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  1. #1
    Nazbol-Ciucé
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    Predefinito CHIESA - Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Guardate che bella chicca ho scovato in un sito non-cattolico ma certamente non amico del pensiero unico oggi giorno dominante.
    Come è sufficiente avere un briciolo di cervello non ideologizzato per dire cose sacrosante.

    Una questione di tolleranza e di civiltà

    In un paese che marcia unito, tronfio e trionfante verso la completa trasfigurazione in superiore realtà “laica”, “liberal-tollerante” ed “evoluta”,Metábasis eis állo génosquale l’Italia auspica di attuare fino in fondo, sarebbe ora, a quanto pare, non solo di cancellare la festa della mamma e del papà, meri concetti “antropologici”, ma anche di abolire dai calendari le festività religiose e togliere i crocifissi fuorilegge da tutti i luoghi pubblici, ché Cristo nudo e sofferente sarebbe emblema incarnato di ignoranza, violenza, superstizione, fanatismo e sopraffazione, oltraggio insopportabile alle altre religioni, perfettamente estraneo ai valori cosiddetti “laici”, vero e proprio crimine “profanatorio”contro la laicità dello stato e la libertà degli individui.
    Vorremmo pregiarci di vivere in un paese che vuole essere realmente accogliente, liberale, laico e tollerante, e, non fosse altro che per non farci promotori inconsapevoli di abiezione morale e di esecrabili concetti “oscurantisti” e, per l’appunto, poco laici o che poco si addicono a un essere libero, come quelli cristiani di “sacrificio e amore per il prossimo”, “dedizione ad una causa”, “fedeltà a un’idea”, “morte e rinascita”, è stato necessario, da genitori, pedagoghi ed educatori responsabili, perfino impugnare per vie legali l’acqua benedetta e impedire per tempo l’impartizione della benedizione pasquale, preservare bambini e adulti dalle manifestazioni religiose di bieco “fanatismo” legate alla ricorrenza del Natale, e salvare le future generazioni dai relativi festeggiamenti nelle scuole, celebrazioni oggi più che mai offensive e denigratorie nei confronti delle altre confessioni religiose compreso l’ateismo, convertendole alle ferrea logica disciplinante del buon vivere civile propria della “laicità”. In pratica, dobbiamo sforzarci di essere un paese mentalmente aperto e tollerante rispetto a tutte le tradizioni e tutti i valori, e, fin qui, nulla da obiettare, se non fosse per il fatto che proprio i nostri, però, non sono contemplati, perché considerati, nella migliore delle ipotesi, come di intralcio e obsoleti. E un paese aperto e tollerante con tutte le religioni, ma rigorosamente intollerante col cristianesimo stesso, bestia nera fra tutti i culti, strenuamente bandito, bistrattato e perseguito addirittura ex lege nei luoghi pubblici come usurpazione indebita e presa di posizione dannosa per sé e per gli altri, psicopatologia delirante da tenere ben nascosta pena il linciaggio verbale, le vie legali e la derisione, con buona pace dell’imperatore Costantino e del suo Editto. Al punto che, secondo questa presunta, progressista, laica mentalità si è reso anche necessario, per onestà e coerenza, in nome dei principi di rispetto e tolleranza e per promuovere la cultura dell’incontro, del dialogo e dell’apertura all’altro e al diverso, impedire le visite alle esposizioni nei palazzi della cultura, annullare i concerti di musica sacra a fine anno (anche contestando l’esecuzione di un singolo brano, Adeste fideles, considerato “troppo cristiano”) e le gite alle mostre d’arte. Possiamo vantare degli autorevolissimi antesignani in questo senso: da Rozzano, nel milanese, alla provincia di Bergamo, a Firenze, presidi, genitori e dirigenti scolastici, paladini della giustizia sociale e campioni incontrastati di integrazione intelligente, nonché avanguardie italiane in direzione del progresso filantropico mondiale. Permanendo così nel raziocinio in delirio, che oggi si chiama coerenza, e nell’orpello della filantropia arrogantisi il diritto di revocare un intero itinerario artistico sol perché la mostra ha nome di “Bellezza Divina”, sarebbe certo una valida conquista camminare laicamente bendati lungo tutto il territorio italiano o far chiudere ogni chiesa e monumento che si offra al nostro sguardo laico, censurare o coprire con fiumi di stoffa laica tutte quante le sculture, i dipinti, gli affreschi e i tesori inestimabili, là dove si annida il germe della cultura, dell’arte e della tradizione. Magari coprirli definitivamente e non solo pro tempore, come invece ha prontamente predisposto il nostro arguto presidente del consiglio, apostolo di correttezza, di buongusto e di buonsenso, non molto tempo fa, in occasione della visita ufficiale del presidente iraniano ai Musei Capitolini.
    E lo sarebbe, oltremodo opportuno, coprire e nascondere le opere d’arte, per scongiurare il diffondersi di un morbo pericoloso ed ideologico, un fondamentalismo religioso che attenta al laico ed è veicolato da un folto gruppo di folli visionari, vera e propria cricca bigotta e irriguardosa, che racchiude al suo interno personaggi loschi quali Leonardo da Vinci, Michelangelo, Giotto, Chagall, e un altro bel po’ di sedicenti artisti, “medioevali” o giù di lì, e anche (s)velatamente pervertiti (e quanti sono poi!). Cose orribili e sconvenienti, abiette, offensive, oscene e fuori tempo, come “L’ultima Cena”, o gli affreschi della cappella degli Scrovegni, “La Pietà” o “Il Giudizio Universale”, solo per citarne alcune. Affinché la gloriosa opera di civilizzazione sia poi completa, sarebbe pure logico e necessario, a questo punto, eliminare dai programmi scolastici non solo l’ora di religione, ovviamente, che nulla ha a che fare, poi, con la catechesi, ma anche la Storia dell’Arte – così come è stato di recente proposto- e buona parte della Storia della Filosofia, della Letteratura, della Storia e di tutte le discipline umanistiche in genere, espungere corsi di laurea obsoleti e bruciare opere, autori, tesi di dottorato e testi antichi e moderni, “giustamente” guardati con sospetto, a partire da quelli, per esempio, dove figura la parola “etica” o la parola “cristianesimo”, o, più semplicemente, la parola “Dio” e “divinità”: un Medioevo al contrario. E se ci si era proclamati tolleranti, con questo non si intendeva di certo “tolleranti nei confronti di ogni persona, di ogni pensiero e di ogni Dio”: aperti e tolleranti sì, dunque, ma solo col Dio degli altri. Neutri e neutrali sì, fino a scimmiottare il fondamentalismo laico e laicista, non suscettibile di esame elenctico e paradossalmente assurto a credo supremo ed inviolabile, “relativista”, ma solo se il nemico da combattere è il Dio nostrano e i suoi fedeli satanassi. E un tale atteggiamento non poteva chiaramente non riflettersi sul modo comune di sentire tanto da sfociare di frequente in diffuse manifestazioni di odio popolare nei confronti del cristianesimo, curiosamente simili a quelle tipiche dell’età precostantiniana. Per non parlare poi dell’auspicabile, doverosa chiusura, a voler essere veramente “liberali” e “tolleranti”, continuando a cavalcare l’onda di quest’ottica paradossale incrociata, di tutte quelle facoltà italiane veicolo di odio, pregiudizio, razzismo, dogmatismo e rancore, davvero poco “laiche”, secondo un concetto alquanto distorto di laico, però. Prima fra tutte quella di Teologia, e perfino quella di Filosofia qualora non si provvedesse a riformarla adeguatamente e nettarla dalle sozzure contaminanti. E, a seguire, abbattere in tempi brevi chiese, battisteri, aule, palazzi, teatri, cattedrali, monumenti, musei, e tutto ciò che possa riguardare da vicino e anche solo da lontano l’orizzonte religioso.
    Bersaglio non sarebbe, così, la religione tout court, ma tutto ciò che da essa è prodotto ed emana quando anche la si consideri spogliata della sua sacralità e dei suoi aspetti dottrinali e la si intenda quale re-ligamen; quando si configuri, cioè, da questo punto di vista, come risultato tangibile dell’istinto costante dell’essere umano che anela al trascendente, alla liberazione da ciò che è accessorio o transitorio, nella decisione di “voler essere veramente se stesso”: “sintesi paradossale di finito e infinito”, oltre il tempo. Espressione, dunque, dello slancio insopprimibile dell’uomo a varcare i confini posti dalla contingenza e consegnarsi ai posteri, il rapporto istituito dal re-ligamen, che si snoda nei chiaroscuri dialettici di trascendenza e immanenza, stimola sempre, e sempre ha stimolato, come una sfida, la realtà mortifera e l’universo di discorso stabiliti nelle forme della temporalità, in direzione del suo superamento.
    Ultima modifica di emv; 04-06-20 alle 11:15 Motivo: Rititolazione a scopo classificazione argomenti
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  2. #2
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    sono d'accordo in pieno

    poco prima di Pasqua ho avuto una conversazione con una amica di famiglia sulla laicità in particolare nei luoghi pubblici, soprattutto che non sarebbe laico fare il presepe o l'albero
    valla a spiegare che a prescindere è una tradizione popolare, non solo religiosa
    e le feste allora? quelle vanno bene! ma se siamo laici allora perché le feste religiose vanno bene?
    incoerenza pura
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  3. #3
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    La laicità "debole", quella condivisa dai liberali e i cattolici moderati di una volta, consiste nel tener separato lo Stato dalla Chiesa, nel senso che i ministri ecclesiastici non sono stipendiati dallo Stato e non hanno potere amministrativo/politico, non chiaramente abolire qualsivoglia forma di religiosità pubblica. Questo è l'obiettivo della laicità "forte", che non è per certi versi per nulla diversa dall'ateismo di Stato, che punta invece a de-religiosizzare tutti gli spazi (e i tempi) pubblici nel nome, ovviamente, del solito nulla.
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  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    La laicità "debole", quella condivisa dai liberali e i cattolici moderati di una volta, consiste nel tener separato lo Stato dalla Chiesa, nel senso che i ministri ecclesiastici non sono stipendiati dallo Stato e non hanno potere amministrativo/politico, non chiaramente abolire qualsivoglia forma di religiosità pubblica. Questo è l'obiettivo della laicità "forte", che non è per certi versi per nulla diversa dall'ateismo di Stato, che punta invece a de-religiosizzare tutti gli spazi (e i tempi) pubblici nel nome, ovviamente, del solito nulla.
    ma infatti quando parlano di togliere le tradizioni e i simboli religiosi (tutti) e rendere la religiosità un fatto privato, di fatto appoggiano un ateismo di Stato
    senza rendersi conto che appoggiano in realtà una religione di Stato che loro stessi dovrebbero abborrire se fossero coerenti, ma credo che in realtà alcuni di loro auspicano questo
    (Gv 3, 20-21)
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  6. #6
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    I laici sono mossi soltanto dall'odio verso di noi, e basta. E' una posizione soltanto contro, mai pro. Poi ovviamente si convincono della bontà delle proprie posizioni, però io penso che la prima cosa che tengono in considerazione è prima di tutto capire la posizione della Chiesa per poi contrastarla a prescindere. Quindi non c'è nessuna organicità ne, dunque, nessuna coerenza.
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  7. #7
    Nazbol-Ciucé
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Ovviamente su queste cose i media hanno taciuto, non sono conformi all'immagine falsa del papa che hanno creato.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  8. #8
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Nulla da aggiungere a quello che già scrisse Langone in merito
    Langone contro quelli che vogliono dire ?ateo? e scrivono ?laico?

    Alla fine è solo antiCristianesimo, feroce e brutale, in salsa giacobina, rivestito di pallettes e lustrini erasmus generation , jesuisquello che ti pare ed anche un po' di arcobaleno che non guasta mai.
    Preferisco di no.

  9. #9
    Nazbol-Ciucé
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    Predefinito Re: Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Langone terribile e fantastico come sempre. Anche disprezzo la parola "laico" ma inevitabilmente ce l'hanno imposta coloro i quali inventano l'antilingua, e dobbiamo farci i conti.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  10. #10
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    Predefinito Sulla tolleranza e sulla civiltà.

    Non mi piace Langone, pur quando scrive cose condivisibili, sarà il tono che mi sa di vino ammuffito, ma sento poco cristianesimo, pur volendo lui farsene portavoce (addirittura nella sua forma più 'pura') con le sue 'preghiere'.
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