Utero in affitto: "Una legge per non alimentare i mercati dello sfruttamento" | Associazione Luca Coscioni

Una legge che regoli la maternità surrogata, che mantenga il divieto attuale di commercializzazione dell’utero, già contenuto nella legge 40, ma consenta l’accesso a queste tecniche anche in Italia, evitando abusi e sfruttamento. Così, mentre l’Ncd di Alfano e Binetti promette di volerne fare un reato ancora più stringente, i radicali dell’Associazione Luca Coscioni presentano una proposta per legalizzare l’utero in affitto in Italia. “C’è chi parla di sfruttamento del corpo femminile, di pratiche abominevoli: ebbene, in un sistema democratico a tutto ciò si risponde normando, non vietando”, dice Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione, presentando il testo della proposta.

Il partito della ministra della Salute, in verità, vuole che il reato sia inasprito. Sia reso universale.
“E che c’entra, allora anche io propongo un reato universale contro l’impiego dei bambini nelle miniere, contro le spose bambine. Siamo tutti contro lo sfruttamento degli esseri umani. E certo, se nella gestazione per altri ci sono casi di sfruttamento, sono io la prima a dire di no: le buone leggi servono anche a questo, a evitarli. Ma una donna che sceglie di fare quello che vuole del proprio corpo, non è sfruttamento: è una decisone legittima”.

Ci sono zone del mondo dove però è così. Penso per esempio all’India, al Nepal.
“E noi preferiamo andare ad alimentare questi mercati, piuttosto che darci una regola? Perché bisogna partire da un dato di fatto: la scienza consente la gestazione per altri, e in alcuni Paesi si fa. Chi vive nei divieti, come accade agli italiani, se può va all’estero”.



Il deputato Gigli, di Centro democratico, propone di punire appunto questo: il turismo riproduttivo.
“E cosa si punirebbe? In Italia la fecondazione eterologa è consentita, dal 2014. E non c’è neanche un vero e proprio divieto alla gestazione per altri, che è una forma di eterologa. Nella legge 40 è vietato l’utero surrogato se commercializzato. Senza commercializzazione è lecito, ma bisogna ricorrere a un giudice che lo dica. Noi ci siamo mossi anche per questo, su sollecito delle coppie che non hanno i mezzi per andare all’estero e vorrebbero una legge più chiara in Italia. Non sarebbe meglio?”

Avete predisposto una legge che mantiene il divieto di commercializzazione.
“E’ solo una proposta, perfettibile. Come nella maggior parte dei paesi che consentono la gestazione per altri, prevediamo per la donna un rimborso per le normali spese che si affrontano durante la gravidanza e per la capacità lavorativa che si perde, nel periodo del parto”.

Direbbe la Binetti che anche questa è una forma di commercializzazione, e dunque di potenziale sfruttamento.
“Noi prevediamo l’accesso solo a donne che siano economicamente autosufficienti, cioè abbiano un reddito, e che siano già mamme. E i gameti non possono essere i suoi”.

E il bambino?
“Diviene da subito il figlio legittimo della coppia, non c’è alcun rapporto giuridico con la donna. Viene firmato un consenso che diventa irrevocabile dopo il trasferimento dell’embrione in utero: la donna si impegna a non vantare nessun diritto sul bambino, la coppia si impegna a esercitate la patria potestà e tutti i diritti connessi alla genitorialità e a non disconoscere il bambino”.

Chi potrebbe accedervi?
“Coppie, anche dello stesso sesso, e single, in età potenzialmente fertile. Si prevede di sanare anche tutte le situazioni preesistenti, che riguardino figli già nati con la gestazione per altri”.

Mi figuro già le proteste.
“Già, perché con le unioni civili, stralciando la stepchild adoption, si è voluto fare una legge a metà, cercando di impedire in altro modo che le coppie omosessuali avessero dei figli. E’ come se il retropensiero di chi è contrario alle unioni gay, si fosse riversato sui bambini e sui ‘danni’ che ne potrebbero avere”.

Non ritiene che facilitare l’accesso all’adozione per tutti sia un modo per dare una alternativa anche a chi oggi, se vuole avere un figlio, può solo ricorrere all’utero in affitto?
“La norma sulle adozioni va rivista, e le due cose non si escludono, ma sono diverse. A chi non può avere figli si dice talvolta: adottatelo. Ma non è quello che deve spingere all’adozione. Accogliere un bambino abbandonato, o comunque separato dalla propria famiglia di origine, è un percorso del tutto diverso da quello di avere un figlio. Con o senza la fecondazione assistita”.

Resta il fatto che l’utero in affitto incontra resistenze molto maggiori della fecondazione assistita in sé. La ministra Lorenzin è tornata a esprimere giusto ieri la più ferma condanna per quello che è “un abominio vero e proprio”.
“A Lorenzin, Binetti e gli altri vorrei chiedere di dire apertamente perché sono arroccate sul no. E’ perché sono contrarie all’idea che una coppia dello stesso sesso abbia dei figli? E’ perché pensano che se hai delle malattie che ti impediscono di procreare, non bisogna superare i limiti della natura anche se la scienza consente di farlo? Perché allora non dovremmo prendere l’aspirina, toglierci un cancro, donare un rene”.

Beh ma portare avanti una gravidanza è una cosa diversa. O no?
“Si è molto parlato in questi giorni di Nichi Vendola, che è appena diventato genitore. Ho letto che molti parlando di “un bambino strappato alla sua mamma”. Ma non è così: quella è una donna che si è prestata a portare avanti la gravidanza, con gameti non suoi, sottoscrivendo un contratto. Non è la mamma. Al momento della nascita, quel bambino è figlio della coppia che lo ha cercato, voluto e che lo crescerà. Dopodiché, intraprendere una gestazione per altri non è una scelta facile: prevediamo intanto una legge, solo poi si vedrà se e quante sono le donne disponibili a farlo, in Italia”.

Alla Lorenzin, in una interrogazione parlamentare, è stato richiesto di intervenire, come ministra, contro i singoli casi di utero in affitto. Lei ha risposto che è più opportuno agire per via parlamentare
“E siamo d’accordo. E’ bene che i deputati e i senatori si applichino a fare una legge, perché i cittadini italiani questo problema lo hanno già affrontato. Meglio in ritardo che niente”.


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