Un monocolore PD non ha nessuna possibilità di nascere
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La replica di Capezzone: «Si mettano il cuore in pace, gli italiani hanno già scelto»
Letta: «Se il Pdl non riesce a governare
passi la palla al capo dello Stato»
Il vicesegretario del Pd evoca il Quirinale: «La maggioranza sta esplodendo, all'Italia serve un governo»
Letta: «Se il Pdl non riesce a governare passi la palla al capo dello Stato» - Corriere della Sera
La replica di Capezzone: «Si mettano il cuore in pace, gli italiani hanno già scelto»
Letta: «Se il Pdl non riesce a governare
passi la palla al capo dello Stato»
Il vicesegretario del Pd evoca il Quirinale: «La maggioranza sta esplodendo, all'Italia serve un governo»
ROMA - «Se questo esecutivo non è in grado di governare la palla passi al Colle perchè l'Italia in questo momento di crisi economica ha bisogno di essere governata». Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, in una intervista a Sky Tg24, ritiene che la situazione nel centrodestra si stia aggravando al punto da richiedere una soluzione politica diversa, riprendendo di fatto la linea avanzata sabato dal leader dei democratici, Pier Luigi Bersani, che aveva spiegato che «se questa maggioranza non ce la fa si pensi ad altre ipotesi»
«FATTI PER VINCERE, NON PER GOVERNARE» - «Nella maggioranza - sostiene Letta - stanno esplodendo tutte le contraddizioni: dal federalismo, alle intercettazioni, alla difficoltà a gestire la manovra economica con "refusi" sulle pensioni, scontro con gli enti locali e polemiche sulle tredicesime». Secondo Letta «questa maggioranza è fatta per vincere ma non per governare». «Noi siamo rispettosi - precisa il vicesegretario del Pd - del mandato elettorale, ma siamo anche rispettosi della Costituzione e se il governo non è in grado di andare avanti toccherà al capo dello Stato indicare sicuramente le soluzioni giuste». «È sicuro - dice Letta - che in una situazione economica internazionale come quella che il nostro Paese sta vivendo non ci si può più permettere una situazione di "sgoverno"». A questo punto Letta fa l'esempio del «fantomatico interim» di Berlusconi che ha anche il ministro dello Sviluppo economico. «Sono due mesi - protesta Letta - che il governo non ha un ministro dello Sviluppo economico e quel ministero lo stanno smembrando, nulla sta accadendo».
«SI METTANO IL CUORE IN PACE» - Dal fronte del centrodestra arriva immediata la replica di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «Enrico Letta e il Pd possono mettersi il cuore in pace. Gli italiani hanno scelto un premier, un governo, una maggioranza, un programma. Il resto sono chiacchiere, vecchia politica e giochi di palazzo. Evocare ribaltoni e coinvolgere il Capo dello Stato sono due gravi autogol, che rinverdiscono la tradizione autolesionista del Pd».
04 luglio 2010
Caro Fenris, come vedi non è farina del mio sacco, lo scrivono i principali quotidiani...
ma comunque un monocolore PD è un'ipotesi che nemmeno i vertici del PD hanno il coraggio di ventilare. Monocolore sostenuto da chi?
da Fini-Casini e Di Pietro? e chi sono? i re magi??
Ma non avevo dubbi. Tra l'altro, i quotidiani non lo scrivono, lo riferiscono e basta. Chi lo ha scritto (o detto) è letta.
In quanto ai quotidiani, scrivono anche questo:
Da Gramsci a Fini povera sinistra come ti sei ridotta
di Alessandro Sallusti
Pierluigi Bersani, parlando ieri ai quadri del Pd lombardo, ha detto che il governo e la maggioranza fanno ridere e devono andare a casa. Da che pulpito. In Lombardia, solo tre mesi fa alle elezioni regionali i maestrini della sinistra hanno perso ben il 9 per cento dei voti, i comici del centrodestra hanno guadagnato il 3. Ma ovviamente in democrazia i voti non contano. Basta con questa storia che la gente può decidere da chi essere governata. L'elettore è stupido, non capisce. La vera democrazia è quella nella quale governa la sinistra, a prescindere. Ma se proprio proprio questo non è possibile meglio attaccarsi al carro di un ex postfascista (...)
(...) pentito come Gianfranco Fini, quello che solo quattro anni fa voleva cacciare tutti gli immigrati dal Paese a calci nel sedere.
Povero elettore di sinistra, che cosa gli tocca vedere e sentire. Per anni hanno inseguito il sogno di essere guidati da un novello Che Guevara, si ritrovano a dover seguire come cagnolini uno che per i due terzi della vita non ha disdegnato il saluto romano, nel senso di fascista. In attesa di portarlo in trionfo il prossimo 25 aprile, festa della Resistenza, per ora si accontentano di averlo come capo. Esagerato? Non troppo. Ieri sono accaduti due fatti che vanno in questa direzione. Il primo. Il segretario del sindacato dei giornalisti Rai, tale Carlo Verna, è intervenuto sulla polemica innescata dalla sinistra dopo le apparizioni televisive di Berlusconi nei tg di venerdì sera. Ora, che un presidente del Consiglio, di ritorno da due vertici internazionali, non abbia il diritto-dovere di informare gli italiani sugli esiti degli incontri è già un assurdo. Ma Verna si è superato, è andato oltre. E ha detto che un servizio pubblico serio dopo aver sentito Berlusconi avrebbe dovuto concedere lo stesso spazio a... E uno qui si immagina che pronunci i nomi di Bersani, Di Pietro, che ne so, dei lavoratori della Fiat in cassaintegrazione. No, niente di tutto questo. Per il sindacato, subito dopo Berlusconi avrebbe dovuto parlare Gianfranco Fini.
Uno si chiede: a che titolo? Semplice, come vero e unico capo dell'opposizione. Non solo poveri elettori di sinistra, ma a questo punto direi povero Bersani, che neppure in Rai e nel sindacato è considerato degno di ribattere al presidente del Consiglio. Umiliante.
Ma non è finita. Sempre ieri, il capogruppo del Pd alla Camera, Franceschini, ha dichiarato di essere disposto a sostenere e votare gli emendamenti dei finiani al decreto intercettazioni. Non il più grande partito di opposizione che fa una proposta politica e dice di essere disposto, con qualche imbarazzo, a prendersi anche i voti degli ex fascisti. No, l'inverso, è il Pd che si mette nelle mani di Bocchino e Granata, due che sono venuti grandi convinti che il Duce fece bene ad arrestare e far morire in carcere Antonio Gramsci, fondatore del Pci. Poveri elettori di sinistra, povero Bersani, ma direi anche povero Gramsci, che ha sacrificato la vita per questa manica, lo diciamo alla Tremonti, di compagni cialtroni.
Da tutto questo si evincono due cose. La prima è che nella sinistra c'è qualche problema che non trova soluzione. La seconda è che nel Pdl c'è un’urgenza non più rinviabile. E cioè liberare Fini dall'imbarazzo di essere contemporaneamente cofondatore del Pdl e capo dell'opposizione. Come? Cacciandolo, pardon, consegnandolo ai nemici con tanto di fiocco e lettera di accompagnamento: maneggiare con cura, è pericoloso.