Linkiesta
Il problema demografico cinese è recentemente diventato uno dei punti chiave dell’agenda del partito. Infatti, risale a pochi mesi fa fa l’abolizione della one-child policy (confermata dal parlamento con voto prima della fine dell’anno) ossia la politica di controllo delle nascite basata sul concetto di figlio unico. Dal 1979, data in cui è stata introdotta la legge, il paese è profondamente cambiato. Se è vero che il numero di abitanti ha continuato a crescere (si è passati da 969 milioni di abitanti nel 1980 ad un miliardo e 350 milioni ad oggi) il tasso di crescita della popolazione è indiscutibilmente diminuito rispetto a 35 anni fa. Quest’ultimo è passato dal 1,2% ad appena lo 0,5% (fonte: World Bank). Tale metamorfosi ha portato Pechino a rivedere il suo sistema di controllo delle nascite ed a concedere il secondo figlio a tutte le famiglie cinesi.
L’effetto principale della politica del figlio unico è l’inesorabile invecchiamento della popolazione. Quest’ultimo ha avuto un enorme impatto su tutta l’economia del Paese e il mercato del lavoro. Per la prima volta nel 2012 il numero di lavoratori potenziali (l’insieme degli individui con età compresa tra i 15 e i 64 anni) è diminuito, provocando conseguenze negative sul costo del lavoro e sul sistema pensionistico. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il calo sfiorerà quota 10% nel 2040 (-90 mln di lavoratori) mentre nello stesso anno gli over 60 corrisponderanno al 28,6% della popolazione.
Tuttavia, alcune stime della Banca Mondiale sembrano suggerire che la diminuzione della popolazione non impatterà in modo determinante sul calo di produttività di quella che da molti è definita essere la “fabbrica del mondo”. Infatti, la crescita della Cina sarà trainata da una maggiore produttività ottenuta tramite la progressiva specializzazione del lavoro e dall’ingresso di nuove tecnologie nel campo dell’automazione e della robotica.
L’invecchiamento della popolazione cinese è fonte di maggiori pressioni economiche e fiscali. Per esempio, il sistema pensionistico cinese (molto frammentato ed attivo solo nelle zone urbane principali) deve essere rivisto profondamente. Un numero minore di lavoratori comporta una minor contribuzione, il che a sua volta non assicura il funzionamento corretto del sistema di previdenza sociale. Come rimedio si profila pertanto un aumento delle tasse piuttosto che una politica di risparmio negli altri settori. Tra le altre, una delle possibili soluzioni vagliate da parte del governo, è l’innalzamento dell’età pensionabile. Oggi in Cina gli uomini lavorano fino ai 60 anni, mentre le donne fino ai 55 (se operaie 50). Si stima che innalzando la soglia a 65 anni per entrambi i generi, la Cina potrebbe godere di 100 milioni di lavoratori in più entro il 2045 e garantire quindi una maggiore copertura sociale.
L’invecchiamento della popolazione indirizzerà i futuri sviluppi strategico-commerciali verso il segmento senile del Paese. Uno studio pubblicato dal governo cinese mostra che l’8% dei consumi è legato a prodotti o servizi per anziani. Stando al China Research Center on Aging i consumi per prodotti o servizi per anziani valgono già 4 trilioni di renminbi (670 miliardi di dollari) ed è previsto che crescano con un tasso costante fino al 2050 (106 trilioni di renminbi, circa 17 trilioni di dollari).
Pertanto, le nuove opportunità di mercato saranno principalmente legate a tre necessità delle famiglie cinesi:
• Protezione della propria salute e benessere
• Riduzione degli oneri/spese a carico delle proprie famiglie
• Viaggi, tempo libero, relax
Poichè gli anziani saranno una componente sociale sempre più presente nella Cina moderna, la loro domanda di prodotti e servizi è vista in crescita. L’attuale richiesta di maggiore assistenza medico/sanitaria è la prova tangibile della incapacità del sistema sanitario cinese di far fronte a tali richieste.
Le esigenze del “silver hair market” porteranno all’adattamento ed allo sviluppo di prodotti esistenti e nuovi alle mutate esigenze sociali. Le previsioni del Demand Institute stimano una crescita del settore del 5,2% entro il 2025, raggiungendo quota 40 miliardi di renminbi di consumi complessivi. Industrie farmaceutiche, assicurative e funerarie vivranno una grande espansione nei prossimi anni.
Allo stesso tempo alimenti dietetici e salutari mostreranno una penetrazione nel mercato cinese similare a quella occidentale. A questo proposito, va ricordato come il colosso americano Abbott Laboratories abbia lanciato con enorme successo la sua prima linea di prodotti nutritivi per anziani in più di 11mila negozi in Cina.
L’abolizione della politica del figlio unico è il primo rimedio adottato dal governo cinese a quello che può divenire un serio problema sociale. Le proiezioni ufficiali del governo sono piuttosto ottimistiche: ci si aspettano 8 milioni di nuovi nati ogni anno. Tuttavia, numerosi esperti hanno paventato dubbi sull’efficacia di questa soluzione. I motivi sono molteplici, tra gli altri va annoverato che il 60% delle donne cinesi ha più di 35 anni, ricadendo in una fascia che solitamente ha più interessi di carriera piuttosto che di maternità.




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