Ritratto in blu
Tommaso Minardi, Antonio Carajan da Costantinopoli, c. 1820
Continuava a guardarlo, quel ritratto... e più lo guardava, più se ne sentiva attratta. E più si struggeva. Anzitutto perché era blu, il suo colore preferito.
Poi perché gliel'aveva regalato lui, Lodovico, l'ultima volta che si erano visti.
Infine, perché "il turco blu", come l'aveva soprannominato, aveva una grande somiglianza con lui e sprigionava, attraverso i tratti del disegno, un'energia vitale fortissima. Tutto ciò non faceva che aumentare la sua pena da quando Lodovico l'aveva lasciata, ormai mesi prima, senza una parola o un perché. Gliel'aveva comunicato semplicemente, con poche e scarne parole, lasciandole quella bellissima immagine a parlare di sé, poco prima di partire per l'Africa.
Dopo quell'ultimo incontro, era calato un silenzio che lei non aveva osato interrompere: non una lettera, una telefonata, una riga per email...
Pure, non riusciva a rassegnarsi ed era diventata ormai consuetudine riversare sul viso scavato e bellissimo di quel turco tutto l'amore che non poteva dare a lui: lacrime e disperazione, ragioni inascoltate, muti perché... Non era vivere, quello: una vita così non aveva alcun senso. Tanto valeva fare come Lodovico e mettersi in viaggio. La cupezza della sua disperazione, blu come quel ritratto, raggiunse il culmine la sera in cui decise che era giunto il momento di "partire".
Aprì la porta-finestra del soggiorno, sperando che la lieve brezza di quella notte primaverile le togliesse il terribile senso di oppressione che la torturava.
Si diresse in bagno a prendere qualcosa e, di qui, in cucina. Acqua, bicchiere e uno sguardo allucinato intorno per accomiatarsi da quell'angolo che era il suo preferito. Tornò in soggiorno e spense tutte le luci, lasciando accesa solo quella dell'abat-jour accanto allo stereo... lo stereo! Febbrile, si mise a cercare quel cd di Mozart. Era la musica che voleva portare con sé, l'unica che poteva concepire di ascoltare durante il suo viaggio. Le note della magnifica "Sonata in La" sparsero intorno un'allegria un po' stonata con la situazione, ma lei non ci fece caso: aveva sempre amato i paradossi.
Infine, il turco blu. Lo staccò dalla parete e lo guardò con occhi velati di lacrime.
Lo portò con sé sul divano, dove finalmente si stese chiudendo gli occhi, dopo aver ingoiato tutto il contenuto della boccetta di barbiturici.
Le note del "Rondò alla turca" si ripevano ormai da ore quando, il mattino seguente, il telefono squillò. Suonava insistentemente, ma lei non poteva più sentirlo. Lodovico si chiese dove mai potesse essere andata e, chiudendo la comunicazione, decise di lasciar perdere. Sarebbe andato direttamente da lei, le avrebbe fatto una sorpresa.
Sorridendo tra sé, si infilò la giacca e uscì.



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