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    Arrow Tandem D’Alema-Bersani: la ditta ora vuole rottamare il Pd


    Se non è proprio una benedizione poco ci manca. Parliamo di una sempre più probabile scissione nel Pd. Dopo l’intervento di Pierluigi Bersani pubblicato ieri dal Corriere ecco le parole di un altro big democratico, Massimo D’Alema, da cui emerge la sempre più difficile convivenza di due gruppi dirigenti sempre più distanti. Da una parte ci sono Bersani, D’Alema, Bassolino ed il gruppo dirigente della trafila PCI, PDS, DS, PD. E dall’altra parte c’è il segretario-premier Renzi ed i suoi uomini fidati di cui molti ex Margherita ma soprattutto molto più giovani.
    Lo scontro si è acceso intorno ai candidati alle prossime elezioni. Napoli e Roma sono diventati due casus belli. Sulla candidatura di Roberto Giachetti, dopo la vittoria di domenica alle primarie macchiate dal caso del numero di schede bianche gonfiate, hanno speso parole poco lusinghiere sia l’ex segretario Bersani che l’ex premier D’Alema. Per entrambi non è la persona giusta per rappresentare il centrosinistra: tra le righe hanno lasciato intendere che alla fine sarebbero più in linea con l’eventuale candidatura di Massimo Bray. E’ la prima volta da quando esiste il centrosinistra che personaggi di peso, noti per il loro attaccamento alla ‘ditta’, all’indomani delle primarie esternano pubblicamente le loro riserve. Diverso è il caso di chi, come Cofferati, ha sbattuto la porta subito dopo le primarie.
    Massimo D’Alema demolisce il gruppo dirigente

    Nella intervista a Massimo D’Alema firmata da Aldo Cazzullo il presidente della fondazione Italianieuropei non perde occasione per criticare la gestione del Pd da parte di Renzi e dei suoi. “La cultura di questo Pd è totalmente estranea a quella originaria”. E continua: “Molti elettori ci stanno abbandonando”. “Non so quanto resteranno in stato di abbandono. Nessuno può escludere che, alla fine, qualcun altro riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito”. Massimo D’Alema non nasconde affatto la sua delusione: “Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?”.
    Caso Roma, Giachetti vs Bray

    Per capire invece cosa pensano di Roma basta rileggere le risposte date sulla candidatura di Massimo Bray. Bersani: “Scorrettezza? Ma chi è che può dare patenti di correttezza o di scorrettezza? Io non critico nessuno. Se Bray prendesse questa decisione, e non ho notizie al riguardo, sarebbe una sua scelta legittima”. D’Alema: “Massimo Bray è un mio carissimo amico, ma è un uomo libero e indipendente. È anche una delle persone più testarde che ho conosciuto in vita mia. Non sente nessuno; decide, e va rispettato nella sua decisione. E non è neppure iscritto al Pd. Basta consultare la Rete per vedere quanti cittadini e associazioni si stanno rivolgendo a lui; anche se io non figuro, non faccio parte di questa comunità”.*Quindi lei vota Giachetti? “Non so ancora chi siano i candidati. Li valuterò liberamente da cittadino romano. Non so cosa farà Bray. Certo non ho il minimo dubbio che la sua candidatura sarebbe quella di maggior prestigio per la Capitale”.
    Scenario inedito e guai in vista per Renzi

    Lo scenario che si prospetta di qui alle amministrative è del tutto inedito. Forse per la prima volta i vincitori delle primarie si trovano davanti una strada tutta in salita. A Roma come a Napoli e forse anche a Milano le primarie non sono state in grado di consegnare un quadro chiaro. Il tripartitismo delle ultime elezioni politiche 2013 rischia di dividersi ancora. Alla fine gli elettori potrebbero ritrovarsi ben quattro blocchi politici ai nastri di partenza. Il Pd oltre al M5S ed ai candidati del centrodestra (Lega+Forza Italia+Fratelli d’Italia) dovrà fare i conti con la sinistra. Prendiamo il caso Napoli: con la candidatura del sindaco uscente De Magistris il Pd, come attestato da alcuni ultimi sondaggi, rischia di non arrivare neanche al ballottaggio.
    C’è poi da chiedersi cosa succederebbe in una qualsiasi sfida nei Comuni più grandi in caso di ballottaggio tra il candidato del Pd ed il candidato del M5S.* Chi voterebbero gli elettori di sinistra? E gli elettori della Lega? E in caso di ballottaggio tra Pd e candidato del M5S gli elettori di centrodestra come si comporterebbero?



    Scritto da: Giuseppe Spadaro
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  2. #2
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    Predefinito Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Infine, c’è Bersani, che in un’intervista al Corriere della Seraè stato gelido con il candidato ufficiale del partito a Roma, Roberto Giachetti, mentre ha mostrato una certa simpatia per l’eventuale discesa in campo dell’ex ministro dei Beni culturali, Massimo Bray. La qualcosa, come era ovvio, non è piaciuta al premier. Che ha deciso di prendere le sue contromisure e di passare all’offensiva. Domenica, infatti, Renzi farà un discorso alla scuola dei giovani democratici sulle primarie e sui rapporti interni al partito. E lì, assicurano i renziani, «interverrà pesantemente», perché si è stufato delle polemiche quotidiane della minoranza.

    Con i collaboratori il presidente del Consiglio è stato esplicito: «Il Paese è altrove e i soliti si impegnano in ridicole divisioni correntizie. Giocano al tanto peggio, tanto meglio e sanno solo parlare male di me, del partito e del governo. Non hanno un obiettivo politico, non hanno un progetto alternativo, non hanno il leader, non hanno i numeri. Il loro obiettivo è solo lo sfascio, la sconfitta del Pd alle amministrative».

    L’accusa del presidente Renzi: qualcuno vuole solo lo sfascio - Corriere.it

  3. #3
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Anche Bersani come D'Alema fa battute schizofreniche.

    Per difendersi dalle accuse di opportunismo per il suo comportarsi come se avesse un piede dentro e l'altro fuori dal partito ( ed il piede dentro lo usa solo per fare polemica giornaliera e correntizia, proprio come quello fuori) dice che vuole stare con tutti e 2 i piedi dentro il partito.
    Ma dopo qualche ora smentisce sostanzialmente se stesso e dice: "saremo più liberi anche su fiducie".


    Che dire di più? Mi pare che il tutto si commenti da solo.




    Minoranza dem: "Battaglia dentro al partito". D'Alema: "Pd arrogante. Con Verdini e Alfano non si vince" - Repubblica.it

  4. #4
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Caro D’Alema, forse è davvero giunto il momento di salutarsi Pd


    Pd - Caro D?Alema, forse è davvero giunto il momento di salutarsi | l'Unità TV






    Quando entrai per la prima volta nell’ufficio del tuo capostaff, nella primavera del 1996, in vista del mio prossimo impiego come tuo addetto stampa, alla parete c’era un ritratto di Tony Blair con una sua frase che diceva più o meno così: “Chi prova a cambiare è sempre accusato di tradimento”



    Caro D’Alema, forse è davvero giunto il momento di salutarsi e prendere congedo; forse la storia politica del Pci e la sua ventennale eredità si sono infine consumate. Non sono fra quelli che ti considerano «bollito», anzi: non esistono oggi a sinistra personalità forti come la tua. A parte naturalmente Matteo Renzi, di cui però parleremo più avanti. Non partecipo al gioco ingeneroso di chi vede nelle tue parole soltanto il rancore dello sconfitto, né mi convince l’argomento vagamente stalinista secondo cui chi dissente lavora per il nemico (sebbene ciò possa accadere indipendentemente dalle intenzioni). Sei un uomo di forti passioni, nonostante un’agiografia dominante che ti dipinge algido e calcolatore, e la passione più forte di tutte è la politica.
    Le parole che hai detto al Corriere della Sera, e che hai poi ripetuto davanti alle telecamere, sono molto impegnative perché segnano, dopo mesi di progressive prese di distanza, un punto di non ritorno: un congedo, appunto. «A destra – hai detto – viene riconosciuto a Renzi il merito di aver distrutto quel che restava della cultura comunista e del cattolicesimo democratico. Ma così ha reciso una parte fondamentale delle radici del Pd. Ha soffocato lo spirito dell’Ulivo», al punto che Renzi è «oggettivamente» più vicino a Berlusconi che a Prodi: «La cultura di questo nuovo Pd è totalmente estranea a quella originaria».
    Il partito, hai proseguito, «è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali», «un gruppo di persone che ha preso il controllo del Paese, alleandosi con la vecchia classe politica della destra» per «sbarazzarsi del centrosinistra» («il partito della Nazione è già fatto»). E, come se non bastasse, «tutti quelli che non si allineano vengono brutalmente spinti fuori».
    Quando entrai per la prima volta nell’ufficio del tuo capostaff al secondo piano di Botteghe Oscure, nella primavera del 1996, in vista del mio prossimo impiego come tuo addetto stampa, alla parete c’era un ritratto di Tony Blair con una sua frase che diceva più o meno così: «Chi prova a cambiare è sempre accusato di tradimento». La sinistra si apprestava a vincere per la prima volta le elezioni e tu avevi appena pubblicato un libro intitolato, programmaticamente, “Un paese normale”. Un paio d’anni dopo ne avresti scritto un altro, con l’aiuto di Gianni Cuperlo: “La grande occasione: L’Italia verso le riforme”.
    La mission, come si direbbe oggi, era complessa ma, anche, incredibilmente semplice: modernizzare la sinistra era la premessa per modernizzare l’Italia e battere – sul terreno dell’innovazione – l’offerta berlusconiana. Bisognava dunque essere (come Blair) «più liberali» di Forza Italia: aprirsi alle professioni, al merito, alla creatività, all’individualismo, e insomma ad un’idea moderna e dinamica di libertà civile, politica ed economica. Qui hai giocato la partita politica della tua vita: contro tutti i conservatori. Contro i conservatori del sindacato, contro la magistratura militante, contro le burocrazie e le caste, contro chi a sinistra ti accusava di tradimento per aver fatto con Berlusconi un accordo che finalmente riformasse la Costituzione, contro i custodi della tradizione, e naturalmente anche contro il conservatorismo dell’Ulivo.
    Sei stato fatto a pezzi per quella tua giusta, sacrosanta battaglia di modernità. La «rottura sentimentale» che in un’altra intervista (sempre all’ottimo Aldo Cazzullo) rimproveravi a Renzi è davvero la chiave per comprendere ciò che sta accadendo a sinistra: salvo che si è già consumata da tempo, e precisamente da quando tu, con lucidità politica e coraggio personale, hai tentato invano di modernizzare la sinistra italiana (post)comunista. Anche tu sei stato accusato – più o meno dagli stessi che oggi combattono Renzi – di tradimento e resa all’avversario. E quando hai provato a rimediare – perché ti sentivi non il liquidatore, ma il garante della sinistra – ti hanno eliminato senza troppi complimenti nel generale sollievo di tutti i conservatori.
    È questo il dramma – sentimentale, cioè politico – della sinistra: è su questa ferita non rimarginabile, che tu da allora e ancor oggi tenti invano di rimarginare, che si è consumata l’implosione definitiva della tradizione (post)comunista. L’amara verità è che da quella tradizione non poteva più venire pressoché nulla di politicamente fertile: e lo dimostra proprio la tua ritirata strategica, il ripiegamento obbligato dell’unico che avrebbe potuto salvarla. Renzi nasce in questo vuoto, e vince con sorprendente rapidità perché intorno a lui non c’è più niente di vivo. E’ vero: non gli manca, come dici, una certa arroganza (anche qui, tutto sommato, niente di nuovo), ma quel tono c’entra molto con la politica e molto poco, invece, con il carattere. La nuova sinistra di Renzi – e di D’Alema negli anni Novanta, e di Craxi negli anni Ottanta – è impaziente perché la vecchia sinistra è già tramontata ma non riesce ad ammetterlo. L’errore di questi vent’anni – l’unico errore politico che mi sento di rimproverarti – è aver cercato di farle convivere.

  5. #5
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Ho sentito tracce del discorso di ieri di Bersani. Tra le cose ripetute senza più manco crederci (governi coi miei voti!), balza agli occhi il pezzo in cui racconta la sua "concessione" delle primarie del 2012.

    "Concessione".

  6. #6
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Caro Cuperlo, non facciamo regali a Casaleggio, nel Pd basta farsi male da soli



    Mauri/Agf

    Io non ho votato Renzi a Congresso, ho votato te. Ma penso che il modo migliore per svolgere il nostro compito sia quello di condividere fino in fondo la sfida di Governo in un dialogo continuo, per fare al meglio quello che è necessario fare. Far vivere veramente la Sinistra significa farla vivere nel presente e nel futuro. Essere di Sinistra - ma so che questo lo pensi anche tu - non è dire sempre no.

    Matteo Mauri Vicecapogruppo del Pd alla Camera

  7. #7
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    grazie pb per averci fatto votare renzi, ti saremo eternamente grati non votandoti mai più.

  8. #8
    Socialdemocrazia Palmiana
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    vabbè ma se il candidato è il "fuoriclasse speranza" (cit bersani) .....
    Il coro del Bunga Bunga:
    Silvio: ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    I ministri: ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    Le ministre: ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do
    Il giudice: ♪si ♪fa ♪la minore ♪si ♪fa ♪la minore

  9. #9
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Citazione Originariamente Scritto da zlais Visualizza Messaggio
    vabbè ma se il candidato è il "fuoriclasse speranza" (cit bersani) .....


    gli eterni perdenti.

  10. #10
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    Predefinito Re: Retroscena Renzi: la minoranza per il tanto peggio, tanto meglio.

    Ma infatti non potrà essere Speranza il candidato di quell'area. Sarebbero ridotti letteralmente ai minimi termini, vista la presenza di Rossi.

    Comunque l'unica speranza per loro è che Renzi perda il referendum. Perché altrimenti il congresso assumerà probabilmente un carattere plebiscitario forse pure più accentuato del 2013.

 

 
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