<< Che la società multirazziale generata dalla società dell'accoglienza non abbia i tratti propriamente pacifici e idilliaci in cui la dipingono i suoi propagandisti, è dimostrato dalle tremende tensioni e dagli angosciosi conflitti che tormentano le nazioni occidentali a più alto tasso di immigrazione.
Guardiamo al modello di riferimento, ideale e pratico, di questa conformazione (anzi, deformazione) sociale in cui le identità dei soci si sentono ostili le une alle altre: gli Stati Uniti.
Conosciamo tutti le conseguenze di queste ostilità: il violento disfacimento dei rapporti sociali, la disgregazione delle garanzie fondamentali della esistenza in comune su un territorio.
Possiamo diventare così: come a Los Angeles - ma anche come a Parigi o a Marsiglia?
Sì, se lo vogliamo, no, se non lo vogliamo.
Coloro che, opponendosi all'immigrazione extracomunitaria, non vogliono diventare così sono semplicemente:
persone che considerano naturale rispettare i propri ascendenti e i propri discendenti;
persone che ritengono normale esprimere in libertà la propria natura e la propria cultura;
persone che sentono e riconoscono di appartenere alla propria comunità etnica, con tutti i nessi, i rapporti, i vincoli di cui è intessuto questo sentimento e riconoscimento di appartenenza;
persone che non giudicano la propria comunità nè superiore nè inferiore alle altre comunità etniche;
persone che considerano la propria comunità una specificazione, nella storia, dell'universo delle comunità etniche: una manifestazione particolare dell'idea complessiva di etnicità, dotata della propria forma caratteristica, del proprio statuto differenziato di vita;
persone che per il fatto stesso di voler custodire la propria intendono conservare altre differenze;
persone che per "prossimo" intendono in primo luogo sè stesse, quindi i propri parenti, i familiari; per "vicino" i propri conterranei, i connazionali, ossia i membri della propria comunità etnica; per "lontano", con gradazioni diverse di lontananza, tutti gli altri - ma che con questi altri vogliono cooperare, a condizione che la cooperazione non si degradi ad abdicazione alle proprie libertà;
persone che non vogliono nè imporre la propria identità agli altri nè contrapporre la propria identità all'identità altrui.

Costoro sono quelli che sono, così come sono - e vogliono rimanerci. Non vogliono mescolare l'identità degli altri alla propria, decomporre la propria difformità a quella degli altri per assemblare in questa confusione una generale uniformità.
Essi contrastano l'immigrazione in quanto diminuzione progressiva del senso della propria identità. Si oppongono a ciò che aggredisce e degenera quest'ultima: resistono per la continuità della loro storia etnica - e ritengono, con questo comportamento, di compiere un dovere nei confronti della propria comunità. >>

Tratto da:"Mondialismo e Resistenza Etnica", di Alberto Lembo