User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2
Like Tree2Likes
  • 2 Post By Parsifal Corda

Discussione: Cristina Campo

  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    23 Oct 2013
    Messaggi
    4,967
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Cristina Campo

    TRA “CATTOLICESIMO TRIDENTINO” ED “ESOTERISMO CRISTIANO”. IL CASO DI CRISTINA CAMPO. di Marco Toti*

    feb 24, 2016


    C’era una volta, come nessuna altra volta


    Cristina Campo (1923-1977)

    Il tema dei rapporti tra Cristianesimo – nella fattispecie cattolicesimo – ed “esoterismo”, oltre a quello della “resistenza tradizionalista” alle innovazioni ispirate dal Concilio Vaticano II (ecumenismo e rapporti con le altre religioni, in specie con il Giudaismo, libertà religiosa, liturgia, etc.), storicamente contestualizzabile, al suo principio, nell’ambito di quell’autentico turning point che furono gli anni ’60, costituisce una questione abbastanza dibattuta ed altrettanto problematica, sulla quale non si è ancora giunti ad una conclusione che sia unanimemente condivisa. Tutto ciò rimanda anche ad un significativo capitolo di “storia intellettuale” europea, certamente minoritario rispetto agli orientamenti mainstream, ma non marginale né privo di significative – talora cruciali – ricadute sul piano degli equilibri culturali e spirituali di Occidente.
    Tra gli altri, alcuni intellettuali credenti – spesso “convertiti”, ovvero timorosamente “sulla soglia” della Chiesa – si sono distinti nell’ambito della complessa temperie storico-culturale di questo arco temporale, che data, orientativamente, dall’inizio degli anni ’60 – quando, dopo il boom degli anni ’50, e forse come suo necessario “contraccolpo”, si andava chiaramente profilando, all’orizzonte della società occidentale, una autentica “crisi” strutturale – alla prima metà degli anni ’70; è questo – lo notiamo en passant – un lasso diacronico indubbiamente degno di particolare attenzione, in specie per quanto concerne la nascita e lo sviluppo di gruppi afferenti al composito e “sommerso” arcipelago della cultura italiana “non conforme” (di segno, per così dire, “spiritualista”). Al fine di proporre alcuni punti di riferimento cronologici, forniamo come “coordinate” tre eventi: la chiusura del Concilio Vaticano II (8/12/1965), la doppia proclamazione della Institutio generalis della “nuova messa” da parte di Paolo VI (aprile 1969 e marzo 1970) e la consacrazione dei seminaristi ad Ecône da parte di Mons. M. Lefebvre (avvenuta nel 1975, e a cui seguì la sospensione a divinis dell’arcivescovo francese). Inizieremo con l’analizzare compendiosamente alcuni aspetti dei rapporti – intellettuali e/o personali – tra Cristina Campo (Bologna, 1923-Roma, 1977), sublime e sfuggente figura di scrittrice, poetessa e traduttrice, e l’ambiente battagliero, certamente ristretto ma non ininfluente sul piano storico-religioso – allora forse più compatto di oggi, anche a motivo della necessità di costituire un fronte comune contro le innovazioni conciliari e, in particolare, la riforma liturgica: ma anche, forse, per l’inessenzialità delle componenti “politiciste” del cattolicesimo integrale di allora –, dei “tradizionalisti” cattolici; vari riferimenti saranno inoltre dedicati agli influssi di un’altra forma di “tradizionalismo” – quello che per comodità definiremo “guénoniano” – sul pensiero della Campo stessa (influenza molto probabilmente mediata da E. Zolla e dal suo “circolo”). Mentre, nel primo caso, le relazioni tra la scrittrice e quelli che successivamente saranno impropriamente definiti “lefebvriani” o “sedevacantisti” (nelle loro varie espressioni) sono abbondantemente documentate (noti sono, ad esempio, gli strettissimi contatti tra la Campo e, tra gli altri, Monsignor M. Lefebvre e Padre M.L. Guérard des Lauriers), meno concrete – ma non prive di fondamento, sebbene spesso fondate su discrete “allusioni” – sono le “convergenze” tra quest’ultima e i cdd. “perennialisti” (a parte, ovviamente, il caso dell’appena menzionato Zolla, che, comunque, costituisce un capitolo a parte anche rispetto agli ambienti “guénoniani”). La Campo, infatti, seppure in modo non sistematico, appare convergere verso una tendenza intellettuale che, in forme elitarie ma discretamente pervasive (anche in ambiente accademico), costituisce un parto relativamente recente (oltre che unico nella sua specificità) della storia intellettuale di Occidente: un “tradizionalismo interno” che accoglie l’idea della “unità trascendente delle religioni”, paradossalmente integrando (o forse “sovrapponendo”) al cattolicesimo tridentino una prospettiva “universalista” che considera le altre tradizioni come espressioni formalmente diverse ma sostanzialmente “equivalenti” al Cristianesimo.

    *********************
    È stato asserito che Cristina morì, letteralmente, di agonia per la Messa antica. Nelle parole del padre domenicano Guérard des Lauriers, futuro estensore, alla fine degli anni ’70, della famosa “Tesi di Cassiciacum” – che distingue tra “materia” e “forma” del papato, ossia tra elezione alla sede romana e volontà di operare il “bene della Chiesa” -, il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, firmato dai cardinali A. Bacci e A. Ottaviani (non da Monsignor Lefebvre) su sollecitazione della stessa Campo, e presentato a Paolo VI il 20 (o 21) ottobre 1969 da Ottaviani (con una lettera di accompagnamento), costituì un “intervento il cui onore deve essere attribuito a colei che ne concepì il progetto, ne portò il peso e ne morì d’agonia”. Il testo in oggetto fu messo a punto dalla Campo, cardiopatica dalla nascita, a partire da note scritte in francese e da lei vergato direttamente in italiano (sotto dettatura di Guérard des Lauriers) tra l’aprile ed il maggio del 1969 (soprattutto di notte); quindi, esso fu lungamente e scrupolosamente vagliato da Ottaviani, e da questi firmato il 13 settembre (alla firma di Ottaviani seguirà quella del card. Bacci il 28 dello stesso mese). Lo storico documento fu poi tradotto in francese dalla Campo e da Guérard des Lauriers, su domanda di Mons. Lefebvre; ovviamente, parallelamente a ciò, senza quartiere fu anche la lotta della Campo contro la “nuova messa”, che ella ebbe a definire perentoriamente come “l’orrore”. Ad ogni modo, in “Una immensa vittoria”, la Campo scrisse significativamente: “Per la prima volta – se non erriamo – nella storia della Chiesa, la Santa Sede ha corretto, a meno di un anno dalla sua apparizione, un documento pontificio ufficiale. Si tratta del sinistro paragrafo 7 della Institutio generalis che apre il nuovo messale di Paolo VI, pubblicato nell’aprile 1969. Questo paragrafo, nella edizione del marzo 1970, è radicalmente trasformato. Poiché esso contiene la definizione stessa della messa, non sarà difficile misurare l’importanza della trasformazione. Vittoria grandissima dei Cardinali Ottaviani e Bacci e della Fondazione ‘Lumen Gentium’, le cui critiche al nuovo messale si sono mostrate così pienamente giustificate, contro il parere di tutti quei cattolici per i quali l’obbedienza è divenuta una droga e che sostenevano l’illegittimità delle osservazioni dei Cardinali”. Subito dopo, la Campo procede a comparare “le due definizioni”; in effetti, si può facilmente rilevare che nella versione del 1970 fu aggiunto sia che il sacerdote “rappresenta il Cristo”, “realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola sostanzialmente e in maniera ininterrotta sotto le specie eucaristiche”, sia il carattere sacrificale della Messa, “nella quale si perpetua il sacrificio della Croce” (l’A. sottolineava significativamente entrambe le aggiunte, neppure implicite nella prima versione): ciò che induce la Campo a qualificare la “differenza dei due testi” come “una differenza di religione”. Anche se sulla definizione originale, nonostante il suo “emendamento” (!), rimase costruito il messale paolino, “la vittoria dei Cardinali sul paragrafo 7” dimostrava la liceità e l’utilità della critica “là dove fede e tradizione siano in gioco”, oltre che, quindi, della “richiesta di correzione dei testi che diano adito a tali critiche”.
    Ai fini di una accurata ricostruzione della vita della Campo, v’è da dire che le frequentazioni “religiose” della letterata bolognese – sebbene di ben altro segno rispetto alle successive amicizie “tradizionaliste”, posteriori di circa un decennio – risalgono alla metà degli anni ’50: a questo periodo, infatti, rimanda la conoscenza di P. D.M. Turoldo e di P. G. Vannucci (tutt’altro che ascrivibili al fronte dei “tradizionalisti”). Subito dopo il suo trasferimento a Roma, nel 1957, ella fece pure la conoscenza di Zolla, tramite la poetessa M.L. Spaziani, che stava per sposare l’intellettuale torinese; i due convissero poi, in forma “mai completa”, dal 1959 alla morte di Cristina, con un sensibile deterioramento del loro rapporto negli ultimi anni.
    La fervida attività di difesa della Messa romana da parte della Campo – ciò che peraltro, come si vedrà, costituì l’elemento di “rottura” con lo stesso Zolla – si ebbe, in primis, tra il 1965 ed il 1970: la scrittrice fu infatti fondatrice non ufficiale di “Una Voce-Italia”, l’organizzazione sorta per la salvaguardia del rito romano antico (e del canto gregoriano ad esso connesso), la cui prima “incarnazione” si ebbe nel 1964, a Parigi; tale organizzazione si costituì giuridicamente il 7 giugno 1966. I primi numeri di “Una Voce-Italia” furono quasi interamente scritti o curati da Cristina stessa. È proprio nel 1965, dopo i decessi dei due genitori, avvenuti nel volgere di circa un anno, che la Campo iniziò significativamente a criticare S. Weil; inoltre, il suo rapporto con Zolla entrò in crisi, proprio a motivo della difesa della Messa romana (strettamente connessa alla conversione della Campo). Secondo Zolla, si trattava di una “battaglia persa”: la Chiesa cattolica, apocalitticamente, “era morta” proprio nel 1969, con la introduzione della “nuova messa”: ciò che, peraltro, interruppe l’avvicinamento di Zolla, abbastanza verosimile, al cattolicesimo. La frequentazione di prelati ed esponenti “tradizionalisti” da parte della Campo si fa ovviamente fitta, anche per ragioni “logistiche”, proprio in questo torno di tempo. I medesimi prelati, a loro volta, contribuirono all’allontanamento di Cristina da Zolla, certamente già ben avviato nel maggio del 1969: ciò conferma da un lato la battaglia che fu connessa alla difesa della Messa cattolica costituì una sorta di “approfondimento” della conversione della Campo, dall’altro che la difesa dell’intera tradizione cattolica fu la ragione che segnò un punto di non ritorno nell’ambito delle relazioni sentimentali con Zolla e “intellettuali” con la Weil. Peraltro, la risposta alla “Lettera a un religioso” della Weil, scritta su suggerimento della stessa Campo da Guérard des Lauriers, costituì un ulteriore passo della Campo verso l’”ortodossia” cattolica: la Weil, infatti, apprezzava la liturgia, la mistica cattolica ed il Nuovo Testamento, ma non l’orientamento dottrinale di segno “tridentino” (tomista) della Chiesa, ed aveva a suo tempo formulato dubbi inerenti ad alcuni dogmi cattolici. Ad ogni buon conto, ciò che è certo è che la Campo morì cattolica, a differenza della Weil, mentre Zolla, negli ultimi anni della sua vita e dopo una produzione di grande valore letterario e significativo in relazione alle religioni comparate, si interessò addirittura di “realtà virtuale”, mettendone in luce il supposto carattere “mistico”. Secondo alcuni, tuttavia, il progressivo “approfondimento” della fede cattolica da parte della Campo costituì un “percorso incompiuto” (anche se sincero, e per molti versi ammirevole); inoltre, il rapporto con Zolla, non si sarebbe mai del tutto interrotto. Certamente, gli anni successivi al 1970 costituirono per Cristina un periodo di crisi, sia dal punto di vista personale che da quello “sacramentale”: Guérard des Lauriers lasciava Roma nel 1970, mentre il suo confessore, P. B. Lenzetti, era nel frattempo deceduto; la Campo, nel frattempo, cominciava a frequentare i riti russo-cattolici del “Russicum”. In questo torno di tempo, “l’ultimo servizio alla causa tridentina fu la pubblicazione – per le edizioni Rusconi – del libro di Mons. Lefebvre, Un Vescovo parla, proprio del 1974”. Se l’interesse per la liturgia romana e bizantina, insieme a quello per la poesia – tra le quali è facile notare gli stretti legami, messi sottilmente in luce dalla stessa Campo –, fu il più significativo della vita della Campo, e, per gli ultimi 15 anni circa della sua vita, quasi “totalizzante”, è chiaro che “l’interlocutore privilegiato di C. fu – almeno per la liturgia stessa – Mons. Lefebvre, nel quale ella vide l’intemerato custode dell’ortodossia”.
    Oltre alla citata lettera presentata a Paolo VI, l’attività della Campo in difesa della Messa romana partorì altri due importanti documenti. Reso pubblico nel 1966, il primo manifesto, voluto dalla Campo e firmato, tra gli altri, da R. Amerio, J.L. Borges, G. de Chirico, A. del Noce, C.T. Dreyer, J. Maritain, E. Montale (pochi mesi dopo eletto vicepresidente di “Una Voce-Italia”), S. Quasimodo, M. Zambrano, E. Zolla, fu sommamente significativo in quanto influenzò il papa nella decisione di preservare il latino nella liturgia romana officiata nei conventi (cfr. la Lettera Apostolica di Paolo VI Sacrificium laudis, dello stesso anno). Il secondo manifesto, anche questo attribuibile alla Campo e pubblicato nel 1971 dal Times e poco dopo, in traduzione italiana, ancora da “Una Voce Notiziario”, fu firmato, tra gli altri, da R. Amerio, A. Del Noce, E. Paratore, J. L. Borges, M. Luzi, E. Montale, M. Zambrano, A. Christie, J. Green, ed ebbe un altro importante effetto: l’”indulto”, concesso da Paolo VI il 5-11-1971, in relazione all’uso della Messa tridentina in Inghilterra e Galles.

    *********************

    Dopo aver compendiosamente esposto gli innegabili meriti della Campo, sono tuttavia da renderne note alcune “contraddizioni”, probabilmente inevitabili nelle condizioni complesse della modernità “intellettuale”: ciò che evidenzia, da un lato, i conflitti di chi si appassiona alla conformità del rito con la tradizione della Chiesa – che però, almeno in questo caso, non è certo possibile ridurre a mero estetismo –, e dall’altro mette in luce certe aporie interne allo stesso cattolicesimo (certamente postconciliare, senza dimenticare certe “semplificazioni”, probabilmente necessarie, di quello preconciliare: ciò che potrebbe indurre a formulare la ipotesi di un Vaticano II e di un postconcilio “reazioni” all’”enfasi definitoria”, peraltro storicamente e dottrinalmente motivata, del cattolicesimo tridentino). In questo senso, la Campo è certamente accostabile a due altri importanti personaggi, di cui sono noti la profondità ma anche certi “squilibri” determinati per l’appunto da una ricerca forse “ossessiva”, paradossalmente quasi “cartesiana”, della verità: R.P. Coomaraswamy (1929-2006), figlio di Ananda Kentish e convinto sedevacantista “totale” statunitense di origini indù (oltre che chirurgo, psichiatra e, in tarda età, sacerdote), e la celebre S. Weil (1909-1943), già citata (che però, a differenza della Campo e di Coomaraswamy, non si convertì al cattolicesimo). Ci pare molto significativo, ad esempio, che le critiche della Campo e di Coomaraswamy jr furono dirette in buona misura contro il novus ordo, mentre furono molto più elusive in riferimento ad altri classici targets tipici degli ambienti cattolici “tradizionalisti” (ad esempio, l’ecumenismo e la libertà religiosa, su cui superficialmente, e talvolta anche de facto, vi è una paradossale convergenza tra “perennialisti” guénoniani e “modernisti”); tuttavia, se la Campo e soprattutto Coomaraswamy “osano” (soprattutto il secondo, anche in virtù dell’importante eredità paterna) forse troppo in materia di “unità trascendente delle religioni”, vi è anche da dire che alcuni ambienti “sedeprivazionisti” (vicini alle tesi di Guérard des Lauriers) – presso i quali, pur in una parziale “convergenza” sulla pars destruens, essi non godono, generalmente, di buona fama – sembrerebbero in certa misura “ossificare” la tradizione cattolica, riducendola talora a formule interpretate in senso restrittivo; se certe “reazioni” furono probabilmente una risposta eccessiva ad un problema reale, e si continuano, in forma diversa, nel settarismo fondato su di una reinterpretazione in qualche modo “sclerotizzata” (e “semplificatoria”) della tradizione, irrigidita su moduli pur certamente autorevoli, ma letti in termini iperesclusivistici, v’è pure da riconoscere che alcuni problemi sostanziali interni al cattolicesimo postconciliare permangono.
    Per tornare alle “aporie” della Campo, è evidente che l’amicizia (comune con Zolla, che fu addirittura, per almeno un decennio, discepolo del rabbino Heschel) e le sue “convergenze intellettuali” con il rabbino A.J. Heschel, colto studioso della filosofia ebraica medievale, della kabbalah e dello chassidismo – che la stessa Campo presentò in traduzione italiana per Rusconi nel 1970, dunque parallelamente alla battaglia per la Messa romana! – non costituisce un atteggiamento usuale per un cattolico “tradizionale”: a maggior ragione se l’A. in oggetto, definito dalla Campo “come ogni mistico […] homo liturgicus”, fu uno degli ispiratori di uno dei documenti più avversati in ambito cattolico-tradizionale, Nostra Aetate. Deduce da ciò F. Ricossa: “Quindi anche nel 1970 C. [Cristina Campo] non difendeva tanto la Tradizione ma le tradizioni, non l’Ortodossia ma, ma il ‘Sacro’, non tanto la Messa ma il ‘Rito’…”.
    Lo stesso interesse per l’alchimia, variamente documentato, non è certo comune presso gli ambienti “tradizionalisti”; ad integrazione di quanto appena detto, nello stesso periodo la Campo scrive l’”Introduzione” alla traduzione italiana di Chögyam Trungpa, “Nato in Tibet”, nella quale si evidenziano “aperture” caratterizzanti il pensiero – certo non sistematico – della Campo in materia di “convergenze” tra diverse religioni (in questo caso tra Cristianesimo e Buddhismo tibetano). A volte, queste aperture sono esplicite: la Campo afferma infatti, nella stessa introduzione, che “l’ortodossia può parlare all’ortodossia” (riferendosi rispettivamente all’ortodossia cattolica ed a quella buddhista tibetana); e tuttavia, al di fuori del piano “spirituale” in senso stretto, la Campo paragona le riforme conciliari alla occupazione cinese del Tibet (cui si potrebbe aggiungere lo sterminio degli indiani d’America). In ultima analisi, secondo Cristina la “tenaglia” che stupra la “tradizione” è resa operante dall’azione convergente del braccio “liberale” e di quello “socialista”, se vogliamo usufruire di un’immagine che ben compendia gli esiti della dottrina e della prassi neomoderniste.
    Marco Toti

    * Domus Europa ringrazia il sito Simmetria
    Indra88 and Miles like this.
    ϟ qualis vibrans


    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    IPERURANIO INTERIORE
    Messaggi
    2,985
    Mentioned
    12 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Lightbulb Re: Cristina Campo

    In Ricordo di “Cristina Campo” (Vittoria Guerrini, 28 aprile 1923 – 10 gennaio 1977) nell’anniversario della sua morte (R. I. P.) e di tutti gli eroici Vescovi, Sacerdoti e laici che in ogni nazione della terra rimasero fedeli alla Santa Messa Romana detta di San Pio V, in sostanza la Liturgia Cattolica di sempre...



    "Breve esame critico del Novus Ordo Missæ"
    http://www.unavox.it/PDF/Opuscoli/Br...me_Critico.pdf
    Breve esame critico del Novus Ordo Missæ
    http://www.unavox.it/doc14.htm



    Michel Louis Guérard des Lauriers, Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, dei cardinali Ottaviani e Bacci, Centro librario Sodalitium, collana guérardiana n° 2, Verrua Savoia 2009.

    https://www.sodalitiumshop.it/Breve-...aviani-e-Bacci
    https://www.sodalitiumshop.it/WebRoo.../BrevEsame.jpg






    Don Anthony Cekada, Non si prega piú come prima! Le preghiere della nuova Messa. I problemi che pongono ai cattolici, Sodalitium, Verrua Savoia (To) 1994.
    https://www.sodalitiumshop.it/WebRoo...1/Copcekad.jpg






    Don Anthony Cekada, Non si prega più come prima!
    http://www.unavox.it/Segnalazioni/CedakaNonSiPrega.htm

    «Don ANTHONY CEKADA, Non si prega piú come prima!
    Don Anthony Cekada, con paziente lavoro di ricerca, ha effettuato una sorta di lettura sinottica delle preghiere della Santa Messa, mettendo a confronto il testo del Missale Romanum promulgato da (...) Giovanni XXIII, nel 1962, e quello del nuovo Messale promulgato da (...) Paolo VI, nel 1969. Il confronto, condotto sui due testi latini, ha dato modo a don Cekada di riscontrare tutta una serie di incongruenze, come per esempio quella che delle 1182 orazioni contenute nel Missale Romanum «Circa 760 sono state totalmente abolite. Del rimanente 36% circa, i revisori ne alterarono piú della metà…», tanto che l'Autore è costretto a concludere che «…anche solo in termini di numeri e statistiche, il contenuto del Messale di Paolo VI rappresenta una frattura radicale con la tradizione liturgica della Chiesa». (...)
    Don Cedaka ha distribuito le sue osservazioni in sei capitoli, ove, in linea di massima, vengono esaminate le differenze fra l'antico e il nuovo testo sulla base di grandi temi a forte contenuto dottrinario: dalla "Teologia negativa" (perché tale la considerano i "moderni"), al "Distacco dal mondo", all'"Ecumenismo". I riferimenti riportati sono numerosissimi, e parecchio significativi sono gli esempi, tutti in lingua volgare. (...)
    Il libretto in questione, di facilissima lettura, costituisce un valido strumento di ricerca per tutti coloro che sono realmente interessati ad una seria comprensione delle problematiche sollevate dalla nuova liturgia.
    Don ANTHONY CEKADA, Non si prega piú come prima! Le preghiere della nuova Messa. I problemi che pongono ai cattolici, ed. Cooperativa Editrice Sodalitium, loc. Carbignano, 36, 10020 Verrua Savoia (To), 1994, formato 15 x 21, pp. 50. (9/95)»



    http://www.fathercekada.com/





    https://www.radiospada.org/2019/01/a...ristina-campo/
    «(...) Vi proponiamo oggi la poesia “Missa Romana” della poetessa cattolica bolognese Cristina Campo – nom de plume di Vittoria Guerrini – (28 aprile 1923 – 10 gennaio 1977), difenditrice della vera Liturgia Cattolica dalle pseudo-riforme moderniste e coautrice del Breve esame critico del Novus Ordo Missae che i Cardinali Ottaviani e Bacci presentarono a Paolo VI per chiedergli l’abrogazione del nuovo rito, evidentemente lontano dalla verità cattolica della Messa. Buona lettura!»



    C R I S T I N A C A M P O
    http://www.cristinacampo.it/


    Cristina Campo - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/cristina-campo-4/
    «Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza 10 gennaio 2019
    Cristina Campo
    Nell’anniversario della morte di Cristina Campo (Bologna, 28 aprile 1923 – Roma, 10 gennaio 1977) segnaliamo la presentazione del libro: “Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione” tenuta dall’Autore, don Francesco Ricossa, al Palazzo dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna di Bologna il 2/12/2005.
    https://www.youtube.com/watch?time_c...&v=QOQi3Lr47tg
    Per l’acquisto del libro: https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/031
    don Francesco Ricossa, Cristina Campo, o l'ambiguità della Tradizione, Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia, 2005.»




    Cristina Campo - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/cristina-campo-3/
    «Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Cristina Campo

    Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo, scrittrice e poetessa. La ricordiamo con la pubblicazione di una sua poesia, Missa Romana, e con la quarta di copertina del libro “Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione”, testo che permette di conoscere meglio questa figura controversa. RIP

    Missa Romana

    I

    Più inerme del giglio
    nel luminoso
    sudario
    sale il Calvario teologale
    penetra nel roveto crepitante dei millenni
    si occulta nell’odorosa nube della lingua.

    Curvato da terribili venti
    bacia sacre piaghe in silenzio eleva e mostra
    pure palme trapassate mendica pace
    tra pollice e indice tende un filo sull’abisso del Verbo.

    Dagli ossami dei martiri tritume di gaudio cresce
    la radice di Jesse sboccia nel calice rovente e nella bianca luna crociata di sangue e stendardo
    che sorgendo gli fiacca
    i ginocchi.

    Sulla pietra angolare
    ci spezza la morte
    la eleva all’orizzonte delle lacrime la posa

    con materno terrore su stimmate di labbra a medicare
    la vita.

    Intorno al pasto
    mortale
    tra i lembi del Dio
    sibilano serpenti addentano il corporale ai quattro angoli del conopeo
    si arrotolano i fogli
    dei cieli
    crepe saettano nei pilastri.

    Ossessi
    alla porta
    nel profumo di peste mimano e vendono con lazzi
    agli infermi e deformi
    della probatica
    vasca
    la sua soave maschera di suppliziato.

    II

    Falconiere del Cielo sulla cui mano alzata piomba l’eterno Predatore avido di prigione…

    III

    Dove va
    questo Agnello
    che ai vergini è dato seguire ovunque vada dove va questo Agnello
    stante diritto e ucciso
    sul libro dei segnati
    ab origine
    mundi?

    Non si può nascere ma si può restare innocenti.

    Dove va
    questo Agnello
    che a noi gli ucciditori non è dato seguire coi segnati
    né fuggire
    ma singhiozzando soavemente concepire nel buio grembo della mente usque ad consummationem mundi?

    Non si può nascere ma si può morire innocenti»



    Cristina Campo - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/cristina-campo-2/
    «Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo. RIP

    Cristina Campo (1923-1977), scrittrice e poetessa, ha conosciuto dopo la morte un grande successo di pubblico e di critica. Sembrano averla dimenticata solo i cattolici “tradizionalisti”, dei quali pure essa fu una personalità di primo piano. Tra i fondatori di “Una voce-Italia”, ha dato un contributo decisivo alla redazione del “Breve esame critico” del nuovo messale, presentato a Paolo VI dai Cardinali Ottaviani e Bacci. Attorno a Cristina Campo, in quegli anni, troviamo Mons. Lefebvre e Padre Guérard des Lauriers, e molti altri ancora. (...) Don Ricossa ha potuto avvalersi dell’archivio di uno dei protagonisti della nostra storia – Padre M.L. Guérard des Lauriers – e delle testimonianze dell’ultimo suo confessore, il cardinale Augustin Mayer…
    Nella seconda parte di questo libro viene ripubblicato un testo ormai introvabile (edito da Borla nel 1970) ma fondamentale: la Risposta alla “Lettera ad un religioso” di Simone Weil scritta da Padre Guérard des Lauriers, che fu molto importante nel cammino spirituale di Cristina Campo.
    Don Francesco Ricossa – Padre M.-L. Guérard des Laurieres o.p.
    Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione. Risposta alla «Lettera ad un religioso» di Simone Weil, CLS, pagg. 172, euro 9,50.»








    https://www.agerecontra.it/2019/01/l...o-di-paolo-vi/
    «Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 3/19 del 9 gennaio 2019, San Giuliano
    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI
    Pubblichiamo le schede del calendario Sodalitium, dedicato ai cinquant’anni di resistenza alla nuova messa (1969-2019), riguardanti i coraggiosi sacerdoti che rifiutarono il nuovo rito di Paolo VI e per questo motivo furono perseguitati dai modernisti. Una bella differenza con i ratzingeriani che considerano la “messa nuova” di Paolo VI il “rito ordinario” della Chiesa e declassano la Messa Romana detta di San Pio V a “rito straordinario”, passando con disinvoltura dal tavolo di Montini agli “altari maestosi”.
    Mons. Michel Guérard des Lauriers.
    Nato nel 1898 vicino a Parigi, entrato nell’Ordine dei Predicatori nel 1925, vi fa la professione nel 1930 col nome religioso di Luigi Bertrando, ed è ordinato sacerdote nel 1931. Professore all’Università domenicana del Saulchoir dal 1933, insegna ugualmente all’Università pontificia del Laterano a partire dal 1961. Questo soggiorno romano è l’occasione, per Padre Guérard des Lauriers, di elaborare la parte dottrinale e di collaborare alla redazione originale [dovuta a Cristina Guerrini] della lettera intitolata: “Breve esame critico del Novus ordo Missæ”, lettera indirizzata a Paolo VI il 5 giugno 1969 [festa del Corpus Christi], dai Cardinali Ottaviani e Bacci. Questo passo gli valse il congedo dal Laterano nel giugno del 1970, nello stesso tempo del Rettore Mons. Piolanti ed una quindicina di professori, tutti giudicati indesiderabili. Da allora Padre Guérard des Lauriers visse extra conventum, cum permissu superiorum. Il 7 maggio 1981 Padre Guérard ricevette la Consacrazione episcopale, da Mons. Pierre Martin Ngô-dinh-Thuc, già Arcivescovo di Hué perché continuasse l’offerta immacolata della S. Messa, l’oblatio munda. Il 24 settembre 1986 benedisse il nostro Istituto che sostenne fino alla morte avvenuta il 27 febbraio 1988.
    Don Louis Coache. Nato nel 1920 a Ressons-sur-Matz, diocesi di Beauvais, in Francia, studiò nel seminario francese di Roma e il diritto canonico all’Institut Catholique di Parigi; fu ordinato sacerdote nel 1943. Nel 1958 fu nominato parroco di Montjavoult. Fu uno dei primi ad opporsi al Concilio fin dagli anni sessanta, scrivendo articoli contro la “nuova religione” e restaurando nel suo villaggio le antiche processioni del Corpus Domini, alle quali partecipavano migliaia di fedeli, ma che il suo vescovo vietava e condannò arrivando a sospenderlo ab Officio nel 1969. Don Coache restò nel suo villaggio fino al 1975 continuando a celebrare la Messa di s. Pio V finché si ritirò alla Maison Lacordaire, a Flavigny, che aveva acquistato nel 1971 per fondarvi un seminario minore. Nel 1968 fondò la rivista Le Combat de la foi, e diffuse il Vademecum del cattolico fedele che raccolse la sottoscrizione prima di 150 sacerdoti, poi del Cardinal Bacci, di due Vescovi e 400 sacerdoti. Insieme a Padre Barbara organizzò i “pellegrinaggi romani” nei primi anni ’70 per la difesa della Liturgia tradizionale della Chiesa; nel 1977 fu tra gli organizzatori dell’occupazione della chiesa di St Nicolas du Chardonnet a Parigi. Pur celebrando “non una cum”, scelse purtroppo di seguire Mons. Lefebvre: tutte le sue iniziative furono così assorbite e spente dalla FSSPX. Morì il 21 agosto 1994.
    Padre Noël Barbara. Di origine pied-noir, nacque il 25 dicembre 1910. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1938 in Algeria per la diocesi di Constantine. Di carattere combattivo e franco, dopo la guerra entrò nei padri CPCR a Chabeuil (i Cooperatori Parrocchiali di Cristo-Re fondati da Padre Vallet) per dedicarsi interamente alla predicazione degli Esercizi di s. Ignazio. Dopo il Concilio Vaticano II fondò l’associazione Forts dans la foi che pubblicava l’omonima rivista di catechesi. Nel 1971, pubblicò un articolo: Assister à la Messe di Padre Guérard des Lauriers nel quale si dichiarava pubblicamente che non era lecito assistere alla “nuova messa”. Organizzò con don Coache, Padre Saenz e l’associazione Civiltà Cristiana i « pellegrinaggi romani » di Pentecoste nel 1970, 1971 et 1973, durante i quali fece fare ai pellegrini un giuramento di fedeltà alla Messa di s. Pio V. In quelle stesse occasioni organizzò, sempre con don Coache, delle veglie di preghiera in Piazza San Pietro. Nel 1980 si consumò la rottura con la Fraternità S. Pio X di Mons. Lefebvre, a causa delle sue posizioni sedevacantiste, che davano fastidio all’ala liberale della Fraternità, e la sua rivista fu vietata a Ecône. Dopo averla a lungo osteggiata nel 1991 aderì alla Tesi di Cassiciacum di Padre Guérard des Lauriers e cominciò una stretta collaborazione con l’Istituto Mater Boni Consilii, che portò anche la presenza di nostri sacerdoti a Tours dal 1996 al 2001. P. Barbarà morì a Tours il 10 ottobre 2002.
    Padre Georges Vinson. Nato nel 1915 entrò in seminario nel 1931. Conobbe Padre Vallet, e nel 1938 entrò nei CPCR; durante la guerra fu prigioniero dei Tedeschi come seminarista insieme a Padre Barbara. Fu ordinato a Pasqua del 1946. Fu nominato superiore in Uruguay, poi nel 1954 fu in Argentina dove fondò la casa “Nostra Signora di Fatima” a Rosario per la predicazione degli Esercizi spirituali. Ritornò in Europa nel ‘59. A causa del clima difficile e dell’opposizione dei vescovi francesi ai CPCR, nel 1963 lasciò la congregazione. Nel 1969 fu tra i primi ad opporsi al Novus Ordo Missæ con gli scritti e con le opere celebrando la Messa dappertutto e collaborando alla fondazione di scuole cattoliche, e prese posizione con l’opuscolo La nouvelle Messe et la conscience catholique (28/11/1971), pubblicato con una prefazione di P. Guérard. Fondò il bimestrale Simple Lettre, la congregazione delle Suore di Cristo-Re e la scuola per le ragazze alla Maison Saint-Joseph. Negli ultimi anni della sua vita, cambiò posizione nei confronti delle Consacrazioni episcopali senza mandato e si avvicino all’Istituto Mater Boni Consilii. Morì l’8 luglio 1999 attorniato dalle sue religiose alla Maison Saint-Joseph.
    In Piemonte: Mons. Attilio Vaudagnotti. Nato nel 1889 e morto nel 1982. Laureato in Teologia nel 1912 insegnò a lungo alla facoltà teologica presso il seminario di Torino, fu Canonico del Capitolo metropolitano e apprezzato pubblicista e polemista scrivendo pregevoli articoli, e anche poesie, su Il nostro tempo e diresse in seguito L’amanuense della ss. Trinità. Dopo il Concilio fu lui che tenne alta la fiamma della Messa di s. Pio V a Torino, celebrando sempre nella chiesa della Confraternita della ss. Trinità in via Garibaldi fino alla sua morte avvenuta dopo oltre sessant’anni di sacerdozio. Il suo ricordo è sempre vivo nel cuore dei cattolici torinesi che grazie a lui sono rimasti fedeli alla s. Messa di sempre. Oltre a Mons. Vaudagnotti, a Torino rimasero fedeli Padre Oddone, oratoriano, e tre salesiani: don Camillo Verri e don Franco Amerio a Valsalice, e don Giuseppe Pace a Valdocco († 2000) che scrisse anche su Vigilia romana, La Quercia, Notizie, Chiesa viva e, nei suoi primi anni, su Sodalitium; a Revigliasco d’Asti, il parroco don Luigi Siccardi; a Pourrieres in diocesi di Pinerolo don Giuseppe Pons, parroco dal 1959 al 1983.
    In Veneto la Messa cattolica fu conservata da due coraggiosi sacerdoti, coadiuvati da un gruppo di laici fedeli di Padre Pio. Don Clemente Bellucco nacque a Palù di Conselve il 2 febbraio 1909, e fu ordinato nel 1931. Fu cooperatore parrocchiale e vicario economo fino al 1951, quando si ritirò a San Pietro di Strà. Fu anche insegnante, latinista, storico dell’arte. Opponendosi al Vaticano II (definito eretico) e al nuovo messale (ritenuto invalido) prese a celebrare pubblicamente la Messa nella chiesa di san Clemente a Padova, fino a che il Vescovo, approfittando di una sua malattia, lo fece internare fino alla morte, avvenuta nel marzo del 1981. Fu così che i suoi fedeli organizzarono la Messa a Venezia, celebrata da don Siro Cisilino. Nato nel 1903 a Pantianicco (Udine), don Siro fu sacerdote cattolico e insigne musicologo. Dopo aver servito come cappellano, vicario e come parroco in diverse località del Friuli, si trasferì a Venezia per lavorare per la Fondazione Cini allo studio e alla trascrizione di manoscritti musicali. Fedele alla sua prima Messa, non volle mai celebrare la Messa in italiano. Don Siro dal 1977 e fino al 1984 celebrò la Messa di s. Pio V a Venezia nella chiesa di S. Simon Piccolo, riaprendola al culto tradizionale. Per questa fedeltà alla liturgia antica dovette subire la persecuzione del card. Albino Luciani (futuro Giovanni Paolo I) che con una lettera del 20/02/1978 proibì “a qualsiasi titolo la celebrazione della messa more antiquo nella chiesa di S. Simeone Piccolo, come in tutto il territorio della diocesi” e lasciava a don Siro “la facoltà di celebrare la santa Messa more antiquo solo in casa propria”. Morì nel 1987 nel suo paese di origine dove si era ritirato.
    Nel resto d’Italia ci furono tanti sacerdoti e religiosi difensori della s. Messa romana; possiamo ricordarne solo alcuni. A Roma furono numerosi i sacerdoti fedeli, tra i quali il teologo francescano Padre Antonio Coccia ofm che celebrava a s. Gerolamo della Carità, i Padri domenicani Domenico Cinelli, Giuseppe Maria Mastrocola e Antonino Silli a Santa Maria Sopra Minerva, Mons. Renato Pozzi, Mons. Domenico Celada che scriveva su Lo Specchio, Mons. Alfonso Tejada a Sant’Eustachio, Mons. D’Amato, Mons. Francesco Spadafora, Don Francesco Putti fondatore della rivista Sì Sì No No. In Toscana, Padre Berni, francescano, che celebrava in Santa Croce, e il parroco di Strada di Vinci, don Primo Lenzini. In Lombardia Padre Pietro Locati missionario del PIME a Lecco deceduto nel 2009 e don Giacomo Falconi parroco di Gaverina, in Sicilia, a Caltanisetta, don Gaetano Cimino. In Sudtirolo ricordiamo don Josef von Zieglauer (1925-2018) parroco di Spinga vicino a Bressanone che mantenne sempre la Messa della sua ordinazione, e che la celebrava “non una cum”, ed il suo predecessore don Engelbert Pedevilla (1912-2001). E quanti altri che abbiamo dimenticato… Nel laicato fedele ricordiamo a noi vicinissime Liliana Balotta di Una Voce Firenze, e Adriana Senni Buratti di Una Voce Modena, e poi altri, seppur alcuni con luci e ombre, come lo scrittore toscano Tito Casini, a Roma Cristina Campo, Elisabeth Gerstner, Gabriella di Momtemayor e Franco Antico, a Padova Giuseppe Pagnossin.
    In Francia. Padre Gustave Delmasure. Originario del nord della Francia, tuttavia, esercitò per molti anni il ministero sacerdotale in Algeria. Ritornato in Francia, divenne pastore di Théoule-sur-Mer, conservando, dopo il Concilio Vaticano II, la Messa della sua ordinazione e fedeltà alla dottrina della Chiesa. Dal 1982, dopo aver lasciato la sua parrocchia, fu a capo della cappella di Notre-Dame-des-Victoires a Cannes e, con grande zelo apostolico, celebrò la Messa anche in altri luoghi della Francia, e aiutò Padre Barbara nel suo ministero a Tours, nell’Unione per la fedeltà, che riuniva diversi sacerdoti “sedevacantisti”. Anche quando era parroco, ha sempre testimoniato apertamente la fede cattolica, respingendo le eresie neo-moderniste rifiutando di essere in comunione con Paolo VI e Giovanni Paolo II. Negli ultimi anni della sua vita, si è avvicinato all’Istituto Mater Boni Consilii, affidando ai suoi sacerdoti la continuazione del suo ministero nella cappella di Cannes. Morì a Cannes l’11 settembre 1996. Tra gli altri sacerdoti francesi fedeli alla Messa di San Pio V, ricordiamo Padre Jean Siegel, sacerdote di Thal-Drulingen in Alsazia, morto il 20/03/2018. Padre Raymond Hubert Petit, nato nel 1909 in Lorena, divenne un fratello dei Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani), frequentò la facoltà di Lille dove conobbe Padre Guerard des Lauriers, che insegnava. Dopo il Concilio, avvertì la crisi anche nel suo ordine religioso ed fu ordinato sacerdote dal vescovo Guérard nel 1984 e celebrò la Santa Messa in Commercy e Bar-le-Duc fino al 1999, anno della sua morte. Anche Padre Jean Saffré fu tra i primi a difendere la Santa Messa e la buona dottrina, restituì al culto la chiesa di St-Maurice a Montauban in Bretagna, fu amico del nostro Istituto e morì il 18 marzo 2001. Sempre in Bretagna, padre Joseph Vérité (1919-2010). A Faverney, padre Pierre Verrier (13 ottobre 1922-7 giugno 2011), fondatore della comunità benedettina N.-D. da Betlemme. In Argentina, tutti ricordano il Padre Hervé Le Lay, nato a Concarneau, in Bretagna, il 25 ottobre 1913, ordinato negli Spiritani nel 1946 e morto il 18 aprile 1982 in Argentina, dove è stato parroco di Tala, diocesi di Salta , dal 1957 al 1974, quando fu espulso dai modernisti e iniziò la celebrazione della Messa a Cordoba e a Alta Gracia. In Belgio, ricordiamo padre Valery Stuy ver (1916-1995), parroco di Vlassenbroek fino al 1983 e zio del vescovo Stuy ver che lo ha diretto verso la vocazione sacerdotale. Nella seconda metà degli anni ’70, spaccò il tavolo nella chiesa per celebrare la messa di San Pio V all’altare. Pubblicò studi sul “N.O.M.” che chiamò “De breukmis”, che significa “il N.O.M è in rottura con la Messa”. Dopo le sue dimissioni, ha celebrato ad Anversa, Dendermonde e Zele. Sempre in Belgio ricordiamo padre Paul Schoonbroodt, parroco di Steffeshausen, che rifiutò il nuovo rito e costruì nel suo paese con l’aiuto dei suoi fedeli, una chiesa dove celebrò il rito tridentino “non una cum”. Partigiano del sedevacantismo, su consiglio di padre Barbara, predicò più volte gli Esercizi ai sacerdoti di Verrua. Morì nel 2012 per un incidente d’auto.»
    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    fonte – La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/w...20_o-copia.jpg








    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/calendario...a-nuova-messa/
    «Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa
    Il 30 novembre 1969 fu la data fatale in cui il modernismo osò rinnegare il Santo Sacrificio della Messa. L’omaggio del calendario di Sodalitium va a tutti quei sacerdoti e quei fedeli che si batterono per la Messa Romana: a noi, adesso, di continuare e portare a compimento la loro battaglia, senza stancarci mai.


    Editoriale

    “Cattolici,
    Domenica 30 novembre 1969 è un giorno di lutto per ogni cattolico fedele alle tradizioni che hanno fatto grande e gloriosa la Chiesa, dandole splendore di tesori spirituali e di cultura che restano, ad onta del tempo e degli uomini, monumenti immortali. Quasi ad epilogo di una serie di sconvolgimenti sicuramente dannosi, ora si tocca, si muta e si inquina la stessa cristallina purezza della Santa Messa (…).
    Cattolici, sappiate mantenere integra la vostra Fede e la Dottrina tramandata dai Padri, unica garanzia nell’ora presente così incerta, crepuscolare ed equivoca, frequentando solo sacerdoti dottrinalmente sicuri ed assistendo esclusivamente a Sante Messe celebrate secondo l’antico Messale di San Pio V”.

    Così iniziava e terminava un volantino, che ho sotto gli occhi, diffuso a Roma cinquant’anni fa – in occasione dell’introduzione del nuovo messale ecumenico – da un gruppo di cattolici che – non senza senso dell’umorismo – si firmava col nome di “Gaudium et spes”.
    Pochi giorni prima di quella data fatale, il 1 ottobre, Padre Guérard des Lauriers, domenicano, allora docente alla Pontificia Università Lateranense, scriveva a Dom Gérard, facendo allusione al “Breve Esame critico del Novus Ordo Missæ”: “La ‘nuova messa’ – che non è più la Messa – resta per me – e per altri – uno scandalo violento. Stiamo per agire, portando a termine l’azione già iniziata da sei mesi. Umanamente, la credo inutile, ma lo faccio al contempo per amore e per dovere. Non si può non fare tutto il possibile per impedire un così gran male (…) Il rinnegamento del sacrificio ci deve mettere in stato di sacrificio”.
    Lutero e Calvino erano riusciti a sopprimere il Sacrificio della Messa e a distruggere gli altari, in gran parte della Cristianità. A Gorcum, in Olanda, 19 religiosi cattolici furono impiccati dai calvinisti nel fienile di un monastero diroccato perché rifiutavano di rinnegare la fede cattolica nel primato del Papa, nella Presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e nel Sacrificio della Messa; uno di essi era così vecchio e malandato da fare pietà, ma i carnefici dissero che aveva ancora abbastanza testa per dire la Messa, e questo bastò perché subisse il destino degli altri. Ma la Messa che non venne più celebrata in tante contrade di Europa, fu offerta ancora, e con quanto amore, in tante altre, e persino nelle lontane terre del Nuovo Mondo: in ogni luogo sarà offerta al mio nome un’oblazione pura (cf Malachia 1, 11).
    I modernisti sono riusciti a fare quello che non riuscì ai protestanti, loro padri nell’eresia, spegnendo la Fede, il Sacrificio, il Sacerdozio, e la divina Presenza eucaristica quasi ovunque; e a 50 anni dall’imposizione della ‘nuova messa’, rito programmaticamente ecumenico, se ne vedono gli effetti in tante chiese vuote e desolate, messe in vendita o abbattute.
    Dio non ci ha però abbandonati. Chi non ha vissuto quei tempi, forse non si rende conto di quello che fu, ed ancora deve essere, l’amore di tanti cattolici per la Messa proprio nel momento in cui ne venivano privati. La reazione al ‘nuovo messale’ sorse spontanea in tutto il mondo, fenomeno veramente cattolico ovvero universale; il nostro calendario privilegia quanti difesero la Messa Romana in Italia ed in Francia, ma ovunque si levarono sacerdoti e fedeli disposti a ogni sacrificio perché la Messa potesse continuare. Non dimentichiamo quei sacerdoti che furono disposti a rinunciare alla loro parrocchia, quelle famiglie che ogni domenica percorrevano centinaia e centinaia di chilometri per avere la Messa, quelli che ogni domenica dovevano trasformare un locale profano in una chiesa per permettere la celebrazione della Messa, e poi rimettere ogni cosa come prima, a volte senza sapere il sabato se ci sarebbe stato un sacerdote il giorno dopo, quelli che aprivano le loro case ai sacerdoti e ai fedeli per la celebrazione del Sacrificio. Ancor oggi, spesso, è ancora così, per chi non vuole, perché non può, nominare al canone della Messa il nome di colui che occupa la Sede di Pietro senza esserne il vero Successore. Ma dopo 50 anni possiamo dire che no, il demonio non è riuscito neppure questa volta a far cessare del tutto quello che più teme: la celebrazione del Sacrificio della Messa, rinnovamento incruento di quello del Calvario.
    Oggi come allora, e giorno dopo giorno, dobbiamo essere in ‘stato di sacrificio’, uniti al Sacrificio di Cristo: perché sia offerto a Dio quell’atto supremo di adorazione che gli è dovuto, e perché i troppi peccati degli uomini siano espiati, e Dio ci sia nuovamente propizio, ed esaudisca le nostre preghiere. L’omaggio del calendario di Sodalitium va a tutti quei sacerdoti e quei fedeli, quelli che abbiamo ricordato e quelli che abbiamo dimenticato, che 50 anni fa si batterono per la Messa Romana: a noi, adesso, di continuare e portare a compimento la loro battaglia, senza stancarci mai.»


    http://www.sodalitium.biz/wp-content...MBC2018cop.jpg








    https://forum.termometropolitico.it/...ml#post9310279
    http://www.cristinacampo.it/public/v...no%201974).pdf
    «Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 116/07 del 16 dicembre 2006, Sant’Eusebio
    Per la Messa Romana contro il rito di Paolo VI
    Pubblichiamo un articolo apparso nel 1974 sulla rivista Vigilia Romana contro il rito di Paolo VI. L’articolo, firmato con lo pseudonimo di Michäel, è attribuito a Cristina Campo.
    Sulla controversa figura della scrittrice rimandiamo al libro di don Francesco Ricossa: Cristina Campo o l’ambiguità della Tradizione (Centro Librario Sodalitium, Verrua 2005, Sodalitium - Sito ufficiale dell'Istituto Mater Boni Consilii)

    Il vaso di Pandora, di Michäel
    “Primavera pentecostale” e riforma liturgica
    In una certa nazione, già di intensa vita cattolica, in questi ultimi cinque anni i cattolici praticanti, clero e religiosi compresi, si sono ridotti del 70%. I vescovi si radunarono per cercare le cause di detta epidemia, e non riuscirono a trovarle; ma suggerirono ai parroci ed ai superiori religiosi di farsi, ciascuno per conto proprio, un programma di emergenza; e poi sciolsero l’adunanza: il loro dovere, loro lo avevano fatto; anzi ci fu tra loro qualcuno che non vide nulla di male in tutto ciò, ma solo l’esito di un soffio pentecostale postconciliare dello Spirito Santo, che purifica la sua aia, spirando ora in un senso ed ora in un altro.
    Quanto avviene in quella nazione, sta avvenendo in tutte le nazioni cattoliche, ove con minore, ove con maggiore virulenza: nessuna ne è immune. Quello che avviene nelle diocesi, sta avvenendo anche negli istituti religiosi, fatta eccezione solo per quelli che non si aggiornarono; che soddisfatti delle loro antiche regole, e persuasi che per conservare lo spirito delle origini, bisognava non buttar via le pratiche delle origini, non cedettero alle pressioni di conversione radicale, esercitate su di loro anche dalle più autorevoli autorità della Chiesa postconciliare. Tutti gli altri istituti religiosi sono come torrenti che, più o meno tumultuosamente, più o meno clamorosamente, precipitano verso il mare, lasciandosi a monte l’alveo secco.
    Tuttavia anche sugli istituti religiosi, restati immuni da quella mania suicida, chiamata aggiornamento, è calato il fendente della riforma liturgica; così che se detta riforma non verrà a sua volta, e quanto prima, riformata, anche detti istituti religiosi morranno dissanguati irremissibilmente.
    Detta riforma liturgica è infatti la causa agente principale dell’ “autodemolizione della Chiesa”, cioè, per dirla con frasi sinonimiche postconciliari, di questa “primavera pentecostale”, o “irruzione di satana nella Chiesa di Dio”; riforma liturgica imposta in nome del Concilio; mentre di fatto i Padri conciliari non furono chiamati a esaminarla, e i Padri sinodali bocciarono, bocciando la neo-mini-Messa, presentata loro sotto forma di Missa normativa. Ma la causa agente non viene messa all’opera se non in vista di un fine. A che fine fu costruita pezzo per pezzo la macchina della riforma liturgica, e fu poi messa in movimento?
    Fine non confessato della riforma liturgica
    “Altre pecorelle, a Me affidate, non sono ancora nel Mio ovile. Anche queste vanno ricondotte a Me, affinché ascoltino la Mia voce. Allora ci sarà un solo ovile sotto un solo Pastore.” Bisognava quindi fare un solo ovile, sotto un solo pastore, di tutti gli uomini, innanzi tutto dei cristiani, e in un primo tempo dei cattolici con i protestanti, e in un secondo tempo dei protestanti con gli ortodossi.
    Veramente il Signore aveva indicato la via arcta, e la porta angusta, unica vera per arrivare a detta unità di tutto il gregge: quella della conversione di tutti i non-cattolici alla Chiesa cattolica, apostolica e romana mediante il ripudio di ogni errore, e l’accettazione di tutti i dogmi teologici e morali di detta unica vera Chiesa del Signore. Visto e considerato però che erano pochini quelli che si mettevano per la via indicata dal Signore, si vollero accelerare i tempi, per realizzare trionfalisticamente un’unione di tutti i cristiani nel giro magari di un solo pontificato, bruciando le tappe lungo la via spatiosa e verso la porta lata dell’Ecumenismo; proprio come se il Signore, invece di dire: “Ite et docete...”, avesse detto: “Andate pure, ma non insegnate nulla. Rispettate tutte le fedi, ché in tutte c’è del buono; e riunite tutti nell’attività sociale e nella liturgia ecumenica.”
    Invece di esigere la conversione degli erranti con la predicazione della dottrina cattolica, unica vera, completa, perfetta, e l’abiura dei loro errori, si cominciò a blandirli, a elogiarli, e a dirli in possesso di verità mancanti alla Chiesa cattolica; si affidò ai loro esperti il compito di epurare la liturgia cattolica; di quanto offendeva le loro eresie, al fine di renderla loro accettabile, cioè ecumenica. Fatta così l’union pratica, mistica, nella liturgia comune, confortata dall’unione, il più stretta possibile, anche nelle attività ordinate al progresso, terra-terra, dei popoli, tutti si sarebbero dimenticati delle proprie differenti fedi, del tutto superflue e solo fonte di divisioni, ed ecco fatto in pieno l’unico ovile sotto un unico Pastore, di genti ormai senza più Credo alcuno, e senza nostalgia di non averne.
    Ecco perché si insinuarono nei documenti ecclesiologici e liturgici del concilio Vaticano II quegli incisi, dall’apparenza studiatamente anodina, grazie ai quali si sarebbe messa in cantiere la nave ecumenica, da sostituire alla troppo lenta e incomoda barchetta di San Pietro; e poi vararla, per mezzo della liturgia ecumenica, sostituita a quella costruita lungo i secoli, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, da tutti i Pontefici precedenti l’attuale.
    L’illusione ecumenica, miraggio romantico, alimentato da una dogmatica gnostico-modernistica, fu tanto abbacinante da impedire di vedere che la liturgia ecumenizzata di quanto si sarebbe avvicinata alle posizioni dei Protestanti, di altrettanto si sarebbe allontanata dalle posizioni degli ortodossi. Che forse gli ortodossi non considerano protestanti i cattolici postconciliari e ed ecumenizzati dalla riforma liturgica?
    Fine ad usum Delphini della riforma liturgica
    Varando la riforma liturgica si ammise che la medesima avrebbe fatto piazza pulita di tanti tesori tradizionali, di valore inestimabile, e via dicendo; ma non si aggiunse: “difesi con la più estrema decisione da tutti i Pontefici fino a Giovanni XXIII compreso”; si disse invece che di fronte al fine cui mirava la riforma liturgica, a conti fatti, era d’uopo sacrificarle detti tesori. Qual’era detto fine? Venne dichiarato e proclamato: affinché il popolo capisse! Finalmente grazie alla riforma liturgica il popolo avrebbe capito la liturgia; poiché fino allora la liturgia era rimasta incomprensibile, dietro a un diaframma impenetrabile, e la Santa Chiesa di Dio fino allora era rimasta una maestra incapace di farsi capire, e incapace di capire che non riusciva a farsi capire. Sembrò addirittura che detta liturgia, prereformation, per dirla all’anglicana, celebrata al di là di quel diaframma, fosse stata fino allora per lo meno inutile, se non proprio dannosa. Finalmente, con la riforma, si cominciava a capire, recedevano le tenebre, e sorgeva la luce: non era illuminismo romantico, ma storia ecclesiastica! Posto il dialogo postconciliare con il Popolo di Dio; posto il principio che l’autorità è servizio, e si deve porre in ascolto del Popolo di Dio, per imparare dal medesimo quanto lo Spirito ispira ai fedeli, per intuirne i desideri, per assecondarli; ebbene, posto tutto ciò, si fece la riforma senza interpellare il Popolo di Dio, contro ogni sua aspettativa, e gli si volle far intendere che era stata fatta affinché capisse: mentre era stata fatta ad uso e consumo dei protestanti, con il concorso dei medesimi, sottoposta al nihil obstat degli stessi.
    L’aria per l’anima del cattolico è la sua liturgia. Toglietegli quest’aria, e morirà asfissiato. Ci si poteva attendere una rifioritura del Cattolicesimo, annaffiando le diocesi, le parrocchie, le missioni, gli istituti religiosi anche contemplativi, con i rivoli di una liturgia riformata in senso protestantico?
    Prese “il” calice o prese “questo” calice?
    Nel Canon Missae la formula della consacrazione del vino è preceduta dalla frase “accipiens et hunc (questo) praeclarum calicem”; nella formula corrispondente della neo-mini-Messa si dice semplicemente: “prese il calice”. Perché si è eliminato quell’hunc?
    Quell’hunc identifica il calice, che viene consacrato dal sacerdote, con quello che fu consacrato da Gesù; identifica la Messa con il sacrificio della passione e morte del Signore; ma tutto ciò è negato dai protestanti; quindi quell’hunc andava radiato, e venne radiato. Questa si chiama logica conciliare. Per raccontare quanto compì olim il Signore, per raccontarlo semplicemente, escludendo che si ripeta hic et nunc, nella Messa, basta dire “prese il calice, prese quel calice, prese un calice”; purché non si dica “prese questo calice!”
    Grazie a tanto “lieve” ritocco, la Messa cattolica ha cessato di presentarsi esplicitamente per quel che è, e per quel che deve esplicitamente apparire, Sacrificio numericamente identico a quello della Croce, hic et nunc rinnovantesi sacramentalmente, per ridursi a una commemorazione di un fatto del passato remoto, proprio secondo quello che per i protestanti è dogma, e per cattolici è eresia formalmente anatemizzata.
    Non fu forse codificato nell’introduzione al Neomessale Romano, all’articolo VII, il carattere commemorativo della Messa, e taciuto il suo carattere sacrificale? Poi detto articolo venne rabberciato alla meglio; ma l’edificio costruito in base al progetto primitivo, ed esplicitamente anatemizzato, perché eretico, è rimasto; come è rimasta la primitiva formulazione nella stampa liturgica diffusa tra il Popolo di Dio. Nel Nuovo Messale dei Fedeli francesi, anno 1973, pagine 382-383, si dice fra l’altro che alla Messa “il s’agit simplement, de faire memoire de l’unique sacrifice déjà accompli”. Nel mettere così bellamente sotto i piedi i più solenni atti conciliari e pontifici, si volle impartire ai cattolici una lezione sul rispetto dovuto agli atti dei Concili, ultimo compreso, e dei Pontefici, compreso l’attuale?
    Certo non si volle impartire ai medesimi una lezione di diplomazia machiavellica illuminata dalla psicologia della folla, applicata alla liturgia. Si pensò piuttosto che nessuno se ne sarebbe accorto? Bastava procedere sensim sine sensu, e in mancanza di ragioni logiche e confessabili, fare il dovuto ricorso alla Pressione psicologica, ed anche fisica, mettendo innanzi tutto i sacerdoti, presumibilmente renitenti nell’impossibilità di fare diversamente da quanto imponeva la riforma.
    Si provino, per esempio, a seguire il neo-calendario liturgico cercando di attenersi al Messale Romano cattolico di prima della riforma! Si provino a celebrare Messa, non protestantizzata per qualche fedele, disposto a fare quattro ore di automobile, pur di potervi assistere almeno ogni tanto! Si trovino un altare che non imponga di volgere le terga a quel Dio, al quale si deve offrire il Santo Sacrificio della Messa! Eppure si parla di pluralismo anche nel campo liturgico, pluralismo in forza del quale si fanno danzare gli aborigeni dell’Australia, liturgicamente nudi, davanti al delegato pontificio, e si fanno partecipare pare alla Messa, detta nella loro bella lingua, secondo i riti che servirono loro fino a poco prima per onorare il demonio: pluralismo in forza del quale non si permette però a un sacerdote cattolico di celebrare la Messa della sua ordinazione sacerdotale, quella di sempre, quella di tutti i Santi finora canonizzati né al cattolico di assistervi, se non nelle Catacombe. Evviva gli iconoclasti, che per lo meno, distruggendo le immagini sacre, non dicevano: “Le stiamo restaurando!” e tagliando la testa agli iconoduli, non dicevano: “Pensate come volete, siamo in tempi di pluralismo.”
    Quanti sacerdoti, sia pure deprecanti, per non dire imprecanti, hanno chinato la fronte. Si, hanno chinato la fronte: ma poi nel giro di qualche tempo, si sono sentiti inaridire il cuore; perché la neo-Messa olet Luterum in modo tanto stomachevole, da estinguere ogni forma di adorazione eucaristica, di pietà, di fede nella Santissima Eucarestia. Perché tanti preti se ne vanno? Perché non si sentono più sacerdoti del Sacrificio: pastori, archisinagoghi, presidenti, ma non più sacerdoti! Perché i giovani non chiedono di diventare sacerdoti? Perché per fare i presidenti di un rito ecumenico basta essere pastori o pastoresse, o anche semplici fedeli; e poi non ci tengono: non dice loro niente, nonostante si compia con chitarre, e danze e nacchere e suon di man con elle.
    L’epurazione del Messale
    Perché si è abolito l’Offertorio? Perché aveva un carattere esplicitamente inequivocabile di preconsacrazione sacrificale. Perché dopo la Consacrazione si dichiara che si aspetta la venuta del Signore? Perché se lo si sta aspettando, vuol dire che non è venuto, nonostante la consacrazione; proprio come pensano i protestanti Perché alla doppia recitazione del Confiteor, prima del sacerdote, poi dei fedeli, si è sostituita un’unica recitazione collettiva del neo-mini-Confiteor? Perché fa naufragare il sacerdote nell’assemblea dei fedeli, riducendolo a uno di loro, alla pari con gli altri: tutti sacerdoti allo stesso modo. Non negano forse i protestanti il sacerdozio ministeriale? Poiché Lutero rinnegò il proprio sacerdozio, e fondò una religione prettamente laicale.
    Perché il sempre, semper, che soleva accompagnare la qualifica di vergine, data alla Madonna, si è quasi del tutto volatilizzato? Perché certi protestanti insegnano che Gesù ebbe dei fratelli naturali, e certi altri protestanti insegnano che Gesù fu figlio naturale di Giuseppe: e gli uni e gli altri negano quel semper senza del quale l’appellativo di vergine si può applicare a qualunque donna, e non dice più nulla. Anche per questo gli ortodossi dicono Protestanti i cattolici postconciliari.
    E perché si è fatta sparire la festa della Cattedra di San Pietro a Roma? Perché dispiaceva ai protestanti. Perché fu sconquassato il culto dei Santi, ridotte le feste loro, spostate di data, ridimensionati gli Oremus, ridotte o mistificate le feste della Madonna? Per i protestanti, e per quanti non credono più a tante quisquilie preconciliari, quali: miracoli, digiuni, lunghe preghiere, disprezzo dei beni di quaggiù, vita eterna, famiglie religiose e famiglie di sacre vergini, unità nella vera fede, lotta contro le eresie, erranti da richiamare alla vera fede, chiavi del Regno dei Cieli affidate a san Pietro, meriti di Santi, intercessione dei Santi, anime da salvare, giogo del peccato, difesa delle sacre immagini, richiamo della morte, e via dicendo. Si confrontino le Messe del Missale Romanum con quello del neo-Messale Romano, e se non furono abolite, perché inepurabili si vedrà come sono state epurate inesorabilmente in senso protestantico e modernistico-teilhardiano, il che è ancor peggio.
    Si veda nel neo-Messale le Messe di Cristo Re e quella dell’Evangelizzazione dei Popoli. Questa ricalca l’antica Missa pro fidei propagatione, ma con la colletta epurata della frase et omnes cognoscant te solum Deum verum, et quem misisti, Jesum Christum Dominum Nostrum. Ora ai popoli si deve evangelizzare il progresso! E’ giusto che la nuova lex orandi si adegui alla nuova lex credendi. L’altra, la Messa di Cristo Re, elimina dalla colletta la frase ut cunctae familiae gentium, “peccati vulnere disgregatae”, eius suavissimo subdantur imperio; sostituendola con la frase ut tota creatura, a servitute liberata, tuae maiestati deserviat, ac te sine fine collaudet: prima c’era un peccato da redimere, ora c’è da donare la liberté ai proletari.
    Devastazione nel culto mariano
    Che dire poi della devastazione operata nella liturgia della Madonna? Chi affermò che “la soppressione o diminuzione delle feste di devozione della Madonna farà sì che il popolo cristiano stimi di più e celebri con maggiore onore le feste del Signore nelle quali Gesù è intimamente unito alla Madre sua”? Ah, si? Anche detta soppressione o diminuzione sarebbe stata fatta per incrementare la devozione dei fedeli, affinché il popolo cristiano, venerando di meno la Madonna, onorasse di più Nostro Signore Gesù Cristo? Falso! Fu fatto per i protestanti!
    Ben a ragione si è detto che la devastazione operata nel culto mariano “ha disorientato e continua a disorientare la pietà e mette in questione l’efficacia pastorale della stessa riforma”. Ma bisognava favorire l’unione ecumenica, con i protestanti: questo è il motivo di fondo, spiegazione di tante cose, che diversamente resterebbero inspiegabili.
    Si riscopre satana
    Non fu varato di recente un nuovo rituale del Battesimo, epurato di tanti esorcismi? Non fu abolito di recente l’ordine dell’Esorcista? Le supreme autorità competenti non approvano tutto ciò? Come mai tutto a un tratto reintroducono in scena il demonio, e riaffiora in loro la preoccupazione nei riguardi del demonio, e dichiarano che quanto sta avvenendo nella Chiesa non si spiega se non come opera del demonio? Non si è ancora asciugato l’inchiostro della firma al decreto che abolisce esorcismi ed esorcisti, poiché si ritiene il demonio un fantasma apparso alla mente di Leone XIII, “ingravescentis aetate” ed ecco che d’un tratto si grida l’allarme contro il demonio! Come spiegare questo cambiamento a vista? La ragione c’è, ed è ancora quella: tolto il demonismo, cosa resterebbe di Lutero? Chi ci dimostrerà che non insorse qualche luterano a protestare contro la messa in ombra del demonio, e che per carità ecumenica sia stato in tutta fretta riabilitato?
    Contraddizioni, menzogne e vergogna
    Si presentò la riforma liturgica come una rivoluzione imposta dal Concilio, e inconciliabile con i principi liturgici preconciliari. Poi gli stessi apologeti e fabbricatori della riforma, la presentarono più moderatamente come opera di restauro, cominciata timidamente, su di un qualche particolare, senza sapere bene che cosa si sarebbe trovato sotto le prime incrostazioni; e poi via via, togliendo un’incrostazione dopo l’altra, ha avuto il risultato che tutti sanno. Tutto ciò è menzogna e contraddizione!
    La neo-mini-Messa, non più specificamente cattolica, ma ecumenica, più esattamente semiecumenica, poiché tollerabile per i protestanti, ma scandalosa per gli ortodossi, venne concepita in partenza, e si fissarono i tempi di marcia per farla avanzare totalmente in tutto l’orbe cattolico, sia pure senza avere esaminato in partenza tutte le implicanze di detta operazione, trasportati da un ça ira romanticamente ottimistico; predisponendo tuttavia tutti i mezzi possibili di pressione psicologica e di lavatura del cervello, ben noti agli esperti in umanità, e così raffinati dall’esperienza marxista.
    Si, la neo-Messa ecumenico-luterana, era già virtualmente contenuta in quel primo spostamento di virgola nel Praefatio, nella sostituzione di quella e alla prima i della parola Genitrix, bisognava persuadere che la Messa, ritenuta intangibile, era invece tangibile, per arrivare a sostituirla. Non ci fu chi si rallegrò dell’introduzione del nome di San Giuseppe nel Canone, non intangibile? Perché esisteva già il piano, prima di ritoccarlo, e poi di sostituirlo.
    Si ebbe però vergogna di dire che la riforma della Messa, con annessi e connessi, aveva come scopo di toglierle quel carattere specificamente cattolico, che la rendeva tanto detestabile agli occhi di Lutero; e si disse che la si voleva semplicemente rendere comprensibile al popolo d’oggi giorno, rendendola quale era compresa dal popolo di tanti secoli fa; e tutto ciò fu chiamato ritorno alle origini e aggiornamento: proprio la stessa cosa! Non la si capiva? Bastava spiegarla, bastava tradurla! No, non poteva bastare tradurla, perché la si voleva tradire.
    Si dice che il meglio del Concilio Vaticano II sia la sua dottrina sulla Chiesa e la riforma liturgica. Effettivamente e l’una e l’altra sono strettamente connesse: quella indica la meta, l’Ecumenismo; questa ne determina il mezzo principale, la neoliturgia, non più specificamente cattolica. (…) Bisogna opporsi ad esse, come fecero quei venti e quel torrente straripante di cui parla Nostro Signore Gesù Cristo nella conclusione del discorso della Montagna.
    (Da Vigilia Romana, Anno VI, n. 6, giugno 1974)»





    Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
    Luca, Sursum Corda – Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE - SURSUM CORDA!

 

 

Discussioni Simili

  1. Cristina Campo: il mito della Tradizione
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 40
    Ultimo Messaggio: 11-01-19, 02:54
  2. Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo
    Di Luca nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 11-01-19, 02:39
  3. Cristina Campo, cristiana o pagana?
    Di sideros nel forum Paganesimo e Politeismo
    Risposte: 23
    Ultimo Messaggio: 06-02-07, 18:00
  4. Cristina Campo - Missa Romana e Diario Bizantino
    Di Barsanufio (POL) nel forum Cattolici
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 07-11-06, 03:33
  5. Cristina Campo e il Russicum
    Di Barsanufio (POL) nel forum Chiesa Ortodossa Tradizionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 04-11-06, 23:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226