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    Predefinito Filippo Facci, Tutte le ragioni postume di Pannella

    Hanno ammazzato Marco, e Marco è vivo. Forse la canzone da citare a proposito di Pannella non è "II signor Hood", ma è "Pablo" sempre di De Gregori: e forse si potrebbe cantarla per ricordare non solo che Pannella è vivo, ma che lo sono tante battaglie che nessuno si è ancora incaricato di vincere al posto suo.
    Ha fatto bene Pierluigi Battista a scrivere (Corriere di martedì) che quella di Pannella è "la casa del rimorso di chi non l'ha ascoltato in tutti questi anni", ma è anche vero che non stiamo parlando di epoche preistoriche, dell'aborto e del divorzio: stiamo parlando, ora come allora, del ritardo culturale con cui tanti pellegrini di casa Pannella maneggiano la sostanza politica quotidiana.
    Da più di cinquant'anni - dal Parlamento-squillo all'uninominale secca - Pannella anticipa ciò che sono sempre altri a vendemmiare: non è solo l'uomo che ha rischiato cento volte la pelle per ottenere attenzione per le battaglie più impopolari, non è solo il politico sempre pulito e senza una lira, uno che passava tutte le feste dell'anno a brindare con gli sfortunati e i carcerati: c'è un elenco ben più sterminato di intuizioni politiche rimaste inascoltate.
    Non c'è solo Gandhi e lo sciopero della fame, Cicciolina e Toni Negri, Enzo Tortora e Luca Coscioni, le canne e le sigarette, l'evanescenza del Partito transnazionale e tutto il resto: in tempi non sospetti Pannella combatté, solo, la partitocrazia; combatté, solo, lo strapotere dei giudici; combatté, solo, per una riforma del sistema elettorale. Quando la Rivoluzione si abbatté sulla Prima Repubblica, praticamente solo-in pieno 1992 - criticò quel certo strabordare dei pubblici ministeri. Prese an- che solenni cantonate: dall'elezione di Toni Negri alla Camera a quella di Oscar Luigi Scalfaro alla presidenza della Repubblica, ma sono eccezioni che confermano la regola.
    Quindi facciamoci del male, da subito, e ricordiamo per esempio il settembre 2013, quando un neo abbraccio Berlusconi-Pannella rappresentò anche il fallimento di vent'anni di politica berlusconiana sulla giustizia, e - di passaggio - anche lustri di abbagli sui Radicali, per lustri regalati alla sinistra che nel frattempo aveva sempre provveduto a narcotizzarli e disinnescarli a dovere.
    È un paio d'anni fa, mica decenni: con Berlusconi che firmava referendum per strada e aveva lo stesso potere di un qualsiasi altro cittadino, consapevole degli spaventosi errori che il centrodestra (cioè lui stesso) aveva commesso m vent'anni di politica sulla giustizia: una politica a tratti reazionaria, biforcuta, anche forcaiola, più spesso inefficace prima ancora che ad personam, inquinata dai troppi che avevano consigliato il Cavaliere e avevano incarnato quella stessa "destra" troppo "destra" che di liberale non aveva mai avuto nulla. Sta di fatto che ciò che quei referendum predicavano (separazione delle carriere tra giudici e pm, sdoppiamento del Csm, modifiche sulla obbligatorietà dell'azione penale, polizia giudiziaria autonoma, inappellabilità delle sentenze di assoluzione, responsabilità civile dei giudici e limiti alle intercettazioni) era roba che Pannella predicava da una vita.
    E Marco è vivo. Da molti anni Pannella amava sentirsi "riserva della Repubblica" e stagliarsi nell'agone politico quando tutto sembrava scompaginato e irrecuperabile, era il suo modo di vivere l'eccezionalità: qualcuno ricorderà anche il "Parlamento degli inquisiti" di cui si mise a capo nel 1993, costringendo gli onorevoli ad alzarsi alle sette del mattino; o quando cercò di sostenere il governo Ciampi, o quando fece altrettanto col primo governo Berlusconi e nondimeno con il ministero Prodi, cui riuscì a perdonare l'ignavia dimostrata in tema di diritti civili: naturalmente aveva ragione lui, anche perché Romano Prodi era quello che voleva sospendere l'embargo delle armi alla Cina, era l'uomo che non aveva neppure voluto incontrare il Dalai Lama, che non si oppose alla candidatura di Hugo Chavez al Consiglio di Sicurezza.
    L'abilità di Pannella e dei Radicali è sempre stata questa: mischiare passione civile e un pizzico di realpolitik, visioni lunghissime a pragmatismi quotidiani: ma il più delle volte Pannella restava inascoltato lo stesso, a destra - lo abbiamo detto e a sinistra, laddove da un certo punto in poi gli preferirono le inutili assise dirette da Carlo De Benedetti, figurarsi. Walter Veltroni, nel 2008, a Pannella preferì persino un accordo elettorale con Di Pietro, mentre nel centrodestra non sono mai mancati i chierici che antipatizzavano avendo fatto più lui per la laicità, in Italia, che i Patti Lateranensi.
    Il rimorso, scrivono. Ma la classe politica non conosce rimorso: pensa che non faccia parte della politica. Pannella aveva ragione, ma la ragione si da ai Pannella, e cioè non si è disposti a dargliela: salvo riconoscergliela postuma. Il dettaglio è che Pannella è vivo, e i pellegrini stanno omaggiando soltanto le proprie storiche sconfitte. - See more at: Tutte le ragioni postume di Pannella vivo | Dalle associazioni | Radicali italiani

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    Predefinito Re: Filippo Facci, Tutte le ragioni postume di Pannella

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    Predefinito Re: Filippo Facci, Tutte le ragioni postume di Pannella

    Un politico con meriti Pannella, ma ampiamente sopravvalutato, meglio la Bonino o altri sconosciuti radicali che non hanno avuto lo stesso successo mediatico.

  4. #4
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    Predefinito Re: Filippo Facci, Tutte le ragioni postume di Pannella

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Un politico con meriti Pannella, ma ampiamente sopravvalutato, meglio la Bonino o altri sconosciuti radicali che non hanno avuto lo stesso successo mediatico.
    Marco Cappato.


    Togli quel titolo utente, non ti sto perseguitando

 

 

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