3d in fase di elaborazione


3d in fase di elaborazione
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


Mi attacco a questo criptico 3d di ucci do per chiedere a @primahyadum cosa ne pensa di questi spunti sul tempo e le varie ere ed eta' dell'oro?
Julius Evola | La dottrina delle quattro età
Concezione Ciclica e Lineare del Tempo -Quale Verità -ACAM.it - Associazione Culturale Archeologia e Misteri
“Nessuna epoca ha mai saputo tanto e tante diverse cose dell'uomo come la nostra. Però in verità nessuna ha mai saputo meno della nostra che cos'è l'uomo.”


Qui Evola dice una cosa giustissima, che viene spesso sottovalutata perché si confonde la superiorità spirituale con la superiorità tecnologica:
"Si dirà: Ma per questa favolosa umanità manca anche ogni traccia di altro genere! Ora, a parte che vi è della ingenuità nel pensare che esseri superiori non abbiano potuto esistere senza lasciar tracce come rovine, strumenti lavorati, armi e simili"
D'altro canto qui mi sembra invece che Evola rifletta in qualche modo l'influenza dell'antroposofia Steineriana (in particolare dell'antropogenesi steineriana), che ebbe una certa parte nella sua formazione giovanile:
"Senza voler entrare nei problemi, in una certa misura trascendenti, dell'antropogenesi, questa non essendone la sede, la stessa assenza di fossili umani, la sola presenza di fossili animali nella più alta preistoria, potrebbe esser interpretata nel senso che l'uomo primordiale (se pure è lecito chiamar uomo un tipo assai diverso dall'umanità storica) sia entrato per ultimo in quel processo di materializzazione, che ha conferito - dopo che agli animali - ai suoi primi tronchi già degenerescenti, deviati, mescolati con l'animalità, un organismo suscettibile a conservarsi sotto specie di fossile. Va riferito a ciò il ricordo, che in certe tradizioni si ha, di una razza primordiale "dalle ossa deboli" o "molli". Ad esempio, Liezi (cap. V), parlando della regione iperborea, ove prese inizio, come si dirà, il presente ciclo, accenna appunto che "gli abitanti di essa (assimilati a "uomini trascendenti") hanno le ossa deboli". Per un periodo più recente, il fatto che le razze superiori, venute dal Nord, non praticavano l'inumazione ma l'arsione dei cadaveri, è un altro degli elementi da tener presente nel problema dell'assenza di avanzi di ossa."
Evola cerca cioè di spiegare un dato tradizionale "le ossa molli" con un modo di ragionare a mio parere molto steineriano.
Col che non voglio dire affatto che Evola fosse antroposofo, non lo era affatto, come si sa.
Comunque a mio parere non è necessario ipotizzare un'umanità così lontana; basta circoscrivere i ragionamenti su cadute e risalite all'Homo sapiens; la scienza moderna infatti sta continuamente retrodatando la comparsa dell'Homo Sapiens; fino a non molto tempo fa lo si faceva comparire sulla scena circa 120.000 anni fa, ormai siamo arrivati a 200.000. In un lasso di tempo così lungo c'è ampio spazio per svariate cadute e risalite, e stiamo parlando dell'uomo in senso moderno, tralasciando altre specie umane (non razze, ma proprio altre specie del medesimo genere Homo) che certamente sono esistite (ed in certi periodi hanno anche convissuto con i nostri antenati, cosa che noi oggi non sperimentiamo più) e tralasciando ipotetiche forme ancora più antiche di umanità.


Su Evola non posso far altro che concordare con la sua disamina, sempre puntuale e acuta. Ritengo la diatriba sull'evoluzionismo un assolutamente falso problema. Nulla vieta che all'inizio dell'evoluzione la partenza abbia preso il via da un essere più simile al primate che all'uomo che poi sarebbe divenuto. Anzi...alla maniera buddhista io credo nel passaggio costante tra uomo e animale all'interno del ciclo del samsara, motivato da meriti e demeriti, quindi figurarsi in qual conto tengo le dispute sull'evoluzionismo.
Per quanto concerne la concezione del tempo, già altre volte ne ho dibattuto su questo forum. Per me la sola valida concezione è quella circolare e basta guardarsi intorno per verificarla: il ciclo è legge assoluta fisica e ultrafisica. La concezione lineare del tempo mi appare veramente stolta, priva di prospettiva, inverificabile. E' la concezione dell'uomo moderno per il quale viviamo nel migliore dei mondi possibili, sempre in costante avanzata, sempre in miglioramento rispetto al passato, tesi verso una meta sconosciuta ma sicuranmente eccelsa. Una sciocchezza come poche, a mio vedere e a vedere della Tradizione.
Ma per comprendere questo occorre sapersi guardare intorno, conoscere la storia, osservare l'uomo e i suoi cicli eterni, abbandonare i pregiudizi che i nostri tempi c'inculcano e i metri fasulli con i quali considerare le cose. Cadrebbero così molti puntelli e con ogni probabilità molte certezze verrebbero meno per lasciare il posto a dubbi, domande, perplessità. Che il mondo moderno non vuole e non può permettersi: pena il precipitare nel timore e nel senso di inutilità personale e collettivo.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Quella a spirale non ti convince? Praticamente mentre ci sono eventi che accadono e che portano con se somiglianze o ritorni di eventi passati (e quindi anche futuri), essi non sono esattamente gli stessi poiché la matrice in cui esistono i vari corpi cosmici si sposta. Riassumendo molto; tanto sicuramente la conoscete gia'.
“Nessuna epoca ha mai saputo tanto e tante diverse cose dell'uomo come la nostra. Però in verità nessuna ha mai saputo meno della nostra che cos'è l'uomo.”


il tempo è solo affare della percezione?
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


No, non mi convince affatto. Perchè è il tentativo un po' maldestro di conciliare la concezione lineare con quella ciclica e perchè comunque un'idea di progresso vi è sempre contenuta: sembra che l'uomo non riesca a prescindervi. In realtà il tempo ciclico non afferma che ogni cosa ritorni nella forma esatta in cui essa già avvenne, ma che le forme visibili e invisibili degli eventi, dei destini, delle cose improntino di sè uomini e avvenimenti così da ripetere, pur in presenza di elementi in apparenza diversi, i moti e i fati di ciò che fu prima.
Abbiamo già vissuto in nostro futuro. Questo è l'assunto. Non v'è un inizio, nè una fine...tutto si ripete indefinitamente, inesorabilmente. Ciò che nasce come segmento finito non può divenire infinito (come ad es. il cristianesimo postula sull'anima). La retta infinita non nasce, noi la vediamo infinita e infinita resterà.
Per me assolutamente si. Il tempo è solo percepito, non esiste nella realtà. Tutto l'universo è percepito, insieme con le sue leggi. E con questa percezione dobbiamo fare i conti, pur non ignorando la sua falsa essenza.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


All’età di 20 anni mi dovetti operare; mi ricordo come se fosse ora la sequenza di avvenimenti: l’essere portato in sala operatoria, il buco nel braccio sinistro, l’anestetico che saliva su per il braccio, il senso di stordimento; poi, nulla. E nulla lo dico ora, non certo in quel momento; in quel momento io non c’ero più, semplicemente; infatti, dopo lo stordimento mi ricordo il risveglio mentre, sulla barella, mi riportavano dalla sala operatoria giù in ascensore verso la camera da letto. In mezzo niente, niente di niente, nemmeno il tempo; anzi direi soprattutto niente tempo. Basta un semplice anestetico ad annichilire temporaneamente la coscienza di un uomo comune, questo è un fatto. E con la coscienza di veglia anche il senso del tempo. Poi si potrà disquisire all’infinito sull’opportunità filosofica di considerare il tempo oggettivo (ma chi è che dice che il tempo esiste? Chi lo misura? Un io, sicuramente, non si esce da questo) piuttosto che soggettivo e si potrebbero anche escogitare interessanti esperimenti non ancora svolti; una marea di esperimenti non ancora svolti; ma un fatto resta, che per me uomo comune basta una semplice anestesia per farmi “sparire” e con me far sparire anche la mia esperienza del tempo, che poi è quella che ci importa.


Rimane il "problema" del divenire e del moto. Citando Parmenide l'essere e' e non può non essere, il non essere non e' e non può essere.Infatti l'essere di Parmenide non si trasforma, non diviene, non cambia mai luogo, rimane sempre uguale ed è eterno. In verità, dal punto di vista logico, se una cosa è oggi diversa da come era in passato, essa non è più la stessa cosa.
Ergo siamo chiusi in un non essere, in un velo di Maya dove tutto diventa relativo? (anche il moto?) E quindi l'unica parte di assoluto sarebbe nella sua ricerca attraverso il pensiero e l'intuizione , la tradizione intesa come ricerca interiore di una scintilla di visione dell'essere originario?. @testadiprazzo
“Nessuna epoca ha mai saputo tanto e tante diverse cose dell'uomo come la nostra. Però in verità nessuna ha mai saputo meno della nostra che cos'è l'uomo.”

