Pioveva a dirotto quella notte del 17 ottobre 1969... e furono in molti a pensare che anche il brutto tempo ci avesse messo del suo. Fu uno scherzo per i ladri entrare nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo (dove non era installato il benché minimo sistema di allarme), salire sull'altare maggiore e rubare la "Natività" di Caravaggio. Una tela preziosa ed enorme (circa 3 metri x 2) che stava lì dall'ottobre 1609, anno in cui l'artista la realizzò: l'ultima opera creata prima di partire per Napoli (nel luglio dell'anno seguente Caravaggio morirà su una spiaggia di Porto Ercole, in Toscana). I ladri fecero in fretta: con un coltellino tagliarono la tela tutt'intorno per staccarla dalla cornice e, dopo averla arrotolata in un tappeto, la caricarono sul cassone di una motoape... inghiottita da un mistero lungo quasi cinquant'anni e mai risolto.
Fu il pentito Gaspare Spatuzza, quello della trattativa tra Stato e mafia, a raccontare nel 2009 ai magistrati che il quadro fu distrutto negli anni Ottanta quando finì nelle mani della famiglia Pullarà, che lo nascose in una stalla dove venne rosicchiato dai maiali e dai topi fino a ridurlo in poltiglia... e così decise di bruciarlo. Di più, Spatuzza non sapeva; queste poche notizie le aveva apprese dal boss Filippo Graviano nel carcere di Tolmezzo, verso la fine degli anni Novanta. E' questa l'ultima delle tante versioni fornite ai magistrati da vari pentiti nel corso dei decenni sulla sorte della "Natività (il cui valore, oggi, è stimato intorno ai 30 milioni di euro). Altri mafiosi, fra i quali Salvatore Cangemi, hanno assicurato che la tela si trova ancora in possesso della mafia e viene esposta come simbolo di potenza durante le riunioni dei boss. Altri ancora affermano che è andata distrutta nel terremoto in Irpinia del 1980. Sta di fatto che il dipinto non è mai stato ritrovato, anche se è uno dei quadri più ricercati del mondo... ed è probabile che non lo rivedremo più.
Oggi, una copia della "Natività" sta per essere collocata al posto dell'originale, anche se parlare di "copia" è un po' riduttivo: si tratta di un vero e proprio miracolo tecnologico, che ha permesso di realizzare un clone della tela originale fino a riprodurne ogni spennellata, ogni asperità, ogni imperfezione... oltre alla meravigliosa bellezza. L'operazione è stata realizzata dal Factum Arte di Madrid, un laboratorio high tech che aveva già replicato la tomba del faraone Tutankhamon a Luxor e le Nozze di Cana di Paolo Veronese a Venezia.
In tal modo, quel vergognoso "buco" - quasi una ferita - lasciato dalla mafia nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo verrà colmato. Ma il rischio è di fingere che quel furto non sia mai esistito; di dimenticare l'ennesimo sfregio mafioso inferto al patrimonio collettivo. E, inevitabilmente, viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano...



Rispondi Citando






