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Discussione: media e dintorni

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    Predefinito media e dintorni

    La famiglia di oggi non è più quella di una volta purtroppo dico io che la mia non ha mai trovato
    problemi di sorta .Sono convinta, dal mio punto di vista, che il matrimonio è una cosa seria, che mette
    sulle spalle di una coppia delle responsabilità verso la prole che la leggerezza del "divorzio" ha cancellato
    e quelli che ne pagheranno e ne pagano maggiormente le conseguenze sono e saranno le nuove generazioni purtroppo....



    LA FAMIGLIA IERI E OGGI


    “ La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio“. Ma è davvero così? Che cosa si intende oggi con il termine “famiglia”? È risaputo che tutto con il trascorrere del tempo sia soggetto al cambiamento, ma su questo tema sono tanti gli argomenti di cui discutere.
    Pochi decenni fa la famiglia era patriarcale ed estesa, cioè in una stessa casa vivevano genitori, figli (non meno di tre), nonni e zii. Gli uomini erano addetti al lavoro, alla gestione del denaro e alle decisioni da prendere, le donne dovevano occuparsi della casa e dei figli. C’era una collaborazione maggiore e, a mio parere, i veri valori erano tenuti più in considerazione, non a caso sono i nostri nonni che oggi ci rimproverano per la superficialità con cui noi giovani affrontiamo la vita. Con il trascorrere del tempo, sono cambiate molte, troppe cose: oggi è considerata “famiglia” anche un nucleo composto da una sola persona; ma quale gruppo può costituire un single o un divorziato? Anche in questo caso è ben nota l’assurdità che caratterizza i giorni nostri, di crisi sia economica che sociale.
    Oggi le famiglie si possono classificare in più categorie:
    -La famiglia tradizionale costituita da genitori e mediamente uno o due figli. Questi sono casi generalmente molto rari e vengono considerati un modello da seguire. I membri di questa tipologia familiare sicuramente sono stati educati tradizionalmente quindi hanno sviluppato la consapevolezza della sicurezza che trasmette (o dovrebbe trasmettere) la vera famiglia. Conoscere una famiglia tradizionale comporta stupore: spesso ci si chiede come sia possibile che queste esistano ancora; sappiamo bene però che oggi è solito sorprendersi per quelle cose compiute con un giusto criterio, perché la società ci impone esattamente il contrario.
    -Le famiglie lunghe cioè con figli in età adulta ancora alle dipendenze dei genitori. I figli di queste famiglie sono spesso disoccupati per assenza di lavoro o per assenza di volontà di lavorare… Per i genitori costituiscono quasi un peso, perché spesso la pensione non è sufficiente per una vita dignitosa.
    -Le famiglie “allargate” composte dall’unione di due genitori divorziati con figli comuni e non. È la famiglia più diffusa: il divorzio è un fenomeno all’ordine del giorno. Mentre prima una coppia divorziata era vista con occhi dispregiativi, oggi non comporta più stupore.
    Il divorzio può essere la conseguenza sia della superficialità con cui viene intrapreso il matrimonio, sia il risultato di una coppia instabile, situazione che si verificava anche nel passato ma che oggi viene denunciata.
    Anche se ormai il divorzio fa parte della normalità, i figli di questa realtà sono sempre quelli che subiscono di più: non ci sono stabilità e sicurezza a cui rifarsi e, soprattutto nell’adolescenza quando il ragazzo incomincia ad avere le prime esperienze (anche negative), non si ha quel rifugio in cui sentirsi protetti e capiti. Partendo dal presupposto che i figli sono il “biglietto da visita” dei genitori, se già a monte vi è confusione si avrà un’espressione di certo negativa; i figli delle coppie divorziate spesso sono costretti a subire le colpe dei genitori ma anche ad accettare il nuovo partner della madre o del padre ed i suoi figli con cui devono subito instaurare un buon rapporto, anche senza volerlo, altrimenti saranno nuovamente vittime di nuove discussioni. Per esperienza personale mi sento in dovere di mettere in evidenza quello che ho vissuto e che vivo, che di certo non è positivo, ma so che non tutte le famiglie allargate sono come la mia. Inoltre credo che i genitori abbiano il ruolo più importante e più difficile: sarebbe perfetto se non trasferissero le loro frustrazioni sui figli, ma mi rendo conto che essere imperfetti fa parte della natura umana e che quindi non sia giusto condannarli completamente.
    Anche i rapporti tra i membri delle famiglie sono cambiati; ciò dipende sia dalla tipologia familiare, sia dalla società ed il contesto in cui ci si trova. Nelle famiglie del passato era riconosciuta l’autorità dei genitori ed una regola basilare era il rispetto e l’educazione per le persone. Oggi queste parole non si concretizzano più: noi figli abbiamo troppa libertà!
    I rapporti tra genitori e figli di sicuro hanno subito variazioni, sia positive che negative. Oggi molti argomenti e situazioni non sono più considerate dei tabù e questo è un bene, perché parlarne implica l’educazione ed un consiglio in più può redimere. Inoltre il ricevere un “no” è sempre accompagnato da una motivazione, che prima mancava, e che aiuta a riflettere. Però molto spesso il “no” non si riceve mai, la libertà aumenta e ci si ritrova in situazioni sfavorevoli che avranno un peso notevole per tutta la vita; oppure sono i genitori stessi che indicano strade sbagliate. I rapporti con gli altri membri della famiglia, quali zii, nonni, cugini, ecc.. sono pressoché gli stessi: i nonni viziano i propri nipoti, soprattutto se sono piccoli, accontentando i loro desideri. Quello che è cambiato è il legame tra fratelli. Nel passato erano complici e pronti a difendersi e proteggersi l’uno con l’altro, probabilmente perché il contesto era diverso e in famiglia si era in tanti. Oggi tra fratelli si litiga più duramente e spesso non ci si rivolge più la parola per molto tempo, la complicità è minore e ognuno agisce per i propri interessi. Quando però si vivono situazioni negative, la solidarietà non manca mai e probabilmente è anche più forte di quella del passato.
    In ogni campo, con il trascorrere del tempo, si verificano dei cambiamenti; questo fa parte della storia dell’umanità ed è sano che sia così. Spesso però questi non sono positivi, infatti ancora oggi per tanti motivi si lotta per difendere i propri ideali. Noi, piccoli, giovani, adulti, anziani viviamo in una società difficile, ricca di controsensi, ingiustizia, diritti negati e corruzione. Non è certo un contesto che si rifà ai valori veri e per i quali, soprattutto, i nostri nonni e quelli prima di loro, hanno combattuto per garantire un buon futuro alle generazioni successive. Spesso ce ne dimentichiamo. Per migliorare la nostra vita abbiamo bisogno di sicurezze: sono poche le istituzioni a nostra disposizione, perciò cerchiamo di mantenere salde quelle più intime come la famiglia. La maggior parte dell’educazione e della formazione di un individuo dipende, prima di tutto, dalla famiglia e questa va tutelata. Non deve essere chiusa allo sviluppo, ma deve accoglierlo nel modo giusto. Il ruolo dei membri della famiglia deve essere ben definito, non come se fosse la rappresentazione di una gerarchia per cui c’è qualcuno che comanda e qualcuno che obbedisce, ma perché riconoscendo l’autorità di un padre e di una madre che GUIDANO i propri figli verso un sentiero giusto la crescita di un uomo avverrà nel modo corretto.
    E se tutti gli uomini fossero corretti, lo sarebbe anche il mondo.

    S. Ricci

  2. #2
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    Predefinito Re: media e dintorni

    Il popolo elettore

    di Francesco Torchia

    Sono ormai alcuni decenni che le classi tradizionalmente intese si sono liquefatte. Le classiche distinzioni così come l’espressione di voto corrispondente alla classe di appartenenza si sono sfaldate. Un fenomeno certamente determinato dai cambiamenti dell’economia reale nonché del mondo del lavoro, ma principalmente frutto di un cambiamento culturale e di una mutazione antropologica in atto da troppo tempo. Qualcuno ai suoi esordi, già nella metà degli anni Settanta, la chiamò “omologazione”, ma da allora siamo andati molto avanti. Ciò che è andato affermandosi è una cultura di massa, liquida e mobile (nel senso che può mutare direzione e orientamenti molto velocemente) che ha pervaso di sé ogni residuo ceto sociale in corrispondenza con l’uniformarsi in basso di quelle che una volta erano la classe operaia, il ceto medio (basso e alto), il sottoproletariato, lasciando da parte solo un esiguo numero di privilegiati, caratterizzati da un censo elevato e capaci di costruirsi un universo di valori autonomo, talvolta più ricco ed elaborato, spesso più volgare di quello del cosiddetto “popolino”. È l’effetto incarnato di una cultura di massa che mescola tutto e l’incontrario di tutto in mancanza di un universo di valori di riferimento, (meglio di una mescolanza gassossa di tutti i valori), una cultura che rimpinza le pance del popolo e che si fa summa nei suoi massimi esponenti: i capipopolo.

    Di fatto a sfuggire al complesso ordine culturale che domina il nostro mondo, sono davvero in pochi e non necessariamente appartenenti ad un gruppo sociale coeso e definito.

    Il ritorno in auge della parola “popolo”, con tutta la sua genericità e anche pericolosità, si deve in buona parte a questa trasformazione che è insieme economica, culturale e antropologica: benestante o poveraccio, ricco o nullatenente, sei comunque parte di un popolo, forse soltanto perché sei la popolazione di una determinata nazione.

    Il cielo culturale sotto il quale vivono i popoli e a cui credono i popoli è un complesso modello di comportamenti, valori, desideri, aspirazioni, bisogni, consumi che, non sembri semplicistico sottolinearlo, è stato generato, nutrito, alimentato, reso universale e, pur nella sua apparente contraddittorietà, reso compatto, come una seconda pelle di cui tutti siamo rivestiti, da decenni di medium che sono messaggi ( o meglio “massaggi”), di consumi indotti, di un universo di oggetti-simulacro che riempiono la nostra vita, la stravolgono, ne prendono possesso, fino a sostituirsi a noi stessi. L’uomo medio, per lo più ignaro, vive proiettato in questo cielo culturale, non distingue più terra e cielo, fluttua apparentemente libero, ma intimamente coatto, prigioniero di sentimenti, relazioni e comportamenti dettati, con persuasione sottile e occulta dai nuovi padroni del mondo.
    pensiero-unico
    Se si aggiunge l’apporto delle nuove tecnologie: la possibilità di essere altro da sé, nascondendosi dietro avatar o attribuendosi un nickname o al contrario esponendosi in una sorta di banale pornografia dei sentimenti (modello trasmissioni di Maria De Filippi) tra i profili di Facebook o peggio ancora rifugiandosi nell’onanistica frequentazione dei siti porno, il gioco è fatto: il popolo elettore è una massa d’individui che ha perso ogni sembianza umana, è un ingranaggio di un sistema che lo domina e lo macina, in mano a cinque multinazionali del web (Amazon, Google, Apple, Facebook, Microsoft) che poco alla volta si stanno comprando il mondo intero uniformandolo ai propri interessi. Così il mondo reale scompare e al suo posto s’insinua un mondo digitale, una realtà che promette facilità di scambi, velocità, immediatezza e anonimia (solo dichiarata perché nulla di quello che fai sul web sfugge all’occhio del grande fratello né, volendo, agli occhi maligni dei malintenzionati).

    Ci sono generazioni che sono state a lungo allenate: gli alienati dell’era delle lucciole delle tv commerciali che oggi hanno superato i sessant’anni, i quarantenni e i trentenni che sono stati adolescenti o infanti negli anni Ottanta del glamour, dei cartoni animati, dell’ottimismo prepotente e del rampantismo cinico e opportunista, e hanno assorbito, anzi si sono costruiti (o meglio sono stati costruiti da quei modelli/valori). E infine i millenials che nati nel nuovo mondo, non ne conoscono nessun altro, che di ciò che è venuto prima di loro non sanno e non vogliono sapere niente, che un libro di carta non sanno cosa sia, che il massimo che riescono a le leggere sono le 280 parole di un tweet.
    Specie umane nuove, differenti, ma solidali, unite dal piacere dell’ignoranza, dal desiderio del denaro facile e dall’ammirazione per la prepotenza, capaci di allontanare da sé come arrogante chiunque in nome di un passato obsoleto e sconosciuto osa richiamarli a principi di solidarietà, di beni comuni, di socialità.
    Ora è vero che l’arroganza al potere ha caratterizzato l’élite politiche che li hanno governati fino a ieri, ma ciò non basta a giustificare la rabbia, l’odio, la violenza non solo verbale con cui la nuova specie si scaglia in modo generico, contro tutti e contro tutto altro da sé. Vivono nei sobborghi delle grandi città, nelle periferie, non necessariamente degradate, non sono necessariamente poveri, anzi sanno nascondere dietro ISEE falsificati proprietà e beni che sfuggono al fisco, non si sentono cittadini se non per rivendicare diritti su tutto, se a loro dire le banche li hanno defraudati, se la loro categoria è ignorata, se presenze straniere (rom o neri che siano) vengono accolte nei loro quartieri bunker. In nome del “prima gli italiani” sono pronti anche alla guerriglia e ai gesti più estremi.
    Una volta erano la maggioranza silenziosa, benpensante, (piccola borghesia spaventata e menefreghista) che votava Dc o in minoranza MSI, in cuor suo nostalgica del si stava meglio quando si stava peggio, oggi è una massa vociante urlante, l’evidenza di una specie mutata, pronta a votare il primo tribuno della plebe di turno che sia l’androide di turno in tutto e per tutto uno di loro, o il prossimo purché parli il loro stesso linguaggio, li blandisca promettendogli paradisi mirabolanti, li assuma come un dato di fatto non necessitante di alcuna pedagogia.


    Non ha importanza la loro provenienza di classe, oggi costituiscono davvero un popolo (nel senso promiscuo e confuso del termine (niente a che fare con il popolo del populismo dostojevskiano). Un popolo che per metafora definiamo androide (a segnare la differenza da noi sapiens miseri residuali e in via d’estinzione).

    Un popolo elettore androide (dai tratti ancora umani, ma dai sentimenti completamente mutati), che si nutre di nutella (magari contraffatta e acquistata su Amazon) così come i suoi leader.

 

 

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