"Il Corano ci insegna: "Se hai scelta usa la non violenza perchè questa trasformerà i tuoi nemici in amici". Però quando il tuo destino e la tua libertà sono in gioco , se qualcuno occupa il tuo paese e non è possibile porre fine all'occupazione con mezzi come la non violenza, allora questa occupazione suppone una violenza che si è fatta schiavitù. Noi non siamo predicatori della violenza. La Jihad nell'Islam è un movimento di difesa contro coloro che impongono la violenza" (Ayatollah Muhammad Hussein Fadlallah - guida spirituale sciita libanese 1996)
Il movimento della resistenza islamica libanese trae forza e si organizza fin dalla prima metà degli anni settanta grazie all'azione energica
intrapresa dallag uida degli sciiti del paese dei cedri, Shaick Musa Sadr. Nato nell'aprile
1928 nella città santa di Qom (Iran) da una famiglia di esponenti religiosi
sciiti
originari della regione libanese del Jabal Amil colui che per un decennio
incarnò le speranze di un intera comunità ha rappresentato il principale
referente
della autentica dottrina rivoluzionaria dell'Islam shiita proclamata in quel
periodo e portata alla vittoria in Iran dall'Imam Khomeini.
Erano i primi anni settanta, anni di fermenti rivoluzionari nuovi nelle
piazze di Teheran, dopo l'umiliazione imposta dall'entità sionista al mondo
arabo
sconfitto e diviso. Il nazionalismo socialista panarabista entrava in crisi,
la resistenza palestinese (alla cui testa si poneva l'Olp di Yasser Arafat)
braccata
e costretta ad abbandonare la Giordania e la divisione storica dei diversi
Stati del cosiddetto fronte del rifiuto ai progetti egemonici sionisti
avevano inferto
colpi decisivi dai quali la Nazione Araba rischiava di non sapersi
riscattare. Camp David e i suoi accordi di pace erano poco lontani , le
sirene allettanti della
modernità e di possibili compromessi iniziavano a farsi strada nelle
capitali arabe, il sogno di una "grande Israele" si andava sempre più
materializzando
dopo la caduta di Gerusalemme (1967) e la costruzione di quel mito duro a
morire dell'invincibilità di "tsahal" (l'esercito d'occupazione sionista)
che solamente
Hizb'Allah avrebbe disintegrato con una strategia di resistenza a lungo
termine.
Lo studio della genesi del movimento di resistenza islamica libanese deve
concentrarsi essenzialmente sulla volontà di un uomo: la guida degli
oppressi del
Libano sheick Musa Sadr fondatore del movimento 'Amal e guida spirituale per
l'intera comunità sciita libanese.
E' anche lo studio della specificità sciita nel paese dei cedri quello che
dovrebbe interessare un osservatore attento, specificità che affonda le
proprie radici
fin dall'VIII secolo d.C. e che lo porranno al centro dell'attenzione
internazionale a seguito di due avvenimenti storici fondamentali per gli
anni settanta del
XXmo secolo: la vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran e il crollo
dell'alternativa laico nazionalista in seno alle forze della resistenza
palestinese.
La personalità di Musa Sadr iniziò ad emergere sul finire degli anni
sessanta quando iniziò a proclamare l'inevitabile risveglio della comunità
sciita libanese,
una comunità fino a quel momento priva di alcun potere reale (politico come
economico) in seno ad una sociatà multiconfessionale e multietnica come
quella del paese dei cedri.
Musa Sadr proclamò l'urgenza di un sollevamento ideale degli oppressi del
Libano. "Tra di noi - dichiarerà agli inizi degli anni 70 - il religioso si
è rivestito con
la sua aba (mantello da mullah) , ha appoggiato la sua testa tra le mani e
si è messo a dormire. Conduce una vita inerte, non ingannatevi quando si
muove è
per retrocedere. Questo religioso sbaglia sia quando si pone dietro agli
altri, sia quando porta i suoi allievi e fedeli con sè. E' invece venuto il
momento che
si svegli!". Fu nei seminari teologici di Qom in Iran che Musa Sadr apprese
ad occuparsi di politica e dei problemi sociali. Fu nella città santa di Qom
in Iran
, centro della rivoluzione islamica dell'Imam Khomeini, che venne elaborata
una nuova identità rivoluzionaria islamica e una strategia e metodologia
politica di
resistenza quest'ultima nella sua forma esteriore non dissimile dalla teoria
leninista del "partito dirigente dell'avanguardia rivoluzionaria" che si
andava a
sovrapporre alla visione elitaria propria dello shiismo rispetto alla
conduzione politica e del ruolo che in essa doveva giocare il clero.
Lo shiismo libanese inizia la sua fase di risveglio a partire dal 18
febbraio del 1974, un anno prima dello scoppio del conflitto civile libanese
e quattro anni prima
della vittoria delle forze rivoluzionarie islamiche in Iran. In questa data
, parlando a Beirut davanti ad un folto pubblico, Musa Sadr proclama:
"Il nostro nome non è metwali (un soprannome dispregiativo che era
utilizzato dalle classi al potere per indicare gli sciiti libanesi ndr). Il
nostro nome è "quelli
del riscatto, della vendetta, di chi si ribella a tutte le forme di tirannia
anche se ci costasse il sangue e la vita. Non chiediamo più sentimenti,
vogliamo l'azione.
Siamo stanchi di parole, degli stati d'animo e dei ragionamenti. Ho
ragionato più di tutti. Sono stato colui che più ha lanciato appelli alla
calma. Ho fatto anche
troppi appelli alla calma. A cominciare da oggi non ci fermerete, nè
chiuderete le nostre bocche. Se altri vorranno tacere io no."
E' da quest'appello agli oppressi e ai diseredati della comunità sciita che
Musa Sadr inizia a lanciare il suo movimento di rinascita della comunità
maggiormente
oppressa del Libano.
Come scriverà Yann Richard "Rifiutando un nomignolo così degradante come
metvali (termine che faceva riferimento al passato stato di sottomissione
servile
della comunità) Musa Sadr ridava la speranza e la dignità agli sciiti
libanesi. A cominciare da quel momento la massa disprezzata e senza speranza
teneva una
identità religiosa orgogliosa del proprio onore. Era nato lo sciismo
libanese" o per essere più esatti era nata la Resistenza Islamica che si
sarebbe successivamente
andata a formarsi nel movimento di Hizb'Allah nei primi anni Ottanta.
Musa Sadr , che pure aveva cominciato a stabilire forti legami e vincoli di
solidarietà con l'Olp in Libano, inizierà a sviluppare critiche rispetto a
questa organizzazione
storica della resistenza palestinese dichiarando che "la resistenza
palestinese non è una rivoluzione. Non accetta il testimone del martirio. E'
una macchina militare
che terrorizza il mondo arabo. Con le armi Arafat consegue il denaro, con il
denaro finanzia la stampa e con la stampa riesce ad avere un vasto eco nella
opinione
pubblica mondiale. L'Olp è un elemento di disordine nel Libano meridionale.
Gli sciiti hanno cominciato ora a superare i loro complessi di inferiorità
rispetto all'Olp."
Nel 1975 nasce la milizia sciita 'Amal che in arabo significa speranza e che
incomincerà ad operare alle frontiere meridionali del paese dei cedri.
Amal è ufficialmente l'Afvay al Moqawamat al Lubnanya cioè il Battaglione
della Resistenza Libanese primo nucleo della Resistenza Islamica e
partito-milizia
precursore di Hizb'Allah. Musa Sadr , che scomparirà misteriosamente in
Libia nell'estate 1978, da allora abbandonerà i panni ghandiani della non
violenza per
assumere quelli di capo-popolo e guida spirituale di una comunità che vuole
ritagliarsi il proprio spazio all'interno della società libanese.
Mentre il paese dei cedri affonda lentamente nella guerra generalizzata del
tutti contro tutti che fin dall'aprile 75 ha cominciato a schiantare le
fondamenta istituzionali
e quelle della convivenza civile tra le comunità inizia a formarsi un nucleo
di resistenza che , fino ai giorni nostri, punterà le proprie armi contro il
nemico sionista.
Uno dei principali leader dello shiismo libanese, Mohammad Hasan al Amin ,
parlando nel 1984 a proposito della sconfitta in Libano delle forze
palestinesi dell'Olp,
dichiarerà alla rivista "Estudios Arabes": "Fin dall'inizio della lotta
armata nel 1965 non ho mai mancato di esprimere la mia solidarietà con il
movimento palestinese di liberazione. Questa
solidarietà aumentò con l'arrivo dei primi combattenti in Libano nel 1969 e
soprattutto dopo gli avvenimenti del settembre 1970 in Giordania. Si
trattava per noi di
rendere libera la strada per l'instaurazione di strutture di accoglienza per
i palestinesi e di mobilitare la popolazione per difenderla da certe unità
dell'esercito libanese.
Nella mia qualità di dignitario religioso ho cercato sempre di lavorare per
migliorare le sorti dei musulmani. Considerando la difesa della Resistenza
come un dovere
sacro, sia sul piano patriottico che su quello religioso, ho sempre
sostenuto che la Resistenza fosse l'unico movimento suscettibile di tirar
fuori gli arabi dal loro
sottosviluppo e dalla decadenza. A mio avviso la lotta per la liberazione
dei territori occupati aveva un fascino immenso e poteva suscitare grandi
speranze ma solo
se sviluppata all'interno di un programma d'azione completo. Attualmente mi
vedo obbligato a constatare che le speranze fondate sulla Resistenza furono
vanificate
durante gli anni. Questi uomini che stupirono il mondo intero, che avevamo
posto in cima alle nostre speranze sono gli stessi che oggi vediamo in fila
, mendicare
da una capitale all'altra, senza dignità, divisi e deboli. Ammetto che la
pratica politica palestinese degli ultimi anni prevedeva questo finale
doloroso."
Mentre tramontava in quel periodo la stella di Arafat e il mito dei suoi
fedayn incominciava a crescere quello dei movimenti di resistenza islamici
che, di lì a poco, in
Libano come in Palestina avrebbero ribaltato completamente il mito
dell'invincibilità sionista e ridato ad una nuova generazione di
nazionalisti e resistenti arabi la
fede per continuare a combattere.
DAGOBERTO BELLUCCI





