Loki si pone sicuramente tra le figure più affascinanti del pantheon nordico.
Appartenente alla stirpe degli Asi, Loki è l'incarnazione del dualismo primordiale tra bene e male che caratterizza l'immaginario divino norreno.
La sua figura pare essere presente esclusivamente nell'area scandinava, sebbene un nome inciso in rune che parrebbe richiamare il suo nome sia stato ritrovato a Nordendorf.
L'etimologia del nome Loki è oscura: esso potrebbe infatti derivare da "logi" ("fiamma"), il che lo identificherebbe come una divinità ancestrale del fuoco. In altri contesti si avvicina invece il nome di Loki con la parola "locke", che in un dialetto medievale indicherebbe la figura del ragno alla quale il dio, per altro, appare abbastanza vicino: l'animale simboleggia infatti non solo una forza creatrice ma anche una figura ingannatrice e malefica. A supporto di questa tesi vi sarebbe anche l'episodio in cui viene attribuita a Loki l'invenzione della rete da pesca.
In ogni caso, Loki pare appartenere senza dubbio al mondo delle origini. Nella Völuspá, infatti, viene citata una triade composta da Odino, Hœnir e un misterioso dio chiamato Lóðurr, nome che richiama quello di Loki. Nonostante ciò, non esiste alcuna testimonianza di un culto dedicato al dio che quindi doveva venir considerato in tutto e per tutto malvagio.
Figlio di Laufey o Nál (le fonti sono discordi su questo punto) e di Fárbauti, appartenente alla stirpe dei giganti, Loki è al tempo stesso compagno e nemico degli dèi, specialmente di Odino e Thor. Con loro ha infatti instaurato un rapporto ambivalente ma sempre e comunque stretto: con Odino, in particolare, Loki sembra aver stretto una sorta di fratellanza di sangue:
"Ricordati, Odino, che noi due al principio dei tempi
mischiammo il nostro sangue;
birra non avresti mai consumato, dicevi,
se insieme a me non l'avessi presa"
(Lokasenna, 9, "Eddukvæða", Garzanti)
Nonostante vegna annoverato tra gli Asi, quindi tra gli dèi, Loki discende da una famiglia di demoni ed anche la sua progenie finisce per appartenere a questa schiatta. Con la gigantessa Angrboða ha infatti generato tre figli: Hel, la guardiana dell'omonimo regno oscuro; Fenrir, il lupo che divorerà Odino durante il Ragnarök; Miðgarðr o Miðgarðsormr, enorme serpente che avvolge le proprie spire nell'oceano attorno alla Terra.
In una seconda unione con Sigyn ("amica della vittoria"), dea minore della stirpe degli Asi, diede vita a Narfi (forse:"sottile") e Váli (forse: "piccolo combattente").
Oltre a questi discendenti, Loki ha anche generato spontaneamente le streghe: secondo il Canto di Hyndla (Hyndluljóð), infatti, ne rimase ingravidato dopo aver divorato un cuore di donna trovato tra le braci.
In forma di puledra, invece, Loki diede alla luce Sleipnir, il cavallo dalle otto zampe di Odino.
"Un giorno ad Asgard giunse uno Straniero che promise di costruire un enorme muro di fortificazione attorno alla città degli dèi. Gli Asi strinsero quindi un patto con lo Straniero, che avrebbe dovuto costruire il muro entro e non oltre un anno senza farsi aiutare da nessuno; gli fu però concesso, su consiglio di Loki, di servirsi del grande cavallo Svadhilföri. Lo Straniero chiese come compenso il Sole, la Luna e Freyia. I lavori iniziarono e subito lo Straniero si dimostrò celere e capace. Svadhilföri, inoltre, trasportava un'enorme quantità di massi velocemente ed alacremente. Quando mancavano solo tre giorni allo scadere del tempo concesso fu chiaro agli Asi che lo Straniero avrebbe tenuto fede al patto, visto che un'unica pietra mancava per il completamento dell'opera. Gli dèi furono allora presi dalla preoccupazione: avrebbero dovuto cedere il Sole, la Luna ed anche Freyia allo Straniero, causando gravissimi danni al Mondo. Si chiesero dunque chi mai avesse potuto promettere tali doni, e conclusero che poteva trattarsi solo di Loki. Il dio fu quindi convocato e minacciato, finchè promise di porre rimedio al guaio. Quella stessa sera, quando lo Straniero e Svadhilföri si ritirarono per riposare, uscì dalla foresta una graziosa giumenta. Svadhilföri, nel vederla, tirò le redini e con lei corse nel bosco. Il mastro li inseguì senza mai riuscire a raggiungerli e, tornato nei pressi della città divina, diede sfogo a tutta la sua furia poichè capiva che il lavoro, senza l'aiuto del cavallo, non si sarebbe concluso in tempo. Gli Asi capirono allora che lo Straniero era in realtà un gigante delle montagne e vennero meno ai loro giuramenti; chiamarono prontamente Thor che, con l'aiuto del martello Miöllnir, ruppe la testa del gigante. Si capì poi che la puledra che aveva ingannato Svadhilföri altri non era che Loki, il quale aveva agito in modo tale che qualche mese dopo diede alla luce un cavallo grigio ad otto zampe che sarebbe diventato il destriero di Odino, Sleipnir."
(riassunto da: "Edda", Gylfaginning 42, Snorri Sturluson, Adelphi)
Questa narrazione conferma la natura cagionevole di Loki: egli può infatti cambiare di aspetto, prendendo le sembianze di una puledra (ma altrove anche di salmone, mosca, pulce, falco, foca), e di sesso. Ciò è dovuto alla conoscenza ed alla pratica, da parte del dio, dell'oscura magia chiamata nel mondo norreno seiðr, che spiega il comportamento omosessuale.
Innumerevoli sono gli episodi in cui Loki compare, anche solo brevemente.
Quasi sempre, dopo aver commesso un misfatto, Loki si ritrova a dover riparare i danni sotto le minacce di morte degli Asi. È il caso dell'episodio in cui Loki, per puro dispetto, taglia la chioma dorata di Sif, moglie di Thor. Dopo aver ricevuto pesanti minacce da parte del Dio del Tuono, Loki riesce a far costruire dei meravigliosi doni ai nani: la lancia di Odino Gungnir, la nave di Freyr Skíðblaðnir e la nuova chioma di Sif.
In un altro episodio Loki prima aiuta Þjazi a rapire la dea Iðunn, per poi tornare a salvarla al fine di evitare le ire funeste degli Asi.
Infine, sarà Loki ad aiutare Thor a recuperare il martello Mjöllnir, che mantiene l'ordine cosmico, rubato dal gigante Þrymr. Loki chiederà in sposa Freyia in cambio di tale servigio, ma alla fine la sua compagna sarà Sigyn.
Un episodio durante il quale Loki si distingue in modo esclusivamente negativo è quello narrato nel Lokasenna, poema presente nell' Eddukvæða. In quest'occasione il malvagio dio si presenta ad un banchetto presso la dimora di Aegir, al quale non era stato invitato. Essendo tutti gli dèi presenti al convito, Loki coglie l'occasione per scagliarsi contro ognuno di loro, raccontando bugie e cattiverie spesso infondate. Solo Thor riuscirà a farlo smettere, essendo l'unico dio che Loki dimostra di temere apertamente:
"Davanti agli Asi ho detto
davanti ai figli degli Asi ho detto
quel che l'animo m'ispirava;
soltanto davanti a te me ne devo andare
perchè so che sei capace di dar battaglia (...)"
( Lokasenna 64, "Eddukvæða", Garzanti)
Tuttavia, l'episodio principale che vede Loki protagonista è sicuramente quello riguardante la morte di Baldr, il più bello e luminoso tra gli dèi:
"(...) Questa storia ha inizo quando Baldr, il buono, sognò sogni grandi e forieri di pericolo per la sua vita. E quand'egli raccontò agli Asi quei sogni, essi si riunirono a consiglio e fu deciso di esigere per Baldr garanzia da ogni genere di danno. E Frigg ottenne giuramenti che ogni cosa avrebbe risparmiato Baldr: fuoco e acqua, ferro e ogni specie di metallo, pietre, terra, alberi, malattie, animali, uccelli, veleno, serpenti. E ciò fatto e definito fu un passatempo per Baldr e per gli Asi ch'egli stesse ritto nel thing e tutti gli altri mirassero a lui, chi da lontano, chi da vicino colpendolo, chi scagliando sassi, ma qualsiasi cosa venisse fatta, nulla lo danneggiava, e a tutti loro ciò pareva gran vantaggio. Ma quando Loki, figlio di Laufey, vide questo, gli dispiacque che nulla recasse danno a Baldr. Andò da Frigg a Fensalir e prese le sembianze di una donna. Allora Frigg domanda a quella donna se sa cosa facciano gli Asi nel thing. E quella raccontò che tutti tiravano su Baldr e che questi non ne aveva danno. Allora Frigg disse: "Né arma né legno possono recar danno a Baldr – ne ho avuto giuramento da tutte le cose". Chiede allora la donna: "Tutte le cose hanno giurato di risparmiare Baldr?" E Frigg risponde: "Cresce una pianticella a ponente della Valhöll che ha nome vischio; mi parve troppo giovane per pretenderne il giuramento". Subito dopo la donna se ne partì.
Loki prese la pianticella di vischio, la strappò e andò al thing. Là Hödhr se ne stava solo, fuor della cerchia degli altri, poiché era cieco. Allora Loki parlò con lui: "Come mai non tiri anche tu su Baldr?". Egli risponde: "Perchè non vedo dov'è Baldr e poi perchè sono senz'armi". Allora Loki disse: "Fai come fanno gli altri, rendi onore a Baldr, ti indicherò io dove si trova. Colpiscilo con questo bastoncino". Hödhr prese il vischio e lo scagliò su Baldr secondo l'indicazione di Loki; il colpo lo trapassa e lo abbatte a terra morto. E questa è stata la disgrazia maggiore avvenuta fra gli dèi e fra gli uomini."
("Edda", Gylfaginning 49, Snorri Sturluson, Adelphi)
Loki fu accusato per due motivi di aver recato questo gravissimo danno agli Asi. Infatti Hel, colei che presiede nel regno dei morti, si disse disposta a lasciar tornare Baldr in vita se tutte le creature viventi avessero pianto la sua morte. Solo una gigantessa di nome Thökk si rifiutò di piangere la morte del dio: ella in realtà altri non è che Loki stesso, sotto mentite spoglie.
Gli Asi si adirarono tanto con Loki da volerlo catturare; il dio però si nascose in un fiume, prendendo le sembianze di un salmone. Ma alla fine Thorr riuscì a catturarlo, e gli Asi decisero quindi di incatenarlo a tre massi. Skaði inoltre pose sopra la sua testa un serpente velenoso, dalla cui bocca gocciolava veleno direttamente sulla fronte di Loki. Sigyn raccoglie il veleno del serpente in una bacinella, ma quando ella si allontana per svuotare il recipiente e il veleno cade sul volto di Loki, egli si scuote tanto da provocare i terremoti.
Loki è quindi destinato a rimanere in catene fino a Ragnarök: in quel momento il dio si porrà a capo delle forze del male e giungerà sul campo di battaglia, dove combatterà contro Heimdall:
"(...) Loki si scontrerà con Heimdallr ed essi si uccideranno l'un l'altro (...)"
("Edda", Gylfaginning 51, Snorri Sturluson, Adelphi)
Il rapporto ambiguo del dio con le altre divinità, nonchè il generale carattere ambivalente della figura, trova forse una spiegazione nel fatto che l'equilibrio cosmico del pantheon scandinavo si basa su un perfetto parallelo tra bene e male, tra luce e ombra: caratteristiche, queste ultime, estremamente sentite nel mondo nordico a causa della loro particolare alternanza e funzione nella vita. Se, quindi, gli dèi (Asi e Vani) rappresentano le forze del bene, Loki rappresenta la loro controparte oscura e "malvagia". Essa è necessaria affinchè il mondo, il cosmo, la vita godano di un equilibrio solido ma al contempo delicato. In questo contesto, infatti, male e bene non sono nettamente divisi ma anzi sono complementari e necessari l'uno all'altro: affinché il bene esista, deve esistere il male. Come il giorno e la notte coesistono naturalmente, così male e bene fanno parte di una stessa e indivisbile realtà. I due aspetti sono parte integrante e fondamentale di un unico concetto di natura, che prevede la co-esistenza di luce ed ombra, di ordine e caos. Questa contrapposizione, per altro, scatenerà la battaglia finale durante il Ragnarök tra forze del bene e forze del male (a capo delle quali, appunto, si porrà Loki).
Inoltre, mediante i suoi inganni ed i suoi attentati, Loki offre agli altri dèi grandi occasioni per ristabilire l'equilibrio e quindi la pace.
A questo punto è inoltre interessante sottolineare la valenza di trickster che Loki, senza dubbio, possiede. Qusta figura è rappresentata, in molto religioni, da una divinità ambigua che appare in forma antropomorfa o animale, maschile o femminile (Loki appare, come abbiamo visto, in entrame le forme e in entrambi i sessi, a dipendenza). Ingannevole, burlone, malvagio, disturbatore: il trickster è colui il quale disturb un equilibrio altrimenti perfetto. Nonostante mostri spesso caratteristiche da buffone e si copra ancor più spesso di ridicolo, il trickster è in realtà estremamente scaltro: ogni sua azione, benché apparentemente oscura o inspiegabile, è perfettamente calcolata e precisa. Va ricordato che da tradizione il buffone e il folle hanno il potere e la capacità di dire e fare ciò che vogliono, ma che nelle loro azioni vi è sempre senso e verità, sebbene esse siano spesso misinterpretate.
FONTI
Snorri Sturluson, "Edda", Adelphi
"Il canzoniere eddico" , Garzanti
Gianna Chiesa Isnardi, "I miti nordici", Longanesi
G. Agrati e M. Magini, "Miti e saghe vichinghi", Mondadori
Padraic Colum, "The children of Odin", Puffin
articolo inserito il 09/02/2009 da Valkyria
ultima modifica: 22/04/2009





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