Trionfano questi signori con alcuni brillanti pareri o teorie che stanno solo apparentemente contro il cinismo e il disfattismo.
Come questo, che gira da tempo, con successo: la vittoria definitiva dei ricchi è stata convincere i poveri che è inutile votare.
Ma se quelli al potere adesso modificano sempre più le leggi elettorali in funzione dei pochi che votano, le modificherebbero anche se "la tendenza" fosse che votasse il 100% degli italiani.
Per cui questo parere è smontato: qualche studioso di memorie patrie direbbe che, nonostante come vuole apparire, non crede nell'avvenire. Non abbracciare queste fedi positive è più che altro un dovere. Contro questa ipocrisia e cinismo dissimulati meglio il vuoto e il disfattismo.
A maggio 2015 ho assistito a un incontro di Marco Revelli al festival dell'economia di Trento. Presentava il suo libro: "La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi". Denunciare i falsi scopi è assolutamente necessario. Alla fine non si può rinfacciare a Revelli il fatto che non dica nulla spacciandolo per nuovo: no, la lotta è un'altra. Fa la sua ora di lezione in biblioteca, come un sindacalista dei Cobas, mica nella aule di economie e diritto come gli altri soloni. A che serve stringere la mano a chi si finge uno di noi?




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