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  1. #1
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    Predefinito Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    quando la storia non ammette critiche e riscritture faziose!!!

    DUCE ...orgoglio degli italiotti minc'in mano!!!



  2. #2
    Сардиния
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    l'armata INVINCIBILE che conquistò il suolo bolscevico!!!








  3. #3
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    c'è chi implode combattendo con l'onore delle armi, chi implode da solo e si autodissolve ubriachissimo

  4. #4
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    Duce ...l'ora del destino batte il cielo della nostra patria ... ...l'ora delle decisioni irrevocabili!!!



    hueeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!








    hueeeeeeeeeeeeeeeeee!!!







    Hueeeeeeeeeeeeee!!!

  5. #5
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    immagino la scena di Eltsin, Kravchuk e Shushkevich ubriachi fradici e trascinati dalle guardie del corpo dopo aver dato il colpo di grazia all'Urss: che fine onorevole per i gommunishdi............

  6. #6
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!



    O gomblodd

  7. #7
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    ehhhh ...questi fascisti voltagabbana ... ...ehhhhhhh con l'onore della armi ....ehhhhhhhhhhhhhhhh!!!



    Robert W. nasce nel marzo del 1913 a Herten, in Westfalia, in una famiglia di sei figli. Ha una formazione da impiegato commerciale, ma si arruola nell’esercito dopo un anno di disoccupazione. Mentre è di stanza a Berlino stringe amicizia con un certo Günter A. e ne sposa la sorella Ingeborg. La coppia ha due figli. Robert W. si unisce alla 5a Divisione leggera dell’Afrikakorps all’apertura del nuovo fronte africano.
    Africa, 31 marzo 1941
    Mia cara Inge,«Arrivano i tedeschi!» Quante volte durante questa guerra è risuonato questo grido, pieno di timore, ansia, paura. Era un grido che annunciava il nemico. Ecco invece che in Italia contiene gioia, fiducia e speranza. «Arrivano i tedeschi!» Non appena vengono pronunciate, queste parole corrono già per strade e stradine e fanno scattare in piedi tutti quelli che hanno un po’ di tempo. In lunghe colonne perfettamente allineate, con distanze calcolate al millimetro tra i veicoli, parte del Deutsches Afrikakorps sfila in una città italiana nei pressi di Napoli. Grida di giubilo e braccia tese ci fanno ala mentre ci dirigiamo verso la caserma, dove rimarremo alcuni giorni, finché non sarà predisposto il nostro imbarco a Napoli.Siamo stati poco tempo in Italia, ma con il nostro contegno e la nostra condotta, con la nostra rigida disciplina abbiamo saputo suscitare nei nostri alleati la loro più grande ammirazione, che si esprime in quell’entusiasmo tipico dei popoli meridionali.Sfrutteremo questi pochi giorni per conoscere il paese e la gente. Oggi andiamo a Napoli. Siamo veramente curiosi di vedere la città di cui Goethe disse: «Vedi Napoli e poi muori».«O mia bella Napoli,135 città sul mare blu«O Napoli sporca, che delusione sei stata tu.»136Come del resto tutta l’Italia, ma questo ora non c’entra. Forse Napoli andrebbe osservata con uno sguardo da artista, ma non importa.Da Napoli si arriva al Vesuvio, che mi ha impressionato molto. Sono contento di aver potuto vedere questo poderoso miracolo della natura. Ti trovi nell’enorme cratere, su quella massa di lava al momento fredda, mentre tutto intorno a te ribolle e zampilla qua e là la massa viscosa incandescente, che avanza di centimetro in centimetro e poi finalmente si solidifica e di nuovo erutta fuori in qualche altro punto. È facile immaginare che orrore sarebbe se questo enorme calderone dovesse traboccare e questa massa incandescente dovesse rotolare giù per la montagna.Dal Vesuvio si procede per Pompei. Che impressione vedere questa città una volta completamente ricoperta di cenere e poi guardare la montagna di fronte... bisognerebbe fermarsi qui a leggere Gli ultimi giorni di Pompei.137Al quarto giorno ci siamo. Cala la sera e le colonne si muovono verso Napoli. Arrivate alle enormi piazze d’imbarco della zona portuale, si dispongono in blocchi ben ordinati. Si svolgono senza sosta gli ultimi preparativi per l’imbarco. Gli ordini risuonano per tutta l’ampia piazza. I bracci giganti delle benne afferrano un veicolo dopo l’altro, gli argani possenti li tirano su e li calano dentro i boccaporti. I veicoli scompaiono uno dopo l’altro nell’ampio ventre della nave. Prima che faccia giorno, tutti i veicoli sono scomparsi e per il porto si diffonde una grande quiete. Quanta roba contenga la nave lo sa soltanto chi l’ha vista. Quando spunta il giorno i soldati tedeschi, divisi per unità, attendono l’imbarco. Oltre all’arma e al fagotto, ognuno tiene pronto un foglio di riconoscimento da consegnare alla salita a bordo. Saliti sulla nave veniamo distribuiti negli interponti, in ampi stanzoni in cui stanno pronti i sacchi di fieno, i nostri giacigli per la notte. Verso le undici ci siamo: si parte. Si sciolgono le gomene, il piccolo rimorchiatore tira lentamente e il piroscafo, quasi circospetto, si stacca dal molo. Usciti dal porto si procede lentamente verso la meta: AFRICA!Adesso Napoli mostra il suo volto più bello. Uno splendido paesaggio assolato saluta i soldati che si separano da lei, tutto è immerso in una luce chiara... così mi piace Napoli. Trovandoci a poppa, abbiamo potuto godere a lungo di questa vista. Poi siamo passati davanti a Capri e finalmente ora siamo in mare aperto. Ad accoglierci qui fuori c’è una brezza continua. Nonostante il sole, il Mediterraneo non è sempre placido. Ecco una schiera di navi che procede dondolante alla volta dell’Africa. E con le navi dondolano anche le persone. Non è affatto piacevole e noi qui dietro siamo nel posto peggiore. Nemmeno mezz’ora e già i primi stomaci cedono alla lotta impari. Quando la prima vittima, le guance gonfie e vacillando come un ubriaco, si è precipitata al parapetto, è risuonata una grassa risata, ma nel giro di un’ora le vittime sono state sempre di più e proprio chi più aveva riso adesso sta piegato con tutto il busto sul parapetto a vomitare. Sopravvento torna su, sottovento va giù in mare, questa perla di saggezza è diventata cara a tutti, ma non sempre ha funzionato e ogni tanto il vento ha rimandato indietro qualche pezzetto sulle orecchie dei camerati. Uno schifo.Il secondo giorno la tempesta si è calmata ed è rimasta ad accompagnarci solo una leggera brezza, mentre il sole illuminava il Mediterraneo con la sua luce più bella. A bordo ho visto solo visi sorridenti. Un quadro tutto diverso da ieri. Chi ieri aveva inveito contro il Mediterraneo, oggi lo ha trovato stupendo. Nessuno pensava al pericolo. E perché mai? Le forze navali sorvegliano il carico a sinistra, a destra e davanti. Le navi di scorta circolano giorno e notte, mentre di giorno gli aerei da combattimento e i bombardieri tedeschi e italiani rombano sopra le navi da carico e il loro seguito (siamo sette navi). Ci sentiamo tutti molto sicuri e giriamo per la nave appesantiti dai nostri grossi giubbetti di salvataggio.Procediamo spediti a zig-zag puntando verso Tunisi, dove arriveremo nel tardo pomeriggio. Passeremo a cinque-sei chilometri di distanza dalla città e poi procederemo verso Pantelleria, per essere di notte all’altezza di Malta. Anche qui nessuna traccia della regina dei mari Albione. Sembra quasi una battuta di pessimo gusto: mentre una nave da carico tedesca attraversa indisturbata il Mediterraneo, Churchill annuncia ai suoi uditori meravigliati che nessun soldato tedesco metterà più piede in Africa.138 Ci siamo fatti una bella risata quando l’abbiamo sentito. E Mr. Winston si sarebbe nascosto dalla vergogna se avesse visto i soldati tedeschi ascoltare l’ultimo grande discorso del proprio comandante giusto in mezzo al Mediterraneo.«Terra!» Il pomeriggio del terzo giorno basta il grido di uno solo a metter fine a questa pacifica quiete. Per ore e ore abbiamo visto solo cielo e acqua e adesso c’è terra in vista. Centinaia di occhi scrutano l’orizzonte. Cominciamo a riconoscere la costa e dopo poco ci si para davanti il profilo di una terra che molti conoscono soltanto dai libri. Ormai la possiamo quasi afferrare, nel luccichio del sole al tramonto. Sull’ampia terra pianeggiante si alzano torri snelle e case bianche. C’è l’Africa davanti a noi. Tra pochi minuti calpesteremo la sua terra, per noi tuttora sconosciuta e misteriosa. Cosa ci riserverà?Ora siamo al porto di Tripoli. Prima ancora che le nostre navi possano approdare, veniamo caricati sulle barche dei pescatori e portati a terra. Dato che qui gli inglesi attaccano spesso di notte siamo stati alloggiati in un campo di raccolta a qualche chilometro dalla città. Il giorno dopo già alle prime luci dell’alba andiamo verso il porto per scaricare i veicoli. Inizia un’attività febbrile. Stavolta arabi e negri139 devono darsi da fare parecchio, ma con la loro pigrizia questi ragazzi ti fanno perdere le staffe. Finiti di scaricare i veicoli, ci dobbiamo cambiare. Via il grigioverde, s’indossa l’uniforme tropicale – e si va alla parata. Il generale Rommel l’ha condotta personalmente. È un momento solenne. (Le immagini le avrai già viste sul giornale.) Alle 3 del mattino già ci muoviamo per una marcia di 700 chilometri e ora siamo nel deserto. Oggi la Seconda compagnia viaggia su una Ford del deserto (1785111) che, come avrai sentito, è il nostro bottino. E quando domani partirà questa lettera avremo occupato un’altra zona.Cara Inge! Intanto ho ricevuto una tua lettera del 20 marzo e oggi una del 23. Ti ringrazio tanto. Quello che posso dirti è che sto sempre bene e che al clima ci siamo abituati abbastanza. Alla tua domanda sulla stanza da letto non voglio ancora rispondere, perché qui la guerra sta iniziando solo ora. Ma penso che quando potremo tornare a casa, anche il letto più semplice sarà per noi un paradiso. Quindi non preoccuparti. Per le pellicole non c’è problema, non sono più un principiante con le fotografie. Comunque al momento mi bastano. Se saranno tutte buone, te lo scriverò per tempo. Quindi ci avete visti nel cinegiornale? Durante la parata ero tra i reporter e io stesso ho fatto le mie riprese. Adesso è consentito anche inviare le pellicole a casa. Le riceverai a breve. Anche se con il limite di 100 grammi non si può mandare troppa roba.Eh già, il tuo segno zodiacale (scorpione). Qualche giorno fa mi ha punto una di quelle bestie, proprio sull’anulare destro, dove porto l’anello con la sigla I.A. Non è buffo? Ho succhiato come un matto e ho fatto anche un buco con un morso. Per due giorni il dito sembrava morto, il terzo giorno ha cominciato a formicolare come se fosse addormentato. Adesso però è di nuovo ben sveglio.Mia piccola Inge, ho una richiesta! (Sei contenta?) Mandami per favore quel cuscino gonfiabile che avevo tanto disdegnato. Starai ridendo, ma non immagini quanto mi può essere prezioso qui. Ne potrai fare a meno tu?
    E ora un carissimo saluto e un bacio dal tuo caro giovanottone, uomo di ventott’anni.



    OPSSSSSSSSSSSSSS!!!!


  8. #8
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    coraggiosi soldati fascisti che muoiono con l'onore delle armi!!!!



  9. #9
    Сардиния
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    ...ahhhh questi fondoscalini pes'in man'!!!

  10. #10
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    Predefinito Re: Le mirabolanti conquiste fasciste ...cazz'in man'!!!

    si ma è inutile che ti sforzi, l'Urss non esiste piu, è implosa tra litri di vodka e nn tornerà piu fattene una ragione

 

 
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