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Discussione: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

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    Predefinito Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    Il caso Spotlight, la Chiesa e la pedofilia | Tempi.it

    Il caso Spotlight ha vinto il premio Oscar come miglior film dell’anno. Al momento di ritirare la prestigiosa statuetta, il produttore cinematografico Michael Sugar si è sentito in dovere di rivolgersi così al Vaticano: «Questo film ha dato voce ai sopravvissuti, e l’Oscar amplifica questa voce. Speriamo diventi un coro, capace di risuonare fino al Vaticano. Papa Francesco, è venuto il tempo di proteggere i bambini e restaurare la fede».
    PRETI PEDOFILI. Quello dei preti pedofili è un vero scandalo ed è per questo che Benedetto XVI prima, e papa Francesco adesso, hanno messo in campo sforzi senza precedenti per evitare che i crimini vengano coperti, punire i colpevoli e impedire che nuovi abusi si verifichino. In più, entrambi hanno denunciato le colpe dei sacerdoti e chiesto perdono (basta leggere le ultime dichiarazioni del cardinale George Pell), alle vittime e non solo, per gli errori commessi. Detto questo, l’appello di Sugar è davvero fuori luogo e forse è il caso di ricordare al premuroso produttore che il Vaticano ha fatto più di qualunque Stato al mondo per contrastare il fenomeno.
    PRETI SANZIONATI. Negli ultimi 10 anni oltre 3.000 preti sono stati sanzionati: più di 850 sacerdoti sono stati sospesi a divinis, cioè ridotti allo stato laicale, altri 2.572 hanno subìto pene minori come il ritiro perpetuo a vita di penitenza e preghiera. Solo nel 2013, 43 chierici sono stati laicizzati e ad altri 358 sono state inflitte sanzioni. Benedetto XVI è stato il primo Papa nella storia della Chiesa a incontrare vittime di abusi (in America, Australia, Germania, Regno Unito, Malta) e nel 2010 ha varato le modifiche alle “Normae de gravioribus delictis” dello Stato vaticano, portando la prescrizione del reato di pedofilia da dieci a vent’anni, a partire dal compimento della maggiore età della vittima. Attualmente, non esiste nessuno Stato al mondo con leggi così severe nei confronti della pedofilia. Anche per chi scarica materiale pornografico sono state introdotte pene severissime, che non hanno pari in alcuna legislazione statale al mondo. Nel 2011, inoltre, è stata inviata una circolare della Congregazione per la dottrina della fede a tutte le diocesi per aiutarle a dotarsi di linee guida nel trattamento degli abusi sui minori.
    «TOLLERANZA ZERO». Come dichiarato nel 2014 anche dall’ex osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, monsignor Silvano Maria Tomasi, «guardando alla Chiesa, non si può rimanere fossilizzati sul suo passato. L’evoluzione avvenuta con la promulgazione di nuove leggi, di istruzioni ai vescovi del mondo, l’attenzione data alle vittime e simili prese di posizione mostrano chiaramente che una nuova cultura di tolleranza zero verso gli abusi sui minorenni è entrata in vigore».
    LE PAROLE DI FRANCESCO. Il produttore de Il caso Spotlight è uno di coloro che sono evidentemente rimasti fossilizzati sul passato. Anche per quanto riguarda il suo richiamo a papa Francesco. L’attuale pontefice l’anno scorso ha dichiarato che quando un prete abusa di un bambino è come se «facesse una messa nera» e che «non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Più volte ha incontrato le vittime senza nascondere che «mi vergogno per gli abusi dei preti, anche Dio piange».
    COMMISSIONE E TRIBUNALE. Il Papa però non si è limitato alle dichiarazioni e nel giugno del 2015 ha stabilito che “l’abuso d’ufficio episcopale”, quello ad esempio di chi copre denunce di abusi da parte di ecclesiastici, è un reato canonico. Inoltre, ha istituito un tribunale ad hoc per i reati di pedofilia, come richiesto dal cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Commissione per la tutela dei minori istituita proprio da Francesco.
    IL “CAVALLO” SUGAR. Il signor Sugar è a conoscenza dei passi che sono stati fatti? Il signor Sugar sa che secondo le statistiche le istituzioni cattoliche restano il luogo «più sicuro al mondo» per un minore, come dettagliato nel libro Pedofilia. Un battaglia che la Chiesa sta vincendo, che riprende i dati del John Jay College di New York, uno dei più importanti centri di criminologia al mondo, e della City University of New York, tempio del politicamente corretto? Forse non lo sa, oppure finge di non saperlo.
    In entrambi i casi, anche per il produttore hollywoodiano vale la metafora del monsignor Tomasi: «Tra le professioni, il clero cattolico ha la più bassa percentuale dei soggetti che perpetrano abusi su minorenni. Inoltre, nessun’altra organizzazione o istituzione ha fatto tanto quanto la Chiesa [contro gli abusi]. Si può portare il cavallo all’abbeveratoio ma non si può forzarlo a bere».


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    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    Il caso Spotlight, la Chiesa e la pedofilia | Tempi.it

    Il caso Spotlight ha vinto il premio Oscar come miglior film dell’anno. Al momento di ritirare la prestigiosa statuetta, il produttore cinematografico Michael Sugar si è sentito in dovere di rivolgersi così al Vaticano: «Questo film ha dato voce ai sopravvissuti, e l’Oscar amplifica questa voce. Speriamo diventi un coro, capace di risuonare fino al Vaticano. Papa Francesco, è venuto il tempo di proteggere i bambini e restaurare la fede».
    PRETI PEDOFILI. Quello dei preti pedofili è un vero scandalo ed è per questo che Benedetto XVI prima, e papa Francesco adesso, hanno messo in campo sforzi senza precedenti per evitare che i crimini vengano coperti, punire i colpevoli e impedire che nuovi abusi si verifichino. In più, entrambi hanno denunciato le colpe dei sacerdoti e chiesto perdono (basta leggere le ultime dichiarazioni del cardinale George Pell), alle vittime e non solo, per gli errori commessi. Detto questo, l’appello di Sugar è davvero fuori luogo e forse è il caso di ricordare al premuroso produttore che il Vaticano ha fatto più di qualunque Stato al mondo per contrastare il fenomeno.
    PRETI SANZIONATI. Negli ultimi 10 anni oltre 3.000 preti sono stati sanzionati: più di 850 sacerdoti sono stati sospesi a divinis, cioè ridotti allo stato laicale, altri 2.572 hanno subìto pene minori come il ritiro perpetuo a vita di penitenza e preghiera. Solo nel 2013, 43 chierici sono stati laicizzati e ad altri 358 sono state inflitte sanzioni. Benedetto XVI è stato il primo Papa nella storia della Chiesa a incontrare vittime di abusi (in America, Australia, Germania, Regno Unito, Malta) e nel 2010 ha varato le modifiche alle “Normae de gravioribus delictis” dello Stato vaticano, portando la prescrizione del reato di pedofilia da dieci a vent’anni, a partire dal compimento della maggiore età della vittima. Attualmente, non esiste nessuno Stato al mondo con leggi così severe nei confronti della pedofilia. Anche per chi scarica materiale pornografico sono state introdotte pene severissime, che non hanno pari in alcuna legislazione statale al mondo. Nel 2011, inoltre, è stata inviata una circolare della Congregazione per la dottrina della fede a tutte le diocesi per aiutarle a dotarsi di linee guida nel trattamento degli abusi sui minori.
    «TOLLERANZA ZERO». Come dichiarato nel 2014 anche dall’ex osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, monsignor Silvano Maria Tomasi, «guardando alla Chiesa, non si può rimanere fossilizzati sul suo passato. L’evoluzione avvenuta con la promulgazione di nuove leggi, di istruzioni ai vescovi del mondo, l’attenzione data alle vittime e simili prese di posizione mostrano chiaramente che una nuova cultura di tolleranza zero verso gli abusi sui minorenni è entrata in vigore».
    LE PAROLE DI FRANCESCO. Il produttore de Il caso Spotlight è uno di coloro che sono evidentemente rimasti fossilizzati sul passato. Anche per quanto riguarda il suo richiamo a papa Francesco. L’attuale pontefice l’anno scorso ha dichiarato che quando un prete abusa di un bambino è come se «facesse una messa nera» e che «non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». Più volte ha incontrato le vittime senza nascondere che «mi vergogno per gli abusi dei preti, anche Dio piange».
    COMMISSIONE E TRIBUNALE. Il Papa però non si è limitato alle dichiarazioni e nel giugno del 2015 ha stabilito che “l’abuso d’ufficio episcopale”, quello ad esempio di chi copre denunce di abusi da parte di ecclesiastici, è un reato canonico. Inoltre, ha istituito un tribunale ad hoc per i reati di pedofilia, come richiesto dal cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Commissione per la tutela dei minori istituita proprio da Francesco.
    IL “CAVALLO” SUGAR. Il signor Sugar è a conoscenza dei passi che sono stati fatti? Il signor Sugar sa che secondo le statistiche le istituzioni cattoliche restano il luogo «più sicuro al mondo» per un minore, come dettagliato nel libro Pedofilia. Un battaglia che la Chiesa sta vincendo, che riprende i dati del John Jay College di New York, uno dei più importanti centri di criminologia al mondo, e della City University of New York, tempio del politicamente corretto? Forse non lo sa, oppure finge di non saperlo.
    In entrambi i casi, anche per il produttore hollywoodiano vale la metafora del monsignor Tomasi: «Tra le professioni, il clero cattolico ha la più bassa percentuale dei soggetti che perpetrano abusi su minorenni. Inoltre, nessun’altra organizzazione o istituzione ha fatto tanto quanto la Chiesa [contro gli abusi]. Si può portare il cavallo all’abbeveratoio ma non si può forzarlo a bere».


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    Serviva proprio un approfondimento su questo tema, ottimo articolo.
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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    Il caso Spotlight "recensito" da Auerbach | Tempi.it
    Nel tripudio di giochi di parole e calembour semantici escogitati dai vari giornali e critici cinematografici per promuovere al meglio la visione de Il caso Spotlight, nessuno, a quanto pare, ha ritenuto di utilizzare una coincidenza di termini e significati a dir poco prodigiosa, della quale perciò ci permettiamo di approfittare noi.Se è vero infatti che la parola inglese “Spotlight” (il nome del team investigativo del Boston Globe che fece il famoso scoop sui preti pedofili celebrato nel film da Oscar) in italiano si traduce con “riflettore”, e se è altrettanto vero che si tratta di termini molto adatti a costruire titoli e recensioni efficaci, è vero anche che quella stessa parola, “riflettore”, in tedesco “Scheinwerfer”, era già stata usata nel 1946 dal grande filologo Erich Auerbach nel suo capolavoro di critica letteraria Mimesis (edito in Italia da Einaudi) per descrivere una «tecnica propagandistica» il cui «maestro» era niente meno che Voltaire, somma icona degli intellettuali illuministi anticlericali.
    Si tratta appunto della «tecnica del riflettore», spiegata da Auerbach in un brano che è ormai da anni, modestamente, un cavallo di battaglia di Tempi. E che ci permettiamo di riproporre qui ai nostri lettori come una specie di recensione ante litteram de Il caso Spotlight.
    Va precisato soltanto che Auerbach esemplifica il “metodo spotlight” di Voltaire utilizzando «un passo tolto dalla sesta delle Lettere filosofiche, in cui sono raccolte le sue impressioni sull’Inghilterra». Il passo è il seguente: «Entrate nella Borsa di Londra, in questo luogo più rispettabile di molte corti; vi vedete riuniti i deputati di tutte le nazioni per l’utilità degli uomini. Qui il giudeo, il maomettano e il cristiano discutono insieme come se fossero della stessa religione, e non dànno dell’infedele se non a chi fa bancarotta; qui il presbiteriano confida nell’anabattista, e l’anglicano accoglie la promessa del quacquero. Uscendo da queste riunioni pacifiche e libere, gli uni vanno alla sinagoga, gli altri a bere; questo va a farsi battezzare in un grande bacino in nome del Padre, dal Figlio, allo Spirito Santo; l’altro fa tagliare il prepuzio di suo figlio e fa borbottare sul bimbo parole ebraiche che non intende affatto; questi altri vanno nella loro chiesa ad attendervi l’ispirazione divina col cappello sulla testa, e sono contenti tutti».
    Ed ecco il commento del critico letterario tedesco:
    Questo quadro della Borsa di Londra non è scritto proprio con un intento realistico; quello che vi accade l’apprendiamo soltanto in generale. L’intento è invece d’insinuare certi pensieri (…) Non appare il carattere particolare dei giudei o dei quacqueri, il fondamento o la speciale formazione delle loro convinzioni, bensì, e specialmente per i non iniziati, la ridicolaggine del loro cerimoniale religioso. Anche questo costituisce un esempio assai amato dalla tecnica propagandistica che spesso ne fa un uso ancor più rozzo e tendenzioso, così che potremmo chiamarla la tecnica del riflettore.
    Essa consiste in ciò, che di tutto un ampio discorso s’illumina una piccola parte, ma tutto il resto, che servirebbe a spiegarlo e a dare a ciascuna cosa il suo posto, e verrebbe, per così dire, a formare un contrappeso a ciò che è stato messo in risalto, viene lasciato nel buio. In questo modo vien detta apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia tutto è falsato, essendo che la verità è composta di tutta la verità e del giusto rapporto fra le singole parti.
    Specialmente nelle epoche agitate, il pubblico ricasca sempre in questo tranello, e tutti siamo in grado di trarre buon numero d’esempi dal passato più recente. Con ciò il trucco nella maggior parte dei casi è facile da scoprire, ma alla gente, nei momenti di grandi passioni, manca la volontà di farlo. Quando una forma di vita o un gruppo sociale ha fatto il suo tempo o ha anche solamente perduto favore o sopportazione, ogni iniquità scagliatagli contro dalla propaganda è salutata con gioia sadica, anche se la coscienza pubblica la trova veramente per metà iniqua.
    Perfetto anche quest’altro passaggio di Auerbach, sempre concentrato sulla propaganda voltairiana, ma valido anche per questa recensione:
    Prescindendo dall’eccessivo cumulo di disgrazie e dal fatto che in troppi casi non stanno in nessuna intima relazione con le vittime, Voltaire falsifica la realtà anche semplificando oltre misura le cause degli avvenimenti. Le cause dei destini umani che appaiono nei suoi scritti illuministici e realistici sono o avvenimenti naturali o eventi fortuiti o, in quanto le azioni umane possano considerarsi come cause, gli appetiti, la cattiveria e soprattutto la stupidità.
    Egli non considera mai le ragioni storiche delle sorti umane, le convinzioni e le istituzioni umane; e così tanto per la storia degli individui quanto per quella degli Stati, delle religioni e della società umana in generale. Come nel nostro primo esempio della Borsa londinese sono assurdi, stolti, dipendenti dal caso l’anabattismo e il giudaismo e il quacquerismo, parimenti appaiono in Candide le spedizioni militari, le leve, le persecuzioni religiose, le opinioni dei nobili e degli ecclesiastici; ed egli insinua come cosa del tutto naturale che nessun uomo con la testa sul collo possa credere a un ordine intimo dei fatti o a una giustificazione intima delle opinioni.
    Egli insinua pure come cosa naturale e dimostrata che a ognuno possa toccare qualunque sorte purché sia in accordo con le leggi naturali, senza riguardo alcuno alla possibile correlazione fra carattere e destino, e talvolta si compiace di fabbricare concatenazioni di cause che, comprensibili come avvenimenti naturali, sopprimono consapevolmente l’individuo morale e storico. Si legga ad esempio nel capitolo 4 di Candide l’esposizione che fa Pangloss dell’origine della sua sifilide:
    «Voi avete conosciuto Pasquina, la graziosa cameriera della nostra augusta baronessa; fra le sue braccia ho goduto le delizie del paradiso, che hanno prodotto questi tormenti d’inferno da cui mi vedete divorato; lei era infetta, e forse ne è morta. Pasquina aveva ricevuto questo regalo da un francescano dottissimo, che era risalito alla fonte; perché l’aveva avuta da una vecchia contessa, a cui l’aveva data un capitano di cavalleria, che la doveva a una marchesa, che l’aveva avuta da un paggio, che l’aveva ricevuta da un gesuita che, quando era novizio, l’aveva avuta in linea retta da uno dei compagni di Cristoforo Colombo…».
    Una simile esposizione che tien conto esclusivamente delle cause fisiche, e che riguardo al lato morale fa soltanto la satira dei costumi ecclesiastici (anche l’omosessualità!), ma che nello stesso tempo sopprime con allegria sbrigativa tutti i fattori individuali che nei singoli casi avevano originato i rapporti amorosi, insinua una visione precisa del concatenarsi degli avvenimenti, in cui è eliminata tanto la responsabilità dell’uomo singolo per le sue azioni che seguono l’impulso naturale, quanto tutto ciò che dalla sua disposizione particolare e dal suo particolare intimo sviluppo conduce ad azioni determinate.
    Solo di rado Voltaire si spinge così oltre come in questo passo e in genere in Candide. In fondo è un moralista, e negli scritti storici si trovano anche ritratti dove il carattere individuale è posto in chiaro rilievo. Ma egli è sempre portato a semplificare, e la semplificazione avviene in modo che la ragione sana, pratica, illuministica, quale incominciava a formarsi al suo tempo anche col concorso della sua influenza, sia l’unica misura del giudizio e che, delle condizioni sotto le quali si svolge la vita umana, trovino seria considerazione soltanto quelle materiali e naturali. Ciò s’accorda con quell’animo attivo e strenuo che si realizza nell’Illuminismo: la società umana doveva venir liberata dai fardelli che s’opponevano al progresso della religione; questi impacci erano evidentemente le condizioni religiose, politiche ed economiche che si erano costituite storicamente e irrazionalmente e avevano dato luogo a un groviglio intricatissimo. Non sembrava necessario comprenderle e giustificarle, bensì screditarle.


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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
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    E l’Oscar per il miglior film 2016 va a: Il caso Spotlight. C’era da aspettarselo, vista anche l’affluenza straordinaria del pubblico in sala e l’innegabile qualità del lungometraggio. L’attenzione viene riportata a uno dei momenti più duri nella storia recente della Chiesa, quello in cui si scoprì la dimensione del crimine degli abusi sessuali nella diocesi di Boston. E da lì, a cascata, anche in tante altre città americane. Accolto bene dalla critica, anche dalla stampa cattolica, il film è una ricostruzione fedele degli eventi a cavallo fra il 2001 e il 2002. La storia dell’inchiesta giornalistica del Boston Globe che, partendo da un singolo caso sospetto, ha smascherato anche il cardinal Law, colpevole di aver coperto decine di preti colpevoli di abusi sessuali. Ma è una storia imparziale? Sicuramente no. E’ un film a tesi.Nelle recensioni, anche positive, pubblicate sulla stampa cattolica si notano le omissioni del film. Alessandro Zaccuri di Avvenire, ad esempio, constata come, al temine della pellicola, le dimissioni e il trasferimento del cardinal Law vengano descritte come una sorta di “promozione” da parte del Vaticano, mentre non la fu affatto. Leggiamo, prima dei titoli di coda, il lunghissimo elenco degli scandali sessuali nella Chiesa in tutto il mondo, ma nemmeno una parola viene spesa per la politica di “tolleranza zero”, adottata dalla Chiesa statunitense dopo la conferenza di Dallas del 2003. Tantomeno si accenna alle linee guida pubblicate nel 2011 (durante il pontificato di Benedetto XVI) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per aiutare le parrocchie a prevenire e affrontare il problema. Manca il seguito della storia, insomma. Anche di come il cardinal Sean O’Malley, con sensibilità, tenacia e metodo, abbia ricostruito la comunità cattolica di Boston dopo lo shock del 2002.Curiosamente, come constata Luigi Amicone su Tempi, c’è anche un’altra omissione: la percentuale di abusi su minori maschi. In un dialogo buttato lì all’inizio dell’inchiesta, il film ci informa che “maschi e femmine sono entrambi vittime, indifferentemente”. Invece, secondo il rapporto del John Jay College sulla pedofilia nella Chiesa negli Usa, l’81% degli abusi riguarda maschi con maschi. Forse questo dettaglio è stato omesso per non subire l’accusa di omofobia?Più che le omissioni, però, quel che colpisce del film è la volontà esplicita di mostrare la pedofilia come un problema sistemico della Chiesa. Come se fosse la Chiesa stessa, con le sue regole, a facilitarne la diffusione. Ciò è evidente sin dai primi dialoghi con le vittime degli abusi. Come nel caso del sopravvissuto che si stupisce nel vedere ancora un parco giochi per bambini di fronte a una basilica. E' evidente anche l'insistenza con cui il direttore del Globe, Marty Baron, parli di "sistema" da scoperchiare, non solo un caso, una mela marcia, per quanto eclatante sia. Il tema è affrontato in termini scientifici nei dialoghi con lo psicoterapeuta ed ex prete Richard Sipe, vero protagonista del film anche se invisibile (si sente soltanto la sua voce, in lunghe interviste telefoniche). E’ Sipe, infatti, che dà ai giornalisti del Globe la dritta, o meglio la chiave interpretativa, per scoperchiare lo scandalo.Lo psicoterapeuta dice loro che, secondo i suoi calcoli, il 50% dei preti non rispetta il voto di castità. E questo genera “un clima generale di segretezza” nel quale i pedofili sguazzerebbero. Secondo Sipe, i pedofili sono il 6% dei preti, di tutti i preti. I redattori del team d'inchiesta Spotlight trovano 87 casi di sospetti pedofili a Boston, corrispondenti a circa il 6% dei preti della diocesi. Convalidata la tesi dell'analista, i reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer (unica donna del team investigativo), se prima erano già poco praticanti, adesso smettono definitivamente di andare a messa. Morale del film? Che tu sia credente o meno, almeno tieni la Chiesa lontana dalla portata dei bambini.Ma è vero quel che dice Sipe? Nel suo saggio The New Anthi-Catholicism, Philip Jenkins ci informa che lo studio di Sipe sia ampiamente deformato dalla sua area di osservazione. Lo psicoterapeuta, infatti, ha scelto il campione statistico fra sacerdoti già in cura per problemi psichiatrici o psicologici. Il 6% di pedofilia e, in generale, il 50% di violazione del voto di castità sono dunque riferiti a persone con disturbi già gravi, un tipo di popolazione in cui ci si deve attendere una più alta proporzione di problemi comportamentali. Sulla percentuale reale di casi di pedofilia, ha già scritto più volte Massimo Introvigne (a cui rimandiamo qui). Non si parla affatto del 6% dei preti, ma di una media di circa 1 caso all’anno, in tutti gli Stati Uniti, in cui un prete è stato condannato per pedofilia. Né si può affermare che la Chiesa sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia, poiché il 90% degli abusi sono commessi da persone sposate, come dimostrano i dati raccolti da Jenkins.Sicuramente anche un solo caso è uno scandalo e deve far riflettere. E’ giusta la condanna, ma dipingere la Chiesa come un’istituzione corruttrice è un’altra cosa.
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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

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    Prima di andare a vedere il film fresco di primo week-end in tutte le sale cinematografiche italiane, film calorosamente consigliato dai preti – preti preti e preti laici – munitevi della recensione di Giuliano Ferrara e del titolo alla recensione apparso sulla prima pagina del Foglio di giovedì 18 febbraio, che basta e avanza: “Spotlight e la propaganda anticattolica”.Per carità. Noi, come l’amico Giuliano, non vogliamo negare niente dei quindici anni di caccia ai violatori dell’infanzia dentro la Chiesa cattolica. Nessuna giustificazione per la pedofilia e nessuna conciliazione con i pedofili. Però neanche ce la sentiamo di attizzare roghi e aizzare Ku Klux Klan contro la Chiesa cattolica.
    Ecco, una corretta e non propagandistica informazione (anche cinematografica) farebbe bene anche ai monsignori e ai loro estimatori. Tipo il nostro antico conoscente Paolo Rodari, collega molto più illustre di noi. Vaticanista talmente sensibile e talmente immedesimato con la lotta alla tragedia ecclesiale della pedofilia che, visto il film, ha sentito l’estasi di farsi Papa. E di conseguenza, lanciarsi in un tweet di questo petrino tenore: «Se fossi Francesco obbligherei vescovi e cardinali a vederlo». Non pago, il giornalista di Repubblica si è accompagnato al cinema con un vescovo. E mica un vescovo qualsiasi. Proprio uno «che puniva gli abusi» scrive il Rodari in un ennesimo tweet. Et voilà, twitta che ti twitta, bellezza dello spot urbi et orbi per Spotlight «la denuncia salverà la Chiesa, non l’omertà».
    “La denuncia salverà la Chiesa”. Bella frase fatta, coniata alla zecca che fece ricco e famoso il napoletano di Gomorra. Cosa ci vuole a stampare e ripetere tutti i santi giorni, si parli del comune di Roma, della sanità lombarda o del bidet Vaticano, «la denuncia ci salverà»? Perfetto. Tant’è, sono decenni che va di moda lo sport della denuncia che fa ricchi i Saviani e le Iene. Ma Roma, la mazzetta e il bidet sono sempre lì. Dall’epoca in cui l’uomo entrò nella storia e la corruzione pure. Un po’ come dire, la denuncia salverà Abele. E raus, mai più Caino nella storia.
    (E invece: dire che si deve fare quel che si deve fare, nel caso reprimere e punire senza troppo rumore, e che ci vuole però anche un po’ di educazione, che prevenire è meglio che curare, no? No. Tutte queste cose elementari se le sono dimenticate. Per costruire la tela del ragno, gli hastag e i megamegafoni dell’industria delle denuncia. La moltiplicazione dei pani della delazione sociale e dei pesci dell’industria chiacchiere&distintivi).
    Tornando all’affare Spotlight, si capisce che ci dovrebbe essere una spiegazione se, come disse una volta a un giornale cileno (con poco garbo ma anche con un po’ di statistica) il buon cardinal Bertone, la stragrande maggioranza dei casi di pedofilia nella Chiesa cattolica vede come protagonisti sacerdoti a cui non piacciono le donne.
    Può piacere o no, ma questo è un dato e, forse, pure un dato interessante dentro lo “scandalo pedofilia” nella Chiesa. Eppure, questo dato è stato (ed è) totalmente trascurato. Perché? Come mai su questo dato hanno taciuto i giornali del Grande Scandalo e tace adesso anche Spotlight?

    Perché nessun giornalista o regista hollywoodiano ha cercato di dare una spiegazione al rapporto del John Jay College di New York, lo studio più autorevole che esista sul tema pedofilia nella Chiesa cattolica, secondo il quale negli Stati Uniti l’81 per cento delle accuse di abusi su minori rivolte ai sacerdoti riguardano i ragazzini e non le ragazzine? «Parliamo di maschi che abusano di altri maschi» ricorda Massimo Introvigne, direttore di un autorevole centro studi sulla religione e forse tra i maggiori esperti italiani in materia di sociologia della religione. «Anche in Irlanda gli abusi di sacerdoti su ragazzi sono circa il doppio di quelli sulle ragazze».
    L’indignazione internazionale che travolse il povero segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone quando nell’intervista ai cileni fece balenare l’ipotesi che ci fosse un nesso tra omosessualità e pedofilia fu nient’altro che una studiata aggressione per consigliare alla Chiesa cattolica di tenere la bocca ben chiusa sull’argomento. La verità è che se il nesso fatto balenare da Bertone non aveva e non ha alcuna base scientifica, il fatto statistico rimane un fatto. Come dice Introvigne: «Certamente nessuno ha mai sostenuto che tutti i preti con tendenze omosessuali abusano di minori. Questa sarebbe un’accusa del tutto ingiusta. Che la maggior parte dei preti che abusano di minori, però, abusino di minori dello steso sesso invece è un fatto».
    Cosa significherà mai questo “fatto”, almeno nell’ambito della Chiesa cattolica? È tutto da scoprire. Infatti, come mai questo “fatto” è stato sistematicamente scansato, non esaminato e infine nascosto dal giornalismo e dal cinema? Perché anche Spotlight non ci dice nulla in proposito, non ci offre ricerca, esemplificazione, profili di almeno qualcuno di questi preti accusati di pedofilia?
    Ve la raccontiamo noi una storiella, minimalista forse, ma certamente istruttiva in proposito. E la storiella è quella di un amico e collaboratore di questo giornale che un giorno ci rivelò di essere stato in seminario. Voleva farsi prete. Ma poi incontrò una donna. Uscì dal seminario e si sposò. Ebbene, questo amico ci raccontò di aver sentito con le sue orecchie – quando ancora si trovava in un seminario in Veneto – un illustre vescovo vantarsi di aver fatto preti «tanti bravi ragazzi a cui non piacciono le donne». «Sapete – proseguì quel vescovo facendo calare un’ombra nell’animo del nostro amico – la Chiesa non può correre il rischio di avere sacerdoti che si innamorano e poi magari lasciano figli in giro». Infatti. Ci sono pochi figli di preti in giro. E molto lavoro per i reporter investigativi di Spotlight.


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  8. #8
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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    Metto per completezza anche la recensione di Lucetta Scaraffia
    Spotlight, che ha vinto l’Oscar, ha una trama avvincente. E non è un film anticattolico, come anche è stato scritto, perché riesce a dare voce allo sgomento e al dolore profondo dei fedeli davanti alla scoperta di queste orribili realtà. Certo, nel racconto non viene dato spazio alla lotta lunga e tenace che Joseph Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e come Papa, ha intrapreso contro la pedofilia nella Chiesa. Ma in un film non si può dire tutto, e le difficoltà che ha incontrato Ratzinger non fanno che confermare la tesi del film, e cioè che troppo spesso l’istituzione ecclesiastica non ha saputo reagire con la necessaria determinazione di fronte a questi crimini.Certo, e lo sappiamo tutti, i bambini sono esseri indifesi, e quindi vittime privilegiate di abusi anche nelle famiglie, nei circoli sportivi, nelle scuole laiche. Gli orchi non portano esclusivamente la veste talare. La pedofilia non deriva necessariamente dal voto di castità. Ma ormai è chiaro che nella Chiesa troppi si sono più preoccupati dell’immagine dell’istituzione che non della gravità dell’atto.Tutto questo non può giustificare la colpa gravissima di chi, visto come rappresentante di Dio, si serve di questa autorevolezza e autorità per approfittare di innocenti. Questo nel film è raccontato bene, dando spazio alla devastazione interiore che questi atti generano nelle vittime, che non hanno neppure più un Dio al quale raccomandarsi, al quale chiedere aiuto.Il fatto che dalla cerimonia degli Oscar sia venuto un appello a Papa Francesco perché combatta questo flagello deve essere visto come un segnale positivo: c’è ancora fiducia nell’istituzione, c’è fiducia in un Papa che sta continuando la pulizia iniziata dal suo predecessore già come cardinale. C’è ancora fiducia in una fede che ha al suo cuore la difesa delle vittime, la protezione degli innocenti.
    di Lucetta Scaraffia
    - See more at: Non è un film anticattolico
    Credo che sia un giudizio un pò (forse volutamente) ingenuo; la lista finale degli abusi a fine film non poteva essere integrata con le riforme?
    Quel senso di veleno che molti ammettono di avere e che poi ha come bersaglio la Chiesa in maniera spesso indiscriminata o coinvogliata nella lotta proprio contro di essa per le unioni civili con frasi del tipo: "pensate ai preti pedofili e non all'utero in affitto"? La stessa tempistica proprio nel tempo dell' imposizione globale dell'agenda LGBT, non fanno almeno sospendere quel perentorio "non è un film anticattolico"' (come si dice "excusatio non petita"...) al di là di voler far vedere a tutti i costi il lato positivo e veritiero, sottolineare che ci deve essere sempre più sgomento e rabbia (sempre irrazionale) invece di vedere lucidamente gli effetti nefasti di certa liberazione sessuale e il sottovalutare certi "orientamenti affettivi"?
    Haxel likes this.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    era sicuramente un film da correggere
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  10. #10
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    Predefinito Ripassino per il produttore de “Il caso Spotlight”

    ma l'istituzione eccelesiastica- da cui promanano legittime condanne- non avrebbe dovuto rappresentare un'isola felice , un'area protetta , immune, rispetto agli effetti nefasti di certa liberazione sessuale ?



    Inviato da Anthos

 

 
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