User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    20 Mar 2010
    Messaggi
    502
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Talking Heinrich von Treitschke - di DHB

    HEINRICH VON TREITSCHKE:

    GEOPOLITICA, POTENZA E ANTIGIUDAISMO NELLA GERMANIA PRE-HITLERIANA DEL XIXmo SECOLO



    di Dagoberto Husayn Bellucci



    "Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano"

    ( "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion" - ediz. "La Vita Italiana" - Roma 1921 )





    "Il nostro atteggiamento di fronte all'Internazionale Ebraica è determinato non solo da cause lontane, storiche e psicologiche, ma da cause recenti che ci hanno additato il pericolo ebraico"

    ( Giovanni Preziosi - articolo "I principali strumenti dell'Internazionale Ebraica: la Massoneria e la demagogia" - da "La Vita Italiana" del 15 Maggio 1921 )





    "Voi siete dal diavolo, vostro padre, e volete compiere i desideri del vostro padre: egli era omicida dal principio e non è rimasto nella verità perchè in lui non c'é verità"

    (Vangelo di Giovanni)







    Il ruolo, la funzione culturale e storica di 'preparatori' 'intellettuali' sulla formazione dell'ideologia nazionalsocialista tedesca e quella di anticipatori delle idee anti-liberali e anti-democratiche, al fianco delle quali si situerà una radicale critica alla nefasta influenza dell'elemento ebraico alieno alla società germanica ottocentesca, che saranno metabolizzate e catalizzate dal furore rivoluzionario e dalla scintillante apparizione 'incendiaria' sul palcoscenico europeo della figura metastorica e metapolitica del Fuhrer; spetta ad una serie di pensatori e filosofi presenti sulla scena politica tedesca fin dalla seconda metà del XIXmo secolo.



    Alcune tra queste autorevoli personalità del mondo culturale, spesso anche politico, germanico meritano una breve ma significativa considerazione per il loro apporto all'ideologia volkisch che tanta influenza avrà fin dall'epoca guglielmina per la radicalizzazione in senso antimodernista della cultura tedesca. Il termine Volk in tedesco è un termine che racchiude in sè differenti connotazioni trascendendo l'accezione specifica.



    "Volk" è una parola che rappresentava, per i pensatori ed i filosofi dell'epoca compresa tra l'unificazione tedesca e la nascita del Terzo Reich (1870-1933), un'identità ed assieme un'atmosfera, molto più pregnante e essenziale di quanto non si intenda oggi comunemente con la dizione di "popolo". Fin dall'inizio del Romanticismo tedesco, alla fine del XVIIImo e agli inizi del XIXmo secolo, il termine denotava principalmente una serie di individui legati ad una sublimazione fondamentale, ad un'essenza trascendente, della società da salvare, rinvigorire e far rinascere attraverso il riconoscimento dei concetti di "natura" e "cosmo" intesi come miti fondanti l'animo germanico.



    La natura, il cosmo, lo spazio vitale, la terra, le tradizioni rappresentavano per i pensatori volkisch un insieme organico spartanamente concepito e virilmente ricompreso all'interno della natura umana, nella sua specificità. Queste concezioni andavano a porre al centro dell'universo l'individuo non come soggetto alieno e alienato dal contesto socio-cultural-economico nel quale veniva a trovarsi ma al contrario quale ispiratore e motore immobile di una sorgente di saggezza antica, sapienzale e popolare al tempo stesso, che costituivano la sua comunione ideale con la comunità intesa come totalità organica, fonte di creatività e di ispirazione per i sentimenti più profondi dell'individualità che si doveva esprimere all'interno di un tutto organico, della natura come della società, a contatto con le forze del cosmo e quelle della creazione.



    L'ideologia volkisch si diffonderà in tutti i territori di lingua tedesca a partire dalla seconda metà del XIXmo secolo: dalla Germania ai paesi baltici di lingua tedesca fino all'impero asburgico con le sue profonde divisioni linguistico-etnico-nazionali. L'idea di una nuova società tedesca rigenerata prende tratti identitario-nazionalistici, si concilia a tratti con l'ideologia pangermanista per la fusione di tutti i popoli di lingua tedesca sotto un unico grande Impero, ritorna in auge prepotentemente durante il processo di unificazione nazionale ma sarà insoddisfatto dell'approdo terminale che porterà all'instaurazione e alla proclamazione di un secondo Reich d'ispirazione liberale promosso dalle strategie del Bismarck e che lascerà una vasta fetta di popolazione e molti politici ed intellettuali dell'epoca sostanzialmente scontenti per una unità nazionale che non aveva saputo trarre la miglior linfa vitale, le migliori energie dal Volk. Le principali accuse mosse contro Bismarck ed i dirigenti della Germania guglielmina provenienti dagli ambienti volkisch erano quelle di non aver saputo dare una consapevolezza nazionale al neonato Stato guglielmino nè di aver garantito la necessaria unità di spirito al quale molti aspiravano lasciando che le dinamiche ed i processi unificatori dei vecchi Stati preunitari tedeschi prendessero il sopravvento autonomamente sul modello di quanto avveniva in altre nazioni europee (Italia, Ungheria, stati balcanici).



    I nazionalisti tedeschi, i pangermanisti, gli scrittori volkisch della fine dell'Ottocento consideravano quest'unità come una grande incompiuta, ferma ad un livello superficiale e solo prosaico e rivendicavano quella "rivoluzione dello spirito" che avrebbe dovuto 'scaraventare' tutto il romanticismo, tutto il millenarismo e tutta la tensione cultural-popolare della mitofania volkisch contro la modernità ed il modello liberal-democratico dato al Reich guglielmino. Tensioni mai sopite tra animo popolare e casta/classe dominante, difforme interpretazione delle dinamiche di sviluppo che già Bismarck aveva indirizzato verso una forte industrializzazione del tessuto sociale, predominio dei valori razziali e nazionali sull'economia e sulla corsa al riarmo meccanicistico-modernista data al nuovo Impero che , di lì a pochi anni, avrebbe anche intrapreso le "avventure" coloniali verso l'Africa con profonda disapprovazione di molti fautori del nazionalismo volkisch.



    La "rivoluzione" dello spirito che intendevano personaggi come Riehl, Lagarde, Langbehn, Egidy (per citare soltanto alcuni tra i principali ideologi del Volk dell'Ottocento) escludeva una trasformazione radicale della società tedesca, nè mirava ad un rovesciamento delle classi dominanti come intendevano la politica i partiti d'ispirazione socialista, ma si fondava sull'eruzione delle forze primitive della natura e del cosmo nello spazio della politica, sulla consacrazione autoritaria dei principii immortali dell'animo germanico, su quei valori "tipicamente tedeschi" che affioravano dall'animo inquieto di una Germania 'profonda'...dalle Mannerbunde, dalla storia dei Germani, dai miti dell'Edda nordica (seppure non strettamente germanica)(1) a quelli legati all'epica del Walallah e dalla mitofania del "crepuscolo degli Dei" che molta influenza avrà su Richard Wagner ed altri artisti dell'epoca.



    Gli scrittori volkisch vedevano minacciati questi valori dall'avanzata impetuosa delle forze del modernismo: dalla rivoluzione industriale, dalla tecnica e dalla scienza moderne, dall'urbanesi che toglieva uomini e donne dalle campagne per farne dei "cittadini" imborghesiti o dei sottoproletari untermensch abbrutiti dai vizi, dall'alcool, dalla situazione di degrado nella quale si sarebbero venuti a trovare nei sobborghi delle città. Democrazia, liberalismo, diplomazia erano concezioni che dovevano essere respinte categoricamente per salvare l'unità spirituale e razziale del popolo tedesco. La rivoluzione che doveva aver luogo doveva essere spirituale, una autentica rinascita dello spirito o - come più tardi verrà identificata - la "rivoluzione conservatrice" per eccellenza avversaria dell'omologazione su base industrial-capitalistica che era il prodotto della modernità e nemica principale della classe "rivoluzionaria" per eccellenza, o che almeno tale si considerava, ovvero quella sottoproletaria formatasi dai processi di urbanizzazione selvaggia e da quelli di industrializzazione che avevano segnato la società guglielmina a ritmi impressionanti (2).



    Stereotipo della concezione volkisch sarà un tipo umano decisamente nuovo: il Tedesco! Un soggetto virile, forte, spietato al limite della crudeltà nell'affermazione dei suoi valori e dei suoi principii, del suo sangue, della sua razza, del suo suolo (verrà qualche anno più tardi la concezione del "Blut und Boden" (Sangue e Suolo) corrente o movimento interno al Nazionalsocialismo 'misticamente' concepita come 'rivoluzione' arcaica per la rinascita dello spirito contadino delle campagne da Richard Walther Darrè (3) responsabile NSDAP dell'Ufficio per la razza e le colonie" (RuSHA: Rasse und Siedlungshauptamt) delle S.S. himmleriane, autore del volume su ""La nuova nobiltà di sangue e suolo" (Neuadel aus Blut und Boden) (1930) e direttore dei mensili Deutsche Agrarpolitik(politica agraria tedesca), fondato nel 1932, e "Odal" (1939) .



    Per una comprensione profonda della nuova figura ideale del "Tedesco nuovo" saranno essenziali alcuni scritti di autori volkisch che 'disegneranno' 'plasticamente' ed interpreteranno superbamente i caratteri, la fisiognomica, l'idealità ed il retaggio razziale di un soggetto destinato all'Eternità, a dominare, a brillare di luce riflessa; espressione massima di un corpo d'acciaio e di ideali superiori: "nel carattere del "tedesco ideale" si inietta insomma un elemento di forza, addirittura di crudeltà. Jürg Jenatsch, l'eroe contadino dell'omonimo romanzo di Conrad Ferdinand Meyer (1876) è stato definito il nazionalista che reca in sé il germe della prima guerra mondiale, e in quest'affermazione c'è molta verità: Jenatsch nutre un vero culto per la forza, augura la morte ai propri nemici, fa del suo meglio per dare attuazione a tale desiderio, e benché combatta per la giusta e nobile causa dell'indipendenza svizzera, l'accentuazione della violenza è tale da trasformare la forza da mezzo tollerato in fine auspicabile di per sé. La forza, prima invocata soltanto come extrema ratio, diviene così virtù positiva e durevole. Nel suo Der Wehrwolf (1910), Hermann Löns portò la glorificazione della violenza ai limiti estremi. I suoi "lupi" sono contadini i quali, nel tremendo contesto della guerra dei Trent'anni, fanno giustizia sommaria dei nemici propri e di quelli del Volk. In questo, nulla di storicamente eccepibile, dato il truce periodo descritto; ma, col progredire della vicenda, appare sempre più chiaro che la crudeltà dei contadini non è una semplice necessità di autodifesa, ma costituisce anzi una delle loro più valide e genuine virtù, tanto che i fatti di sangue sono circonfusi di un'aura di soddisfatta approvazione, come quando un contadino, rievocando i giorni dei lupi mannari, li definisce «così terribili eppure così belli». Il tipo contadino, che assurse a modello dell'individuo genuinamente nazional-patriottico, non soltanto incarnava, quindi, le virtù di semplicità, giustizia e bontà, ma era anche affascinato dalla forza." (4).



    In questo contesto di generale rigenerazione e rinascita spirituale, culturale, politica della nazione tedesca si inseriscono gli scritti e le opere di Heinrich Gothard von Treitschke (Dresda, 15 settembre 1834 – Berlino, 28 aprile 1896) storico, politico e pensatore volkisch pre-hitleriano che esalterà nei suoi volumi una concezione realistica della politica passando dall'esperienza di deputato liberal-nazionale (fino al 1864) a sostenitore di una vigorosa resurrezione dello spirito autenticamente germanico.



    Anti-illuminista, anti-liberale e anti-democratico von Treitschke sostiene l'ineluttabilità del destino glorioso della Germania arrivando a coniugare il suo pensiero politico con le prime analisi sulla Geopolitica del suo connazionale e contemporaneo Friedrich Ratzel (1844-1904) sposando l'idea che gli Stati non sono strutture artificiali, ma entità dinamiche in espansione continua, con una loro concreta individualità e rappresentano dei mezzi (non dei fini) ai quali viene delegata una missione da compiere. Il fine di uno Stato - secondo von Treitschke - è quello di espandersi, vivere per allargare il suo spazio vitale, concepire una dimensione imperiale. Le sue tesi sono anti-pacifiste e anti-diplomatiche: von Treitschke considera un male assoluto la pace perpetua, perchè sinonimo di debolezza e di egoismo mentre esalta la guerra come fattore positivo che permette di instillare nel popolo sentimenti di appartenenza, abnegazione, coraggio, eroismo e l'identità e comunanza di ideali.



    Il momento bellico secondo von Treitschke predispone gli individui al sacrificio e per questo li libera dalle catene dell'egoismo, dell'individualismo piccolo-borghese, dalla routine quotidiana. Contrariamente a molti altri autori volkisch però von Treitschke esalta la figura del Cancelliere di Ferro: il Bismarck ha costruito qualcosa di concreto e duraturo, mediante il ricorso alla forza e alla sua tenacia nel perseguire i piani per l'unità nazionale. Dalla ragione, al contrario, secondo il nostro non possono che nascere delle mere astrazioni e, tra queste, il sentimento di nazionalità che risulta nullo e inutile se non viene supportato da uno Stato forte che le possa dare garanzie di sopravvivenza e una concretezza.



    Tendenzialmente von Treitschke non è anti-borghese ma impone a questa classe, a questo ceto di "commercianti arricchiti" e ultimi arrivati, una serie di limiti; primo fra tutti che il borghese medio si occupi solo ed esclusivamente di questioni economiche senza interferire con gli affari di Stato che non sono di sua competenza. La supremazia ovviamente nell'ideologia di von Treitschke deve spettare alla politica rispetto all'economia, così come la società civile non deve intervenire nelle questioni inerenti la politica estera e quella militare. Assertore della superiorità aristocratica ed elitario von Treitschke riconosce nella finanza internazionale un cancro che deve essere scongiurato al corpo sano della nazione: la finanza mondiale è cosmopolita per essenza, ebraica per filiazione, d'ispirazione liberale e di sentimenti democratici per convenienza e come tale risulta essere un pericoloso strumento di sovversione interna anche perchè i grandi banchieri cosmopoliti della nascente plutocrazia capitalistica sono una sorta di "casta d'intoccabili" che intrecciano matrimoni ed unioni di sangue tra loro, che agiscono come una specie di supergoverno mondiale, che dilapidano i beni delle nazioni e soprattutto operano solo ed esclusivamente per i loro tornaconti personali e contro gli interessi dei popoli e delle nazioni.



    E' in questa ottica che si inserisce la sua polemica antigiudaica che risalta nitidamente dalle pagine del suo volume "Politica" (tradotto e pubblicato in italiano nel 1918 per le edizioni "Laterza") e nel quale sentenzia con chiaroveggenza non indifferente i pericoli delle derive "mondializzanti" (o internazionaliste che dir si voglia) dell'economia scrivendo della situazione austriaca: "Negli ultimi tempi è avvenuto un ravvicinamento alla vita tedesca; d'altra parte però il germanesimo austriaco è corrotto in maniera indicibile dal giudaismo. E' chiaro, che quì si presenta quasi inevitabile una politica di esperimenti e di espedienti. Gli ebrei rappresentano una parte affatto anormale in questo strano garbuglio di contrasti nazionali. Un tempo, quando erano ancora un popolo a sè, si assicurarono con la conservazione di uno schietto monoteismo una posizione duratura nella storia; ma cominciò presto l'esodo: noi troviamo gli ebrei dispersi in tutto il mondo. E' semitico il loro gran talento religioso, ma manca di ogni spirito di propaganda; e, in contraddizione con ciò, un istinto commerciale spinto fino alla passione più selvaggia. Questo tratto saliente del carattere israelitico, oltre una mostruosa boria di razza e un odio mortale ai cristiani, spiegano la situazione affatto anormale, che il giudaismo ha occupato in tutte le epoche della storia. Gli ebrei sono stati sempre "un elemento di decomposizione nazionale". Hanno sempre lavorato in questo senso. Il commercio in generale non vuole più ammettere frontiere nel mondo. E' chiaro e lampante come il sole, che una parte del capitalismo europeo ha costituito una lega internazionale per assicurare i propri interessi di fronte al piccolo capitale e alla proprietà fondiaria." (5)



    Essenziale inoltre poco dopo il suo legittimo rilievo sul vero spirito ebraico e sulla doppia natura dell'anima ebraica (conservatrice, razzista e gelosamente esclusivista al suo interno quanto progressista, democratica, finto-tollerante nel proclamare la sua 'adesione' , di facciata, alle ideologie internazionaliste) quando von Treitschke rileva: "D'altra parte gli ebrei coi matrimoni endogami proteggono così tenacemente la propria nazionalità, che non si fanno assorbire in seno ai popoli stranieri. E nella storia visibilmente diventano tutto. La più parte di loro conserva inconcussa l'indole innata e porta solo come un mantello la nazionalità straniera. Dondo il fatto notorio, che gli ebrei moderni mostrano soltanto in un'arte una vera genialità, nel teatro. L'imitazione senza una propria personalità intima è stata sempre la forza della letteratura ebrea. Per quanto grande sia il talento poetico di Heine, ed è stato uno dei pochi ebrei che conoscono realmente la lingua tedesca, pure, in paragone a Goethe o di Chamisso o di altri, egli è un imitatore, quelli sono i creatori!.



    Questo popolo con le sue qualità contraddittorie ha sostenuto tre volte una parte sostanzialmente necessaria. La prima volta sotto Alessandro Magno, quando l'ellenicità dilagò nell'ellenismo. Allora i giudei non furono meramente i commercianti del mondo intero, ma furono anche nella vita spirituale un elemento di connessione. Era appunto l'epoca in cui la cultura propriamente ellenica si dissolveva; e sorsero proprio allora ad Alessandria quelle scuole filosofiche, le cui dottrine sono commiste d'idee giudaiche e greche, e aprirono la via alla grande idea del cristianesimo. Una parte consimile sostennero poi di nuovo i giudei nell'impero degl'imperatori romani. Cesare meditamente li favorì e a ragione: egli era un sovrano mondiale. Le nazioni confederate dovevano cessare di sentirsi nazioni; e il giudaismo senza patria era singolarmente appropriato a cooperare allo scopo. Perciò anche lì la sua attitudine era una dato storico. Sopraggiunse l'epoca in cui i giovani stati germanici principiarono a costituirsi sui ruderi dell'impero romano. Quei contadini germanici per orizzontarsi nella civiltà nuova e nella sua economia finanziaria abbisognavano di gente che conosceva il maneggio del denaro. Nei primi tempi del medio evo i giudei sono stati i veri e propri rappresentanti del commercio mondiale.



    Dunque deriva, che notoriamente il basso medio evo ebbe verso i giudei disposizioni assai più amichevoli che non l'alto: Teodorico, l'ostrogoto, senza i suoi giudei non sapeva dove mettere le mani. Anche in tempi più recenti Lodovico il Pio era notoriamente un filo-semita appassionato. (...) In seguito però i giudei cessarono di essere necessari: gli arii hanno fatto anch'essi la mano alla finanza. E allora venne fuori quanto vi sia di pericoloso in questo popolo; la forza dissolvente di una nazionalità che piglia la maschera di nazionalità diverse. Se i popoli avessero consapevolezza di sè medesimi, i nobili ebrei sarebbero indotti essi stessi a confessare, che oggi non c'è più spazio pel cosmopolitismo giudaico: non si comprende in che modo un giudaismo internazionale potrebbe ancora giovare al mondo. Qui bisogna parlar chiaro, senza curarsi che la stampa giudea insozzi ciò che è pura verità storica.



    Non può essere più contestato, che il giudaismo è in grado di rappresentare una parte solamente quando i suoi componenti si decidano a diventare tedeschi, francesi, inglesi e, senza la riserva dei ricordi antichi, a fondersi nel popolo a cui appartengono per ragion di diritto pubblico. Questa è l'esigenza del tutto equa e giusta che gli occidentali accampano: nessun popolo può permettere agli ebrei una duplice nazionalità. Ma le circostanze sono tanto ingarbugliate, per la ragione che non si ha un criterio sicuro per giudicare, in mezzo agli altri, gli ebrei assorbiti dalla nazionalità straniera. Il battesimo solo non basta. Vi sono ebrei non battezzati che sono buoni tedeschi,(...) e d'altra parte ve ne sono di battezzati che non lo sono: la situazione quindi è davvero spinosa. Se la legislazione trattasse gli ebrei come forestieri, permettesse loro l'esercizio delle professioni civili e negasse loro i diritti politici e le magistrature, sarebbe questa un'ingiustizia , perchè non colpirebbe chi si crede.



    Non può riguardarsi come ebreo chi è battezzato cristiano: a questo criterio dovrebbe attenersi ogni legislazione. Io finora vedo assolutamente un mezzo solo, che possiamo usare: la vera energia dell'orgoglio nazionale, che diventi seconda natura, in modo che rifiuti involontariamente qualunque cosa sia estranea all'indole germanica. (...) Dovunque è lordura giudaica che insozza la nostra vita, il germano deve scostarsi e deve abituarsi a spiattellare fuori la verità. E se vediamo salire in alto un antisemitismo sudicio, che ne ha colpa sono i partiti moderati." (6)



    Esisterebbero ovviamente altre 'soluzioni' per 'frenare' e mettere limiti all'asfittica 'presenza' - onnipervasiva ed onnicomprensiva - dell'elemento ebraico nella vita delle nazioni ariane. Tant'è questo era il lucido e sicuramente legittimo punto di vista di Heinrich von Treitschke fra i tanti precursori del Nazionalsocialismo tedesco e anima dell'ideologia Volkisch della Germania guglielmina e bismarckiana della fine Ottocento.



    L'unica 'conclusione' possibile rimane l'ammonimento, eterno, del sommo Poeta - Dante l'Alighieri - il quale ricordava 'saggiamente' ai suoi contemporanei nel duecento: "Uomini siate e non pecore matte/si che di voi tra voi/ 'lgiudeo non rida!"

    Il 'resto' sono solo cianfrusaglie' e vuote 'ciance' di crani ebrei.



    DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

    DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"



    Link a questo testo:

    http://www.terrasantalibera.org/Dago...TREITSCHKE.htm







    Note -



    1 - Esistono in italiano due ottime edizioni dell'Edda in prosa di Snorri. La prima è curata e tradotta da Gianna Chiesa Isnardi, che ha anche scritto la splendida introduzione (Rusconi 1975, Tea 2003). La seconda, pubblicata nella prestigiosa collana Biblioteca Adelphi, è stata tradotta da Giorgio Dolfini che ha anche curato il corredo di note (Adelphi 1975). Tutt'e due le edizioni contengono l'L'Inganno di Gylfi e le principali parti in prosa del Discorso sull'arte scaldica. Entrambe le edizioni mancano invece del Prologo, dei passi in versi contenuti nel Discorso sull'arte scaldica e naturalmente del Trattato di metrica. Triste ma vero, un'edizione critica integrale dell'Edda in prosa manca ancora nell'editoria italiana.

    · Snorri Sturluson: Edda, a cura di Giorgio Dolfini. Adelphi, Milano 1975 (Biblioteca Adelphi 61).

    · Edda di Snorri, a cura di Gianna Chiesa Isnardi. Rusconi, Milano 1975 (esaurita). Tea, Milano 2003 (Religioni e Miti)







    2 - si veda in proposito di George L. Mosse - autore di origini ebraiche che ha studiato con acume e intelligente lo sviluppo delle dinamiche sociali della Germania dall'epoca guglielmina al Terzo Reich - i volumi:



    - "Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo"- ediz. "La Giuntina" - Firenze 1991;

    - "La nazionalizzazione delle masse- Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania (1815-1933)" - ediz. "Il Mulino" - Bologna 2009



    Sempre sulla storia della Germania guglielmina di fondamentale interesse il volume di Michael Sturmer - "I Tedeschi e la loro nazione: l'Impero Inquieto (1866-1918)" - ediz. "Il Mulino" - Bologna mentre si consiglia anche di consultare di Pietro Orsi "Profili - Bismarck" - ediz. "A.F. Fomiggini" - Roma 1919;



    3 - "Richard Walther Darré, nato Ricardo Walther Oscar Darré, noto anche come Richard Walter Darré (Belgrano, 14 luglio 1895 – Monaco di Baviera, 5 settembre 1953), è stato un politico tedesco ai tempi del nazionalsocialismo.

    Darré nacque quale figlio di Richard Oskar Darré, commerciante e direttore della ditta commerciale Hardt & Co., e di Emilia Berta Eleonore (nata Lagergren). A causa dell'attività del padre, la famiglia traslocò spesso. Darré trascorse la propria infanzia a Belgrano, un quartiere di Buenos Aires, ove frequentò la scuola tedesca. Più tardi frequentò in Germania il Liceo scientifico di Heidelberg, la facoltà di magistero a Godesberg e inoltre il Kings College di Wimbledon.

    Dopo la partecipazione da volontario tedesco alla Prima Guerra Mondiale, si aggregò brevemente al Corpo Franco (Freikorps) di Berlino.

    Nel 1920 terminò lo studio di amministratore coloniale diplomato presso l'Istituto Coloniale Tedesco (Deutsche Kolonialschule) a Witzenhausen. Più tardi iniziò, a Giessen, uno studio di agricoltura, incentrato sull'allevamento e le questioni di trasmissione ereditaria, e lo concluse diplomandosi a Halle. Il suo interesse si focalizzò sulle problematiche genetiche, in particolare in riguardo all'uomo.

    Poiché non trovò un impiego all'università, egli si incaricò di lavori commissionati dallo Stato tedesco nel settore della selezione d'allevamento. Nel 1927 seguì un viaggio di studio in Finlandia e, nel 1928 e 1929, fu perito agrario per l'ambasciata tedesca a Riga.

    Già presto Darré conobbe Heinrich Himmler presso la Lega degli Artamani. Segnato da questo ambiente egli pubblicò, nel 1929, il suo primo libro intitolato "Il contadinato come fonte vitale della razza nordica" (Das Bauerntum als Lebensquell der nordischen Rasse). Dopo la presa di potere del NSDAP nel 1933, egli diventò direttore dell'"Ufficio per la politica agraria del partito". assunse inoltre la presidenza della "Comunità del Reichsfuehrer" (Reichsfuehrergemeinschaft) delle associazioni agrarie unite e, il 28 maggio, diventò "Capo dei contadini del Reich" (Reichsbauernfuehrer), in aggiunta, il 29 luglio, "Ministro del Reich all'alimentazione e alla agricoltura", detenendo perciò la dirigenza dell'intera politica agraria tedesca.

    Di seguito il governo deliberò la "Legge sui poderi ereditari", la quale regolava l'eredabilità di parcelle poderali e ne escludeva la divisione ereditaria. Parimenti egli fondo il cosiddetto "Reichsnaehrstand" che unificava e uniformava tutte le persone e associazioni che collaboravano alla produzione di prodotti agrari. Egli introdusse anche l'annuale "Festa del ringraziamento del Reich" (Reichserntedankfest) sul Bueckenberg presso Hameln.

    Dal novembre 1933 fu membro del Reichstag, Reichsleiter e SS-Gruppenfuehrer, membro dell'"Accademia del Diritto Tedesco" e presidente onorario della "Società agraria Tedesca". Nel 1936 ricevette il "Distintivo aureo del Partito".

    Nel suo testo "Blut und Boden, ein Grundgedanke des Nationalsozialismus " ("Sangue e suolo, un concetto fondamentale del nazionalsocialismo") egli riprese la tesi di 'sangue e suolo'. In tal modo entrò sempre più in contrasto sia, per esempio, con l'amministrazione del piano quadriennale diretta da Hermann Goering, con Hjalmar Schacht e con la Banca del Reich. Mentre Darré pensava a un ritorno a condizioni precedenti la rivoluzione industriale, il Terzo Reich armava l'industri nel senso dell'economia bellica.

    Quando nel settembre 1938 si aggiunse un conflitto con Himmler, poiché i piani di Darré sull'incremento di colonie rurali contraddicevano le sue idee sulla politica colonizzatrice d'oriente, egli venne deposto quale dirigente del RuSHA. Nel 1939, con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Darré passò vieppiù in secondo piano come ministro per l'alimentazione e l'agricoltura, perse di peso politico e venne infine licenziato il 16 maggio 1942. Gli fu rimproverato il fallimento personale e, nel 1943, il suo successore diventò Herbert Backe.

    Egli trascorse gli ultimi anni della guerra appartato in un casolare di caccia nella Schorfheide. Nel 1945 fu arrestato e internato nell'area della casernma della contraerea di Ludwigsburg. Dalla corte militare americana fu accusato della confisca di proprietà di contadini polacchi e ebrei, inoltre di aver negato l'alimentazione di base a degli ebrei tedeschi, riducendo con ciò dei civili alla fame. Il 14 aprile, nel "Processo della Wilhelmstrasse" (Wilhelmstrassen-Prozess) venne condannato a cinque anni di reclusione, ma fu rilasciato già nel 1950.

    Trascorse gli ultimi anni di vita a Bad Harzburg e morì il 5 settembre 1953 in una clinica privata di Monaco di Baviera." (dal sito Wikipedia)

    Il volume "La nuova nobiltà di sangue e suolo" è stato pubblicato in italiano dalle Edizioni di "Ar" - Padova 1978;





    4 - Articolo - "La Germania e il Volk tedesco" consultabile all'indirizzo internet: LA GERMANIA E IL VOLK TEDESCO



    5 - Heinrich von Treitschke - "Politica" - ediz. "Laterza" - Bari 1918;



    6 - Heinrich von Treitschke - ibidem;



    New Page 2

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Autarca Nichilista
    Data Registrazione
    13 Jun 2010
    Messaggi
    266
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Heinrich von Treitschke - di DHB

    Up!
    "non è Maurizio Lattanzio a sentirsi Dio, ma è Dio, quando è 'in forma', a sentirsi Maurizio Lattanzio"

  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Heinrich von Treitschke - di DHB


  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    20 Mar 2010
    Messaggi
    502
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Heinrich von Treitschke - di DHB

    L'articolo del Capo in versione "etnonazionalista"!

    Up!

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    20 Mar 2010
    Messaggi
    502
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Heinrich von Treitschke - di DHB


 

 

Discussioni Simili

  1. Heinrich Hitler
    Di italianuova2 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 23-07-07, 10:20
  2. Documenti - "Politica" di Heinrich von Treitschke
    Di OLTRE LA MORTE nel forum Destra Radicale
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 21-07-07, 11:25
  3. Addio Heinrich
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 22-12-06, 13:51
  4. Da: Memorie di Heinrich il Cacciatore
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-09-06, 14:06
  5. E' Morto Heinrich Harrer
    Di aureliano88 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 16-01-06, 11:41

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226