Vendita Tirrenia, gara in bilico
Unica offerta dalla Regione Sicilia
Chiusa la gara per la vendita di Tirrenia. Ritirati tutti i grandi armatori è rimasta in campo solo l’offerta di Mediterranea holding, capeggiata dalla Regione Sicilia. Azionisti in difficoltà: a questo punto si configura la trattativa privata, che non è ammessa
CAGLIARI. In Sicilia festeggia il governatore della Regione, Lombardo, ma la gara per l'acquisizione di Tirrenia sembra davvero affondata. Ieri era l'ultimo giorno utile per la presentazione delle offerte vincolanti e dei due candidati rimasti in gara ne è rimasto solo uno: Mediterranea holding, capeggiata dalla Regione Sicilia di Salvatore Lombardo, sponsorizzata dal sottosegretario ai Trasporti Giuseppe Maria Reina. C'è però un problema: l'azionista Fintecna non potrà procedere alla vendita perché, con un solo concorrente in campo, si configura una «trattativa privata» che non è ammessa.
In Mediterranea holding ci sono armatori importanti come Salvatore Lauro (18,5%), Alexandros Tomasos (30,5%) e Nicola Coccia (3%) che hanno presentato l'offerta dopo che il Fondo britannico Cinven si è ritirato. La maggioranza delle azioni è della Regione Sicilia col 37% mentre le famiglie Busi-Ferruzzi detengono il 3%. Dieci milioni di euro più il debito che, secondo fonti vicine al dossier, è inferiore al patrimonio della società con un saldo positivo di circa 100 milioni. Il capitale sociale di Mediterranea holding è stato aumentato da 1 a 10 milioni di euro proprio per perfezionare l'offerta.
L'advisor Unicredit dovrà ora verificare la conformità dell'offerta che non dovrebbe essere ritenuta valida per via dell'impedimento della trattativa privata. I sindacati premono per un confronto per arrivare a un piano condiviso che garantisca i livelli occupazionali e il rilancio di Tirrenia, il cui processo di privatizzazione deve essere completato entro il 30 settembre prossimo.
All'inizio i pretendenti erano sedici, diventati otto al momento delle offerte non vincolanti. Poi l'abbandono dei maggiori armatori come Grandi navi veloci e la Moby di Onorato. Gli addetti ai lavori trovano molti punti in comune con la fase della privatizzazione di Alitalia che il ministero del Tesoro aveva messo in piedi nel 2008.
Ma in questo caso è difficile ipotizzare una soluzione finale con la costituzione di una «Nuova Tirrenia» come avvenne per Alitalia. Gli istituti di credito gradirebbero una soluzione differente: procedere con la privatizzazione per le singole rotte ma è una soluzione che non piace al maggiore azionista.
Una partita con pochi giocatori: Fondi d'investimento e grandi armatori si sono tutti ritirati perché non vedevano chiaro in molte cose. A cominciare dal valore della flotta controllata tramite Fintecna direttamente dal ministero del Tesoro. E soprattutto non convince quell'indebitamento di novecento milioni. Senza contare il buco nero del finanziamento garantito dal governo: 576 milioni di euro a Tirrenia e 660 alla Siremar, soldi sub judice perché l'Unione europea potrebbe attivare una procedura d'infrazione sulle tratte non assegnate tramite gara.
A Palermo, Raffaele Lombardo festeggia: «Dopo più di cento anni potrebbe tornare in Sicilia, nella sua storica e naturale sede di Palermo, la prestigiosa e antica compagnia di navigazione fondata dalla famiglia Florio», afferma il presidente della Regione dopo aver appreso la chiusura del termine per la presentazione dell'offerta vincolante. «Non si tratta, come molti hanno immaginato, di salvare un rottame», spiega Raffaele Lombardo, «ma, al contrario, di dare nuovo impulso con una mission ad un soggetto che potrà contribuire allo sviluppo della Sicilia confermandole quel naturale ruolo che le appartiene di epicentro dei traffici marittimi sul Mediterraneo, in grado di guardare oltre il Continente europeo, anche verso quello africano».
(29 giugno 2010)
fonte: Vendita Tirrenia, gara in bilico Unica offerta dalla Regione Sicilia | la Nuova Sardegna
E a Palermo Raffaele Lombardo festeggia anche... Siamo messi bene. Mamma mia!iango:




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