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Discussione: Perché non qualcun altro? Effetto nimby

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    Predefinito Perché non qualcun altro? Effetto nimby

    La logica da bambini egoisti e viziati che circola tra molti: "perché non qualcun altro?" C'è una fonderia? puzza chiudiamola, ma io voglio usufruire di tutte le cose che produceva lo stesso quindi compriamo da qualche paese straniero quello che producevamo noi. Vogliono fare un tunnel per una linea ferroviaria? Giammai casomai la si facesse altrove, in svizzera, tanto io in Francia non ci vado mai. Vogliono trivellare? Lo facciano altrove nel mondo, ma io voglio il riscaldamento a palla a casa soprattutto la notte e non voglio sapere da dove arriva e quanto costa l'energia e voglio tanta benzina per la mia macchina (col cazzo che compro la macchina ad aria compressa ne agito l'esempio solo per fare casino e pretendere un prezzo più basso della benzina). Qualcuno deve lavorare? Lo faccia qualcun altro, io voglio il reddito di cittadinanza. E guai se mi toccate la macchina, che inquina certo lo so, ma mi serve, devo portare la fidanzata a prendere la pizza pagando un groupon (una parte dei cui soldi va a finire in america ovviamente) coi soldi del reddito di cittadinanza.
    Poi si chiedono perché il PIL italiano non cresca mentre quello americano cresce a dismisura (dove vanno a finire parte dei soldi di ogni acquisto fatto su groupon amazon e booking.co? non se lo chiede nessuno, ma regaliamoli i soldi ai giovani mi raccomando così mentre li danno a qualcun altro avranno finalmente riacquistato una loro dignità, come dice Emiliano)



    Con NIMBY (acronimoinglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile") si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico o non, che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali,termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili.
    L'atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale. Il paradosso dell'opera necessaria ma impossibile

    Se la sindrome NIMBY colpisse ogni abitante della Terra diventerebbe di fatto impossibile prendere quei provvedimenti indispensabili a ogni comunità che risulterebbero fastidiosi per la relativa zona coinvolta.
    Si arriverebbe così al paradosso che pur riconoscendo un impianto come essenziale, o comunque valido, non si riuscirebbe ugualmente a erigerlo. D'altra parte anche la possibilità opposta, per cui nessun abitante della Terra fosse motivato a tutelare il territorio in cui vive, risulterebbe devastante dal punto di vista non solo ambientale.

    BANANA

    Gli anglofoni, per indicare la degenerazione estrema della sindrome NIMBY, utilizzano l'acronimo BANANA che sta per Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (lett. "Costruire assolutamente nulla in nessun luogo vicino a niente").
    https://it.wikipedia.org/wiki/NIMBY


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  2. #2
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    Predefinito il referendum no triv


    A Giggino gli lascerei un pezzo di Italia a tutti quelli come lui con la clausola che quando saranno tutti morti di fame ci chiedano scusa per tutte le stronzate che hanno detto. Come dice Le Fou
    http://lefoureloaded.blogspot.com.es...plottisti.html

    Propongo la seguente legge:

    Articolo 1

    Un numero minimo di cento complottisti/pseudoscienziati/pseudoanimalisti/pseudoeconomisti/pseudocosi ha il diritto di occupare un'isola disabitata, con una superficie proporzionale al numero degli occupanti.

    Articolo 2

    Gli occupanti dovranno vivere in tale isola seguendo con coerenza la loro teoria, senza eccezioni.

    Articolo 3

    Agli occupanti sarà dato un telefono o altro sistema di comunicazione per farsi venire a prendere nel caso in cui l'applicazione della loro teoria porti al disastro.

    Questa legge semplicissima permette di verificare una teoria senza l'alibi per cui tutti ce l'hanno con loro, le multinazionali nascondono le prove dell'esistenza degli unicorni rosa, non conviene ai petrolieri eccetera eccetera.

    Vediamo alcuni esempi.
    Il motore magnetico che produce energia infinita

    Gli occupanti dell'isola potranno produrre energia solo da un motore magnetico che costruiranno prima di recarsi nell'isola o che acquisteranno da uno dei misteriosi inventori che popolano il web e che arriverà nell'isola.

    Potranno così alimentare tutte le apparecchiature che vogliono, dimostrando al mondo che quei motori che si vedono sul web non sono truffe che nascondono batterie o cavi, ma violano davvero le leggi della termodinamica e della conservazione dell'energia.

    Se e quando resteranno senza energia, chiameranno con il telefono a loro disposizione (se anche quello non è alimentato con il magnifico motore magnetico).
    Stampare banconote

    Gli occupanti dell'isola si potranno impossessare del signoraggio secondo la loro particolarissima definizione, ovvero della differenza tra costi di stampa e valore nominale delle banconote.

    Potranno così diventare ricchissimi stampando moneta in continuazione, diventando ricchissimi senza limiti e distribuendo questo enorme guadagno, anche se secondo tutte le teorie monetarie ed economiche del mondo, ed anche secondo banali osservazioni empiriche, non è assolutamente vero.

    Se e quando finiranno per coprire l'isola di carta straccia nutrendosi delle radici degli alberi, chiameranno con il telefono per farsi venire a prendere (la telefonata gliela paghiamo noi, perché a quel punto la loro moneta varrà meno della carta con la quale è stampata).
    Animalisti estremi

    Gli occupanti dell'isola vivranno senza utilizzare in alcun modo gli animali per alcuno scopo, in particolare:

    • sperimentazione animale, e quindi
      • niente uso di medicinali e tecniche chirurgiche testati con gli animali (tutti)
      • niente vaccini scoperti con la sperimentazione animale (tutti)
      • niente uso dei cosmetici testati con gli animali (tutti)
      • niente cura degli animali stessi tramite medicinali e tecniche chirurgiche testati sugli animali (tutti)

    • alimentazione, e quindi
      • niente carne (ovvio)
      • niente latte e latticini (formaggi ecc.)
      • niente uova e derivati
      • niente miele (lo fanno le api che non devono essere schiavizzate)

    • vestiti, e quindi
      • niente pellicce
      • niente lana
      • niente scarpe, borse, accessori in cuoio o in pelle
      • niente strumenti, pennelli, pettini o altri oggetti fatti con ossa o peli

    • controllo della popolazione animale, e quindi
      • niente derattizzazione (benvenute in casa, pantegane)
      • niente caccia e controllo della fauna (aumento incontrollato di cinghiali, uccelli, lumache ecc. che distruggono i raccolti)

    • coltivazione e compagnia, quindi:
      • niente letame per concimare i campi
      • niente cani e gatti in casa (che a loro volta mangiano altri animali e cibo fatto di animali)
      • niente uso di animali come mezzi di trasporto e di lavoro (quindi uso obbligatorio di trattori ed automobili, le quali però sterminano centinaia di insetti volanti e striscianti durante il movimento)

    Ovviamente un'alimentazione esclusivamente vegetale, unita al mancato controllo della fauna, implica che gli animali tenderanno a scorazzare nei campi distruggendo i raccolti. I bovini stessi, dovendosi nutrire di quello che trovano in giro, si sfameranno con il raccolto dell'isola.

    E la presenza permanente di topi in casa implica dei problemi sanitari di un certo spessore, che non potranno risolvere con i medicinali testati sugli animali dai cattivissimi vivisettori.

    Se e quando finiranno sterminati dalle epidemie, dalla malnutrizione, dal freddo eccetera, basterà una telefonatina.

    (LeFou!)


    ci sono molti pezzi sulla questione questo è secondo me il migliore, ma li linkero tutti

    Niente trivelle per 12 miglia significa più rinnovabili? | iMille

    Niente trivelle per 12 miglia significa più rinnovabili?

    DA CORRADO TRUFFI
    – 15/03/2016PUBBLICATO IN: ENERGIA & AMBIENTE

    di Corrado Truffi.


    Un recente sondaggio di Demos su 5.000 europei ha scoperto che gli italiani sono gli europei percentualmente più contrari a Schengen e più propensi a ritornare ai controlli sulle frontiere nazionali, a causa della paura dei flussi migratori.La logica e la razionalità di una simile posizione è evidentemente molto difficile da trovare, visto che dovrebbe essere ovvio perfino per un bambino che ripristinare le frontiere europee per un Paese di primo approdo, per via marittima, dei migranti, significa per l’appunto trovarsi a gestire da soli il fenomeno, senza poter condividerlo con il resto dell’Europa.Eppure la cattiva informazione, la confusione del dibattito pubblico, la poca voglia di approfondire portano a questo risultato paradossale.****Ho il sospetto che anche sulla vicenda del referendum No-Triv, per il quale i sondaggi segnalano una prevalenza del si attorno al 70%, l’opinione pubblica italiana stia ragionando con lo stesso livello di approssimazione e semplificazione che la porta a pensare che chiudere le frontiere sia una buona soluzione per l’Italia.Per spiegare questa mia impressione, e quindi giustificare le mie molte perplessità su questo referendum, è però bene partire dall’inizio.Il referendum sul quale siamo chiamati a pronunciarsi il 17 aprile è l’unico rimasto di una batteria di quesiti tutti legati alle questioni ambientali e in particolare alle prospezioni petrolifere, volti a smontare le semplificazioni inserite dal governo nel decreto cosiddetto “Sblocca Italia”. Gli altri quesiti avrebbero riguardato la stretegicità dell’attività di prospezione, le modalità di approvazione die piani delle aree, il ruolo delle Regioni e la loro possibilità di bloccare, di fatto, le procedure in caso di mancata intesa fra i diversi livelli territoriali, e avrebbero costituito un chiaro tentativo di modificare profondamente, per via referendaria, la politica industriale ed energetica del governo.Molti dei quesititi non sono passati al vaglio della magistratura anche perché nel frattempo il governo ha introdotto aggiustamenti e modifiche alle leggi che si chiedeva di abrogare, in qualche misura nella direzione richiesta dai referendari. È rimasto solo il quesito, tecnicamente di portata piuttosto limitata, relativo alla possibilità di rinnovare le concessioni alle piattaforme marine di gas e petrolio entro le 12 miglia marine, anche dopo la loro scadenza, fino a esaurimento dei giacimenti. Fermo restando che d’ora in avanti sono comunque vietate nuove ricerche di gas e petrolio (e quindi nuove trivellazioni) entro le 12 miglia.Osservo incidentalmente che questo significa che il referendum non è contro le trivellazioni (blocca l’estrazione a fine concessione di giacimenti già esistenti, non le nuove trivellazioni entro le 12 miglia, che sono già comunque vietate). Le trivelle non c’entrano. E, inoltre, vi è piena consapevolezza da parte di tutti che è sensato ridurre in prospettiva i rischi ambientali connessi alle estrazioni troppo vicine alle coste.Ma, più importante, è ragionare bene sulle tre questioni che sono dietro al referendum:
    • il merito del quesito referendario (che astrattamente dovrebbe essere l’unica questione rilevante, cosa che, come vedremo, non è affatto);
    • l’obiettivo politico generale perseguito dai referendari (e dagli anti referendum);
    • la qualità di una deliberazione popolare su argomenti tecnici complessi.

    Il merito

    Come accennato, il quesito è molto circoscritto. In pratica, se vincono i si all’abrogazione della norma, alla scadenza delle concessioni esistenti le piattaforme attualmente in funzione entro le 12 miglia dovranno essere chiuse, anche se il giacimento fosse ancora produttivo. La chiusura degli impianti avverrà nel corso dei prossimi anni (in genere, fra i 5 e i 10), in funzione della durata delle attuali concessioni, con ovvi ma probabilmente gestibili impatti sull’occupazione e in particolare sull’area industriale di Ravenna e, secondo i No-triv, con beneficio per l’ambiente marino italiano.Un altro effetto possibile è che, a parità di domanda interna di gas (e in misura minore di petrolio), aumenteranno le importazioni dall’estero, con effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti e con nessun effetto di riduzione dell’inquinamento o della produzione di gas serra a livello globale. Anzi, secondo i rappresentanti del comitato per il No al referendum, si avrebbe un aumento degli effetti inquinanti dovuto al maggior numero di petroliere in arrivo nei nostri porti. Inoltre, i proventi delle concessioni e le entrate tributarie legate alle attività estrattive chiuse, inevitabilmente termineranno, mentre con tutta probabilità le aziende concessionarie porteranno parte dei loro investimenti all’estero, magari in paesi dove le normative ambientali e i controlli sono molto più “rilassati” dei nostri.Chi sostiene il referendum ritiene tuttavia che lo scenario sopra immaginato non sia ineluttabile e che, anzi, il segnale dato dal referendum consentirebbe di dare una grande spinta ad un percorso virtuoso verso l’utilizzo maggiore di energie rinnovabili. Inoltre, si può notare che attualmente la domanda energetica italiana è effettivamente in discesa, vuoi per una ripresa economica lenta, vuoi per il costante aumento dell’efficienza energetica dei processi produttivi, vuoi per lo spostamento verso le rinnovabili del mix della produzione elettrica (ma non della domanda energetica legata agli usi termici e di trasporto).Inoltre, i sostenitori del si attribuiscono alle piattaforme un impatto ambientale estremamente grave e un effetto negativo sul turismo molto rilevante, che da soli giustificherebbero l’esigenza di vietare quanto prima l’estrazione di gas e petrolio. Sul primo aspetto, come si è accennato, gli oppositori del referendum ricordano che, nella realtà dei fatti di un mondo che domanda ancora gas e petrolio, si tratterebbe solo di uno spostamento verso altri lidi, che potrebbe persino implicare un maggior impatto ambientale a livello globale, anche se sposterebbe il problema altrove (un perfetto fenomeno nimby, quindi). Quanto al secondo, si nota come il numero maggiore di piattaforme sotto costa sia proprio in Romagna, dove non sembra che il turismo ne abbia in alcun modo sofferto.In conclusione, si tratta:
    • di una questione di portata abbastanza limitata, visto che le piattaforme oltre le 12 miglia non sono toccate, e il si al referendum non bloccherebbe nemmeno immediatamente quelle sotto costa, né tantomeno le estrazioni sulla terraferma.
    • di una questione nella quale i costi e i benefici sono abbastanza controversi e probabilmente tendono a bilanciarsi. Certamente, i benefici potrebbero essere concentrati su alcuni gruppi di interesse (ad esempio, si sostiene che vi siano effetti negativi sulla pesca), e il beneficio ambientale in Italia potrebbe essere significativo. E tuttavia i costi sia per il bilancio delle Stato, sia per la nostra dipendenza energetica verso l’estero proprio in un momento di grande turbolenza geopolitica, potrebbero essere altrettanto rilevanti. Per non parlare della capacità di reggere alla riduzione delle attività della filiera italiana delle prospezioni, che è tra l’altro un punto di forza della nostra ingegneria civile.

    Insomma, se visto nel merito stretto della questione, il referendum appare abbastanza irrilevante per disegnare la politica energetica italiana, e una scelta razionale per il sì o per il no sembra possibile solo dopo una valutazione non proprio semplice di possibili costi e benefici. Vista la portata concreta del quesito, inoltre, concretamente una vittoria dei sì potrebbe essere gestita senza troppi drammi da una oculata politica industriale di accompagnamento della transizione verso la chiusura degli impianti. E, per converso, una vittoria dei no (o dell’astensione e conseguente mancanza di quorum, che è lo stesso), potrebbe non significare automaticamente che tutte le concessioni esistenti sarebbero sempre e comunque rinnovate fino a esaurimento dei giacimenti. Caso per caso, in funzione di serie analisi di impatto ambientale e/o di pressione dell’opinione pubblica, potrebbe benissimo darsi che alcune concessioni non siano comunque rinnovate dopo la loro scadenza naturale.L’obiettivo politico

    Tutto ciò sarebbe vero se non fosse che l’obiettivo politico assegnato al referendum No-Triv è in realtà tutt’altro e di tutt’altra portata. Lasciamo parlare il sito dei referendari con due citazioni significative:“3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITEIl voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia. Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.[…]6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALIAbbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate.Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica. Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.Come si vede, il quesito referendario viene esplicitamente caricato di:
    • un significato ideologico fortissimo – l’ideologia dei beni comuni e della purezza ecologica di un’Italia capace di trasformare tutto il suo modello energetico, in tempi rapidissimi, verso l’uso esclusivo di energie rinnovabili;
    • una carica antigovernativa e specificamente anti governo Renzi, che sembra ormai un tratto comune e costante di tutta l’opposizione di sinistra, che vede in Renzi il male assoluto, probabilmente in quanto traditore ed usurpatore del partito della sinistra riformista.

    I referendari, quindi, esplicitamente non chiedono un voto sul quesito specifico, ma un voto per chiedere un diverso modello energetico tutto rinnovabile qui e subito e, possibilmente, per mandare a casa il governo Renzi (ricorda qualcosa? A me sovviene Gandolfini che dopo l’approvazione del DDL Cirinnà ha detto che inviterà a votare No al referendum sulla riforma costituzionale per mandare a casa Renzi).Non voglio infierire più di tanto sulle contraddizioni dei no-triv. Basti dire che essi confondono sistematicamente il fabbisogno energetico globale con quello elettrico (qui ad esempio una dichiarazione di Rossella Muroni di Legambiente), facendo oltre a tutto finta che la penetrazione delle rinnovabili possa crescere all’infinito. Proprio su iMille recentemente Domenico Coiante è tornato da par suo sulla questione dell’accumulo e sulle possibili strategie per la progressiva trasformazione del mix energetico verso il “tutto elettrico”, e rileggerlo aiuta a capire che non ci sono bacchette magiche, anche se la strada è certamente quella. E basti notare che molti dei no-triv si trasformano rapidamente in “no alle pale eoliche” per motivi paesaggistici, o in “no ai campi solari” per la preservazione dell’agricoltura. In breve, il solito nimby, e il sogno di un mondo nel quale l’energia non serve, ma ovviamente gli smartphone continuano miracolosamente ad esistere.Quello che più mi urta, però, è la tendenza ad utilizzare qualunque argomento come scusa per attaccare a priori il governo. L’insofferenza “antropologica” per l’innovazione che il governo Renzi ha portato in quella che era la sinistra minoritaria e sistematicamente perdente degli anni passati, si traduce sempre più in una indistinta fuffa ideologica nella quale tutti gli argomenti sono buoni per fare sempre la stessa operazione. Con svantaggio anche per le buone cause, che finiscono per diventare solo paraventi per altro.E non a caso, d’altra parte, nelle loro argomentazione pro-triv, anche il comitato per il No non è molto da meno nel semplificare la faccenda paventando disastri per il comparto industriale soggetto al referendum, per le nostre capacità tecnologiche e per la nostra indipendenza energetica. Se è vero che le estrazioni italiane coprono a malapena il 10% del nostro fabbisogno, e se è vero che le piattaforme in questione rappresentano solo una quota nemmeno tanto grande di quel 10%, e che la chiusura è scaglionata nel tempo, è chiaro che il problema è sicuramente importante ma certamente gestibile.Ma, anche in questo caso, raccontare che la vittoria del referendum genererebbe una grave crisi energetica o aumenterebbe a dismisura la nostra dipendenza dal gas di Putin o, peggio, da quello dell’instabile Libia, consente di rafforzare il messaggio. Il ché, a mio giudizio, non è necessariamente una strategia vincente, perché rischia di opporre in modo manicheo industrialisti d’annata a ecologisti utopisti. Entrambi con il loro fardello di irresponsabilità utopica (le magnifiche sorti e progressive dello sviluppo che non ammette pause contro il pauperismo ingenuo ma tanto rassicurante della decrescita felice).Deliberare su argomenti complessi

    Il referendum popolare è uno strumento adeguato per deliberare su argomenti complessi e specialistici? Sulla base di quanto visto sopra, sembrerebbe di no, perché è abbastanza evidente che sarà difficile che gli elettori siano in grado di deliberare sulla base di una conoscenza approfondita e razionale della specifica questione, ed anche delle sue implicazioni politiche.Inoltre, molto spesso abbiamo visto che nella realtà le deliberazioni referendarie, quando riguardano aspetti complessi e sfuggenti e non scelte nette come furono ad esempio quelle su divorzio ed aborto, vengono poi parzialmente contraddette dalla successiva legislazione e dalla politica governativa. Spesso per ottime ragioni, come quando un referendum abolì il Ministero dell’Agricoltura e quindi si inventò quello delle “Politiche agricole” per avere qualcuno da inviare a Bruxelles per trattare, appunto, sulle politiche agricole comunitarie.Tuttavia, credo che sia necessario continuare ad avere fiducia nella democrazia, anche in questa forma diretta un po’ caotica nel suo definirsi (quesiti ritagliati negli articoli di legge da raffinati legulei, magistrature che interpretano variamente i quesiti, comitati che usano un dettaglio quasi irrilevante come grimaldello per fare battaglie che credono epocali…). Guardiamoci da un atteggiamento elitario: anche il suffragio universale scontava il fatto che una parte della popolazione fosse analfabeta, e ne prendeva atto. E gli oppositori del voto alle donne sicuramente pensavano che esse non fossero “adatte” a esprimere opinioni ponderate.La democrazia, rappresentativa, diretta, partecipativa o come volete, è già abbastanza in crisi senza bisogno di metterla ancora in discussione nelle sue forme attuali. E del resto, sapere che la riforma costituzionale prossima ventura apporta utili miglioramenti all’istituto referendario abrogativo, introduce quello propositivo e, soprattutto, rende cogente la discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, è una buona notizia anche per affrontare questo referendum con un atteggiamento più sereno e meno ideologizzato. Eventualmente e serenamente, rinunciando a pronunciarsi con il voto se non si hanno le idee chiare.Provvisoria conclusione

    Chiudere anticipatamente le piattaforme estrattive significa certamente aumentare, nel breve periodo, le importazioni di gas e petrolio. Esattamente come chiudere le frontiere fra i paesi europei significa aumentare l’“importazione” di esseri umani in Italia. Ma, come abbiamo visto, nel caso di petrolio e gas non si tratta necessariamente di un disastro, ma solo di un problema in più che andrebbe ben gestito, magari con qualche piccolo vantaggio per il nostro ambiente. Fossi il governo, quale che sia il risultato referendario, cercherei comunque di affrontare decisamente la questione. Ad esempio:
    • Aumentare progressivamente gli oneri concessori, e utilizzare il più possibile i relativi proventi non tanto per ulteriori discutibili incentivi alle rinnovabili, quanto per sviluppare decisamente la ricerca applicata sulle tecnologie di accumulo energetico, o per creare una rete di distributori elettrici degna di questo nome, o ancora per incentivare la trasformazione degli impianti termici dal gas alle pompe di calore elettriche.
    • Pianificare la riconversione e il riutilizzo delle elevate competenze disponibili in Italia nelle prospezioni marine nella direzione della ricerca geotermica. È un mio vecchio pallino, ma il calore delle terre sottomarine italiana sono un asset davvero promettente e decisamente sottoutilizzato.

    ****Come voterò? I pro-triv e i no-triv devono ancora convincermi delle loro buone ragioni. Probabilmente finirò per non esprimermi, aiutando indirettamente un esito favorevole allo status quo legislativo che mi sembra preferibile anche per il carico di significato politico che è stato dato alla questione, ma sono ancora disposto a discuterne.

    iMille.org – Direttore Raoul Minetti

  3. #3
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    Predefinito Re: Perché non qualcun altro? Effetto nimby

    di questo metto solo il link
    Renzi, il Pd e la guerra vinta dai No Triv di tutti i partiti - Formiche.net

    di quest'altro metto tutto, è del mio amico Massimo Adinolfi filosofo di sinistra

    https://azioneparallela.wordpress.co...e-il-realismo/
    Se la sinistra disconosce il realismo


    La zuppa e il pan bagnato. Il referendum sulle trivellazioni marine e la condanna di Verdini: se non è l’una cosa, è l’altra ad agitare le acque in casi dei democratici. È indubbio che le sfide più importanti del 2016, da cui dipenderà il prosieguo della legislatura, siano le elezioni amministrative prima, il referendum costituzionale poi. E però ogni giorno ha la sua pena, e ieri a far penare il Pd sono state prime le trivelle, poi le disavventure giudiziarie del senatore toscano.
    Vediamo. Ad aprile si vota sulla possibilità di rinnovare le concessioni alle piattaforme petrolifere già in attività al largo delle coste italiane. I nove consigli regionali che hanno preso l’iniziativa referendaria avevano proposto anche altri, più ampi quesiti, ma il governo li ha disinnescati introducendo modifiche alla legislazione vigente, e così la Consulta ha ammesso un unico referendum. Siccome i punti principali della strategia energetica del Paese non sono toccati dal referendum in questione, è chiaro, e lo ammettono anche i proponenti, che la consultazione ha un significato eminentemente politico. Ma se la minoranza del Pd la cavalca diviene anche una cartina di tornasole dei nodi irrisolti nel rapporto del partito democratico con la base dei propri iscritti e militanti, e con l’opinione pubblica.
    Se vincessero i sì, il voto verrebbe immediatamente tradotto dalle associazioni ambientaliste in un perentorio invito a tagliare in modo drastico l’uso dei combustibili fossili. Ora, non è che tale invito, col voto o senza il voto di aprile, possa essere preso a cuor leggero. La conferenza di Parigi, conclusasi recentemente, ha affermato che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia «urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta», e non è possibile fronteggiare una simile minaccia senza una progressiva decarbonizzazione dell’economia. Quasi duecento Paesi hanno sottoscritto queste conclusioni (che attendono però le ratifiche nei parlamenti nazionali). E però, se la direzione di marcia è tracciata, resta il dovere dei governi di ragionare realisticamente sul modo in cui conseguire gli obiettivi indicati a Parigi. Dall’affermazione di principio all’implementazione delle politiche il passo non è affatto breve. E siamo al punto. Perché il partito democratico è incalzata da una rigida coscienza ambientalista, assai diffusa presso la sua base, per la quale qualunque scostamento dal principio è un inaccettabile cedimento morale. Se il paragone non urtasse le sensibilità degli uni e degli altri si potrebbe dire: anche l’elettore di sinistra, non solo quello cattolico, è cresciuto in questi vent’anni a pane e valori non negoziabili. È cresciuto cioè in una forma larvata di grillismo morale, impastata di intransigenza e indignazione puramente verbale, che si traduce in una crescente insofferenza verso ogni forma di mediazione politica fra gli interessi in gioco. A volte si tratta del più schietto interesse nazionale altre volte di interessi privati (le compagnie petrolifere, in effetti, esistono), ma in un caso o nell’altro ci si scontra sempre con il rifiuto di comporre le spinte ideali con le esigenze materiali. Sta qui, d’altra parte, la crisi e anzi l’inconsistenza dei partiti politici italiani, il cui compito di mediazione viene rifiutato quasi a priori, come se il solo fatto di tenere in considerazione anche il piano dell’interesse equivalesse di per sé a un inaccettabile cedimento morale.
    Così le minoranze di sinistra, fuori e dentro il partito democratico, possono sempre far sponda, per imbarazzare il governo, con un’opinione pubblica, che da venti e passa anni ha imparato a sospettare per principio dell’attività politica, e a cui non si può mai dire fino in fondo come stanno le cose, cosa si può o non si può fare.
    Lo si vede bene se solo si pensa alle furibonde polemiche sollevate in questi giorni da Bersani e compagnia sull’eredità dell’Ulivo, che Renzi avrebbe dilapidato snaturando il Pd. Ora però, se vi è un campione dell’ulivismo questi è Prodi. E a Prodi le trivelle non dispiacciono affatto, anzi è presumibile che, fosse al governo, non si barcamenerebbe molto diversamente. L’Adriatico di Prodi non sarebbe diverso, insomma, da quello di Renzi: come la mettiamo?
    Poi, nello stesso giorno in cui ci si vergogna dell’astensione del Pd al referendum, arriva pure la condanna di Denis Verdini, ed è come agitare il panno rosso dinanzi al toro sempre imbufalito dell’indignazione morale. Di nuovo il rumore di fondo del grillismo democratico cresce. Come si fa a governare con Verdini? Probabilmente, lo si fa né più né meno come lo si faceva ieri con Berlusconi, quando, a causa della mancanza dei numeri in Parlamento, si formava il governo Letta. La qual cosa potrà certo meritarsi un giudizio negativo, sui risultati dell’azione di governo, ma un conto è non condividere il jobs act, oppure la legge elettorale, un altro è provare a costruire pregiudiziali morali grandi come macigni. La cui conseguenza è nell’immediato, qualche difficoltà supplementare per chi è al governo, ma nel lungo periodo è la condanna della politica a un permanente stato di minorità. Quanto convenga alla democrazia italiana vivere sempre sotto questa permanente ipoteca dallo sgradevole sapore moralistico non è dato sapere. Però va così.

    (Il Mattino, 18 marzo 2016)
    ho sottolineato il punto riguardante gli indignati in servizio permanente effettivo su FB ovvero i lamentosi da tastiera

    ah molti di questi (soprattutto tra i civatiani) sono ferreamente prodiani, ma ogni tanto sono in disaccordo ultimamente, sarà perché loro sono diventati gli antagonisti da salotto? I black block in cachemire del nuovo millennio?

    Prodi a favore delle trivelle. "Il referendum? Un suicidio nazionale" - Affaritaliani.it
    Romano Prodi scende in campo per il no al referendum sulle trivelle del 17 aprile (e quindi per mantenere le cose come stanno ora). L'ex premier risponde alle domande di Affaritaliani.itsulla consultazione che sta dividendo il Partito Democratico e sta scatenando molte polemiche dentro e fuori il Parlamento

    Di Alberto Maggi



    Romano Prodi scende in campo per il no al referendum sulle trivelle del 17 aprile (e quindi per mantenere le cose come stanno ora). L'ex presidente del Consiglio, impegnato per lavoro a Mosca, risponde alle domande di Affaritaliani.it sulla consultazione che sta dividendo il Partito Democratico e sta scatenando molte polemiche dentro e fuori il Parlamento. "Non ci ho ancora pensato, attualmente sono in giro per il mondo", risponde Prodi alla domanda se andrà alle urne il prossimo 17 aprile. Ma poi l'ex premier afferma: "E' un tema importantissimo. Ci ho riflettuto bene e devo dire che mi sono sempre schierato sull'assoluta necessità di avere, ovviamente nella massima sicurezza, una produzione nazionale, come hanno tutti i Paesi. E' assolutamente necessario anche attrarre gli investimenti esteri, come accade in tutte le nazioni del mondo, certamente, come detto, garantendo la massima sicurezza. E comunque - spiega il Professore - se non lo facciamo noi nello stesso mare lo fanno altri. Poi, sul caso specifico della consultazione referendaria, rifletterò bene quando torno in Italia". Quanto alle polemiche nel Pd, Prodi afferma: "Non ho visto niente di tutto questo e non posso commentare". Ma su un punto il padre dell'Ulivo non ha alcun dubbio: "Se dovessi votare voterei certamente per mantenere gli investimenti fatti, su questo non ho alcun dubbio anche perché è un suicidio nazionale quello che stiamo facendo. Quindi - conclude Prodi - se voto al referendum voto no".

  4. #4
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    Predefinito Re: il referendum no triv

    chi sostiene il referendum mi ha postato questi link
    Idrocarburi in mare e lavoro: facciamo chiarezza
    Energia, corsa a chiudere le centrali oltre 60 sono ormai ferme e inutili - Repubblica.it
    2015: L?ANNO CHE CAMBIò IL MONDO DELL?ENERGIA - GLI STATI GENERALI
    Rinunciando alle trivelle non perdiamo un bel niente | Scienza in Rete

    c'è poi il più radical chic di tutti i siti radical chic online: valigia Blu
    http://www.valigiablu.it/referendum-trivelle/



    e poi questo video


    E lo hanno fatto pure a Salerno. Certo che è un disegno, infatti nella vita reale una cosa del genere non succede affatto, soprattutto da noi dove in realtà non è petrolio (tranne rari casi) ma bensì gas naturale, e quel poco che c'è ha una pressione così bassa da non venire fuori nemmeno se buchi. Ma poi le piattaforme sono lì da decine di anni, se non è mai successo nulla (anzi tutti dicono di difendere il mare come è adesso perché è bello e pulito) perché spegnerle? L'unico effetto sarebbe quello di fare perdere il lavoro a migliaia di famiglie e farci dipendere ancora di più dalla Francia per l'energia (già ora ci hanno costretto a cedere il mare a loro e ci tengono per le palle). Molti non hanno nemmeno capito cosa fa questo referendum ovvero non blocca le nuove trivelle ma chiude quelle che hanno funzionato perfettamente finora ed hanno portato il riscaldamento nelle nostre case. Qualora vincessero dovremmo comprare lo stesso gas dai francesi e dai croati spendendo il doppio e perdendo posti di lavoro per la paura di una cosa che non esiste e non può succedere. Provo sincero disprezzo nei confronti di chi vive queste paure in questo modo (ma soprattutto in chi instilla in loro queste paure per soldi, perché se il referendum passa i promotori si fanno un sacco di soldi, è così che funziona) e mi rendo conto che questa gente vota pure... Molti hanno addirittura la laurea e non riescono a capire un banale rapporto costi benefici e vivono schiacciati da paure irrazionali.

  5. #5
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    Predefinito Re: il referendum no triv

    altre testimonianze contro il referendum

  6. #6
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    Predefinito Re: il referendum no triv

    e ancora


    Monta l'onda del buon senso contro l'ideologia No Triv

    Monta l'onda del buon senso contro l'ideologia No Triv

    A circa un mese dal referendum che intende bloccare l’estrazione di idrocaruburi a mare in Italia, sui social network e su internet stanno emergendo i primi movimenti di contrasto ai proclami dei comitati “No Triv”
    di Alberto Brambilla | 11 Marzo 2016 ore 06:03
    COMMENTA 3 | |

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    Roma. A circa un mese dal referendum che intende bloccare l’estrazione di idrocarburi a mare in Italia, sui social network e su internet stanno emergendo i primi movimenti di contrasto ai proclami dei comitati “No Triv” che in anni recenti hanno propalato tesi pseudo-ambientaliste grazie al passaparola in rete, catalizzando l’attenzione dei mass-media.

    Con il referendum contro le estrazioni nelle acque territoriali italiane promosso per il 17 aprile da dieci regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna – di centrosinistra – e Liguria e Veneto – di centrodestra) si intende “eliminare la norma che consente di continuare l’attività produttiva dei giacimenti che si trovano entro le 12 miglia dalla costa italiana, fino alla durata della vita del campo”, scrive Staffetta Quotidiana. In caso di superamento del quorum e di vittoria del fronte del “sì” verrebbe prostrata l’intera filiera dell’estrazione degli idrocarburi dell’Emilia Romagna, regione che non aderisce al referendum ma che ne sarebbe penalizzata più di tutte.

    Se dovesse cessare ogni attività produttiva dei giacimenti già scoperti e in corso di sfruttamento, verrebbe decimato l’ecosistema dell’industria estrattiva nazionale del gas naturale – non del petrolio, come erroneamente dicono i No Triv – che dalla metà del ’900 ha la sua roccaforte nella provincia di Ravenna e che in generale interessa la costa adriatica. La filiera dell’industria estrattiva gasiera del ravennate dà da vivere a oltre 6.000 famiglie e riguarda l’operatività di circa 50 aziende sia medie, che vendono macchinari e servizi per l’estrazione in tutto il mondo come eccellenza ingegneristica, sia piccole, che sono quintessenziali alla costruzione dei macchinari stessi (officine, carpenterie, ecc.), oltre a una miriade di subfornitori e all’indotto.

    ARTICOLI CORRELATI Italia No triv? No, grazie! Le estrazioni petrolifere ammazzano il benessere e il turismo, dicono i "No Triv". Sarà vero? Non piangere sul referendum perforato Quello che Rodotà & co. volutamente tralasciano a proposito dell'acqua pubblica (e dei referendum)Tale è la preoccupazione che un gruppo di lavoratori anima con appelli e commenti la pagina facebook “Contro il referendum PER il lavoro” per spiegare perché il referendum è “sbagliato e strumentale”. E’ un’attività spontanea che riempie il vuoto di rappresentanza del sindacato più vecchio d’Italia, la Cgil che avverte del “rischio perdita di posti di lavoro” per via del referendum ma fatica ad affrancarsi dalla fascinazione ideologica della sinistra per l’ambientalismo militante; pieno culture-clash. I lavoratori scrivono sul social network che “l’unico ‘crimine’ che abbiamo compiuto negli ultimi trent’anni è quello di aver contribuito, con la produzione di gas nazionale, alla metanizzazione del paese e ad accendere la fiammella nei fornelli e nelle caldaie di milioni di italiani”. Dice Nunzio M., veterano del settore in pozzi su terra e mare in diverse regioni, che “ho sempre fatto il mio dovere nel rispetto della natura prima e del lavoro dopo. La demonizzazione di questo settore proviene da coloro che non sanno cosa sia un solo giorno di ‘fatica’ e che con le loro pippe mentali hanno già messo in ginocchio migliaia di famiglie”. Annamaria non capisce il clamore attorno alle “trivelle” dei No Triv (“ma quando tornano a casa, ammesso che ne hanno una, non mangiano, e quando fa freddo non si riscaldano?”) mentre Giorgio V. si domanda quali siano le proposte alternative. Dall’8 marzo, data di creazione della pagina, c’è stato un aumento di adesioni (1.461 “mi piace”) e cresce la visibilità ogni giorno (172.777 visualizzazioni).

    Il movimento No Triv affiorò per la prima volta il 6 maggio 2011 (“Marea contro il petrolio off-shore”, Italia Oggi) per un equivoco: l’allarme per “l’estrazione di petrolio” a largo di Termoli, invece si trattava di prospezioni geofisiche dell’irlandese Petroceltic, che di recente ha abbandonato il progetto. Da allora i No Triv hanno conquistato spazio mediatico anche attraverso manifestazioni, in località della costa ionica soprattutto, sotto lo slogan “liberiamo il mare dalle trivelle”. Ma più cresce la politicizzazione, più il movimento perde aderenza con la realtà; deriva comune a molti movimenti ambientalisti globali.


    In risposta, il 16 marzo verrà presentato a Roma, con i lavoratori ravennati, il “Comitato contro il referendum” promosso dal collettivo “Ottimisti & Razionali” formato da intellettuali, imprenditori e politici che oppone “al catastrofismo, ai luoghi comuni e alle bugie nella salvaguardia dell’ambiente” storie e fatti a “supporto della ricerca, della scienza e della tecnica” raccolti sul sito ottimistierazionali.it. L’onda del buon senso emerge, finalmente.

  7. #7
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    Predefinito Re: Perché non qualcun altro? Effetto nimby

    ma qualcuno mi ha fatto notare che c'erano altri 5 quesiti che sono stato cassati perché il governo si è piegato al ricatto referendario (almeno in parte) e quindi secondo i promotori questo dimostrerebbe che avevano ragione loro, un po come dire che tu punti una pistola alla testa a uno minacciandolo di fargli saltare il cervello se non fa come dici e poi affermare che quello lo ha fatto di sua spontanea volontà

    La proposta referendaria comprendeva inizialmente sei diversi quesiti, inerenti rispettivamente alle proposte di[26][27]:
    1. abrogazione della dichiarazione di strategicità, indifferibilità e urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi (articolo 38, comma 1, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia», vale a dire del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164);
    2. abrogazione della nuova procedura di approvazione del cosiddetto «piano delle aree» di estrazione degli idrocarburi (articolo 38, comma 1-bis, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia»);
    3. abrogazione della nuova disciplina sulla durata delle attività autorizzate dal nuovo «titolo concessorio unico» (articolo 38, comma 5, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia»);
    4. abrogazione del potere sostitutivo dello Stato di autorizzare, in caso di rifiuto delle amministrazioni regionali, le infrastrutture e gli insediamenti strategici, inclusi quelli necessari per trasporto, stoccaggio, trasferimento degli idrocarburi in raffineria e altre opere strumentali per lo sfruttamento degli idrocarburi medesimi (articolo 57, comma 3-bis, del cosiddetto «decreto Semplifica Italia», vale a dire del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35);
    5. abrogazione del potere sostitutivo dello Stato di autorizzare, senza concertazione con le regioni, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239);
    6. abrogazione della possibilità di proroga delle estrazioni fino all'esaurimento dei giacimenti, solo per le concessioni marittime già rilasciate che distano meno di 12 miglia nautiche internazionali dalla costa (articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152).
    l'effetto è stato questo:
    Trivelle, Shell fugge dall'Italia Grazie al Pd persi 2 miliardi - IlGiornale.it
    Trivelle, Shell fugge dall'Italia Grazie al Pd persi 2 miliardi

    La multinazionale rinuncia a cercare petrolio nel mar Ionio: colpa di incertezze, burocrazia e del referendum voluto dai governatori rossi


    Nelle scorse ore la Shell ha deciso di mollare e ha informato il governo italiano di avere ormai accantonato il proprio piano di due miliardi di investimenti al Sud.



    L'intenzione era di avviare ricerche importanti per estrarre petrolio al largo del mar Jonio (non lontano dalle coste di Puglia, Basilicata e Calabria), ma ora quelle risorse verranno destinate in altre aree: forse nel golfo Persico. Il motivo è che l'annunciato referendum sulle trivellazioni petrolifere, dopo che già la legge di Stabilità aveva bloccato ogni lavoro entro 12 chilometri dalla costa, crea una situazione d'incertezza che impedisce all'azienda anglo-olandese di mantenere in vita un investimento del genere.Sul piano politico, è un fallimento di Matteo Renzi, che si è sempre rappresentato come un leader capace di usare le truppe cammellate del Pd per gestire una politica moderata, capace di favorire la crescita.

    E invece si è arrivati a questo disastro al termine di un percorso che ha preso l'avvio con una raccolta di 500 mila firme (fallita) promossa da Pippo Civati, cui ha fatto seguito un accordo tra varie regioni prevalentemente del Sud che hanno predisposto una serie di referendum per lo più bocciati dalla Cassazione. Uno è comunque rimasto in piedi e il 19 gennaio è stato giudicato ammissibile dalla Corte costituzionale. L'ultimo atto si è avuto questa settimana, quando il presidente Mattarella ha firmato il decreto che indice il voto popolare.Quali sono le regioni che, avvalendosi dell'articolo 75 della costituzione, hanno promosso la consultazione sul tema? L'elenco è il seguente: Abruzzo (che però in un secondo tempo si è tirato indietro), Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto. Sette regioni sono di centrosinistra e due sono di centrodestra, ma sono tutte dello stesso colore del premier proprio quelle del Mezzogiorno, che ora vedono andare altrove quegli investimenti.Nell'insieme, siamo di fronte a una sconfitta del buon senso e alla prova che mancando il diritto l'Italia non è un luogo ospitale per le imprese. In effetti, chi vuole realizzare un qualsivoglia progetto industriale specialmente se ambizioso necessita di un ordine giuridico stabile. Dovendo sviluppare piani decennali, ha bisogno di sapere entro quali regole si troverà a operare nel corso del tempo. Questo è però impossibile quando il sistema legale viene sconvolto dalla politica a ogni mutar di fronde e sulla base di spinte demagogiche.Oggi il diritto è esposto a qualunque arbitrio e di conseguenza nessuno sa bene cosa può e non può fare. E in tal modo trionfano le superstizioni di quanti demonizzano questo o quell'aspetto della modernità industriale. In particolare, il quesito rimasto in piedi (su cui si voterà il 17 aprile) concerne la durata delle autorizzazioni già concesse per gli studi e le trivellazioni dei giacimenti in mare. I promotori del quesito vogliono che le trivellazioni non restino in vita fino a quando il giacimento lo consente, ma invece abbiano una scadenza definita. E per giunta si voterà solo su quello, perché il governo non ha voluto un election day con lo scopo (è facile capirlo) di far mancare il quorum e far bocciare l'iniziativa.Nel frattempo, però, la Shell ha già bocciato l'Italia e il suo governo.
    ma quelli di destra non hanno molto da fare gli indignati, hanno solo tre regioni e due di esse Veneto e Liguria hanno firmato questa merda di referendum, che ricordiamolo NON ha raccolto alcuna firma essendo stato proposto da un certo numero di regioni

    in questo il Giornale fa la solita informazione faziosa ma vabbé

    la richiesta d'indizione del referendum è stata formalmente approvata con distinte delibere conformi dai Consigli regionali di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto, otto dei quali sono accomunati da una maggioranza politica di centro-sinistra; la regione Abruzzo si è successivamente ritirata dall'iniziativa nel gennaio del 2016[25].
    https://it.wikipedia.org/wiki/Refere...2016_in_Italia
    da notare anche la Campania e mi meraviglio di De Luca... e non poco

    il capofila è comunque Emiliano un inetto politico che sembra un mezzo grillino populista

    una delle cose che dicono i no triv (ma è da verificare) è che si sarebbero persi molti posti di lavoro nelle energie alternative.
    Qui ci sono due possibili interpretazioni, quella complottista che vede che siano state abbattute queste aziende e persi posti di lavoro a causa del lavoro di lobbying e corruzione da parte delle lobby petrolifere.
    L'altra ipotesi è che, se vera questa perdita di posti di lavoro dipenda dal fatto che si è smesso di foraggiare con soldi dello stato aziende che producevano energia alternativa con un rendimento bassissimo.
    erano posti di lavoro si ma non sostenibili a lungo termine.

    andare contro il mercato troppo a lungo non conviene
    andare contro il mercato vuol dire nuotare contro corrente
    lo si può fare per un tratto ma poi si viene travolti dalla corrente

    quindi un posto creato contro la convenienza economica è un posto di lavoro che non dura.
    Se non ci sono ricavi pensare per questioni ideologiche di mantenere aperto il tutto alle spese dello stato e del contribuente è quanto di più estremista e talebano si possa immaginare.

    Insomma si farebbero perdere posti di lavoro in attività redditizie (lavorando sul gas e sul petrolio, il cui prezzo tra l'altro sta salendo di nuovo) che è un po come un dentista che cava un dente sano per inserirne uno malato e pericolante
    oppure un chirurgo che taglia tessuto sano per mettere al suo posto un tessuto necrotico

    questo nasce dal fatto che molti di questi antagonisti hanno una ideologia fortemente contro il mercato, non ne riconoscono il valore e non ne riconoscono la legittimità, un po come appunto dire che non riconoscendo dell'esistenza della direzione della corrente di un fiume pensano che si possa nuotare in qualsiasi direzione facendo la stessa fatica, quando ovviamente non è così

    sembrano dire "se la realtà è contro di noi, peggio per lei!". Il pezzo di Massimo Adinolfi è illuminante in questo.

    in tutto questo è evidente il problema di queste persone col rapporto costo/beneficio e con i principi della termodinamica oltre che la totale negazione degli aspetti di convenienza in un business

    ah ovviamente poi se il PIL non va bene si lamentano del governo che loro stessi hanno spinto con forza a fare leggi sbagliate e ad andare contro il proprio interesse e contro il mercato e il buon senso per puro furore ideologico e strategia politica

  8. #8
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    Predefinito Re: il referendum no triv

    un amico (molto di sinistra) scrive su FB
    Dunque, abbiamo questi giacimenti di gas, ok? Alcuni sono vicini alla costa. Sopra ci sono delle piattaforme che stanno estraendo il combustibile dagli anni '70.
    Queste piattaforme continueranno ad estrarre il gas fino all'esaurimento dei giacimenti, dopodiché verranno dismesse.
    Premesso che parliamo di 6000 posti di lavoro in più e centinaia di navi cariche di gas in meno che devono transitare nei nostri mari, e che il voto non ha nulla a che fare con lo sfruttamento di nuovi giacimenti, che è già vietato nel raggio delle 12 miglia dalla costa, tu, esattamente, per quale ragione pensi che sia una buona idea interrompere il lavoro di queste piattaforme in anticipo?
    Dovrebbe essere tipo una cosa hippie?
    In pratica questa delle 12 miglia è una faccenda che va avanti da parecchi anni ed è la storia di un conflitto di attribuzioni Stato - Regioni (come la faccenda del Tav, se vogliamo). L'Italia ha alcuni giacimenti di gas metano e petrolio: questi ultimi si trovano per la maggior sotto la terra, in Basilicata, mentre i primi riposano sostanzialmente sotto il mare.
    Il gas metano estratto in Italia copre il 10% del fabbisogno nazionale. Tempo fa (credo col pacchetto ambiente di Matteoli, ma forse anche prima, dal cellulare mi è complicato trovare un riferimento certo) fu introdotto il divieto di trivellazione alla ricerca di nuovi giacimenti di gas entro le 12 miglia marine: le regioni non volevano - a mio avviso giustamente - vedere intaccato il loro patrimonio turistico di spiagge e litorali dalla fioritura di centinaia di impianti estrattivi davanti alle località balneari, e comunque gli stessi investimenti dedicati alla ricerca di nuovi giacimenti si potevano dirottare sulle fonti rinnovabili, in maniera lungimirante.
    In quella legge fu aggiunta una clausola che specificava che per i giacimenti già in via di sfruttamento e non ancora esauriti le concessioni si intendevano rinnovabili fino ad esaurimento. Serviva a salvaguardare gli investimenti a lungo termine delle compagnie e i posti di lavoro sugli impianti già funzionanti, il cui (eventuale e mai dimostrato) danno sul turismo è stato già metabolizzato (la regione che ne possiede di più è l'Emilia Romagna, l'unica che non sembra avere problemi di turismo costiero).
    Renzi provò, con lo Sblocca Italia, a far saltare anche il divieto di nuove trivellazioni, per fare un po' di indotto, ma gli andò male. Le regioni insorsero, civati raccolse le firme per dei referendum e lui rimise le cose a posto, per evitare problemi.
    I referendum per i quali civati aveva raccolto le firme decaddero, visto che il governo aveva fatto retromarcia. Tutti tranne questo, che sopravvive. Si chiede di eliminare la riga della legge che salva dal divieto gli impianti in essere fino all'esaurimento del giacimento. Se passasse, si dovrebbero chiudere impianti già esistenti, rinunciare a giacimenti per sfruttare i quali non servono né nuove trivellazioni né nuove piattaforme.
    Io fatico a capirne il senso.

    in questa ricostruzione c'è un errore le firme non le ha raccolte Civati, non ci è riuscito affatto (i radicali in questo invece possono dare lezioni a chiunque avendo raccolto firme per decine di referendum senza alcun aiuto da nessuna parte), ma a parte questo gli è bastato cercare un po' per capire la sequenza di menzogne raccontate da questi estremisti ecologici

    ma come detto all'inizio questo referendum, per ammissione stessa dei promotori, ha un forte carattere ideologico ed una valenza puramente politica: si vuole dare una spallata al governo. Per farlo non importa se, come dice Prodi si tratterebbe di un suicidio nazionale, col solo scopo di fare un "muoia Sansone con tutti i filistei". Ma i filistei siamo noi...

    insomma si tratta di irresponsabili politicanti che soffiano sul vento delle paure della gente ignorante paventando chissà quali disastri come nel video virale fatto a Salerno nel quale si vede che una marea nera copre acqua e aria e ambiente non appena si installa la piattaforma. Una roba fuori dal mondo oltre che falsa visto che le piattaforme sono quasi tutte di gas naturale e non di petrolio e che sono li da decenni e ci crescono pure le cozze pelose che tanto piacevano a Emiliano

  9. #9
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    Predefinito Re: il referendum no triv

    gli idioti di questa strategia suicida per il paese sono in gran parte attigui ai NO TAP che sarebbe il nuovo condotto mediterraneo per gli idrocarburi. Se passasse da noi significherebbe un sacco di posti di lavoro per i pugliesi e royalties per il passaggio e acquisto e rifornimento direttamente dalla Russia

    ovviamente i no triv, no tap, no tav, no cervello non vogliono
    sono un popolo di persone che vivono in ogni genere di paure e fobie guidati e aizzati da politicanti senza scrupoli col solo obiettivo di fare cadere il governo e sostituirsi ad esso in una cupio dissolvi di "tanto peggio tanto meglio" sfruttando le paure e l'ignoranza della gente.

    Ah come mi sono pentito di aver votato SI al referendum sul nucleare @Ronnie
    sarebbe ora che qualcuno glielo dicesse a questa gente quello che pensava di loro il grande George Carlin



    la dimostrazione è facile: questi personaggi preoccupati dell'ambiente vogliono chiudere le fonderie e le fabbriche che inquinano, chiudere le discariche e gli inceneritori, vogliono fare fermare le trivelle, vogliono fermare i lavori delle ferrovie, in nome di una paura per la propria salute, per ipocondria come se dovessero vivere in eterno, ignorando o facendo finta di ignorare il fatto che l'avanzata di questa tecnologia che loro vogliono fermare ora subito senza compromessi a qualsiasi costo ha permesso in soli 100 anni il raddoppio dell'aspettativa di vita media degli italiani. Con che coraggio possano lamentarsi di questo non lo so, è una totale negazione della realtà, e se non ci fossero state le fonderie, e le piattaforme petrolifere (nel nostro caso di GAS naturale non petrolio) sarebbero stati immortali?

    Immaginate uno che riceve una operazione medica che gli raddoppia la vita e il giorno dopo aver ricevuto questo dono che i suoi nonni non avevano avuto avesse il coraggio di fare causa a chi glielo ha fatto per impedire che lo facesse ad altri.
    Cosa pensereste di questa persona?
    Che se sa quello che fa è uno stronzo se non lo sa è un idiota.
    Ecco...
    il progresso è composto da tutto
    da trivelle per l'energia, da tunnel per le infrastrutture
    da fonderie per il ferro e l'acciaio con le quali si fanno i ponti le auto (tanto amate anche da loro) e le strutture degli edifici

    ma a loro che importa? Non hanno chiaro il concetto di causa ed effetto, gli sfugge completamente

    infantili ed immaturi cercano in rete qualsiasi cosa corrobori le loro tesi e le spiattellano ovunque condividendole in modo compulsivo

    ma il loro interesse riguarda solo cose che coinvolgano gli altri, infatti se gli dici che la principale causa di inquinamento e di morti violente e di tumore in Italia e nel mondo sono le AUTOMOBILI, ma nessuno dice di fermarle, perché? PERCHE' LORO LE USANO GLI PIACCIONO GLI FANNO COMODO E NON RINUNCEREBBERO MAI A UNA COMODITA'
    LO FACCIANO GLI ALTRI PIUTTOSTO!

    ricorda quella vecchia barzelletta sul comunismo:
    A:allora tu sei comunista vero? Quindi se avessi due case una la daresti al popolo giusto?
    B:Certo!
    A: quindi se avessi due auto una la daresti al popolo?
    B: certo!
    A: quindi se tu avessi due biciclette una la daresti al popolo?
    B: un momento, le due biciclette le ho davvero quindi in questo caso no!
    Allora tu estremista di sinistra antagonista o grillino (che sempre estremista sei) nipote dei fiori stai facendo tutto questo per l'ambiente vero?
    Per gli animali vero?
    Per le povere vittime innocenti dell'inquinamento vero?

    E allora perché hai la macchina e perché non fai una battaglia per fermare tutte le macchine? Perché la macchina la usi TU!
    Perché fermare una fabbrica e lasciare in mezzo alla strada migliaia di lavoratori per la tua paura degli effetti sull'ambiente che un giorno potresti vivere, non riguarda te direttamente, vero idealista a targhe alterne? Che si sacrifichi qualcun altro per farti stare più comodo, giusto?

    Io di questa gente penso che sia estremamente viziata come dei bambini deficienti che vanno al supermercato e piangono perché il padre non gli compra tonnellate di dolci e si buttano a terra piangendo come pazzi senza pensare che non solo non gli conviene per la loro crescita (in questo caso economica) ma che il padre (il governo) non dispone di questi soldi.

    I SOLDI CI SONO
    e
    SE LE COSE NON VANNO COME VORREMMO NOI E' PERCHE' C'E' UN COMPLOTTO GLOBALE
    e
    BASTEREBBE USARE LE TECNOLOGIE ALTERNATIVE CHE GIA CI SONO

    altre frasi ripetute fino alla nausea da persone che pensano che togliendo tutti i soldi ai ricchi e ridistribuendoli (a loro ovviamente, non si capisce a quale titolo) saremmo tutti ricchi perché hanno letto da qualche parte che l'1% della popolazione possiede il 99% delle ricchezze e quindi basta accoppare loro per risolvere il problema.
    Se davvero facessero così finirebbe come il finale del film Rapa Nui piuttosto, coi selvaggi che si mangiano tra di loro, altro che giustizia sociale, sarebbe solo una violenza, perché questi che si professano pacifisti sono i più guerrafondai, avidi e violenti.
    Non ho mai sentito parlare di più di soldi che da estremisti antagonisti. I soldi degli altri naturalmente.

    con violenza vogliono bloccare i lavori, con violenza vogliono fare chiudere le fabbriche, giustamente attaccati poi da quelli che ci lavorano di cui a loro non frega un emerito cazzo, ah ma loro sono gli eredi di Berlinguer certo, il quale si starà rivoltando nella tomba, il suo PCI metteva al primo posto il lavoro e i lavoratori, loro invece vorrebbero che questi lavoratori perdessero il lavoro, magari pretendendo che il governo li assuma in qualche amministrazione pubblica o magari che vadano in cassa integrazione per il resto della loro vita.
    Tanto a loro che importa? Mica è un problema loro... loro hanno il loro lavoro amministrativo dentro una università dove non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e vomitano rabbia sui social.

    Cosa pensava di questa gente e di una cassa integrazione infinita Luciano Lama (uno dei più grandi sindacalisti della CGIL quando era ancora un sindacato serio)
    sta scritto qui
    CGIL - Ufficio Stampa

    la loro violenza repressa si vede chiaramente nei commenti del sacro blog e dalla loro voglia di processi di piazza, di linciaggi pubblici, di forca

    egoisti
    viziati
    avidi
    invidiosi
    ignoranti
    pieni di pregiudizi
    violenti
    ipocriti
    complottisti
    strumentalizzano i morti e sono a favore dello schiavismo senza nemmeno accorgersene, eggià perché quando pretendono di ricevere un servizio senza pagare di fatto non si rendono conto che pretendono che qualcuno lavori gratis per loro, come gli schiavi appunto, ma tanto non sono loro gli schiavi (non ci credete? provate a fare una immagine con una scritta che incita a non pagare più le bollette di luce e gas e guardate quanti idioti la condividono con entusiasmo)
    questa non è la maggioranza degli italiani, ma ne è certamente la feccia, la palla al piede, si tratta di meno del 2% di estremisti che fanno un casino tremendo
    a volte seguiti da gruppi più grandi di persone che si fanno impressionare dalle paure irrazionali che vengono instillate da costoro che intendiamoci molte volte sono anche in buona fede, cioè non si rendono mica conto di essere il problema e non la soluzione

    Vorrei fare un generatore automatico di ragioni esposte da chi andrà a votare sì domenica, chi mi aiuta?- vado a votare sì perché voglio impedire che il mondo sia sommerso dal petrolio
    - vado a votare sì per impedire che il mare diventi tutto nero per colpa del petrolio
    - vado a votare sì perché così non ci sarà più inquinamento da petrolio né in mare né in terra né in cielo
    - vado a votare sì perché così salvo i delfini e le balene
    - vado a votare sì perché amo il mare
    - vado a votare sì perché le cozze che crescono sulle piattaforme dimostrano che li c'è inquinamento
    - vado a votare sì perché così facendo costringo tutti a rinunciare al petrolio e a usare le fonti alternative che costano meno ma quei cattivi dei petrolieri sono disposti a guadagnare meno pur di inquinare
    - vado a votare sì perché voglio che il petrolio venga estratto ma che si facciano pagare le royalties più alte come fanno gli altri paesi, che mica siamo figli della merda noi eh!
    - vado a votare sì perché se non facessimo un referendum le cattive multinazionali del petrolio potrebbero estrarre per sempre senza mai essere fermate in nessun altro modo
    - vado a votare sì perché se non votiamo il referendum le cattive multinazionali straniere come per esempio ENI potrebbero succhiare il petrolio lentamente mettendoci anni per non pagare le royalties a causa della franchigia
    - vado a votare sì perché le piattaforme sono vecchie di quaranta anni quindi sono per forza arrugginite e stanno per esplodere causando danni ambientali impensabili
    - vado a votare sì perché se costringiamo in governo a puntare tutto sulle rinnovabili il clima nel mondo resterà sempre uguale e non cambierà più (perché se il clima cambia sulla terra è solo colpa dell'uomo che è cattivo e non rispetta la natura, altrimenti resterebbe uguale per sempre)
    - vado a votare sì perché in Costa Rica fanno il 100% da energie rinnovabili
    - vado a votare sì perché in Germania il 70% è già fatto con le rinnovabili
    - vado a votare sì perché in Svezia producono l'energia coi soli pannelli solari perché loro hanno il sole anche di notte
    - vado a votare sì perché anche i francesi hanno detto basta alle trivelle e hanno deciso di usare una fonte rinnovabile: il nucleare
    - vado a votare sì perché in Olanda hanno abolito le auto a petrolio e gas e hanno imposto solo auto elettriche, si è vero che per produrre l'energia hanno dovuto aprire altre centrali a carbone ma il loro carbone non puzza mica come il nostro
    - vado a votare sì perché la petroliera che è naufragata a Genova anni fa ha sporcato tutto per un sacco di tempo e quindi bisogna fermare le trivelle
    - vado a votare sì perché ho letto su internet che Bagnoli è stata distrutta dalle trivelle
    - vado a votare sì perché è colpa nostra se ci sono gli uragani come Katrina che prima dell'uomo mica c'erano uragani così
    - vado a votare sì perché se non si vota sì finisce in galera e chi dice di non votare finisce in galera
    - vado a votare sì perché lo ha detto il presidente della corte costituzionale
    - vado a votare sì perché ha detto Napolitano che non va a votare e lui ha firmato tutte le leggi di Berlusconi
    - vado a votare sì perché lo ha detto Berlusconi
    - vado a votare sì perché Renzi ha detto che spera che il quorum non passi
    - vado a votare sì perché lo ha detto Grillo e ha pure detto che non dobbiamo capire dobbiamo solo votare
    - vado a votare sì perché gli unici movimenti onesti dicono che bisogna votare sì
    - vado a votare sì perché le trivelle sono cose da criminali e infatti hanno arrestato e condannato un sacco di politici del governo per il caso Tempa Rossa che parlava appunto delle trivelle del fidanzato di una ministra
    - vado a votare sì perché secondo me il fidanzato della ministra (quello con le trivelle, proprio lui) se la intendeva pure con la Boschi
    - vado a votare sì perché libertà è partecipazione e partecipazione vuol dire votare sì
    - vado a votare sì perché il governo non ha fatto una legge ad hoc per accorpare il referendum con le amministrative
    - vado a votare sì perché il governo ha fissato una data nella quale nessuno va a votare perché è la prima settimana tra quelle possibili, ad aprile infatti non ha mai votato nessuno
    - vado a votare sì perché chi non vota è un vigliacco che si approfitta di poveri scemi impauriti che non capiscono niente per non fare raggiungere il quorum e ottenere un risultato politico che non hanno ammesso apertamente di volere conseguire, ma lo hanno nascosto dietro mille altri motivi uno più cretino dell'altro.

    Vi viene in mente qualche altro motivo che avete sentito questi giorni? Aiutatemi su
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  10. #10
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    Predefinito Re: Perché non qualcun altro? Effetto nimby

    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca Visualizza Messaggio

    Poi si chiedono perché il PIL italiano non cresca mentre quello americano cresce a dismisura
    non cresce il PIL americano, ma quello dell'1% più ricco. Tutti gli altri stanno peggio del 2007. E se NIMBY è inglese e non italiano, c'è un motivo, ma non mi faccio la minima illusione che chi parla di PIL americano che cresce a dismisura lo possa capire.

 

 
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