Intervista a Franco G. Freda a cura della redazione de La ventinovesima (Febbraio 2016)
1.Cosa ne pensa del ceto colto italiano?
Se ci fosse ancora Mussolini sarebbero i mussoliniani più fervidi (e io, forse, sui monti…). Invece, nel pantano di oggi, sono al servizio del democratismo più cieco e stanno facendo dei danni spaventosi, incalcolabili, perché le masse vanno dove le si guida. In mezzo a elogi continui dell’informe, dell’insolenza, della bassezza, come volete che finisca l’Italia?
2.Esiste una cultura o letteratura alto-borghese?
Esiste qualche buon romanzo, perfino qualche romanzo quasi ottimo. Ma il punto di vista degli autori attuali è sempre, tendenzialmente, piccolo-borghese; pagine zuppe di un sentimentalismo assurdo, inesistente nella realtà, con personaggi-cliché privi di statura, ma perfino di seduzione. Miserie per accontentabili. Niente di ‘alto’– nemmeno alto-borghese.
3.È persuaso della funzione risolutiva della classe operaia?
L’operaio moderno si perde davanti alla tastiera che non c’è di uno smartphone e mette via i sudati quattrini per farsi una settimana a Dubai. Disimpegnato. Di più: disinnescato.
4.La globalizzazione, più che un processo storico, è un gigantesco processo di omogeneizzazione economico-sociale?
Certo. Il capitale – anche quello inventato dalla finanza – si è comprato tutto e (quasi) tutti.
5.Il suo senso di solitudine intellettuale, perché?
Per un bisogno di sincerità il più possibile assoluta. Oggi la società è un reticolo asfissiante di compromessi e ipocrisie.
6.Hanno teorizzato che non c’è più il “senso della storia”, lei cosa ne dice?
E’vero: fluttuiamo nel non-senso. Il mondo sembra un quadro surrealista. Se non ci fosse il firmamento delle idee (e “la luce di certi occhi”), saremmo così vani da precipitare nello spazio come il fanciullo della poesia pascoliana ‘La vertigine’, ma senza né endecasillabi né settenari a farci da paracadute.
7.L’intellettualismo nasce con il capitalismo?
Uomini che si dedicavano al pensiero ci sono sempre stati, dai tempi della statuetta del pensatore cicladico, e prima ancora. Ma scarsi come i venduti di oggi mai.
8.Chi sono gli intellettuali? Cosa indichiamo con questa parola?
Quelli che, per citare Nicolàs Gòmez Dàvila, “quando muoiono vanno al limbo”.
9.Marx e Nietzsche, l’uno critico-storico-analista della società capitalistico-borghese, l’altro interprete-analista delle forme di vita e di esistenza capitalistico-borghesi. Cosa ne pensa?
La differenza è che uno ci parla con il timbro del risentito e uno con quello, superbo, del signore.
10.Togliatti colse l’originalità del pensiero gramsciano, così diverso dalla rozza ripetitività del marxismo staliniano. Cosa ne pensa?
Stalin fece bene a ricordare che a volte il politico deve togliersi i guanti di seta. Però quanta grevità nella sua URSS! Ovvio che chi cercava consensi (o adescamenti?) si sia buttato su Gramsci.
11.La filosofia assicura la felicità?
Non è mai stato così. La filosofia sincera comporta l’infelicità di chi la coltivi come autore, e quella insincera (Vattimo, Cacciari, Giorello, Ferraris e compagnia) l’infelicità di chi la avvicini da lettore.
12.Il disprezzo della morte. Cosa ne pensa?
Preferisco il “pazzo morire” dei samurai.
13.Utilità della morale. Cosa ne pensa?
Effettivamente,sì, la morale serve come mandriano del popolo. Ma chi ha una sua forma non sa che farsene di quello che è precettistica.
14.La percezione del bene. Cosa ne pensa?
Di chi lo predica o di chi lo pratica?
15.Cosa ne pensa del “Rinascimento” italiano?
Sono d’accordo con il Nietzsche de ‘L’anticristiano’. Viva Cesare Borgia Papa!
16.Quanto Seneca c’è nella sua formazione politica, in particolare riferito al valore dell’esempio? Penso alla sua Lettera a un commilitone, che è analoga a una lettera a Lucilio.
Della Romanità, un autore sopra tutti: l’imperatore Giuliano il Grande.
17.Quale pensa sarà la conseguenza a lungo termine di questa immigrazione incontrollata? Determinerà una «semplice»accelerazione alla bastardizzazione già in atto nell’Europa, o una vera e propria invasione di popolo islamica?
Ci siamo infrolliti e qualcuno avrà campo libero per venire a farcene vergognare. Anzi, no: a questo punto di infrollimento non proveremo più vergogna.
18.Può chiarire il concetto di abolizione della proprietà privata (che esprime nella Disintegrazione del sistema), dal punto di vista pratico e operativo?
Per liberarci del sistema di convenienze (e compiacenze) fondato sulla mercatura quello può essere un espediente: il comunismo castrense (che significa che il generale deve mettersi in fila con il gavettino come il soldato semplice). Dopo, rinsaldati gli animi, si formuleranno “contratti sociali” meno scabri.
19.Può chiarire il concetto di scuola che non deve avere approccio intellettualistico ma avere solo (e non «anche») lo scopo puro di avviamento al lavoro, esposto nella Disintegrazione del sistema?
Le pare seria una scuola che vive in uno stato di autismo, tutta fremiti pseudo-morali e completamente incapace di avviare alla vita pratica i moltissimi che delle chiacchiere se ne infischiano? Meglio andare a piantare alberi o ad arginare i fiumi, piuttosto.
20.In quale epoca storica avrebbe voluto nascere? Perché?
Di nuovo questa. Il nostro dovere è il nostro piacere.
21.Cosa pensa accadrà in questa Italia in decadimento, tra americanizzazione, buonismo cattocomunista e generazioni di giovani cloroformizzati da droghe e tecnologie digitali?
Prima o dopo – già l’ho detto – arriva il castigamatti. Con la barba scura o gli occhi a mandorla. O, più probabilmente, con la barba scura ‘e’ gli occhi a mandorla.
22.Noi crediamo che il M.S.I., in quanto postosi “al di fuori” di uno Stato etico, e in quanto filoamericano, sia stato un partito antifascista. Qual è il suo pensiero?
Non dobbiamo farci prendere dal risentimento. Il MSI spesso non è stato all’altezza di rappresentare il Fascismo, ma non lo possiamo definire antifascista. Sennò come dovremmo chiamare gli altri?Quelli che ci hanno uccisi, sbattuti in galera, deformati,cancellati?
23.Mussolini è stato giustiziato da un commando inglese. Questa realtà in Italia è stata asserita e scritta in modo chiaro solo da Giorgio Pisanò. Lei crede che l’Inghilterra, trascorsi i 100 anni, lo affermerà al mondo?
Data la nullità dell’Italia postbellica, l’Inghilterra può permettersi il lusso di non pensarci proprio. In ogni caso, vige sempre l’imprecazione di Appelius: Dio stramaledica gli inglesi!
24.L’avvocato Silvio Bonazza sosteneva che Gramsci, se fosse sopravvissuto ancora un po’, avrebbe compreso le nostre ragioni e sarebbe stato dalla nostra parte. Cosa ne pensa?
Il problema di molti comunisti è l’ossessione per l’economia. Si attaccano allo spicciolo, lo girano, lo voltano, lo mettono in piena luce, poi in penombra. Fissi, maniacali. La grandezza del Fascismo èstata massima, invece, proprio nel dimostrare che lo spicciolo resta spicciolo, e la volontà di un uomo superiore può travolgere il libro mastro di una nazione e andare oltre, superbamente oltre. Quello è il miracolo del Fascismo, così straordinario che ci permette di continuare ad ammirarlo nonostante la marea di errori e vizi che il suo situarsi nella storia ha comportato.




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