“Casalinghe disperate”. E froci felici. Una riflessione sulla serie tv “Desperate Housewives”
Posted on 05/10/2012 by Il Mastino

“CASALINGHE DISPERATE”. E FROCI FELICIRiflessioni sulla serie tv Desperate Housewives: ossia sull’ideologia di Hollywood
Ma questo è l’inferno. La famiglia è l’inferno. L’eterosessualità è l’inferno. Avere una moglie, una madre, un padre, dei figli, dei nipoti è l’inferno. Persino essere parenti acquisiti di Adolf Hitler è meglio, persino essere suoi schiavi sadomaso e leccastivali è meglio. Che non essere una “famiglia normale”. “Per fortuna” che ci stanno quei due finocchi “sposati” e che hanno “adottato” la loro barbie di carne umana, a rendere respirabile la situazione, Wisteria Lane, il mondo, la serie televisiva. Per fortuna ci stanno loro a dare una tinta di “normalità”, simpatia, ironia, amicizia, familiarità, sanità mentale. E soprattutto di stabilità affettiva e “matrimoniale”. Io giunto alla settima edizione di Desperate housewives a momenti diventavo frocio per disperazione.
di Antonio Margheriti Mastino
Ne ho visto 7 serie. E fino alla 3, non c’erano coppie gay. Adesso cominciano a scarseggiare gli etero
Gabrielle Solis
Sono un patito di Desperatehousewives. “Casalinghe disperate”. Che come tutte le serie televisive americane, specie le commedie drammatico-divertenti, sono in realtà dei maxipacchetti ideologici formato famiglia. Per diffondere l’ideologia della setta che infesta Hollywood-San Francisco-Los Angeles. Al solo scopo di “educare”. Anzitutto al pansessualismo sessuomane. Che è poi un lento diseducare, un decostruire tutte gli edifici sociali più venerabili, ma in modo discreto: una lenta mitridatizzazione del pubblico ai loro veleni.
Sto vedendo adesso la serie 7. La penultima. Le altre le ho riviste forse già cinque volte. Ricordo la serie 1, quella tranquillizzante, fatta apposta per non spaventare: qualche suicidio ok, qualche omicidio ok, qualche cornificazione: tutta salute! Per il resto, famigliole colorate e felici.
Del resto così iniziano le rivoluzioni: prima la fase aristocratica, poi quella popolare, infine quella borghese, che è la peggiore. Il “piano inclinato”, delle rivoluzioni, direbbe un controrivoluzionario: cominci a rotolare giù lentamente e poi sempre più velocemente, sino al tonfo finale. Era anche la tecnica dei comunisti occidentali o sudamericani per prendere il potere, travestendosi prima da riformatori, poi da socialisti e dopo la fase “democratica” e parlamentare, quando tutti si erano tranquillizzati e avevano calato le antenne, gettare la maschera e darsi al comunismo furioso.
Poi alla serie 3 di Desperate housewives, è comparsa la prima coppia di pederasti, che arriva in questo quartiere residenziale per famigliole felici, Westeria Lane, accolti come fossero “una famiglia come un’altra”, anzi come nulla fosse: neppure un commento, nulla, solo tanta calda accoglienza.
Alla serie 4 di Desperate, i due pederasti portano le loro “amichette”. E giù coi party. Poi organizzano un grande “matrimonio”, il loro, con tutto il kitsch che tanto piace alla gente così. Tanto di partecipazione mandata agli abitanti di Wisteria Lane: tutti si presentano, collaborano, portano regali e figlioli, festeggiano, come fosse un vero “matrimonio”, e la cosa più normale del mondo.
Nella serie 5 di Desperate, delle madri di famiglia (va da sè: spostate di testa finché restano tali) e delle bambolone single (va da sé: ex spogliarelliste per soli uomini) rigorosamente etero, diventano lesbiche, scopano, si mettono insieme. Solo così recuperano sanità mentale e “moralità”, l’agognata “normalità”: rinunciando all’eterosessualità.
Quanto alla coppia di pederasti maschi, ottiene, grazie a una vicina “gentile”, il permesso a mettere lo sperma di uno dei due nella pancia di una madre di famiglia (la succitata “vicina gentile”), per avere anche loro una “figlia”. Ma il marito della donna se ne accorge, le fa tanto di culo e non se ne fa nulla. I due invertiti cadono in depressione, guardano affranti e patetici la cameretta colorata e piena di pupazzi che da anni tenevano sotto chiave per quando sarebbe venuto “un figlio”. Tanto tuonò che piovve: dopo questo “fallimento genitoriale”, dopo innumerevoli gravidanze isteriche della checca che sicuramente era quella passiva, i due omosessuali si lasciano.
Nella serie 7 di Desperate, quella che sto vedendo adesso, la coppietta di stravaganti pederasti, dopo che si sono lasciati e poi rimessi insieme con l’aiuto delle famigliole normali – anzi, proprio per merito della fallita “prestatrice di utero” – finalmente possono “adottare” la loro “figliola”, scovata andando a fare shopping all’orfanotrofio, scelta in abbinamento alla tappezzeria: cresciutella, pelle svedese, bionda occhi azzuri, segni particolari: perfetta! Una barbie per far giocare ai “due papà” i due invertiti, ora che felici e contenti hanno avuto la loro bambola da spupazzare finché non si stancheranno di giocare, e non troveranno ciascuno il palestrato a cui correre dietro e chi si è visto s’è visto. Pure la bambina di minimo 8 anni è felicissima di trovare in casa, invece che la nuova mamma e papà, ossia una famiglia, “due papà”. La cosa più normale e più bella del mondo. E tutto il vicinato è commosso. E tutti vissero felici e contenti. Già. Nella serie televisiva, può darsi.
Non oso immaginare che cosa avverrà mai nella serie 8 (e ultima): il “divorzio” dei due finocchioni con barbie annessa… della quale, stracciata, farne tappezzeria o un body per partecipare al tour di Madonna e Lady Gaga? I pedofili che vogliono bene ai bambini? Incroci con uomini e animali? Gorilla che allattano neonati umani? Io spero ci sia la fine del mondo!Come l’ideologo-regista omosessualista e omosessuale ti racconta la “famiglia etero”
Bree Van de Kamp
Attenzione! Fin qui è tutto grasso che cola: iniettare le ideologie prevede molta sottigliezza e nessuna marchiana grossolaneria. Mai svelarsi troppo e subito. Il vero messaggio ideologico non sta nel “gay è bello”, “gay è normale”, “un gay per amico”, “gay e felici”. Anche, ma queste sono solo le trombe che annunciano e coprono il frastuono di una battaglia che ancora si svolge altrove. L’attacco ideologico parte dalle famigliole normali di Wisteria Lane. A seguire gli episodi paiono una manica di perfette famiglie mulinobianco e tutte egualmente snaturate. Che più vengono dipinte come famigliole felici e tanto più risultano asfittiche, mostruose, insopportabili. Piene di segreti, livori, vendette, egoismi, egocentrismi, delitti spesso.
E tutto questo, dalla setta di omosessuali di Hollywood-SanFrancisco che ne ha scritto il copione, viene presentato, quasi ironicamente, con un sorriso beffardo, come un: “ecco a voi la famiglia normale”, “felice”, “ecco in cosa consiste”: volete essere “normali? Questo vi aspetta, questo è essere normali!”.
Soprattutto hanno delle costanti queste famigliole “normali”, eterosessuali, così come ce le dipingono questi ideologi-registi invertiti, ‘sti senza famiglia (e che non sanno cosa sia), ‘sti senzaddio, quasi sempre ebrei, consumisti, randagi sessuali, radicali, chic.
Madri di famiglia che odiano le loro madri, quasi sempre anaffettive, egocentriche e senza istinto materno, che le hanno “trascurate” da piccole per “fare shopping e lifting” e che se vanno a far visita alle figlie, per le figlie è una catastrofe da evitare perché “non voglio vedere mia madre, non la sopporto”.
Stesso dicasi per i nipotini, a loro volta guardati con schifo dalle nonne che “detestano” i bambini, nonne le quali sono donne bellissime, truccatissime, con quattro matrimoni (“falliti”, è chiaro) alle spalle, ma che si sposano e si risposano di continuo, e trombano facendo il “kamasutra” sino a 80 anni, ma che, nonostante ciò, è inconcepibile stiano fuori da un ospizio, che abbiano 60 anni poco importa, purché i loro figli “non le vedano” stante il fatto che non le “sopportano”, per i soliti “traumi infantili” che non si superano mai, o che forse avevi dimenticato ma te li ha ricordati “l’analista”. Eppure avrebbero potuto solidarizzare figlie e madri per l’unica cosa che avevano in comune: l’alcolismo.
Circa i padri poi è peggio, fossero anche secondi e terzi padri, patrigni di queste madri di famiglia che non sopportano le famiglie d’origine: tutti molestatori delle figlie quand’erano piccole. E alcolizzati. E che poi hanno abbandonato nell’indigenza e nell’alcool la moglie per andare dietro una ragazza pon-pon.
Circa i mariti: fanno pena. Stracciano il cuore. Vorresti correre a liberarli. Castrati con effetto “schiaccianoci” da mogli gelide, dispettose, vendicative, maniache del controllo. Certe volte omicide se non obbediscono ai loro inflessibili voleri. E loro gemono come bambini puniti (messaggio subliminale per i maschi: attenti, lasciate perdere le donne, meglio inculare un uomo che prenderlo in culo da una donna con un matrimonio etero, cioè vero).
Tutti quanti poi odiano le suocere e non le vogliono a pranzo manco per il giorno del Ringraziamento: si scatenano grandi drammi all’insegna “no, tua madre proprio no, non mi ha mai accettato”. E pazienza se si tratta di anziane donne dolcissime e piene di premure. Le più odiate sono proprio quelle che amano con trasporto i loro figli: diventanti mariti sventurati. Che accusano adesso le madri che gli portano la ciambellina – che la moglie gli negherà sempre “perché non sono una serva” – di essere state “castranti”.
I figlioletti delle famigliole normali: dei figli di puttana patentati. Insolenti, saputelli, arroganti, sempre a sentirsi in diritto di giudicare i genitori come inquisitori terribili. E i genitori lì con la coda tra le gambe, ginocchioni e lacrimanti a invocare perdono per le “mancanze”, i “traumi”. Perché dopo il divorzio dal loro padre si sono fatti beccare a letto col l’amante, poi hanno abbadonato i figli per correre dietro al nuovo amante di 20 anni più giovane; poi li hanno cacciati di casa per tenersi dentro l’amante, sposato per un anno, e poi, dinanzi alla prima “imperfezione”, tanto di richiesta di divorzio. E avanti col nuovo marito, mentre i figli nel frattempo si davano alla droga, alla prostituzione, al crimine.
Per un maschio questo, fra queste donne onnipotenti e pallicide, è un ambiente invivibile! Per tacere poi dell’unica donna religiosa, Bree Van de Kamp, va da sé una “puritana” perfettina e maniaca dell’ordine. E come è naturale dalle pubbliche virtù e dai moltissimi vizi privati: sesso e alcool in primis. La religione (ecco il messaggio subliminale) è un paravento per ipocriti un po’ spostati e molto zozzoni, con sindromi paranoiche di certo. Tutte le famiglie fanno schifo a Westeria Lane. Tutte. Tranne la “famiglia” gay
Lynette Scavo
In soldoni: in tutto il quartiere di Wisteria Line, zona residenziale per famigliole normali e felici, con in più una coppia gay e felice, tutti hanno scopato con tutti, nessuno è figlio di chi pareva figlio e ciascuno è figlio del proprio vicino, nessuno ha i figli che ha generato ma per un qualche incidente o ipocrisia ha quello che la moglie ha fatto con l’amico di famiglia, il cui figlio è però figlio del padre non naturale del vero padre del figlio del vicino. A Wisteria Lane, tutte hanno sparato contro tutti, tutti hanno tentato di investire con l’auto tutti, ciascuno è responsabile di un omicidio. Tutti. Tutti hanno fatto queste cose. Tutte le famiglie normali fanno schifo. Tutte, tranne la “famiglia” gay.
Perché secondo l’ideologo di Hollywood (sulla falsariga di Erasmo da Rotterdam: la “saggezza è follia e la follia è saggezza”), radical-chic e pederasta reduce da mille avventure e da cento “matrimoni” con decine di “compagni” consumati ogni tre mesi, nella serie televisiva normale deve apparire solo ciò che normale non è dicesi anche “nuovi diritti umani”: la “famiglia omosessuale”, i “due papà”. Questi sono normali, felici e sani di testa: gli unici anche ad avere la fedina penale pulita, e se una macchia hanno, è il trauma di avere avuto dei genitori veri, che infatti “odiano”, non vedono da anni e non vogliono vedere, anche perché li hanno segregati con tanti vaffanculo in un ospizio. E così si sono purgati dall’ultima traccia di detestata “(eterosessuale) normalità familiare” della loro vita. Perché – ci direbbe il regista-ideologo – guardate il film se non ci credete, le famiglie cosiddette “normali” normali non sono, sono cose mostruose anzi, il tempio dell’infelicità, del delitto persino. E lì dentro i maschi sono dei poveracci che non contano una mazza, i loro testicoli quotidianamente frantumati nello schiaccianoci di donne dominanti. Oramai questi ideologi della pederastia coatta, non si accontentano più di accreditare la sedicente “famiglia” omosessuale, vogliono screditare quella normale: si sa, per innalzare se stessi, le mezzeseghe devono abbassare il mondo.
Solo una cosa va bene per tutti, etero e no, normali e no: la santa confessione della psicanalisi. Appena c’è un problema, foss’anche un omicidio, si va dallo psicoanalista. Per tirare fuori la merda che han dentro detta anche “coscienza”, semmai ne hanno avuta una. Infatti sul lettino da dove si raccontano i fatti propri a un estraneo che fa finta di ascoltarti, si insegna anche che (è una diagnosi ecumenica, valida per tutti, non importa qual è il tuo problema) la causa di tutti i mali è avere avuto una famiglia normale con dei genitori normali. Per giunta eterosessuali. Un ammasso di “egoisti”, da odiare, rinnegare, “tagliare i ponti”. Per “vivere la tua vita finalmente”, “senza nessuno che ti giudica e ti dica cosa fare”… E come no: gli “egoisti” tanto restano sempre gli altri. Bella la vita!Giungere alla serie 7 e pentirsi di essere eterosessuale. Anzi: di non essere stato adottato da “due papà”
Susan Mayer
Apro una parentesi. Una manica di gente dove tutti sono andati a letto con tutti, dove tutti sono figli di tutti e perciò non si sa di chi, dove tutti hanno sparato a tutti, tutti hanno tradito, spiato, derubato, ingannato, calunniato, mandato in galera e in ospedale tutti, tutti contro tutti, la feccia dell’umanità, ma che, stranamente, sono tutti uniti come niente fosse, come in un idillio neo pagano e neonazista, con un sorriso bavoso a zanne scoperte a difendere se stessi e Westeria Lane dai profanatori dei santuari del politicamente corretto: che sarebbero i “razzisti”, gli “omofobi”, i “pedofili”, chi ha dato uno schiaffo a una donna o a un figlio, i cattolici, i religiosi in genere, detti “puritani”. Ossia chiunque dica qualcosa che diverga dalla moda ideologica dominante. I sacramenti con cui sono state unte le loro fronti nel tempio del politicamente corretto sono: ecologismo, psicanalismo, divorzio facile, libertinismo sessuale, pacifismo, buonismo, indifferentismo, solidarismo peloso. Chiusa parentesi
Ma questo è l’inferno. La famiglia è l’inferno. L’eterosessualità è l’inferno. Avere una moglie, una madre, un padre, dei figli, dei nipoti è l’inferno. Persino essere parenti acquisiti di Adolf Hitler è meglio, persino essere i suoi schiavi sadomaso e leccastivali è meglio. Che non essere una famiglia normale. “Per fortuna” che ci stanno quei due finocchi “sposati” e che hanno “adottato” la loro barbie di carne umana, a rendere respirabile la situazione, Wisteria Lane, il mondo, la serie televisiva. Per fortuna ci stanno loro a dare una tinta di “normalità”, simpatia, ironia, amicizia, familiarità, sanità mentale. E soprattutto di stabilità affettiva e “matrimoniale”.
Io giunto alla settima edizione di Desperate housewivesa momenti diventavo frocio per disperazione. E per paura. E se ancora non vi ho ceduto, è per via che sono a tuttora troppo traumatizzato dal complesso di castrazione: che in altri termini si chiama “matrimonio”, fra uomo e donna (così come me lo racconta questa serie tv). E dalla certezza che se così è la “famiglia normale”, il matrimonio con una donna, l’eterosessualità, allora dovrò finire il resto della mia vita non nel letto matrimoniale ma su un tavolaccio in cella: perché più prima che poi avrò messo mano alla pistola. O in alternativa sul tavolo dell’obitorio: se la moglie avrà impugnato per prima la pistola. Non c’è scampo: o Sodoma o morte! Eppure una famiglia normale e felice anche se non era gay, l’ho conosciuta. La mia
E la felice “famiglia” gay, fra le “casalinghe disperate”
Ma questa non è la realtà. E’ la realtà nella rappresentazione dell’ideologo. Per di più pervertito. Ossia è una menzogna da cima a fondo. La prova? Non andrò lontano, mi fermo a me stesso: alla mia famiglia normale, dove al contrario di quanto mi dice l’autore di Desperate housewives nessuno mi ha molestato da piccolo, tantomeno mio padre, nessuno è andato mai in psicanalisi (e forse per questo non ci sono casi di pazzie e suicidi in casa), mia madre ha pensato più a me che a se stessa, così le sorelle, e tutta la famiglia. Non ho traumi infantili. Non odio mio padre e mia madre: li amo con tenerezza, ironia e immensa gratitudine. Mi hanno dato tutto, ma con discernimento, non mi hanno fatto mancare niente salvo i traumi “infantili”: non avevano tempo per traumatizzare i figli.
Sono sereno, mi piace incontrarli spesso, stare con loro, viverci, e mi sopportano: preferirei non sposarmi che mandarli all’ospizio per non accudirli. Una famiglia dove non è una vergogna una madre che sta in casa per cucinare a tutti, e che anzi è contenta di vedere tutti appagati a tavola; una famiglia dove non è un oltraggio chiedere alla madre o alla sorella mentre stai a tavola “mi prendi il ketchup dal frigo?”: stando al politicamente corretto e alle sue buone maniere da tavola tutti si devono alzare per prendersi tutto “da soli” e nessuno fa niente per nessuno, né madre per i figli né figli per i padri, né fratelli tra loro. Noi famo ad aiutasse!
Una famiglia che ha avuto tanti dolori, ma che non si è separata per questi, come in Desperate housewives:ma proprio perché è rimasta unita specie in quei momenti, collaborando tutti con tutti, è una famiglia serena. E a suo modo felice. E lo siamo perché sappiamo tutti insieme e tutti accettiamo l’idea che il dolore e le sconfitte fanno parte della vita, della famiglia, non solo le gioie; sappiamo pure che è meglio viverli insieme tutta la famiglia i dolori, che ciascuno per conto suo con la compagnia di un estraneo che oggi chiamano “psicanalista” e un tempo si chiamava ciarlatano e sciacallo. Eppure non abbiamo divorzi in casa. Non abbiamo nemmeno invertiti. Sono felice avendo avuto madre e padre, monogami, invece che due finocchi per “papà”. Siamo normali e felici senza essere una “famiglia” gay. Per i quali mia madre misericordiosa dice: “E’ meglio una santa morte, così le mamme loro se li piangono una sola volta, ed è finita”.
Ma allora in questa serie televisiva, in questo disperante Desperate housewives qualcuno ha mentito! Alle volte il bugiardo, come sempre nella storia, è l’ideologo? Ossia la casta radical-chic, ossia la setta omosessuale e omosessualista? Quell’America terra santa del politicamente corretto, che anche con questi mezzi impropri, apparente inoffensivi, inietta e diffonde i suoi veleni ideologici per il mondo? Dio stramaledica l’America! O almeno la California…
A proposito, so che ve lo state chiedendo: in quale personaggio della serie, fra le “casalinghe disperate” mi identifico? In quella ipocrita puritana, maniaca del controllo e abbastanza zoccola nonché cuoca sopraffina di Bree Van de Kamp.
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