La scuola cattolica (Rizzoli)
di Edoardo Albinati
Albinati scrive che «avere come modello Gesù non aiuta. Gesù è stato sempre il contrario di tutto». Albinati di Gesù non ama le contraddizioni: le rinunce che non sono rinunce, i funerali in cui si dice che i morti sono vivi, le malattie che sono doni, il fatto che se ti allontani da Dio lo stai cercando, il fatto che se sei povero in realtà sei ricco, etc. Questi insegnamenti che rovesciano la realtà, imparati negli anni di scuola cattolica, sono però penetrati nel suo modo di osservare la realtà.
Nel restituire il contesto da cui si mossero, nel 1975, gli assassini del delitto del Circeo – evento che è il gorgo del libro – Albinati ribalta tutto. I bravi ragazzi di notte violentano minorenni, dietro la violenza c’è romanticismo: «Talvolta la violenza contro le donne è originata da questa miscela contraddittoria: brutalità e volgarità nei fatti espliciti, mentre in fondo al cuore esplode un selvaggio sentimentalismo pronto a tutto, persino a trasformare il culmine del romanticismo (“non posso vivere senza di te”) in una coltellata, o trenta»; «Fare le cose per scherzo è il modo più efficace per imparare a farle sul serio»; «si ha idea che i ragazzi siano ribelli, o almeno più ribelli degli adulti. Niente di più falso. La stragrande maggioranza dei ragazzi è superconformista»; «l’amore è la tomba del matrimonio».
È così che un romanzo straordinario – uno dei migliori degli ultimi anni – stupisce sempre e pur essendo di 1300 pagine si legge come un libro di cinquanta.
(Francesco Longo)
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