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  1. #1
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    Predefinito Inno di Mameli e Inno a Roma




    Analisi del "Canto degli Italiani - Inno di Mameli"


    Fratelli d'Italia,
    l'Italia s'e' desta


    Italiani, fratelli di una stessa Patria che si e' risvegliata e intende affrontare il nemico.

    dell'elmo di Scipio
    s'e' cinta la testa


    L'elmo e' quello di Scipione l'Africano, vittorioso a Zama su Annibale: e' dunque un simbolo di speranza per l'Italia pronta alla guerra contro l'occupante straniero.

    Dov'e' la vittoria?
    Le porga la chioma,
    che' schiava di Roma
    Iddio la creo'.


    La nuova Italia trionfera' come fece con l'Antica Roma per volere divino.
    Su le "porga la chioma" esistono 2 interpretazioni: il primo si basa sull'antico uso romano di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere, che portavano i capelli lunghi.
    Il secondo prende invece spunto dall'iconografia classica della Vittoria, rappresentata con le chiome al vento; in questo caso il verso significherebbe piu' semplicemente , "si offre all'Italia".


    stringiamoci a coorte!
    Siam pronti alla morte;
    l'Italia chiamo'.


    La coorte, in latino cohors, era un'unita' di combattimento dell'esercito Romano corrispondente
    alla decima parte di una Legione.


    Noi fummo per secoli
    calpesti, derisi,
    perche' non siam popolo,
    perche' siam divisi.


    Da secoli, dopo la caduta dell'Impero Romano, gli Italiani sono stati umiliati dalle
    dominazioni straniere. Non siamo un vero popolo perche' non siamo uniti.
    Nel 1847, anno in cui fu composto l'inno, l'Italia era divisa in 7 Stati.


    Raccolgaci un'unica
    bandiera, una speme:
    di fonderci insieme
    gia' l'ora suono'.


    Uniamoci sotto un'unica bandiera e una
    speranza (speme) comune.


    Uniamoci, amiamoci;
    l'unione e l'amore
    rivelano ai Popoli
    le vie del Signore;
    Giuriamo far libero
    il suolo natio


    Uniamoci nella concordia, amiamoci
    nella fratellanza e giuriamo di liberare
    la Patria.
    Mameli traduce qui il disegno politico unitario di Giuseppe Mazzini, caratterizzato anche da un forte senso religioso.


    uniti, per Dio,
    chi vincer ci puo'?


    "Per Dio" e' un francesismo, che significa
    "attraverso Dio", "da Dio".


    Dall'Alpe a Sicilia
    dovunque e' Legnano;


    In questa strofa, si ricordano gli episodi della storia patria in cui gli Italiani
    dimostrarono di poter vincere, uniti, contro lo straniero. Nelle battaglia di Legnano
    del 1176 i comuni italiani riuniti nella Lega Lombarda e guidati da Alberto da Giussano
    sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa.


    ogn'uom di Ferruccio
    ha il core, ha la mano;


    Ci si riferisce al capitano Francesco Ferrucci, che fu ferito e fatto prigioniero
    nella difesa di Firenze assediata nel 1530 dalle truppe di Carlo V. Ferrucci venne
    poi ucciso da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero.
    Prima di morire, Ferrucci gli rivolse queste parole, che poi rimasero celebri:
    "Tu uccidi un uomo morto".


    i bimbi d'Italia
    Si chiaman Balilla;


    Nella Genova del 1746, il giovanissimo Giovanni Battista Perasso,
    soprannominato Balilla, lanciando una pietra diede inizio alla rivolta
    contro gli austriaci che occupavano la citta'.


    il suon d'ogni squilla
    i Vespri suono'


    Fu il suono delle campane che la sera del 30 Marzo 1282 segno'
    l'inizio della insurrezione palermitana contro i francesi di Carlo d'angio',passata
    alla storia come i Vespri siciliani.


    Son giunchi che piegano
    le spade vendute


    Le "spade vendute" sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi.

    gia' l'aquila d'Austria
    le penne ha perdute


    L'aquila bicibite, simbolo dell'Austria ormai in declino, e' raffigurata come un
    uccello spennacchiato, una caricatura di se stessa.


    Il sangue d'Italia,
    il sangue polacco
    beve', col cosacco
    ma il cor le brucio'


    Si fa riferimento all'alleanza dell'Austria con la Russia, in seguito alla quale
    la Polonia era stata invasa e smembrata e, in Italia, era stato ripristinato l'antico
    regime dopo la breve parentesi delle Repubbliche di ispirazione francese.
    Il sangue del popolo italiano e polacco si e' pero' trasformato in un veleno letale per l'aquila asburgica.



    Segue l'Inno a Roma
    Ultima modifica di Gaius Iulius Caesar; 06-07-10 alle 17:20

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Inno ispirato al Carmen Saeculare di Quinto Orazio Flacco



    Musica di Giacomo Puccini
    Parole di Fausto Salvatori


    Roma divina, a Te sul Campidoglio
    dove eterno verdeggia il sacro alloro
    a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,
    ascende il coro

    Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
    il Sol che nasce sulla nuova storia;
    fulgida in arme, all'ultimo orizzonte
    sta la Vittoria.

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma.

    Per tutto il cielo è un volo di bandiere
    e la pace del mondo oggi è latina:
    il tricolore canta sul cantiere,
    su l'officina.
    Madre che doni ai popoli la legge
    eterna e pura come il Sol che nasce,
    benedici l'aratro antico e il gregge
    folto che pasce!

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma.

    Benedici il riposo e la fatica
    che si rinnova per virtù d'amore,
    la giovinezza florida e l'antica
    età che muore.
    Madre di uomini e di lanosi armenti,
    d'opere schiette e di penose scuole,
    tornano alle tue case i reggimenti
    e sorge il sole.

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma



    Carmen Saeculare

    Phoebe silvarumque potens Diana,
    lucidum caeli decus, o colendi
    semper et culti, date quae precamur
    tempore sacro,
    quo Sibyllini monuere versus
    virgines lectas puerosque castos
    dis, quibus septem placuere colles,
    dicere carmen.
    alme Sol, curru nitido diem qui
    promis et celas aliusque et idem
    nasceris, possis nihil urbe Roma
    visere maius.
    Rite maturos aperire partus
    lenis, Ilithyia, tuere matres,
    sive tu Lucina probas vocari
    seu Genitalis:
    diva, producas subolem patrumque
    prosperes decreta super iugandis
    feminis prolisque novae feraci
    lege marita,
    certus undenos deciens per annos
    orbis ut cantus referatque ludos
    ter die claro totiensque grata
    nocte frequentis.
    Vosque, veraces cecinisse Parcae,
    quod semel dictum est stabilisque rerum
    terminus servet, bona iam peractis
    iungite fata.
    fertilis frugum pecorisque Tellus
    spicea donet Cererem corona;
    nutriant fetus et aquae salubres
    et Iovis aurae.
    condito mitis placidusque telo
    supplices audi pueros, Apollo;
    siderum regina bicornis, audi,
    Luna, puellas.
    Roma si vestrum est opus Iliaeque
    litus Etruscum tenuere turmae,
    iussa pars mutare lares et urbem
    sospite cursu,
    cui per ardentem sine fraude Troiam
    castus Aeneas patriae superstes
    liberum munivit iter, daturus
    plura relictis:
    di, probos mores docili iuventae,
    di, senectuti placidae quietem,
    Romulae genti date remque prolemque
    et decus omne.
    Quaeque vos bobus veneratur albis
    clarus Anchisae Venerisque sanguis,
    impetret, bellante prior, iacentem
    lenis in hostem.
    iam mari terraque manus potentis
    Medus Albanasque timet securis,
    iam Scythae responsa petunt, superbi
    nuper et Indi.
    iam Fides et Pax et Honos Pudorque
    priscus et neglecta redire Virtus
    audet adparetque beata pleno
    Copia cornu.
    Augur et fulgente decorus arcu
    Phoebus acceptusque novem Camenis,
    qui salutari levat arte fessos
    corporis artus,
    si Palatinas videt aequos aras,
    remque Romanam Latiumque felix
    alterum in lustrum meliusque semper
    prorogat aevum,
    quaeque Aventinum tenet Algidumque,
    quindecim Diana preces virorum
    curat et votis puerorum amicas
    adplicat auris.
    Haec Iovem sentire deosque cunctos
    spem bonam certamque domum reporto,
    doctus et Phoebi chorus et Dianae
    dicere laudes.


    Traduzione:

    O Febo, decoro luminoso del cielo,
    e Diana, signora dei boschi, sempre
    onorati e venerabili, esaudite le nostre preghiere
    in questo tempo sacro,
    nel quale i vaticini della Sibilla esortarono
    le fanciulle elette e i casti fanciulli
    a recitare un carme per gli dei, ai quali
    furono graditi i sette colli.
    O Sole che dai la vita, che con il carro lucente
    mostri e celi il giorno, e che vecchio e
    nuovo risorgi, possa tu mai vedere nulla
    più grande della città di Roma.
    Dolce schiudi secondo il rito i parti
    maturi, o Ilitia, proteggi le madri,
    o come gradisci essere chiamata,
    Lucina o Genitale.
    O dea, fa' crescere la gioventù e favorisci
    i decreti del senato, e in più, con la legge sul matrimonio
    e l'unione delle donne, la vita
    per una nuova e fertile discedenza,
    affinché al compiersi di centodieci anni
    ritornino i canti e i giochi affollati
    per tre giorni limpidi ed altrettante
    tre notti piacevoli.
    E voi, o Parche, sincere nel profetizzare
    ciò che è deciso per sempre
    aggiungete altri buoni destini
    a quelli già compiuti.
    La Terra fertile di frutti e di bestiame
    regali a Cerere una corona di spighe;
    le piogge salutari e le brezze del cielo
    ne nutrano i prodotti.
    Riposta l'arma, o Apollo, ascolta
    sereno e tranquillo i fanciulli in preghiera;
    o Luna, regina degli astri,
    dà ascolto alle fanciulle.
    Se Roma è opera vostra e gruppi di Troiani
    hanno occupato la costa Etrusca,
    salvaguardate gli ordini di emigrare
    e di lasciare la propria città con un viaggio,
    per il quale, senza inganno, il pio Enea,
    superstite della patria, ha aperto ai rimanenti
    un sicuro percorso attraverso Troia in fiamme
    che gli avrebbe dato di più;
    o dei, date buoni costumi alla docile gioventù,
    o dei, concedete alla vecchiaia una placida quiete,
    e donate al popolo di Romolo potenza, prole
    e ogni gloria.
    E che il sangue puro di Anchise e di Venere,
    vittorioso su chi gli muove guerra e mite con il nemico
    sconfitto, ottenga le cose che vi chiede
    con tori bianchi.
    Oramai per terra e per mare il persiano
    teme la sua potente mano e le asce albane,
    oramai gli Sciti e gli Indiani, recentemente superbi,
    attendono la sentenza.
    Che ormai la Fede, la Pace, l'Onore
    e l'antica e perduta Virtù voglia tornare
    e felice appaia l'abbondanza
    con il suo corno ricolmo.
    Febo, profeta ornato di un arco splendente,
    seduto fra le nove Muse,
    che con la sua arte risolleva
    le stanche membra del corpo,
    se guarda sereno gli altari Palatini
    prolunga sempre di secolo in secolo
    e in meglio il tempo della fortuna
    dell'Impero Romano,
    e Diana, che domina l'Aventino e l'Algido,
    esaudisce quindici preghiere degli uomini
    e porge orecchio benevolo
    alle offerte dei fanciulli.
    Torno a casa con la speranza viva e sicura
    che Giove e tutti gli dei sentano queste cose,
    e che il coro istruito canti le lodi
    di Febo e di Diana.
    Ultima modifica di occidentale; 07-07-10 alle 01:34

  3. #3
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    Predefinito Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Per i moderatori:

    Il Carmen Saeculare in realta' e' di Quinto Orazio Flacco, potete correggere la nota introduttiva del mio secondo post? Grazie.
    Ultima modifica di occidentale; 07-07-10 alle 01:33

  4. #4
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    Predefinito Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Gaius Iulius Caesar Visualizza Messaggio
    [...]Madre di uomini e di lanosi armenti,
    d'opere schiette e di penose scuole,
    tornano alle tue case i reggimenti
    e sorge il sole.[...]
    ...pensose, pensose scuole.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Ivan Visualizza Messaggio
    ...pensose, pensose scuole.
    Grazie Ivan, mi era sfuggito.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Il coro del Nabucco è bellissimo, ma l'inno nazionale sarà sempre Il Canto degli Italiani !

    Viva Mameli e Novaro !! 2010:
    L'ignorante parla a vanvera, l'intelligente parla al momento opportuno, il saggio parla se interpellato, il fesso parla sempre - Egidio

  7. #7
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    Smile Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Citazione Originariamente Scritto da Gaius Iulius Caesar Visualizza Messaggio
    Inno ispirato al Carmen Saeculare di Quinto Orazio Flacco



    Musica di Giacomo Puccini
    Parole di Fausto Salvatori


    Roma divina, a Te sul Campidoglio
    dove eterno verdeggia il sacro alloro
    a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,
    ascende il coro

    Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
    il Sol che nasce sulla nuova storia;
    fulgida in arme, all'ultimo orizzonte
    sta la Vittoria.

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma.

    Per tutto il cielo è un volo di bandiere
    e la pace del mondo oggi è latina:
    il tricolore canta sul cantiere,
    su l'officina.
    Madre che doni ai popoli la legge
    eterna e pura come il Sol che nasce,
    benedici l'aratro antico e il gregge
    folto che pasce!

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma.

    Benedici il riposo e la fatica
    che si rinnova per virtù d'amore,
    la giovinezza florida e l'antica
    età che muore.
    Madre di uomini e di lanosi armenti,
    d'opere schiette e di penose scuole,
    tornano alle tue case i reggimenti
    e sorge il sole.

    Sole che sorgi libero e giocondo
    sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma



    Carmen Saeculare

    Phoebe silvarumque potens Diana,
    lucidum caeli decus, o colendi
    semper et culti, date quae precamur
    tempore sacro,
    quo Sibyllini monuere versus
    virgines lectas puerosque castos
    dis, quibus septem placuere colles,
    dicere carmen.
    alme Sol, curru nitido diem qui
    promis et celas aliusque et idem
    nasceris, possis nihil urbe Roma
    visere maius.
    Rite maturos aperire partus
    lenis, Ilithyia, tuere matres,
    sive tu Lucina probas vocari
    seu Genitalis:
    diva, producas subolem patrumque
    prosperes decreta super iugandis
    feminis prolisque novae feraci
    lege marita,
    certus undenos deciens per annos
    orbis ut cantus referatque ludos
    ter die claro totiensque grata
    nocte frequentis.
    Vosque, veraces cecinisse Parcae,
    quod semel dictum est stabilisque rerum
    terminus servet, bona iam peractis
    iungite fata.
    fertilis frugum pecorisque Tellus
    spicea donet Cererem corona;
    nutriant fetus et aquae salubres
    et Iovis aurae.
    condito mitis placidusque telo
    supplices audi pueros, Apollo;
    siderum regina bicornis, audi,
    Luna, puellas.
    Roma si vestrum est opus Iliaeque
    litus Etruscum tenuere turmae,
    iussa pars mutare lares et urbem
    sospite cursu,
    cui per ardentem sine fraude Troiam
    castus Aeneas patriae superstes
    liberum munivit iter, daturus
    plura relictis:
    di, probos mores docili iuventae,
    di, senectuti placidae quietem,
    Romulae genti date remque prolemque
    et decus omne.
    Quaeque vos bobus veneratur albis
    clarus Anchisae Venerisque sanguis,
    impetret, bellante prior, iacentem
    lenis in hostem.
    iam mari terraque manus potentis
    Medus Albanasque timet securis,
    iam Scythae responsa petunt, superbi
    nuper et Indi.
    iam Fides et Pax et Honos Pudorque
    priscus et neglecta redire Virtus
    audet adparetque beata pleno
    Copia cornu.
    Augur et fulgente decorus arcu
    Phoebus acceptusque novem Camenis,
    qui salutari levat arte fessos
    corporis artus,
    si Palatinas videt aequos aras,
    remque Romanam Latiumque felix
    alterum in lustrum meliusque semper
    prorogat aevum,
    quaeque Aventinum tenet Algidumque,
    quindecim Diana preces virorum
    curat et votis puerorum amicas
    adplicat auris.
    Haec Iovem sentire deosque cunctos
    spem bonam certamque domum reporto,
    doctus et Phoebi chorus et Dianae
    dicere laudes.


    Traduzione:

    O Febo, decoro luminoso del cielo,
    e Diana, signora dei boschi, sempre
    onorati e venerabili, esaudite le nostre preghiere
    in questo tempo sacro,
    nel quale i vaticini della Sibilla esortarono
    le fanciulle elette e i casti fanciulli
    a recitare un carme per gli dei, ai quali
    furono graditi i sette colli.
    O Sole che dai la vita, che con il carro lucente
    mostri e celi il giorno, e che vecchio e
    nuovo risorgi, possa tu mai vedere nulla
    più grande della città di Roma.
    Dolce schiudi secondo il rito i parti
    maturi, o Ilitia, proteggi le madri,
    o come gradisci essere chiamata,
    Lucina o Genitale.
    O dea, fa' crescere la gioventù e favorisci
    i decreti del senato, e in più, con la legge sul matrimonio
    e l'unione delle donne, la vita
    per una nuova e fertile discedenza,
    affinché al compiersi di centodieci anni
    ritornino i canti e i giochi affollati
    per tre giorni limpidi ed altrettante
    tre notti piacevoli.
    E voi, o Parche, sincere nel profetizzare
    ciò che è deciso per sempre
    aggiungete altri buoni destini
    a quelli già compiuti.
    La Terra fertile di frutti e di bestiame
    regali a Cerere una corona di spighe;
    le piogge salutari e le brezze del cielo
    ne nutrano i prodotti.
    Riposta l'arma, o Apollo, ascolta
    sereno e tranquillo i fanciulli in preghiera;
    o Luna, regina degli astri,
    dà ascolto alle fanciulle.
    Se Roma è opera vostra e gruppi di Troiani
    hanno occupato la costa Etrusca,
    salvaguardate gli ordini di emigrare
    e di lasciare la propria città con un viaggio,
    per il quale, senza inganno, il pio Enea,
    superstite della patria, ha aperto ai rimanenti
    un sicuro percorso attraverso Troia in fiamme
    che gli avrebbe dato di più;
    o dei, date buoni costumi alla docile gioventù,
    o dei, concedete alla vecchiaia una placida quiete,
    e donate al popolo di Romolo potenza, prole
    e ogni gloria.
    E che il sangue puro di Anchise e di Venere,
    vittorioso su chi gli muove guerra e mite con il nemico
    sconfitto, ottenga le cose che vi chiede
    con tori bianchi.
    Oramai per terra e per mare il persiano
    teme la sua potente mano e le asce albane,
    oramai gli Sciti e gli Indiani, recentemente superbi,
    attendono la sentenza.
    Che ormai la Fede, la Pace, l'Onore
    e l'antica e perduta Virtù voglia tornare
    e felice appaia l'abbondanza
    con il suo corno ricolmo.
    Febo, profeta ornato di un arco splendente,
    seduto fra le nove Muse,
    che con la sua arte risolleva
    le stanche membra del corpo,
    se guarda sereno gli altari Palatini
    prolunga sempre di secolo in secolo
    e in meglio il tempo della fortuna
    dell'Impero Romano,
    e Diana, che domina l'Aventino e l'Algido,
    esaudisce quindici preghiere degli uomini
    e porge orecchio benevolo
    alle offerte dei fanciulli.
    Torno a casa con la speranza viva e sicura
    che Giove e tutti gli dei sentano queste cose,
    e che il coro istruito canti le lodi
    di Febo e di Diana.
    Inno commovente ... personalmente lo trovo molto sentimentale & romantico (= mi piace).

    Le 19 strofe saffiche vennero cantate da un coro di fanciulle il 3 giugno del 736 ab Urbe Condita sul Campidoglio, durante i Ludi Saeculares , che inaugurarono la tradizione di celebrare nel Padre della Patria la progenie di Venere
    di necessità virtù

  8. #8
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    Predefinito Re: Rif: Inno di Mameli e Inno a Roma

    Assolutamente a favore dell`inno a Roma:Non so che direbbe la lega, ma ora , dopo la marcia su roma e -er volemose bbene- chissa!?

  9. #9
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    Predefinito Re: Inno di Mameli e Inno a Roma

    L'Inno a Roma batte assolutamente l'inno di Mameli da ogni punto di vista.
    Dovrebbe esser questo l'inno nazionale e non l'inno di Mameli.

 

 

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