All'inizio l'ho presa sul ridere come la solita boutade del marocchino che vuol lavarsi la coscienza dando la colpa al prossimo e in particolare alla vittima stessa, ma pensandoci un po' su credo ci sarebbe da rifletterci, considerando la brodaglia moralmente infetta che è l'"Europa" oggi. In un'ottica tradizionale, non è poi così strano che lo sradicamento da una cultura organica (bella, brutta, giusta o sbagliata che la si possa considerare) e l'immersione nella modernità alienante generi dei mostri. Il fatto che in Marocco riescano ad intuirlo e da noi no è secondo me un altro segnale preoccupante del fatto che le società di origine degli invasori siano meno marce della nostra, con tutte le conseguenze del caso.
Cortei di auto e dolci in strada. Il Califfato celebra i suoi martiri - La Stampa
Tra i vicoli [di Casablanca] non si parla d’altro ormai perché, spiega Amina, «Bruxelles è come una provincia di Casablanca o potrebbe essere il contrario. C’è sempre un parente, un conoscente partito da qui. Ieri - prosegue - appena appresa la notizia ho subito chiamato mio fratello per sapere come stava. La mia vicina è corsa all’Internet point più vicino e ha telefonato a una sua amica». «I nostri occhi ormai hanno fatto l’abitudine alle immagini di attentati e di guerra», continua Chokri, un altro ragazzo che lavora nella vecchia Medina, e spiega: «Sono anni che Al Jazeera ci trasmette corpi martoriati di donne, uomini e bambini senza distinzione. Certo, vedere il terrore nel cuore dell’Europa fa sempre un altro effetto. Se sono arrivati fin lì, ingannando l’intelligence, allora davvero non c’è speranza».
Le immagini dell’attentato passano nelle tv delle ville della Corniche, ma anche dalle antenne paraboliche delle vicine baraccopoli di fronte alla grande moschea sul mare. Miseria e lusso che si sfiorano senza mai toccarsi. Sui mega schermi al plasma dei caffè, la cronaca passa prima in lingua araba, poi in berbero e infine in francese: il terrore tradotto.
L’origine maghrebina di alcuni attentatori ha acceso il dibattito: «Noi qui facciamo un lavoro scrupoloso di contrasto alla radicalizzazione e, poi, giovani nati e cresciuti in Europa vengono travolti nella rete del fondamentalismo. La verità è che questi sono i figli e il frutto marcio dell’Europa. È inutile continuare a tirar fuori l’origine dei genitori», si sfoga Hassan.
Mentre ci accompagna anche la radio nella sua auto racconta di Bruxelles: «Ancora nessuno da lassù, in Europa, riesce a spiegarci perché ci troviamo gente che emigra dal Marocco con la mentalità aperta e sana - spiega un analista politico - per poi tornare dopo qualche anno nel nostro Paese indottrinata, con usi e costumi che non hanno nulla a che vedere con la cultura e la tradizione delle proprie origini», e poi aggiunge: «Emigrano marocchini e ci tornano salafiti. Quei giovani terroristi, cresciuti nella libertà e nella democrazia sono la scheggia impazzita di qualcosa che non funziona in Europa».




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