Io i primi due episodi non me li sono persi... più che altro perché fanno sganasciare dalle risate
Consiglio veramente a tutti anche Up, che affascina i bambini e commuove i "grandi".
E poi le femministe dicono che è sessista e omofobo, mi sembra il minimo andare a vederlo:gluglu:
29 Giugno 2010
Alla scuola dei pupazzi
Esce nelle sale italiane Toy Story 3, ennesimo capolavoro Pixar che insegna a ridere e aiuta a crescere con parole come avventura, autorità, amicizia. Infatti è già stato tacciato di sessismo e omofobia dai paladini del politically correct
di Simone Fortunato
L’ultima geniale trovata è anche la più semplice. Chiamarlo al cellulare. Per fargli sapere che sì, ci sono ancora. Per non sentirsi abbandonati o peggio rimpiazzati. Perché, come ripete ossessivamente il cowboy Woody per tutto il film, «il nostro lavoro è essere lì per lui». Per Andy, che ormai diciassettenne e in procinto di partire per il college, ha naturalmente messo da parte i suoi giocattoli. Ma questi si ribellano: noi ci siamo, abbiamo bisogno di essere “giocati”. Appartengo dunque sono: è questo il motto che percorre il nuovo capolavoro della Pixar, Toy Story 3, in uscita in Italia il prossimo 7 luglio.
Da sempre la scuola Pixar (perché ormai, dopo così tanti capolavori, non si può più parlare di casa di produzione, si deve parlare di vera e propria scuola) costruisce i propri film attorno a un’idea forte. Sin dalle primissime pellicole: i primi due Toy Story raccontavano che l’avventura della vita è bella se condivisa; Monsters & Co. e Alla ricerca di Nemo rappresentavano con poesia la paternità alla prova; Gli incredibili era la storia di una rocciosa famiglia alle prese con le intemperie della vita; Cars insegnava con la metafora dei motori che per diventare grandi bisogna imparare a seguire un’autorevolezza. E ancora: Ratatouille sul gusto della vita, Wall-E sul mistero che sta dietro le cose, e Up – forse il più bello di tutti – sul matrimonio come apertura alla vita.
Toy Story 3, un altro capolavoro, racconta di un gruppo di giocattoli che scappano da un asilo dove sono finiti per errore. Non perché sia un posto particolarmente brutto, ma perché non appartengono a nessuno. Tanti padroncini (che se ne vanno col tempo), nessun padroncino. Meglio rimanere in soffitta ad aspettare che Andy ritorni dal college, perché noi giocattoli dobbiamo «essere lì per lui», per esser felici abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura esclusivamente di noi, che non ci abbandoni, come invece succede al “cattivo” di turno, un cattivo che come tutti i personaggi negativi della Pixar sceglie il male perché non amato, perché lasciato solo. Ci sono tanti aspetti che ricorrono nei film di John Lasseter & Co. e si ritrovano anche in Toy Story 3. Il primo è che anche questo è un film divertente, mai volgare, positivo, strutturato ad altezza bimbo ma con tanti elementi che solo gli adulti possono cogliere. Lo struggimento per “chi non era amico di nessuno” e ora ha un cuore cinico; la bellezza di avere degli amici; l’unicità di ognuno (in questo caso, di ogni giocattolo).
Altro che danneggiare i bambini
Una sequenza su tutte: Ken, che per non essere considerato un semplice bambolotto per signorine, incappa in brutte compagnie, incontra Barbie e ovviamente è subito amore. Ma l’amore ha bisogno del tempo e della cura e della fatica, e solo alla fine, davanti ai rimbrotti dell’orso Lotso per cui le bambole sono tutte fatte in serie, Ken si accorgerà che no, quella bambola bionda è unica. Altro che «film omofobico e sessista che danneggia i bambini», come è stato scritto su una rivista femminista in America. Qui si impara a stare al mondo e a ridere di gusto. Perché c’è tanta malinconia in Toy Story 3, ma anche tanta ironia. Barbie, ad esempio, è tutt’altro che una bambolina stupida e senza cervello, è intelligente, sagace e furba. E sa colpire Ken dove più fa male. Facendogli a pezzi il guardaroba.
Altra caratteristica della Pixar è la capacità della novità. Toy Story 3 non è la minestra riscaldata dei primi episodi, come capita spesso anche nel cinema d’animazione (basti pensare alla fine subìta da Shrek e Madagascar). Toy Story 3 è il film della maturità della serie, porta a compimento parole inaugurate dai primi film come avventura, amicizia, amore gratuito, e sviluppa la ricchezza visiva e tematica degli altri lungometraggi Pixar. Non a caso nel finale il riferimento è al cielo di Up e a quello di Wall-E. Un cielo che è una specie di meta per la “scuola” che ha cambiato il cinema d’animazione (e non solo). La Pixar di John Lasseter, infatti, nonostante il successo di questi anni, punta inarrestabile sempre più in alto, seguendo il motto di Buzz Lightyear: «Verso l’infinito e oltre». E il pubblico applaude a scena aperta. Mentre scriviamo, il film ha incassato, solo in America, quasi 250 milioni di dollari in dieci giorni. Mica male per una banda di pupazzetti.
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iango:
