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Discussione: La guerra della morale.

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    Predefinito La guerra della morale.

    La superiorità morale Usa ci insegna e ci punisce - Blondet & Friends




    Maurizio Blondet 1 aprile 2016 3

    “Chiedo ai governi di cooperare, di riconoscere che la sovranità è una illusione, una assoluta illusione da mettersi dietro le spalle”: così qualche giorno fa Peter Sutherland, il rappresentante speciale del Segretario della Nazioni Unite. Che ha continuato: “I giorni in cui ci si nascondeva dietro i confini e gli steccati sono finiti da tempo. Dobbiamo lavorare insieme e collaborare insieme a fare un mondo migliore. E ciò significa distrugge quei vecchi familismi provinciali, quelle vecchie memorie storiche, quelle vecchie immagini del nostro paese, e riconoscere che siamo parte dell’umanità”.
    Sono luoghi comuni, spezzoni di pensiero unico politicamente corretto, del tipo a cui hanno abituato una Boldrini, un Papa Francesco e il circo mediatico progressista. Ciò che li rende più significativi è il personaggio: Sutherland, oggi delegato del Segretario Generale Onu, è stato direttore di Royal Bank of Scotland, poi di Goldman Sachs International, membro del comitato direttivo del Bildeberg, oggi nel comitato esecutivo di Allianz, il colosso assicurativo, e di Eli Lilly, la multinazionale del farmaco. Egli ha prescritto: “La Germania deve accogliere 1 milione di emigranti all’anno per 30 anni”.
    Interessante vedere come le lezioni di morale filantropica, le esortazioni all’accoglienza e i biasimi per il nostro egoismo piccino e meschino che Boldrini e Francesco ci trasmettono, vengano da questi ambienti. I potenti banchieri d’affari e gestori del mercato globale (Sutherland è stato anche direttore dell’OMC il guardiano del commercio senza dazi) ci trovano poco cristiani, troppo attaccati alla “roba nostra”.

    E sono – come El Papa e la Boldrini – ben intenzionali a moralizzarci. Come sapete, la moralità americana sta per infliggere alla Volkswagen un’ammenda di 20 miliardi di dollari per aver barato sulle emissioni dei suoi diesel. Nel 2015 la giustizia americana ha condannato la BNP Paribas a 8,9 miliardi per violazione delle leggi americane sull’embargo al Sudan e all’Iran: miliardi che il governo americano ha incamerato “per indennizzare le vittime2, secondo la versione ufficiale. Ci sarebbe anche la piccolezza dei 770 milioni di multa alla Alstom, a cui la giustizia Usa ha rimproverato una certa vendita della divisione energia di General Electric; una multa di 800 milioni alla Siemens, 170 milioni comminati ad Alcatel; e complessivi 5-6 miliardi a una mezza dozzina di industrie europee, per “corruzione”. Le banche svizzere hanno dovuto pagare un alto prezzo alla moralità americana, che costa parecchio: si valutano a 35 miliardi di dollari le ammende inflitte a banche estere, e incamerate dal grande moralizzatore nelle sue assetate casse pubbliche.

    E’un immenso progresso dell’etica: l’extraterritorialità del diritto americano. Il “vecchio” diritto aveva questo difetto, di applicarsi all’interno di uno Stato. Ma come ci ha istruito Sutherland oggi all’Onu, ieri Goldman Sachs, “i giorni in cui ci si nascondeva dietro i confini sono trascorsi e da tempo”. Non c’è angolo del mondo (tranne i paradisi fiscali favoriti) dove i farabutti, i politici tangentari, e ditte e le banche mazzettare, si possano nascondere ai magistrati Usa.
    Ne ha parlato a febbraio il giornalista economico Jean-Michel Quatrepoint, membro della Fondation Res Publica, spiegando con quale arsenale giuridico la Superpotenza s’è arrogata il diritto-potere di giudicare gli altri stati e paesi, trasformando questo arsenale nello strumento di una vera e propria offensiva economica.

    Giusto subito dopo il collasso dell’URSS, Washington s’è dotato di leggi anti-corruzione e di difesa delle sanzioni all’estero che riguardavano, apparentemente, le aziende Usa, ma non solo: tipica la Foreign Corrupt Practices Act (FCPA), inizialmente applicata alle imprese Usa che danno mazzette ai dirigenti pubblici e politici per farsi aggiudicare dei contratti, che dal 1998 sono applicate agli stranieri – e che ora serve da modello alla Convenzione OCSE “contro la corruzione”.

    Poi c’è la batteria delle leggi che rendono delitto penale il commercio con i paesi sotto embargo americano. La legge Helms-Burton -D’Amato che fulmina chi commerciava con Libia, Sudan, Iran, Cuba eccetera (sono 70 i paesi sotto embargo per decisione Usa). La moralità si applica(va) prima di tutto a casa: la Standard Chartered Bank nel 2006 ha dovuto cacciare 700 milioni di dollari per transazioni con Teheran. Ma non basta: altre leggi criminalizzano i paesi sotto embargo Onu, il riciclaggio di denaro sporco a narcos e terroristi.
    E il Patriot Act, varato dopo l’11 Settembre, dà alle agenzie USA poteri nuovi e più larghi per ficcare il naso in tutte le comunicazioni informatiche: non escluse quelle degli alleati e subalterni, come dimostra la NSA che spiava il telefonino di Angela Merkel, figurarsi se non ascolta gli smartphone dei massimi dirigenti delle aziende europee. Anche se a rigore non ne ha bisogno, dato che nostri stessi governanti hanno dato il permesso di esaminare tutte le transazioni che i nostri enti economici fanno con SWIFT, la camera di compensazione europea situata in Belgio.
    La legge Dodd-Frank del 2010 conferisce alla SEC (Securities and Exchange Commission, il sorvegliante della Borsa), il potere di reprimere ogni infrazione anche se conclusa fuori dagli Usa ed implicante esclusivamente attori esteri. Nel 2014, il Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) dà al fisco Usa poteri extraterritoriali, per cui le banche estere sono obbligate a divenire suoi agenti, dando tutte le informazioni sui conti e i beni di cittadini americani dovunque nel mondo. Se non obbediscono, a dette banche vengono confiscati il 30 per cento dei loro introiti guadagnati in Usa,e, peggio, possono vedersi ritirata la licenza ad operare in America: ovviamente è un decreto di morte per una banca non poter più compensare in dollari né lavorare in USA, specie le grandi. Il FATCA è egregiamente servito per forzare le banche svizzere a rinunciare al loro segreto bancario; ma non solo. E’ in base alla stessa legge che BNPParibas, dopo la nota mega-multa ha dovuto fornire i dati sui conti dei clienti americani, ma anche dei franco-americani che non hanno mai lavorato e guadagnato in USA. “E se in Francia hanno pagato in imposte meno di quelle che avrebbero dovuto pagare in Usa, lo IRS (Internal Revenue Service, la Equitalia amerikana) pretende che gli versi la differenza”, ha spiegato Quatrepoint.
    E’ la giustizia americana. La migliore e la più morale.
    E chi avrebbe la faccia di opporsi a queste misure una per una? A contestare la “lotta alle tangenti”? Il riciclaggio dei narcos? I finanziatori dei terroristi? E dunque: cosa avete da nascondere voi che volete mantenere la vostra sovranità – ormai una illusione – e i vostri confini di Stato, che non esistono più?
    Da qui si vede come Boldrini, la sinistra in generale, ed EL Papa sono subalterni dei grandi principi etici dettati dal grande business finanziario Usa: promotori volontari del processo del capitalismo globale, quello per cui (dice Christian Salmon) “gli uomini di Stato non più sovrano sono costantemente sottoposti a un processo di verifica e a un obbligo di performance” e da parte di chi? Non del popolo elettore, ma dei banchieri transnazionali, e del Senato americano che fa’ le leggi morali per Goldman Sachs.
    E così la altissima moralità è diventata una offensiva globale contro tutti, che si ficca in ogni campo: si ricordi l’offensiva contro la FIFA, il certo corrottissimo Blatter (e Platini), la persecuzione sistematica degli atleti russi…a poco a poco, spero, questa alta etica dei grandi principi si manifesta per quello che è: un elemento del dominio mondiale Usa.
    Globalizzazione, interdipendenza – gabellati come “efficienza” contro la odiata “autarchia” – si traducono in dipendenza politica e servaggio sotto l’emissore della moneta di scambio. Gli anglo sono riusciti a creare lo stesso rapporto che Londra aveva con le sue colonie imperiali, ma molto più in grande. L’India poteva e doveva produrre cotone,perché lo faceva “a prezzi competitivi”; ma non poteva filarlo e tesserlo, perché lo facevano a prezzi competitivi le fabbriche britanniche. Attenzione, era vietato per legge: Gandhi fu sbattuto ripetutamente in galera perché filava pubblicamente il cotone. Per questo sulla bandiera dell’India campeggia l’arcolaio.
    Ma quello era un dominio esercitato su popoli sottosviluppati. La globalizzazione ha dato agli Usa il dominio sul primo mondo, l’Europa. La Russia, l’Iran, i”nemici” possono essere espulsi dal mondo e lasciati senza poter vendere né comprare; ciò che è è particolarmente odioso, è che tutto viene ammantato di superiore moralità, e giudizio etico. Ipocriti.
    La vicenda Volkswagen appare la (meritata) punizione per un trucco che però doveva diffondere nel mercato american dei motori diesel, che le Case Usa non sanno fare, e che le petrolifere Usa non vogliono produrre. “VW ha commesso lesa maestà – dice Quatrepoint – rifiutando ai magistrati americani l’acceso ai suoi dati sul suolo tedesco, invocando la legge tedesca che vieta di fornire segreti industriali e commerciali a potenze straniere estranee alle UE. Gli americani vogliono tutto, documenti, mail, eccetera. La VW resisterà? Rischia di farsi chiudere le fabbriche su territorio USA…”. La francese Alcatel, dopo la multa, ha dovuto accettare per tre anni la presenza nella stanza dei bottoni, di un “controllore indipendente” a cui doveva fornire tutte le informazioni che reclamava, nessuna esclusa. Processi e segreti industriali sono finiti agli americani in quel triennio, assicura Quatrepoint.
    C’è sequestro e sequestro

    Del resto, cosa volete, il 78% delle transazioni mondiali si fanno in dollari e quindi ognuna è compensata in USA, quindi è soggetta alla legge Usa. Parte della multa pagata da BNP Paribas servirà – lo vuole il Senato – a “indennizzare i cittadini Usa rimasti vittime della presa di ostaggi all’ambasciata americana a Teheran”: sono 55 persone che nel lontano 1979 furono tenute nella sede diplomatica per 444 giorni. Questo atto (“inqualificabile”, certo) fu la risposta della folla iraniana alla notizia che il governo americano aveva confiscato tutti i capitali esteri del governo dell’Iran, detenuti presso la Chase Manhattan Bank. C’è sequestro e sequestro. Alcuni sono immorali, altri no.
    Quelli americani non lo sono mai. I banchieri che hanno scatenato la crisi dei subprime, mescolando in titoli “garantiti da interessi” dei debiti di insolventi a quelli de solvibili, non sono mai stati puniti. Anzi, detti banchieri oggi ci insegnano la morale, e come dobbiamo accogliere i profughi islamici senza tabù e provincialismi superati.
    Fra questi moralizzatori, è impossibile dimenticare quello più attivo nel darci lezioni di umanità integrale: Georges Soros. Questo esempio per tutti noi, che in queste settimane sta arruolando a 15 dollari l’ora dei disoccupati americani (ne trova quanti vuole) perché interrompano con la violenza i comizi di Donald Trump- la sua ultima lotta al “fascismo” – è anche colui che ha approntato tutta un’organizzazione per incitare i profughi siriani a venire in Europa in massa: “Il nostro progetto – ha detto – tratta la protezione dei rifugiati come obiettivo e i confini nazionali come ostacolo”
    Soros ha praticato fin dalla prima giovinezza gli alti principi etici che impartisce a noi. Quasi adolescente, nel 1944, nella natia Ungheria, già collaborò con Gestapo ed SS alla deportazione di 440 mila correligionari in due mesi. Prima, infilandosi nella “Judenrat”, ossia nel comitato che selezionava per i nazisti gli ebrei da arrestare e deportare; poi addirittura – grazie ai buoni uffici di suo padre Theodor Soros, da cui ha appreso tutto – mollando una mazzetta ad un funzionario del ministero dell’agricoltura, a vivere in casa di quest’ultimo. Si sdebitò aiutandolo a confiscare i beni dei giudei, che questi nascondevano; opera meritoria da cui il nostro moralista si indennizzò, ritagliandosi qualche piccola mancia; il primo capitale col quale, andato dopo la guerra a Londra e poi a New York, diventò agente di Borsa. Lasciando l’Ungheria sotto il tallone giudeo-bolscevico. Soros infatti aveva allora un penchant anti-capitalista, ma non così forte da indurlo a scegliere di vivere nel paradiso del socialismo reale. D’altra parte si è convertito alla “Open society” predicata da Karl Popper, suo maestro ebreo e anticomunista. Adesso è il 35mo uomo più ricco del mondo e si batte per le migliori cause: i diritti umani, l’aborto legale, la droga libera, i diritti LGBT, primavere colorate nell’Est, demokràzia a Kiev, anti-Putin, anti-Trump, la potenza di Israele – in breve: il Bene contro il Male.

    Nel 2011, nella trasmissione televisiva (J) “60 Minutes”, della CBS, il conduttore Steve Kroft (J) gli chiese se provava rimorso per quello che aveva fatto a suoi compagni di ebraismo magiari. “No”, ghignò lui: “Non c’era assolutamente alcun motivo che non lo facessi. Se non lo facevo io, qualcun l’altro avrebbe portato via quei beni. Sicchè, nessun senso di colpa”. Anzi, spiegò, “quello è stato il periodo più felice della mia vita”.
    https://youtu.be/RZ2U6Rl98PM


    E’ bello vedere che Papa Francesco la Boldrini e la sinistra progressista sono schierati dalla parte di Soros. E della moralità americana.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    Mai apertura di 3D si è dimostrata più tempestiva.
    L'argomento è stato iniziato, riportando le prime notizie, su Geopolitica, come è giusto che sia.
    Ma trattandosi chiaramente di tipica "operazione di morale amerikana", penso sia il caso di seguirla in modo specifico qui.

    Panama, da "Paradiso" a "Trappola Mortale", non Era Difficile Prevederlo - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato



    (scintillante trappola per roditori)
    Vi racconta una storiella svizzera.
    Sono anni che partecipo in Svizzera a corsi di aggiornamento sulle leggi internazionali antiriciclaggio, lo faccio sia andando ai vari workshop sull’argomento sia attraverso la partecipazione (obbligatoria) ai corsi di formazione interni degli studi fiduziari e delle società di consulenza delle quali sono partner.
    Il tema delle norme antiriciclaggio oltre che essere fondamentale per non finire e soprattutto NON FARE FINIRE i propri clienti nei guai è affascinante se visto da un punto di vista strettamente geopoloitico.
    Sapete quale è il nuovo paradiso fiscale del blocco occidentale? Gli Stati Uniti d’America.
    Guarda caso la nazione che ha promosso sia in maniera esplicita che attraverso i propri servizi segreti ( o appoggiando i servizi segreti delle altre nazioni) leggi e “scandali” e i vari “Leaks” (si noti la neolingua), attira e sta attirando capitali in cerca di riparo. Magari usando come scudo la “mitologica” autonomia degli Stati Americani.
    Avete mai sentito parlare del Nevada?
    Avete mai sentito parlare del Delaware?
    No? Per un NON americano vere e proprie legislazioni per così dire amichevoli per quello che riguarda sistemi di triangolazione e esenzione fiscale. Il tuto protetto dallo Zio Sam, e sotto l’egida delle banche e degli studi di avvocati a Stelle e Strisce.
    E indovinate un pochino chi si sta avvantaggiando in termini di flusso di capitale dal cappio al collo dei “vecchi” Paradisi Fiscali. Dai su non è difficile: pensavate che Obama lo stesse facendo perché è buono ed ha a cuore il fisco degli Stati alleati?
    Questo per dirvi che le norme OCSE che stanno attaccando alcuni paesi che sono (o furono?) la mecca dei capitali e delle identità da nascondere hanno mandanti che non coincidono con il mitico “bene comune”. Solo altre lobby.
    In Svizzera lo capirono subito oltre 10 anni fa con le pressioni enormi dell’amministrazione USA su UBS e Credit Suisse, e decisero di cambiare l’economia della nazione tanto che oggi il PIL derivato da servizi bancari e finanziari sul totale di quello svizzero è poco più che irrilevante.
    Il motore del Risiko Geopolitico è la Forza. Come sempre. Per quanto la Svizzera abbia un esercito fortissimo per l’autodifesa ha ZERO capacità di proiezione all’estero e influenza geopolitica limitata. Quando gli svizzeri si resero conto che gli Stati Uniti volevano per se la fetta più succosa dei capitali e delle identità più ricche agirono nell’unico modo possibile, rinunciarono allo status di opacità finanziaria (seppur gradualmente) e si concentrarono sull’industria ad alto valore aggiunte.
    Chiasso è l’esempio perfetto di città che racconta questa storia, fu una città di frontiera ricchissima, dedicata all’accoglienza dei capitali italiani , poi si svuotò e si impoverì nel giro di pochi anni, oggi sta rinascendo con prepotenza come hub per imprenditori (veri) italiani in cerca di residenze reali per se stessi e per la propria azienda.
    E dopo altri “Paradisi Fiscali” tocca a Panama.
    Non fatevi ingannare, non si tratta di un incidente. Non è mai un incidente. Nel caso di specie i documenti trafugati dallo studio legale panamense Mossack Fonseca, con i dati dal 1970 al 2016 (eh si fino al mese scorso), fanno già ( il primo ministro Islandese si è già dimesso ) e faranno deflagrare in tutto il mondo una serie di “scandali” politici e imprenditoriali.
    Cosa ne seguirà: Ovvia reazione, per coprirsi il culo, i politci superstiti di ogni nazione bolleranno Panama e faranno indagini a tappeto in modo da dimostrare da essere vergini. Insomma tempi durissimi per chi avesse identità e capitali NON REGOLARI a Panama e senza santi in paradiso. Peraltro sarà certamente la solita trappola mortale retroattiva.
    Tutte cose già viste.

    Per tornare ai vari corsi che ho fatto in questi anni ricordo una cosa con certezza assoluta: Evitare Panama come la peste.
    O meglio. Panama come ogni altra nazione ad alto sviluppo andava e va ancora benissimo per fare qualsiasi tipo di business, ma in quanto a “Paradiso Fiscale” e sopratutto scudo per le identità fiscali, specie per gli italiani veniva ed è considerata, da anni, una trappola per topi inconsapevoli designata. Ovvero un paese piccolo, senza possibilità di difesa, ne per se ne per i propri “clienti” (per così dire) e dunque appetibile e suscettibile degli stessi attacchi che un decennio fa subì la Svizzera.
    E infatti ci siamo. E scommetto qualsiasi cifra che troverete pochissimi americani (ce ne saranno ma non ad altissimo livello) tra i nomi beccati dai documenti trafugati a Panama.
    Invece ci saranno illustri uomini politici di mezzo mondo, magari qualcuno particolarmente odiato dagli statunitensi….. oh guarda c’è Putin, chi l’avrebbe mai detto.
    Non fatevi illusioni, il bene NON ha trionfato a Panama, si tratta solo di un trasferimento forzoso di prospettive.
    da ScenariPolitici
    Cari amici,……
    Stanno filtrando le notizie sulla più grande fuga di documenti riservati di carattere finanziario al mondo, che coinvolge l’elite finanziaria mondiale .
    Ad essere stati rivelati sono i dati del grande studio legale panamense Mossack Fonseca, con i dati dal 1970 al 2016. I dati sono divisi per cartelle ciascuna dedicata ad una società ombra creata per conto di un uomo politico, un imprenditore, una società. L’avvocato Erhard Mossack, detto “il Tedesco”, è una ex Waffen SS ed il figlio Jurghen è ancora cittadino tedesco.
    Per dare un’idea dell’enorme quantità di dati trapelati eccovi un’immagine della SZ, uno dei media che ha i dati completi .

    2,6 terabyte di dati, una quantità enorme. Iniziano a trapelare i primi nomi :

    • Vladimir Putin, che tramite banche a lui vicine ed un suo carissimo amico d’infanzia avrebbe portato offshore 2 miliardi di dollari.
    • Il presidente dell’Ucraina, Poroshenko;
    • Ci sono società collegate a Xi Jiping, il leader cinese che ha guidato la lotta contro la corruzione;
    • Il primo ministro Islandese, che avrebbe interessi in obbligazioni di tre banche internazionali che hanno avuto ricadute nello scandalo bancario islandese . AGGIORNAMENTO- Si è dimesso a seguito della notizia;
    • Il presidente del Pakistan;
    • La casa reale Saudita;
    • I figli del presidente dell’Azerbjan;
    • Il Padre del leader inglese Cameron ha anche lui svolto operazioni con queste slocietà offshore;
    • LA FIFA, tramite Juan Pedro Damiani, avvocato membro del suo comitato etico , che ha avuto rapporti con tre persone indagate per lo scandalo corruzione;
    • 33 società ed individui hanno svolto attività imprenditoriali con stati e persone sottoposte a bando internazionale, come Iran e Nord Corea.
    • Maurizio Macrì, presidente dell’Argentina.
    • Daniel Munoz, assistente personale del precedente presidente Kirchener
    • La moglie dell’ex ministro dell’agricoltura spagnolo.
    • L’ex Sindaco di Varsavia ed ex parlamentare europeo polacco.
    • Parlamentari brasiliani già coinvolti nello scandalo tangenti;
    • Agenti della CIA e del BND (il servizio segreto tedesco), secondo il quotidiano SZ, hanno utilizzato questo studio per traffici d’armi illeciti verso Siria Iran e Corea del Nord. Interpellato da SZ il BND ha rifiutato di rispondere alle domande affermando che “Le notizie potrebbero danneggiare la Repubblica Federale Tedesca o i suoi alleati”

    Insomma ci sono 140 politici di oltre 50 nazioni. Per ora l’unico italiano coinvolto pare essere Giuseppe Donaldo Nicosia, amico di Dell’Utri e che venne indagato per una frode fiscale per 50 milioni. e Luca Cordero di Montezemolo, per operazione tramite Banca Intermobiliare Suisse.
    Importantissimo il ruolo delle grandi banche che hanno guidato i clienti alla creazione di queste società schermo offshore.
    Nei prossimi giorni aspettatevi di vederne delle belle….

    La figura di Monteprezzemolo in questo contesto ci sta proprio a pennello.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: La guerra della morale.



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    Panamafaciliterà l'indagine sullaMossack Fonseca

    © AFP 2016/ Rodrigo ARANGUA



    Mondo105 04.04.2016(aggiornato 107 04.04.2016) URL abbreviato
    111090110

    In precedenza erano apparse nei media informazioni su documenti che conterrebbero presumibilmente gli schemi fraudolenti per il trasferimento di denaro nei paradisi fiscali con l'assistenza dello studio legale panamense “Mossack Fonseca”.

    Il governo di Panama ha fatto sapere di essere pronto a collaborare nell'indagine che potrebbe iniziare dopo la comparsa nei media della notizia sui documenti trapelati contenenti le informazioni sugli schemi fraudolenti per il trasferimento di denaro in conti offshore con l'assistenza dello studio legale panamense "Mossack Fonseca".
    "Il governo panamense collaborerà attivamente in qualunque inchiesta e fornirà l'assistenza necessaria in caso di azione legale," — si legge in un comunicato diffuso dall'amministrazione presidenziale.
    Nella giornata di ieri il giornale tedesco "Suddeutsche Zeitung" ha pubblicato dei documenti che apparterrebbero allo studio legale panamense "Mossack Fonseca" che, secondo il giornale, dimostrerebbero il coinvolgimento di diversi leader mondiali e dei loro entourage in schemi fraudolenti per il trasferimento di denaro nei paradisi fiscali.
    Nei documenti diffusi dal giornale tedesco si fa riferimento alla famiglia del presidente cinese Xi Jinping, al presidente dell'Ucraina Petr Poroshenko, al presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev, al re del Marocco Mohammed VI e al sovrano dell'Arabia Saudita Salman, al defunto padre dell'attuale primo ministro David Cameron ed ad un certo numero di persone vicine al presidente russo Vladimir Putin, così come ai figli del primo ministro pachistano Nawaz Sharif.
    Tuttavia l'autenticità dei documenti non è stata ufficialmente confermata da nessuno.
    Lo studio "Mossack Fonseca" ha negato ogni addebito rifiutandosi di confermare l'autenticità dei documenti ed ha definito le azioni dei giornalisti un crimine.






    Leggi tutto: Panama faciliterà l'indagine sulla Mossack Fonseca
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: La guerra della morale.



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    PanamaPapers, Cremlino: La“Putinfobia” ha raggiuntonuove vette

    © Sputnik. Natalia Seliverstova



    Mondo142 04.04.2016(aggiornato 14:43 04.04.2016) URL abbreviato
    518230

    Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

    La "Putinfobia" ha raggiunto nuove vette, rendendo impossibile parlare bene della Russia.
    "È ovvio che le bufale hanno raggiunto nuove vette in scia alla 'Putinophobia'. Avete bisogno di parlare male, ed è necessario dire molte cose cattive, in abbondanza, e se non c'è niente da dire, allora avete bisogno di montare qualcosa. Questo è ovvio anche per noi", ha detto Peskov.
    Il presidente russo Vladimir Putin è l'obiettivo principale degli attacchi degli organi di informazione come dimostra la pubblicazione dei "Panama Papers", pur non essendo direttamente citato nei documenti.
    "Nonostante Putin non compaia direttamente da nessuna parte, e nonostante altri paesi e altri leader vengono menzionati, è chiaro a noi, naturalmente, che l'obiettivo di questi attacchi è il nostro presidente, anche alla luce delle prossime elezioni parlamentari e, nel lungo termine, delle elezioni presidenziali", ha detto Peskov ai giornalisti.
    Il portavoce ha aggiunto che il Cremlino si aspetta che gli attacchi contro la Russia e Putin continueranno.






    Leggi tutto: Panama Papers, Cremlino: La ?Putinfobia? ha raggiunto nuove vette

    La PUTI'NFOBIA.
    Mai termine più azzeccato.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    “PanamaPapers”, Cremlino deluso dallivello dell'inchiesta giornalistica

    © Sputnik. Sergey Guneev



    Mondo15:18 04.04.2016URL abbreviato
    04700

    Il Cremlino è deluso dalla qualità dell'inchiesta giornalistica sugli schemi fraudolenti con cui diversi leader e personaggi famosi avrebbero portato fondi nei paradisi fiscali, ha detto il portavoce del presidente Putin Dmitry Peskov.

    "Hanno aspettato, hanno annunciato e gli attacchi sono continuati. Confesso che ci aspettavamo risutati più attendibili ed effettivi di questo pool di giornalisti investigativi. In realtà non hanno rivelato nulla di nuovo, potrei esprimere forse la mia delusione. Eppure, per molti aspetti, almeno quando si parla di questo gruppo, la tradizione del giornalismo investigativo di alta qualità viene gettata nel dimenticatoio ", — ha detto Peskov ai giornalisti.
    Secondo il portavoce del Cremlino, lo scopo principale dei "Panama papers" sulle società offshore è il presidente della Russia, nonostante il suo nome non compaia in nessun documento: questa "prodotto" è rivolto principalmente all'opinione pubblica russa alla vigilia delle elezioni parlamentari e presidenziali.
    Inoltre Peskov lega la pubblicazione dell'inchiesta col tentativo di mettere in secondo piano i successi russi in Siria.
    Il giornale tedesco "Suddeutsche Zeitung" ha pubblicato ieri dei documenti che apparterrebbero allo studio legale panamense "Mossack Fonseca" che, secondo il quotidiano, proverebbero il coinvolgimento di vari leader mondiali in schemi fraudolenti per portare fondi nei paradisi fiscali.






    Leggi tutto: ?Panama Papers?, Cremlino deluso dal livello dell'inchiesta giornalistica
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: La guerra della morale.



    Panama Papers, ira Cremlino
    'Montatura degli agenti Usa'


    Mondo.Scandalo di proporzioni planetarie fa tremare leader e vip di mezzo mondo. Coinvolte persone vicine a Putin, al leader Xi, a Poroshenko. Nomi dello sport come Messi. Tra gli italiani Montezemolo, che smentisce. Tirato in ballo anche Almodovar


    <img src="/webimages/img_395x275/2016/4/4/e474e7286186ce8dcf80df74ee3e81de.jpg" alt="Panama Papers, fortune riconducibili anche a gruppi terroristici come Hezbollah (ANSA)"/> Panama Papers, fortune riconducibili anche a gruppi terroristici come Hezbollah
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    Segreto Bancario: io ce l'ho e tu no! (Reload, Così cari "Panamensi" lo Sapete) - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    Nota di Rischio Calcolato
    : ma tu guarda le coincidenze, neppure un mese fa il 13-marzo-2016 su RC rilanciammo (qui) un post “profetico” pubblicato in origine da Liberticida (oddio profetico, qui in Svizzera chi è del settore e ha un minimo di competenza, preparazione e buona fede conosce questa verità da almeno un quinquennio) . Ovvero la guerra che gli americani attraverso i loro servizi segreti e l’influenza su alcuni organismi sovarnazionali chiave (Ocse) hanno fatto contro i così detti “paradisi fiscali” (la prima “vittima” fu proprio la Svizzera con la lista Falcianì, ogni Svizzero del settore lo sa) per prendersi LORO i capitali e le identità da nascondere. E dunque fare lavorare i LORO studi fiduciari, e le LORO banche di investimento. Oh yeah.
    Nelle prossime settimane, giorno per giorno sarà uno stillicidio di rivelazioni e Panama verrà messa in un angolo dall’ipocrisia degli stessi governi che in tutti questi anni ne hanno allegramente utilizzato i servigi, Inghilterra, Francia e Germania hanno già cominciato. Tanto morto un “Paradiso Fiscale” se ne fa un altro. Il problema è non esserci quando lo ammazzano.

    da Liberticida post di Alessia
    Ricevo e volentieri pubblico, da Alessia:
    Segreto Bancario: io ce l’ho e tu no!


    Gli Stati Uniti stanno diventando il paradiso fiscale principale per gli stranieri facoltosi, dopo aver condannato altri paesi per aver aiutato ricchi americani a nascondere i loro soldi in paradisi fiscali: la città di Reno in Nevada è già acclamata come la nuova Svizzera.

    Lo scorso settembre 2015, Andrew Penney (56 anni, amministratore delegato di Rothschild Wealth Management & Trust, con sede a Londra, e con filiali a Milano, Zurigo e Hong Kong, gestisce circa 23 miliardi $ per 7.000 clienti) ha tenuto una conferenza in cui spiegava come si può evitare di pagare le tasse e come può aiutare i clienti a spostare le loro fortune negli USA, tenendo tutto nascosto ai rispettivi governi di provenienza.
    Gli Stati Uniti emergono come nuovo rifugio per ricchi stranieri: hanno studiato la nuova strategia per convincere i clienti a trasferire i conti in Nevada, Wyoming e South Dakota. Rothschild, come molte altre società di gestione fondi, ha aperto una società fiduciaria a Reno e sta spostando le fortune di facoltosi clienti stranieri dai paradisi fiscali offshore in Nevada, dove sono esenti da tasse.
    Un bella pensata, perché per anni hanno accusato la Svizzera di essere stata la capitale mondiale dei conti bancari segreti.
    Più di 80 banche svizzere, tra cui UBS e Credit Suisse Group AG, hanno accettato di pagare circa $ 5 miliardi agli Stati Uniti in sanzioni e multe.




    Il governo USA, con la legge del 2010, la Tax Compliance Foreign Account (FATCA), ha richiesto alle società finanziarie di rivelare i conti esteri detenuti dai cittadini statunitensi e di segnalarli all’Internal Revenue Service (IRS – l’agenzia delle entrate americana): se non vengono forniti i dati si incappa in sanzioni pesanti (una ritenuta pari al 30% sulla maggior parte delle transazioni).
    L’ineffabile Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) ha elaborato anche norme più rigide per scovare gli evasori fiscali.
    Nel frattempo gli Stati Uniti hanno rifiutato di firmare i nuovi standard di comunicazione a livello mondiale rilasciati dalla OCSE, dopo aver costretto quasi 100 paesi a firmare gli stessi standard informativi.
    Mentre le autorità degli Stati Uniti persistono su standard globali per la divulgazione delle informazioni bancarie, per assurdo nella stessa nazione molti stanno resistendo a questo standard informativo.
    Il risultato è stato la creazione di un nuovo mercato specializzato nel nascondere il denaro di facoltosi clienti stranieri.
    Negli Usa vengono attribuiti enormi benefici fiscali agli “stranieri non residenti” : non vengono tassati per la maggior parte gli interessi attivi e non ci sono tasse sulle plusvalenze provenienti da investimenti. Il nocciolo della questione risiede nella definizione di “Resident” : una delle questioni più importanti è quello di mantenere “lo stato di non residente”.
    Purtroppo molte persone confondono la definizione di immigrazione residente con la definizione di residente fiscale.
    Spesso negli Stati Uniti si utilizza la tecnica di creare una LLC (limited liability company). Per queste US LLC, se adeguatamente strutturate, l’IRS non tiene conto dell’esistenza di tali entità.



    Negli ultimi anni il Delaware ha attuato leggi che lo rendono la miglior giurisdizione per la formazione di società. Offre la migliore protezione per chi non vuole rivelare la propria identità come beneficiario di una società e promuove elevati livelli di segreto bancario: non rivela i dettagli sui conti societari. Consente inoltre alle aziende di ri-domiciliarsi entro i propri confini, infatti questo stato della East Coast ospita circa il 50% delle imprese quotate degli USA.






    Nell’ultimo periodo sono nate società come questa : Tax Havens USA. Questo video vi mostra come si possono trasferire fondi e pagare pochissime tasse:



    Bloomberg nell’ultimo periodo sta seguendo da vicino la linea di opposizione intrapresa dal Tax Justice Network (TJN).
    Secondo lo studio condotto dal TJN, gli Stati Uniti sono al terzo posto, dietro a Svizzera e Hong Kong (l’indice segreto finanziario).
    Sempre TJN accusa l’amministrazione Obama di aver costretto le banche off-shore a consegnare le informazioni sulle attività nascoste.
    Gli stati americani del Delaware, Wyoming e Nevada sono da decenni all’opera come paradisi nel segreto on-shore, si sono specializzati nella creazione di società di comodo per chiunque desidera nascondere i beni d’oltremare.
    Gli Stati Uniti sono stati pionieri nell’attaccare le giurisdizioni estere dove esiste il segreto sui conti, ma contemporaneamente forniscono poche informazioni ad altri paesi: tutto ciò li rende irresponsabili davanti alla giurisdizione del segreto.
    Di fatto l’amministrazione Obama vanifica i suoi tanto sbandierati sforzi compiuti per reprimere l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e la criminalità finanziaria!
    Queste politiche hanno contribuito ad attirare migliaia di miliardi di dollari negli Stati Uniti: forse a Washington temono che i petrodollari possano indebolirsi, e hanno escogitato un nuovo stratagemma per tenere alta la richiesta di dollari nel mondo.
    Ovviamente per fare ciò devono escludere gli altri concorrenti nel settore.


    P.S di Nuke:
    Messaggio dedicato agli analisti finanziari che vivono in Svizzera: “improvvisamente si spiegano tante cose, vero?”.

    So di non aver molto peso, ma posso affermare con certezza che la soluzione proposta a suo tempo da me è l'unica in grado di salvare gli amici Svizzeri da una misera fine.
    Servirebbe pure a noi, ovvio.
    Ma se non si svegliano loro...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    "Gli articoli di Goebbels erano meno di parte". I lettori denunciano l'attacco dei media contro Putin








    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    Dopo la publicazione dei Panama Papers, molti media occidentali hanno utilizzato le informazioni rivelate per intraprendere un vero e proprio attacco mediatico contro il presidente russo Vladimir Putin, anche se a differenza di altri leader mondiali, il suo nome non compare in nessuno degli oltre 11 milioni di documenti trapelati.

    La reazione da parte del pubblico in generale non si è fatta attendere: lettori di importanti giornali come 'The Washington Post', 'Le Figaro', 'Der Spiegel', 'El País' e molti altri hanno subito denunciato la parzialità e la selettività con cui i media hanno presentato le informazioni, a volte chiamandola apertamente 'propaganda'.

    "La propaganda come mai prima: ci sono Poroshenko, il re saudita, [...] Ma non importa, si devono fare grandi titoli su quelli vicini a Putin, il mostro, l'orco.. ", ironizza l'utente taklamakan1900, commentando un articolo pubblicato dal quotidiano francese 'Le Figaro'. "La propaganda del Washington Post' alla sua massima espressione", ha commentato l'utente FiendNCheezes notando che il presidente dell'Ucraina, Pyotr Poroshenko, è sulla lista, mentre il titolo annuncia che è stato svelato un network di conti offshor legato a Putin da 2 miliardi di dollari




    Altri utenti hanno sottolineato il fatto che nessun americano viene citato nei documenti. "Pubblicate ora i milioni di nomi di aziende e privati ​​che fanno lo stesso negli Stati Uniti", scrive Tim Pasqua in un commento ad un articolodi USA Today.

    "In ultima analisi, questo accade, purtroppo, in un momento di crescente popolarità di Putin in Occidente dopo la gestione della crisi siriana", scrive l'utente Serge Legentil, commentando un articolo del settimanale francese 'le Nouvel Observateur'.

    "Non ha senso titolare [l'articolo] "è coinvolto Putin! "se nell'articolo è indicato che sono coinvolti persone vicine al presidente russo, ma non il presidente russo personalmente", sostiene l'utente Algenor in un commento ad un articolo de 'Il giornale' .

    "Tutti si sforzano di coinvolgere Putin. Sembra che ci sia la disperata ricerca di un suo coinvolgimento. Un'altra azione che rafforza la sua immagine", scrive Jose Gutierrez, commentando un articolo del quotidiano spagnolo El Pais.


    "Nella lista ci sono 100 o anche 1000 persone, tra cui Messi e, nonostante ciò, tutti i media tedeschi scrivono di Putin. Non mi piace la sua politica, ma se i media mostrano costantemente il "cattivo russo "e "Putin diavolo" credo che stanno cercando di manipolarmi", sostiene Levi2010 commentando il 'Der Spiegel' .

    "Parlarndo a nome di molti cittadini britannici dico che sono molto più interessato a sapere dove i nostri parlamentari tengono i loro soldi, di quello che ha fatto o non ha fatto Putin", si lamenta Kristian, commentando un articolo del 'Daily Mail '.

    Dopo la pubblicazione dei Panama Papers un utente di Facebook ha accusato la BBC di "propaganda anti-russa", dicendo che "Joseph Goebbels aveva notizie meno di parte" per il fatto che la BBC ha pubblicato un articolo su Putin, anche se il nome del leader russo non è menzionato nei documenti trapelati.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    I 441 clienti americani di Mossack Fonseca. Sapete chi sono?








    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    Scemata l'euforia della rivelazione dei file della Mossack Fonseca, resta una domanda: perché non c'erano nomi di clienti americani della società (almeno non ancora)? Dopo che tutti i leader, in Islanda, Russia, Ucraina, Brasile, Australia e molte altre nazioni stanno già rispondendo a domande sul loro uso dello studio legale di Panama, come mai nulla negli Stati Uniti?




    Un suggerimento potrebbe emergere se si guarda chi sono i finanziatori dell'International Consortium of Investigative Journalist, la rete che ha pubblicato i Panama Papers, che è finanziato e organizzato interamente dal Center for Public Integrity degli Usa. I finanziatori comprendono

    Ford Foundation
    Carnegie Endowment
    Fund famiglia Rockefeller
    W K Kellogg Fondazione
    Open Society Foundation di George Soros


    Tra i recenti finanziatori compaiono: Adessium Foundation, Open Society Foundations, The Sigrid Rausing Trust, the Fritt Ord Foundation, the Pulitzer Center on Crisis Reporting, The Ford Foundation, The David and Lucile Packard Foundation, Pew Charitable Trusts and Waterloo Foundation.

    Chiaramente questo implicherebbe un potenziale "conflitto di interessi" che si spera non abbia pregiudicato la natura oggettiva di questo massiccio impegno giornalistico.

    Ci può essere una spiegazione più semplice: come sottolinea Eoin Higgins , l'Accordo Commerciale Stati Uniti-Panama del 2010 include una clausola di tassazione che di fatto chiude ogni possibilità ai ricchi negli Stati Uniti di battezzare Panama come rifugio fiscale.

    Il Tax Information Exchange Agreement comprende una clausola, l'articolo 5, che specifica i termini di scambio di informazioni tra i due paesi in materia fiscale.

    Secondo Higgins, "se Panama era stata una destinazione attraente per la registrazione off-shore di fondi americani, questo accordo ha chiuso la porta a questa possibilità."

    Forse. Tuttavia questo non spiega il motivo per cui, secondo una mappa interattiva creata da Brian Kilmartin che espone i dati (non nomi) sul numero di aziende, clienti, beneficiari e azionisti di Mossack Fonseca, ci sono almeno 441 clienti, 3.072 aziende, 211 beneficiari e 3.467 azionisti americani dello studio legale panamense.





    Indicativamente con 441 clienti, gli Stati Uniti sono tra i paesi con il maggior numero di clienti serviti da Mossack Fonseca. Allora, chi sono questi 441 clienti, e perché ha l'ICIJ ha deciso di non rivelare i loro nomi? O forse tutto sarà rivelato a tempo debito?

    Dopo tutto, come è stato fatto con il resto del mondo, è giusto aprire anche i libri degli Stati Uniti
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  10. #10
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    Predefinito Re: La guerra della morale.

    ma qualcuno ha mai pensato che i "Paradisi Fiscali" (che poi "Haven" in inglese è rifugio-porto non paradiso che è "heaven" o "paradise") esistono solo perchè dall'altra parte ci sono dei veri e propri INFERNI FISCALI?
    Eridano likes this.

 

 
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