« ... il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo. »
L'inconsistenza della carta dei "diritti umani" deriva dal fatto che a porre i valori non è "l'essere" o la "natura", ma l'uomo.
Per questo non esiste un "bene in sè" che esige un consenso universale.
Al massimo esistono orientamenti teleologici predominanti che esercitano potere sulle singole volontà; volontà che si manifesta nell'affermazione di un qualche "dover essere" o nella finzione di un qualche "dover essere", espressione di tale potere.
L'impossibilità di rinviare ad un fondamento ontologico assoluto tra moralità e "natura" sancisce l'insensatezza della realtà prodotta dalle azioni umane, trascinando con sé tutta la ragione.
I valori divengono allora scopi, che, stimolando l'appetito, devono essere conseguiti dall'uomo in quanto soggetto razionale.
Dunque la morale, in quanto "guida" nell'agire che rimanda a valori, è frutto dell'arbitrarietà delle valutazioni umane prodotte dall'attività rappresentativa e, quindi, da una soggettivazione.
Da qui nasce la difficoltà, interna alla filosofia, ma anche alla storia e alla politica, di fornire una determinazione oggettiva, ontologica, dell'interazione tra "natura" e principi pratici della ragione (morali, politico-giuridici).




Rispondi Citando
