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    Predefinito Se Dio si nasconde in laboratorio

    Sorpresa. Da far conoscere ai vari sostenitori dell’inconciliabilità assoluta e granitica fra scienza e religione. Perché basta scorrere la poderosa analisi e il documentatissimo studio di Elaine Howard Ecklund, ricercatrice della texana Rice University, per capire che anche oggi il credere e la scienza non sono agli antipodi. Anzi. Science vs Religion: potrebbe essere ingannevole il titolo di Ecklund, co-direttrice del Centro sulle religioni e la vita urbana nell’ateneo in Texas.

    E invece il sottotitolo spiega che qui c’è qualcosa di nuovo: In cosa credono realmente gli scienziati? Il libro (224 pagine, £ 16.99,e dito dalla prestigiosa Oxford University Press) arriva oggi nelle librerie americane e smonta il pregiudizio per cui un uomo o una donna di scienza considerino la religione come qualcosa di inconciliabile con il proprio lavoro.

    «È molto diffusa la convinzione che vi sia molto conflitto tra quanti si dicono religiosi e chi fa lo scienziato per mestiere – spiega Ecklund dal Texas –. Ma sono molto poche le ricerche che esaminano quello che davvero gli scienziati pensano del ruolo della religione nella propria vita così come nella società in generale».

    E così la giovane sociologa statunitense, già insignita di premi dalla National Science Foundation e dalla Templeton Foundation, si è lanciata in questa ricerca: prendendo come punto di riferimento gli Stati Uniti, ha contattato, con un questionario apposito, oltre 1200 scienziati a vario livello – ricercatori, docenti universitari o professori di scuola – per domandare loro qualcosa in più di come si rapportino con Dio.

    E il quadro venutone fuori è notevolmente in controtendenza con quanto trasmesso dalla vulgata comune. Anzitutto, coloro che affermano di avere una religione rappresentano il 50% del campione di ricerca di Ecklund, mentre gli atei o gli agnostici dichiarati arrivano al 30%. Il restante 20% si qualifica come aventi un «rapporto individualizzato e non convenzionale» con l’Assoluto. Ma c’è di più: solo la metà di quanti si dichiarano atei pensano che religione e scienza siano «inevitabilmente in conflitto».

    Atra sorpresa. L’autrice dell’inchiesta ha evidenziato che gli scienziati più giovani sono più religiosi di quelli con i capelli più bianchi e considerano meno antagoniste ricerca scientifica e indagine spirituale. «Non so precisamente il motivo per il quale i più giovani si dichiarano maggiormente religiosi – annota Ecklund –. Forse questo può derivare dal fatto che oggi vi è più possibilità di conversare sulla religione nelle migliori università di quanto avveniva nel passato».

    Spulciando la ricerca (che il noto scienziato di Cambridge John Polkinghorne ha definito come «un importante studio su un tema quanto mai attuale») si trovano anche alcune curiosità non da poco. Ad esempio, se nella popolazione americana gli evangelici sfiorano quota 30%, tra i ricercatori essi rappresentano solo il 2% del totale, mentre è la religione ebraica quella più diffusa tra gli intervistati. Inoltre, non fa presa tra gli scienziati credenti la visione del disegno intelligente per spiegare la nascita dell’universo. Ben il 94% considera invece la teoria dell’evoluzione secondo Charles Darwin come la modalità più razionale di spiegare i mutamenti sul nostro pianeta.

    Ecklund però ha anche verificato che tra i ricercatori credenti vi è poca propensione a parlare pubblicamente della propria fede, quando invece «una porzione importante dei loro colleghi, tra gli stessi non credenti, sono aperti a dialogare e riflettere sulle questioni della fede». Anche perché – evidenzia il libro – «le posizioni fortemente antireligiose sono minoritarie».

    Del resto il lavoro di Ecklund era stato preceduto anche da altri segnali che andavano nella stessa direzione. Un paio di anni fa la Columbia University Press aveva pubblicato, a firma di Philip Clayton e Jim Schaal, un testo che raccoglieva 12 interviste ad altrettanti importanti scienziati che raccontavano il loro rapporto pacifico con la fede. Practing Science, living Faith (pp. 250, $ 40) mostrava il duplice registro che richiama la distinzione galileiana tra fede e scienza: praticare come tecnica la seconda, vivere come una questione esistenziale la prima. E già l’anno scorso un ampio sondaggio americano, realizzato dall’autorevole Pew Research Center, dimostrava che al 61% degli americani la scienza non poneva conflitto con la propria fede. Insomma, l’assioma dei neo-atei, per cui fede e scienza sono irriducibili, nel Nuovo mondo proprio non ha attecchito.
    Lorenzo Fazzini
    Se Dio si nasconde in laboratorio | Cultura | www.avvenire.it

    Oxford University Press: Science vs Religion: Elaine Howard Ecklund

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da domics Visualizza Messaggio
    Sorpresa. Da far conoscere ai vari sostenitori dell’inconciliabilità assoluta e granitica fra scienza e religione. Perché basta scorrere la poderosa analisi e il documentatissimo studio di Elaine Howard Ecklund, ricercatrice della texana Rice University, per capire che anche oggi il credere e la scienza non sono agli antipodi. Anzi. Science vs Religion: potrebbe essere ingannevole il titolo di Ecklund, co-direttrice del Centro sulle religioni e la vita urbana nell’ateneo in Texas.

    E invece il sottotitolo spiega che qui c’è qualcosa di nuovo: In cosa credono realmente gli scienziati? Il libro (224 pagine, £ 16.99,e dito dalla prestigiosa Oxford University Press) arriva oggi nelle librerie americane e smonta il pregiudizio per cui un uomo o una donna di scienza considerino la religione come qualcosa di inconciliabile con il proprio lavoro.

    «È molto diffusa la convinzione che vi sia molto conflitto tra quanti si dicono religiosi e chi fa lo scienziato per mestiere – spiega Ecklund dal Texas –. Ma sono molto poche le ricerche che esaminano quello che davvero gli scienziati pensano del ruolo della religione nella propria vita così come nella società in generale».

    E così la giovane sociologa statunitense, già insignita di premi dalla National Science Foundation e dalla Templeton Foundation, si è lanciata in questa ricerca: prendendo come punto di riferimento gli Stati Uniti, ha contattato, con un questionario apposito, oltre 1200 scienziati a vario livello – ricercatori, docenti universitari o professori di scuola – per domandare loro qualcosa in più di come si rapportino con Dio.

    E il quadro venutone fuori è notevolmente in controtendenza con quanto trasmesso dalla vulgata comune. Anzitutto, coloro che affermano di avere una religione rappresentano il 50% del campione di ricerca di Ecklund, mentre gli atei o gli agnostici dichiarati arrivano al 30%. Il restante 20% si qualifica come aventi un «rapporto individualizzato e non convenzionale» con l’Assoluto. Ma c’è di più: solo la metà di quanti si dichiarano atei pensano che religione e scienza siano «inevitabilmente in conflitto».

    Atra sorpresa. L’autrice dell’inchiesta ha evidenziato che gli scienziati più giovani sono più religiosi di quelli con i capelli più bianchi e considerano meno antagoniste ricerca scientifica e indagine spirituale. «Non so precisamente il motivo per il quale i più giovani si dichiarano maggiormente religiosi – annota Ecklund –. Forse questo può derivare dal fatto che oggi vi è più possibilità di conversare sulla religione nelle migliori università di quanto avveniva nel passato».

    Spulciando la ricerca (che il noto scienziato di Cambridge John Polkinghorne ha definito come «un importante studio su un tema quanto mai attuale») si trovano anche alcune curiosità non da poco. Ad esempio, se nella popolazione americana gli evangelici sfiorano quota 30%, tra i ricercatori essi rappresentano solo il 2% del totale, mentre è la religione ebraica quella più diffusa tra gli intervistati. Inoltre, non fa presa tra gli scienziati credenti la visione del disegno intelligente per spiegare la nascita dell’universo. Ben il 94% considera invece la teoria dell’evoluzione secondo Charles Darwin come la modalità più razionale di spiegare i mutamenti sul nostro pianeta.

    Ecklund però ha anche verificato che tra i ricercatori credenti vi è poca propensione a parlare pubblicamente della propria fede, quando invece «una porzione importante dei loro colleghi, tra gli stessi non credenti, sono aperti a dialogare e riflettere sulle questioni della fede». Anche perché – evidenzia il libro – «le posizioni fortemente antireligiose sono minoritarie».

    Del resto il lavoro di Ecklund era stato preceduto anche da altri segnali che andavano nella stessa direzione. Un paio di anni fa la Columbia University Press aveva pubblicato, a firma di Philip Clayton e Jim Schaal, un testo che raccoglieva 12 interviste ad altrettanti importanti scienziati che raccontavano il loro rapporto pacifico con la fede. Practing Science, living Faith (pp. 250, $ 40) mostrava il duplice registro che richiama la distinzione galileiana tra fede e scienza: praticare come tecnica la seconda, vivere come una questione esistenziale la prima. E già l’anno scorso un ampio sondaggio americano, realizzato dall’autorevole Pew Research Center, dimostrava che al 61% degli americani la scienza non poneva conflitto con la propria fede. Insomma, l’assioma dei neo-atei, per cui fede e scienza sono irriducibili, nel Nuovo mondo proprio non ha attecchito.
    Lorenzo Fazzini
    Se Dio si nasconde in laboratorio | Cultura | www.avvenire.it

    Oxford University Press: Science vs Religion: Elaine Howard Ecklund
    Intanto Avvenire non riporta i dati correttamente e questo è da sempre un grave indizio.

    Da Wikipedia
    Elaine Howard Ecklund - Wikipedia, the free encyclopedia

    'Ecklund’s latest book, Science Vs. Religion: What Scientists Really Think (released May 6, 2010) is a systematic study of what scientists actually think and feel about religion. In the course of her research, Ecklund surveyed nearly 1,700 scientists and interviewed 275 of them. Ecklund concluded that "Much of what we believe about the faith lives of elite scientists is wrong. The 'insurmountable hostility' between science and religion is a caricature, a thought-cliche, perhaps useful as a satire on groupthink, but hardly representative of reality." [2]

    In her book she mentions her most recent finding that at least 50% of scientists consider themselves to have religious traditions. Some of Ecklund's other findings about scientists self descriptions:

    * 34% were atheist (12% of which also call themselves spiritual), 30% were agnostic, 27% had some belief in God (9% have doubts but affirm their belief, 5% have occasional belief, 8% believe in a higher power that is not a personal God), and 9% of scientists said they had no doubt of God's existence. While more atheistic than the rest of the U.S. population, the research demonstrates that a large proportion of scientists maintain some belief in God.
    * Most scientists that did express some belief in God considered themselves "religious liberals".
    * Some atheist scientists still considered themselves "spiritual".
    * Religious scientists reported that their religious beliefs affected the way they think about the moral implications of their work, not the way they practice science.[3]

    Ecklund explains that scientists who believe in God may live "closeted lives" to avoid discrimination. Others are what she calls “spiritual entrepreneurs,” seeking creative ways to work with the tensions between science and faith outside the constraints of traditional religion. The book centers on portraits of 10 representative men and women working in the natural and social sciences at top American research universities. Ecklund reveals how scientist - believers and skeptics alike - are struggling to engage the increasing number of religious students in their classrooms. She argues that many are searching for “boundary pioneers” to cross the picket lines separating science and religion and overcome the "conflict thesis".'


    Come notate la percentuale di Atei ed Agnostici schizza al 64%
    (ricordiamo che dobbiamo sempre ricordarci la proporzione di non credenti negli Stati Uniti il confronto lo si fa con quello) e gli altri non mi sembrano eccessivamente integralisti.(solo il 9% non ha dubbi sull'esistenza di Dio).

    Il fatto che i più giovani siano più credenti che gli anziani si può spiegare in molti modi non ultimo una progressiva disaffezione verso la credenza ereditata in famiglia(vedi percentuale di credenti nella società).
    L'unico modo sicuro è quello di tracciare gli attuali intervistati e vedere la loro evoluzione.

    Lo studio a mio avviso non fa altro che confermare quanto già ribadito in questo forum , non vi è inconciliabilità personale fra credenza e scienza ma sicuramente vi è una correlazione positiva fra scienza e 'non credenza'.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Aggiungo questo studio che riguarda in modo specifico l'elite degli scienziati americani , qui abbiamo anche una visione dell'evoluzione della credenza.

    Nature, "Leading scientists still reject God"* July 23, 1998

  4. #4
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Intanto Avvenire non riporta i dati correttamente e questo è da sempre un grave indizio.

    Da Wikipedia
    Elaine Howard Ecklund - Wikipedia, the free encyclopedia

    'Ecklund’s latest book, Science Vs. Religion: What Scientists Really Think (released May 6, 2010) is a systematic study of what scientists actually think and feel about religion. In the course of her research, Ecklund surveyed nearly 1,700 scientists and interviewed 275 of them. Ecklund concluded that "Much of what we believe about the faith lives of elite scientists is wrong. The 'insurmountable hostility' between science and religion is a caricature, a thought-cliche, perhaps useful as a satire on groupthink, but hardly representative of reality." [2]

    In her book she mentions her most recent finding that at least 50% of scientists consider themselves to have religious traditions. Some of Ecklund's other findings about scientists self descriptions:

    * 34% were atheist (12% of which also call themselves spiritual), 30% were agnostic, 27% had some belief in God (9% have doubts but affirm their belief, 5% have occasional belief, 8% believe in a higher power that is not a personal God), and 9% of scientists said they had no doubt of God's existence. While more atheistic than the rest of the U.S. population, the research demonstrates that a large proportion of scientists maintain some belief in God.
    * Most scientists that did express some belief in God considered themselves "religious liberals".
    * Some atheist scientists still considered themselves "spiritual".
    * Religious scientists reported that their religious beliefs affected the way they think about the moral implications of their work, not the way they practice science.[3]

    Ecklund explains that scientists who believe in God may live "closeted lives" to avoid discrimination. Others are what she calls “spiritual entrepreneurs,” seeking creative ways to work with the tensions between science and faith outside the constraints of traditional religion. The book centers on portraits of 10 representative men and women working in the natural and social sciences at top American research universities. Ecklund reveals how scientist - believers and skeptics alike - are struggling to engage the increasing number of religious students in their classrooms. She argues that many are searching for “boundary pioneers” to cross the picket lines separating science and religion and overcome the "conflict thesis".'


    Come notate la percentuale di Atei ed Agnostici schizza al 64%
    (ricordiamo che dobbiamo sempre ricordarci la proporzione di non credenti negli Stati Uniti il confronto lo si fa con quello) e gli altri non mi sembrano eccessivamente integralisti.(solo il 9% non ha dubbi sull'esistenza di Dio).

    Il fatto che i più giovani siano più credenti che gli anziani si può spiegare in molti modi non ultimo una progressiva disaffezione verso la credenza ereditata in famiglia(vedi percentuale di credenti nella società).
    L'unico modo sicuro è quello di tracciare gli attuali intervistati e vedere la loro evoluzione.

    Lo studio a mio avviso non fa altro che confermare quanto già ribadito in questo forum , non vi è inconciliabilità personale fra credenza e scienza ma sicuramente vi è una correlazione positiva fra scienza e 'non credenza'.

    bisogna vedere gli "atei spirituali" a che categoria appartengono..
    in ogni caso nello studio si afferma che "Nearly 50 percent of them are religious" e quindi atei ed agnostici non possono essere il 64%!

  5. #5
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da domics Visualizza Messaggio
    bisogna vedere gli "atei spirituali" a che categoria appartengono..
    in ogni caso nello studio si afferma che "Nearly 50 percent of them are religious" e quindi atei ed agnostici non possono essere il 64%!
    Come tutti gli 'studi sociali' , a proposito fra gli scienziati sono annoverati anche quelli sociali ed esclusi i matematici , bisogna stare attenti alle parole ed ai riassunti (vedi articolo di Avvenire).

    Il dettaglio delle risposte fra cui scegliere era:

    "I don't believe in God'' 34% (ateo direi)
    “I do not know if there is a God, and there is no way to find out.” 30% (direi agnostico)

    “I believe in a higher power, but it is not God." 8% (teisti?)

    “I have some doubts, but I believe in God.” 14% (credenti dubbiosi?)

    “I believe in God sometimes.” 5% (credenti ad intermittenza)

    “I have no doubts about God's existence." 9% (credenti senza se e ma)

    Questi dati sono in contraddizione con il dato che solo il 53% non dichiara una sua affiliazione religiosa , ma questo è spiegabile benissimo per gli scienziati ebrei (per giunta molto numerosi) in cui l'affiliazione religiosa è soprattutto familiare ma non rispecchia i propri pensieri sulla religione.Stessa cosa può avvenire per altri suppongo , soprattutto in un ambiente poco secolarizzato come sono gli USA (vedi sempre le opposte risposte nella popolazione).


    un altro dato che può essere fuorviante è che il 22% degli atei si definisce 'spiritual' e viene definito come religioso.

    un passo interessante invece è questo

    On the whole, scientists tend to view themselves as religiously liberal. For example, when asked to compare themselves to other Americans along a continuum of religion from liberal to conservative, a seven-point scale on which 1 represents extremely liberal religious beliefs and 7 represents extremely conservative, most of the scientists I interviewed saw themselves as measuring around 2. This means that when they are religious, scientists tend to see themselves as religious liberals.. (p. 35)

    Quindi lo scienziato se è religioso non è un intollerante ed integralista.


    Come vedi i dati puri sono diversi dal riassuntino di Avvenire , come mai?

  6. #6
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    francamente mi sfugge il nesso tra tutto questo ed i problemi di laicità statuale che dovrebbero essere propri di questo forum . Penso che in PIR vi siano spazi appositi per discussioni a carattere filosofico o religioso.
    Sembra invece che si voglia continuar ad intervenire su questo forim su temi di carattere religioso come se si considerasse il tema della difesa dello stato laico un problema per persone necessariamente atee od agnostiche e si cercasse di sminuire il valore del laicismo attaccando dette forme di pensiero.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  7. #7
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    francamente mi sfugge il nesso tra tutto questo ed i problemi di laicità statuale che dovrebbero essere propri di questo forum . Penso che in PIR vi siano spazi appositi per discussioni a carattere filosofico o religioso.
    Sembra invece che si voglia continuar ad intervenire su questo forim su temi di carattere religioso come se si considerasse il tema della difesa dello stato laico un problema per persone necessariamente atee od agnostiche e si cercasse di sminuire il valore del laicismo attaccando dette forme di pensiero.

    Il problema è che questo forum non fa altro che rispecchiare l'improvvisa afasia dei cattolici italiani favorevoli alla laicità statuale.(non posso pensare che non esistano)
    Mi rendo conto che i loro spazi in Italia si sono ampiamenti ristretti ed il parlare a favore della laicità dello stato li porterebbe in rotta di collisione con le gerarchie eclessiastiche.

    A questo punto se a difendere la laicità dello stato rimangono solo atei ed agnostici lo scontro diventa filosofico/religioso e non sui temi propri del forum.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Il problema è che questo forum non fa altro che rispecchiare l'improvvisa afasia dei cattolici italiani favorevoli alla laicità statuale.(non posso pensare che non esistano)
    Mi rendo conto che i loro spazi in Italia si sono ampiamenti ristretti ed il parlare a favore della laicità dello stato li porterebbe in rotta di collisione con le gerarchie eclessiastiche.

    A questo punto se a difendere la laicità dello stato rimangono solo atei ed agnostici lo scontro diventa filosofico/religioso e non sui temi propri del forum.
    ... condivido in pieno la tua analisi... ed aggiungo che spesso i cattolici favorevoli alla piena laicità dello stato rimangono nell'ombra senza pubblicare le loro opinioni... opinioni che qualora fossero divulgate alla comunità, non si sa per quale assurdo motivo avrebbero il sapore dello "scandalo"... :mmm:

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  9. #9
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Il problema è che questo forum non fa altro che rispecchiare l'improvvisa afasia dei cattolici italiani favorevoli alla laicità statuale.(non posso pensare che non esistano)
    Mi rendo conto che i loro spazi in Italia si sono ampiamenti ristretti ed il parlare a favore della laicità dello stato li porterebbe in rotta di collisione con le gerarchie eclessiastiche.

    A questo punto se a difendere la laicità dello stato rimangono solo atei ed agnostici lo scontro diventa filosofico/religioso e non sui temi propri del forum.
    è vero i Cordero sembrano scomparsi; ma non credo che il laicismo sia solo di cattolico o di atei ed agnostici, non dimentichiamo il tradizionale schierarsi dalla parte del mondo laico da parte di numerose minoranze religiose, così come il frastagliato mondo del libero pensiero. E comunque mi sembra che anche se gran parte degli attuali difensori della laicità statuale possano essere atei od agnostici, non è motivo per partire dagli attacchi ad ateismo ed agnosticismo per arrivare a criticare i valori dello stato laico. Rimangono due aspetti diversi anche se possono convivere nella stessa persona. Del resto molti atei si sono dimostrati meno attenti difensori della laicità statuale che non persone altrimenti credenti; tutto sommato per molti atei, specie se di area marxista, la difesa della libertà religiose può essere vista come una sorta di sovrastruttura ed allora passano gli articoli 7.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  10. #10
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    Predefinito Rif: Se Dio si nasconde in laboratorio

    La templeton Foundation é una associazione religiosa che promuove il proselitismo religioso nascondendosi dietro una presunta dicitura scientifica nella definizione ufficiale.
    Non ha nessunissima credibilità in ambito scientifico.

    Secundis, non si capisce la credibilità della scelta metodologica di inserire i "professori di scuola". Senza nulla togliere alla professione, un professore di scuola dell'obbligo non é uno scienziato, ma un educatore.

    Nient'altro che la solita bufala pseudoscientifica, pompata solo per dare credito a tesi preconcette

 

 
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