Nel libro "Il movimento Gay in Italia" edito dalla Feltrineli, si fa rifermiento a questo scontro ideologico:

"Pier Paolo Pasolini sparò la sua cannonata sul "Corriere della Sera" del 19 gennaio 1975, pronunciandosi contro l'aborto e attaccando la posizione dei radicali.
Pasolini vedeva nella legalizzazione il trionfo della nuova (etero)sessualità consumistica e profetizzava un ulteriore crescita dell'intolleranza nei confronti degli omosessuali. Si diverti anche a sottolineare che, per la minaccia degli equilibri del pianeta costituita dal Boom demografico, "sarebbe il rapporto eterosessuale a configurarsi un pericolo per la specie, mentre quelo omosessuale ne rappresenta una sicurezza". Invitava infine, con una saggezza sottovalutata nel furore che ne segui, a diffondere luso degli anticoncezzionali e di tecniche amatorie non procreanti. L'uscita di Pasolini fu accolta con sdegno da buona parte della cultura di sinistra e il linciaggio delle sue opinioni reazionarie chiamò naturalmente in causa anche le sua omosessualità, con annesse ironie grossolane.
A questa maldestra operazione non si sottrasse "il manifesto", che affidò alla penna di Umberto Eco, sotto lo pseudonimo di Dedalus, la replica a Pasolini. Eco fece dello spirito che oggi definiremo politicamente scorretto, prendendo un pò in giro gli omosessuali per difendere il diritto all'aborto legale. A questo punto l'ira di gay e lesbiche di sinistra si riversò sulla redazione del quotidiano comunista, bersagliata da numerose lettere di protesta, alcune delle quali vennero pubblicate, Il passo falso spinse Eco a peggiorare la cose. Il 2 marzo un secondo corsivo di Dedalus (poche parole sommesse ma non represse) entrava direttamente in polemica con gli elettori indignati, additando al pubblico ludibrio l'atteggiamento corporativo e le manie di persecuzione degli omosessuali.
Non contento, ristabiliva le giuste coordinate ideologiche: "[....] nella nostra società non è del tutto vero che gli omosessuali siano discriminati e perseguitati. Infatti ci sono gli omosessuali che fanno gli industriali, i ministri, gli attori, gli scrittori, i registi, che vivono benissimo: mentre vengono discriminati gli omosessuali poveri. Gli omosessuali ricchi hanno diritto alla loro pratiche 'pratiche preferite'; invece Braibanti che viveva poveramente è finito in galera. E allora cerchiamo di riconoscere che il problema non è un problema di sesso, ma di classe. Nello stesso modo in cui una discriminazione di classe consente l'aborto indolore alle signore ricche ed espone le donne alle torture delle mammamne. E allora non sarebbe il caso di smettere di dire 'noi omosessuali' per cominciare a dire 'noi omosessualli
proletari' e, all'occorrenza, 'noi proletari'?".

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Alla morte di Pasolini Eco riconobbe d'averlo «attaccato con cosciente cattiveria» e trasse dalla sua barbara uccisione una lezione d'autentica umanità:
«Egli ci ha ripetuto che c'erano dei diversi respinti ai margini, e che non avremmo mai capito appieno la loro sofferenza. La sua morte ci ricorda che, per quanto rispettato dalla società, un diverso deve pur sempre tentare la sua ricerca in luoghi oscuri, dove c'è violenza, rabbia e paura (la stessa del ragazzetto che fugge come un pazzo sulla macchina della sua vittima).
E se i diversi che hanno il coraggio di definirsi tali devono ancora rifugiarsi ai margini, come i diversi che hanno paura,
questo significa che la società non ha ancora imparato ad accettare né gli uni né gli altri, anche se fa finta di sì. Certo Pasolini avrebbe potuto permettersi di vivere la sua diversità altrove che non alla macchia. Può darsi abbia voluto continuare a farlo per orgoglio. Ora ci impone un esame di coscienza fatto con umiltà» (Perché non sempre eravamo d'accordo, ne L'Espresso del 9 novembre 1975).

Quando Umberto Eco attaccò Pasolini e "gli omosessuali"*|*Francesco Lepore

Sono tutte questioni ancora perfettamente al passo con i tempi, soprattutto sul riconoscimento dei diritti lgbt, le unioni civili, la legge Cirinnà, con annessa la stepchild adoption.