche a negare il male-sofferenza (che diventa solo moto interrotto) e quindi negando il male-sofferenza non abbiamo più modo di negare Dio.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  7. #7
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Da una prospettiva teocentrica il bene è il divenir bene del male.
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    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  8. #8
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    quindi il male e' necessario al bene ?


    Inviato da Anthos

  9. #9
    sofico
    Ospite

    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Il male...

    e il bene!


  10. #10
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    Predefinito Re: Vedere il dolore innocente e credere in Dio

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    quindi il male e' necessario al bene ?


    Inviato da Anthos
    Nel moto si
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

 

 
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