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  1. #1
    Klassenkampf ist alles!
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    Predefinito La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa Germania

    Le sfide verbali
    Gli egoismi tedeschi e l’isolamento dell’Italia
    Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 10 gennaio 2016
    Dopo il lungo flirt fra Matteo Renzi e Angela Merkel si è passati quasi improvvisamente ad un periodo di tensione, con recriminazioni reciproche e sfide verbali delle quali non si era avuto alcun sentore in precedenza.
    Da parte dei media tedeschi questo cambiamento di fronte non è stato in un primo tempo oggetto di rilevante attenzione, anche perché la Germania era soprattutto dedicata al problema degli immigrati e del terrorismo. Il dibattito politico si era quindi concentrato sulle conseguenze che questi eventi epocali avrebbero potuto esercitare sul governo di coalizione e sulla robustezza politica della signora Merkel. Non vi era certo molto spazio per polemiche con l’Italia.

    Nel corso delle vacanze natalizie i due più autorevoli quotidiani tedeschi, e cioè prima la Suddeutsche Zeitung e quindi la Frankfurter Allgemeine Zeitung, hanno dedicato la dovuta attenzione ai rapporti con il nostro paese.
    La tesi di fondo, identica negli editoriali di tutti e due i giornali, è che il cambiamento di fronte italiano sia dovuto a interessi di politica interna del nostro governo. Per allentare la tensione e il calo di popolarità sarebbe quindi per noi conveniente colpire una Germania diventata troppo potente ed egoista e rimpiangere i tempi quando questo paese era più fragile e quindi, come scrive Stefan Ulrich nella Suddeutsche, “anteponeva gli interessi europei a quelli tedeschi”.
    Lo stesso editorialista compie poi un passo in avanti ammettendo che si tratta di un’irritazione autentica, in quanto esistono ormai sei punti di divergenza fra l’agenda politica tedesca e quella italiana. Tali divergenze riguarderebbero lo scarso aiuto che gli italiani avrebbero ricevuto dalla Germania per i rifugiati in arrivo sulle nostre coste, l’opposizione tedesca al fondo di assicurazione comune per i depositi bancari, la lentezza nel risanamento del bilancio pubblico italiano, l’eccessivo potere germanico nei palazzi e nei corridoi di Bruxelles, la decisione tedesca di raddoppiare il grande gasdotto tra la Russia e la Germania proprio nel momento in cui ( ultimo punto) è la Germania stessa a volere prolungare le sanzioni contro la Russia, sanzioni sulle quali l’Italia non è d’accordo.

    Alla fine, quindi, lo stesso Ulrich finisce con l’ammettere che tra i due paesi non esistono soltanto differenze tattiche ma anche di sostanza. Egli tuttavia esclude che, puntando su questi punti di dissenso, Renzi possa divenire leader di una sinistra sud europea contrapposta alla Germania dato che Renzi “ha radici cristiano-democratiche ed è politicamente più vicino alla” “Merkel che al greco Tsipras o allo spagnolo Iglesias.”

    Meno sfumata e più muscolosa è la posizione della Frankfurter, secondo cui “l’apparato di “propaganda di Renzi e i media spesso catturati nella contemplazione dell’ombelico politico romano” appoggerebbero “le leggende e le mezze verità” del governo italiano, la cui strategia sarebbe quella di fare fronte comune con gli altri governi sud-europei in modo che anche gli altri capi di governo possano “distribuire più soldi alle loro clientele elettorali e possano annunciare ‘programmi di spesa che (nelle intenzioni) avrebbero l’effetto di accelerare la crescita.”
    Il contenuto di quest’articolo non sorprende perché queste sono sempre state le tesi del suo autore, il corrispondente da Roma della Frankfurter. Tobias Piller non prende infatti nemmeno in considerazione i punti sollevati dal suo collega e passa direttamente all’attacco sostenendo che, essendo troppo complicato rendere forte l’Italia con le riforme, il nostro governo mette in atto gli strumenti tradizionali: “più deficit, svalutazione della moneta e sostegno della Banca Centrale Europea”.

    A conforto di questa tesi Piller sottolinea, ovviamente, il continuo aumento del debito pubblico italiano che, a dispetto di ogni proposito, è passato “dal 99,7% del PIL nel 2007 al 132,3 nel 2014, con tendenza per ora in crescita”.
    Anche secondo Piller, pur con motivazioni diverse da quelle di Ulrich, l’Italia non potrà quindi “mai aspirare a coprire un ruolo guida in Europa.”
    Due sono quindi le tesi comuni di questi pur diversi editoriali: la prima che le posizioni anti germaniche dell’Italia sono frutto di scontate esigenze di politica interna e la seconda che il problema italiano non preoccupa più di tanto la Germania perché l’Italia è isolata.
    Alla prima obiezione si può rispondere con le stesse parole di Tobias Piller nei nostri confronti. Infatti, a cominciare dal caso greco, anche per la Cancelliera tedesca, ha contato “ciò che era utile nella politica del giorno per giorno e nella futura campagna elettorale”. E possiamo anche aggiungere che questo appello all’esclusivo interesse nazionale da parte di tutti i paesi sta distruggendo l’Europa e il nostro futuro.
    Bisognerà però compiere una profonda riflessione sul secondo punto e cioè sull’isolamento dell’Italia perché, senza una solida alleanza fondata su una politica condivisa con altri paesi, non vi è alcuna possibilità di bilanciare il potere tedesco, che domina sempre più incontrastato a Bruxelles.

    Anche i tedeschi dovrebbero tuttavia rendersi conto che la continuazione di questa politica di dominio finirà col distruggere l’Europa e quindi la stessa Germania.
    Romano Prodi | La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l?Europa e la stessa Germania

  2. #2
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Sono assolutamente d'accordo con Tobias Piller.

    Una strategia che prevede solo clientelismo e politiche di spesa senza pensare alla produttività non è una politica, è qualcosa di miserabile che pagheremo
    Against all odds

  3. #3
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Sono assolutamente d'accordo con Tobias Piller.

    Una strategia che prevede solo clientelismo e politiche di spesa senza pensare alla produttività non è una politica, è qualcosa di miserabile che pagheremo
    Le solite balle usate dalla Germania per denigrare i concorrenti e continuare a cercare di dominare l'Europa anche fino all'autodistruzione (come nella seconda guerra mondiale).

    L'alternativa non è solo tra posizione germanocentrica in Europa e deriva Venezuelana o Argentina.
    Vi sono altre posizioni che naturalmente non possono essere condivise dai maggiordomi dei crucchi.

  4. #4
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Non ce l'ha detto la Germania di non tagliare le tasse alle imprese e invece farlo con le case. Non diamo ad altri la responsabilità dei nostri errori.

    Tra l'altro è di oggi la notizia che la Germania è cresciuta del 1,7% nel 2015 con un aumento della spesa pubblica del 2,8%, un record, non potranno neanche usare il ridicolo alibi che la Germania non spende non facendo esportare i vicini.
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  5. #5
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Citazione Originariamente Scritto da Iannis Visualizza Messaggio
    Non ce l'ha detto la Germania di non tagliare le tasse alle imprese e invece farlo con le case. Non diamo ad altri la responsabilità dei nostri errori.

    Tra l'altro è di oggi la notizia che la Germania è cresciuta del 1,7% nel 2015 con un aumento della spesa pubblica del 2,8%, un record, non potranno neanche usare il ridicolo alibi che la Germania non spende non facendo esportare i vicini.
    L'Italia ha tagliato tasse e contributi alle imprese per 16 miliardi annui nel 2016 rispetto al 2013.
    Se non fosse stato per i maggiordomi della Germania ed anche incapaci dal 2008 al 2013, non avremmo avuto interessi sul debito ancora troppo alti rispetto all'inflazione zero. Né avanzo primario eccessivo e tale da evitare una crescita adeguata assieme alle sofferenze bancarie che quindi non prestano abbastanza a famiglie ed imprese da anni.
    Da dove pensi provengano le sofferenze delle nostre banche se non dalla perdita di PIL dell'8% dal 2008 al 2013 e della produzione industriale del 25% assieme a perdita di occupazione di oltre 1 milione di persone con redditi delle famiglie ai minimi?
    Un avanzo primario al 2% nel 2012 e 2013 non ti sembra abbia provocato molti danni alle sofferenze bancarie che aumentano dal 2011?
    E perché non mettere al riparo le banche con una bad bank fino al 2013 quando era possibile farlo per via delle assurde regole europee sugli aiuti di stato? Il debito era troppo alto e non potevamo? Bastava fare una bad bank con garanzia statale che costava pochissimo (come quella bocciata a fine 2015 dalla UE per via delle nuove regole UE in vigore dal 2014).
    Lo sai vero che le altre banche europee hanno ricevuto aiuti dallo Stato per 800 miliardi in passato ed adesso il bail in (in vigore dal 2016) danneggia solo la nostra economia e le nostre imprese e famiglie?

    Ma come è venuto in mente a Monti e Berlusconi di accettare quell'assurdo Fiscal compact (quello riguardante i debiti pubblici) mentre la Germania continuava a fare austerità anche sul suo territorio in tempi di recessione europea?

  6. #6
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Citazione Originariamente Scritto da Dav. c. G. Visualizza Messaggio
    L'Italia ha tagliato tasse e contributi alle imprese per 16 miliardi annui nel 2016 rispetto al 2013.
    Se non fosse stato per i maggiordomi della Germania ed anche incapaci dal 2008 al 2013, non avremmo avuto interessi sul debito ancora troppo alti rispetto all'inflazione zero. Né avanzo primario eccessivo e tale da evitare una crescita adeguata assieme alle sofferenze bancarie che quindi non prestano abbastanza a famiglie ed imprese da anni.
    Da dove pensi provengano le sofferenze delle nostre banche se non dalla perdita di PIL dell'8% dal 2008 al 2013 e della produzione industriale del 25% assieme a perdita di occupazione di oltre 1 milione di persone con redditi delle famiglie ai minimi?
    Un avanzo primario al 2% nel 2012 e 2013 non ti sembra abbia provocato molti danni alle sofferenze bancarie che aumentano dal 2011?
    E perché non mettere al riparo le banche con una bad bank fino al 2013 quando era possibile farlo per via delle assurde regole europee sugli aiuti di stato? Il debito era troppo alto e non potevamo? Bastava fare una bad bank con garanzia statale che costava pochissimo (come quella bocciata a fine 2015 dalla UE per via delle nuove regole UE in vigore dal 2014).
    Lo sai vero che le altre banche europee hanno ricevuto aiuti dallo Stato per 800 miliardi in passato ed adesso il bail in (in vigore dal 2016) danneggia solo la nostra economia e le nostre imprese e famiglie?

    Ma come è venuto in mente a Monti e Berlusconi di accettare quell'assurdo Fiscal compact (quello riguardante i debiti pubblici) mentre la Germania continuava a fare austerità anche sul suo territorio in tempi di recessione europea?
    Stai dicendo una marea di inesattezze e falsità.
    Il fiscal compact è stata l'indispensabile strumento per permettere a chi ci presta tutti i giorni i soldi di avere un minimo di fiducia e riprestarceli, di fronte a un debito così ampio.

    Tutta la recessione che abbiamo subito è stata dovuta solo ed esclusivamente alla nostra scarsa produttività, allo scarso valore della nostra economia, delle nostre produzioni obsolete, all'inefficienza dell'allocazione di tutti i fattori produttivi, dal lavoro al capitale, non ad altro.
    Non all'inesistente austerità tedesca che dal 2010 in poi ha aumentato la spesa pubblica e i salari sempre di più, più che in Italia, come è giusto che sia, ma non ne abbiamo beneficiato perchè ormai la nostra struttura produttiva si è staccata d quella tedesca, che non ha più bisogno delle nostre forniture per i loro prodotti tecnologicamente avanzati.

    Questa è stata la causa della recessione e di tutto ciò che essa comporta, come le sofferenze bancarie, solo questa.

    Gli interessi sul debito sono stati più alti solo in un periodo limitatissimo di panico dei mercati, da un bel po' sono artificialmente molto bassi, più di quanto la nostra affidabilità meriterebbe, quindi siamo graziati e favoriti, altro che.

    Prima di poter avere aiuti dall'estero, flessibilità, mesa in comune dei debiti, l'Italia doveva dimostrare di fare riforme che favorissero una crescita sana, data da una maggiore produttività e non dalla spesa pubblica, lo sta facendo a metà, rimangiandosi provvedimenti annunciati, quindi quale capitale di fiducia dovremmo avere?
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  7. #7
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German


  8. #8
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    La Francia ha gli stessi problemi italiani, solo meno gravi.

    2 miliardi sono molto pochi, ed è sottolineato nell'articolo che non saranno in deficit ma verranno da tagli.

    Inoltra si punta sulla riqualificazione dei disoccupati, non so come verrà fatto, possibile che sarà una mangiatoia di enti che fanno corsi su Excel e Powerpoint, quindi inutile, era meglio un taglio alle imposte alle aziende, ma sono pur sempre socialisti, sempre meglio comunque di tagliare la TASI o aumentare gli stipendi agli statali.
    A quanto pare anche se con tanti punti bui anche in Francia pensano conti la produttività.
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  9. #9
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    A chi non ha capito l'abolizione Tasi sulla prima casa e le tante riduzioni fiscali sugli immobili (ad esempio sugli affitti in condordato, sull'Iva per gli acquisti degli immobili di nuova costruzione, sull'imu delle case date in comodato gratuito ai figli a determinate condizioni) faccio notare che buona parte delle sofferenze bancarie dipende dai mutui e dai prezzi ( e scambi) scarsi degli immobili.
    Mentre nel 2008 Berlusconi eliminò l'IMU quando i prezzi delle case ( e le compravendite) erano ai massimi, adesso si cerca nei modi possibili per un paese mandato alla rovina da chi ci ha governato in passato, di migliorare il settore costruzioni (anche quello degli appalti), con prezzi delle case ormai ai minimi.
    Non dimentichiamo che il settore costruzioni ha perso 500.000 posti di lavoro dal 2008 e tante aziende di costruzioni sono fallite (ed ancora falliscono) con gravi danni per le banche e l'occupazione.
    Non dimentichiamo che per ogni euro di spesa pubblica speso nelle costruzioni in genere si crea una crescita tra 1,5 e 3 (le riduzioni fiscali danno un 0,8 secondo Vincenzo Visco).
    Quindi anche le costruzioni ( e le ristrutturazioni) private darebbero molti benefici.

  10. #10
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    Predefinito Re: La politica di dominio tedesca finirà per distruggere l’Europa e la stessa German

    Sommando 200 miliardi di sofferenze (che gli inglesi chiamano “non performing loans”) agli incagli (circa 150 miliardi) si ottiene le cosiddetta “non performing exposure” (secondo la dicitura europea). Siamo a 350 miliardi, il 16,7% degli impieghi. Come dire che quasi un prestito (impiego) su cinque che le banche italiane hanno elargito potrebbe non essere ripagato. Il dato è ben più alto della media europea considerando che in Spagna siamo al 7% e in Francia al 4%.


    L’Italia paga il fatto che dal 2008 ha perso 10 punti di Pil reale e un quarto della produzione industriale. Sono quindi fallite molte imprese, molte famiglie hanno visto ridursi il reddito (conseguenza delle perdite dei posti di lavoro con la disoccupazione raddoppiata dal 6% al 12%) e difatti i debiti accumulati con le banche rischiano di non essere più ripagati. In questi anni - in termini di arretramento del Pil e quindi del reddito nazionale - ha perso più di tutti, se si esclude la Grecia che “ha fatto scuola” a parte con un -25% shock.
    A complicare il tutto c’è che l’Italia è un’economia banconcentrica, ovvero le imprese si rivolgono in primis alle banche per raccogliere capitali piuttosto che sui mercati di capitali (azioni, bond, eccetera). Quindi, in questa fase il cane si sta mordendo la coda e i titoli in Borsa delle banche stanno crollando. Banca Mps ha perso dal 4 gennaio (primo giorno degli scambi dell’anno) il 43%, Banca Pop Er il 25%, Banco Popolare il 23%, Unicredit e Ubi Banca il 21%, Mediobanca e Banca Pop Miil 15% e via discorrendo fino al -12% di Intesa Sanpaolo. Cedono terreno in particolare i titoli dei sei istituti che ieri hanno ammesso di essere stati contattati dalla Bce per fornire chiarimenti sulla gestione dei crediti deteriorati.
    Gli investitori vendono l’intero comparto, in attesa che l’Italia e l’Europa trovino un accordo sulla gestione dei crediti deteriorati. L’Italia vorrebbe una bad bank mentre l’Europa - che teme gli aiuti di Stato (ignorando che la Germania ha utilizzato oltre 200 miliardi di soldi pubblici per rimettere in sesto il proprio sistema bancario prima dell’approvazione del bail-in) - pare spingere verso la creazione di tante piccole bad bank.
    Il rischio è che questa diatriba - già vista ai tempi dell’austerità sui conti pubblici - alimenti un panic selling ingiustificato. Al netto dei crediti deteriorati i ribassi generalizzati sul settore paiono più guidati dalla speculazione e dall’influenza degli algoritmi (che vendono automaticamente il settore senza fare distinzioni tra le singole banche e senza considerare che alcune in teoria potrebbero beneficiare dell’indebolimento di alcune concorrenti come in qualsiasi settore merceologico) che non dai valori fondamentali. Dal test che permette di individuare la solidità patrimoniale di una banca molti istituti italiani ne escono indenni e questo lascerebbe ipotizzare che i violenti ribassi di questo inizio anno siano, almeno per alcuni istituti, ingiustificati.
    Ma è chiaro che fino a quando non verrà risolta la diatriba politica tra Ue e Italia gli speculatori potrebbero continuare a vendere, andando a prezzare il rischio sistemico, come accade nel 2011 quando i rendimenti dei BoT arrivarono all’8%. A posteriori possiamo dire che chi ha puntato allora sulla tenuta del sistema-Italia ha portato a casa dei buoni guadagni (il rendimento del BoT è andato sottozero mentre il prezzo è salito notevolmente procedendo in direzione opposta al rendimento). Adesso i mercati - vendendo pesantemente e oltre i fondamentali i titoli bancari italiani - pongono lo stesso quesito: il sistema-Italia (bancocentrico) reggerà ancora?


    Commenti (2)

    Gentile lettore, il suo commento è in attesa di moderazione: riceverà una e-mail quando sarà stato pubblicato
    Certo che sono corrette queste valutazioni !
    Sono troppe Banche, troppo personale, talora obsoleto. Troppa concorrenza. Pochi affari. Stipendi manager abnormi. Affitti immobili fuori controllo. 350 miliardi perduti di mancati pagamenti. Perdità di affidabilità. Il controllore che non controlla. Cosa manca ancora ? Della Spending review non se ne parla . Come si fa nelle botteghe degli artigiani, nelle piccole fabbriche, in famiglia, no ?






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