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  1. #1
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    Predefinito Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Deflazione Tecnologica: Prima gli Umani, Fuori gli Androidi dall’Italia






    (ah che bei tempi)
    Me li immagino già gli slogan dei luddisti. Le urla contro lo schiavo assoluto che ruba il lavoro agli umani.
    Prima gli umani poi gli androidi!
    Mi immagino anche il movimento per la tutela degli androidi e gli Andro-Vegan (fazione estremista) a chiedere leggi per il matrimonio fra uomo e macchina. (prevedo sviluppi nell’industria del sesso)
    Comunque gli androidi, intesi come macchine dalle sembianze umane sono qui e sono in avanzatissimo stadio di realizzazione:

    https://youtu.be/rVlhMGQgDkY

    Guardate bene l’inizio di questo video, noterete che Atlas, l’androide protagonista del video, parte da una schiera di macchine alcune delle quali sono canimorfi…
    Ebbene quei simpatici cagnolini di acciaio sono armi, e possono montare simpaticissimi mitragliette, lanciarazzi e altre simpatiche amenità.

    Perchè forse non sapete che Boston Dynamics è una azienda che vive di “sussidio”. Un sussidio particolare cioè quello offerto dallo zio Sam, fondi per la ricerca e lo sviluppo di nuove armi.
    Atlas fa parte di un programma militare che come spesso accade avrà ricadute civili.
    Detto questo vi sconsiglierei di pensare la vostra vita futura come operaio o come soldato di fanteria, diciamo che il lavoro manuale che nobilita l’uomo (si come no) non ha un futuro se non come hobby.
    Un ultima notazione: Atlas e tutti gli Atlas che muovono i primi passi nel mondo renderà il mondo migliore non peggiore, se non siete d’accordo fatemi il favore di usare solo ed esclusivamente il telefono a gettoni.

    http://www.rischiocalcolato.it/2016/...allitalia.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Un commento, tra i tanti, all'articolo.


    • Chi sostiene che la robotica e soprattutto gli androidi, non porteranno alla disoccupazione di massa e non renderanno gran parte degli esseri umani obsoleti, perché in passato le innovazioni tecnologiche hanno portato ad un aumento dell'occupazione, dovrebbe riflettere su una differenza fondamentale tra questa nuova generazione di robot e le macchine precedentemente inventate dall'uomo (inclusi computers e robot industriali):
      quelle macchine avevano bisogno dell'uomo per essere manovrate, guidate, sorvegliate e riparate ma se queste macchine arrivano a replicare l'efficienza, la versatilità, la capacità manipolatoria di un corpo umano ed anche la capacità di prendere decisioni e reagire flessibilmente di un essere umano di intelligenza bassa o medio-bassa (la gran parte della popolazione mondiale) cosa ne sarà di questi miliardi di individui rimasti orfani di lavori operai ed impiegatizi di livello medio-basso?
      Potranno fare tutti gli artisti, gli intellettuali, i politici, i giornalisti, gli ingegneri, i medici, i ricercatori, ecc... pur non avendone le capacità? La parte di popolazione di intelligenza medio-alta, tra cui le elites politiche e militari, sarà disposta a mantenerli in vita con il lavoro instancabile degli androidi nonostante si tratti di miliardi di inutili?





    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    http://www.rischiocalcolato.it/2016/...tificiale.html
    Lavorerete per Qualcosa di Meglio ( W i Robot e l’Intelligenza Artificiale )






    Recentemente ho scritto un post dai toni volutamente provocatori a presentazione di Atlas, ovvero l’androide sperimentale prodotto da Boston Dynamics.
    Come immaginavo mi sono trovato la “zona commenti” intasata da sproloqui sul fosco futuro che ci attende in cui le macchine ci “sostituiranno tutti”.
    In fondo però capisco i neo luddisti. Se osserviamo la realtà che ci circonda la concorrenza fra uomo e automazione industriale sul mercato del lavoro è ad una fase di picco, esattamente come altre tecnologie lo sono state nei passaggi fra le diverse rivoluzioni industriali.
    Quindi è vero, i robot, le intelligenze artificiali, le macchine per l’automazione industriale stanno sostituendo i mestieri a cui siamo abituati e stanno creando disoccupazione. Paradossalmente i paesi più colpiti sono quelli che hanno fatto negli anni del basso costo del lavoro una risosrsa.
    Mi dispaice ragazzi, ma l’economia,la storia umana e quell’insieme di avvenimenti che cataloghiamo come progresso funziona proprio così.
    A cicli.
    La tecnologia e le scoperte scientifiche applicate all’industria sono “Disruptive” per definizione, cioè spazzano via un paradigma produttivo e ne creano altri.
    Non mi pare proprio che il mondo stia regredendo, anzi non c’è mai stato tanto benessere diffuso sulla terra come oggi, noi occidentali ci lamentiamo perchè questa ri-distrubuzione avviene sulle nostre spalle e sui paradigmi a cui eravamo abituati (cioè dominare il mondo, persino l’Italia contava nel mondo fino a 20 anni fa, ora non conta più quasi una mazza), tuttavia il progresso scientifico, medico, tecnologico continua.
    Tornando a robot, androidi e intelligenze artificiali, esse sono parte fondamentale della rivoluzione industriale in atto. Una rivoluzione in cui l’uomo cessa di avere un ruolo come creatore di hardware e diventa invece creatore di software. I mestieri manuali tenderanno a ridursi fino a trovare una loro nicchia super specializzata e ad altissimo costo, mentre “i lavoratori” umani si dedicheranno a nuovi mestieri alcuni dei quali oggi non siamo neppure in grado di immaginare ma certamente il peso dei “servizi” è destinato a espandersi in maniera esponenziale sul mercato del lavoro a discapito dell’industria.

    Il risultato di questa trasformazione costituisce il grosso della deflazione che stiamo vivendo, una deflazione che non è affatto solo da debito ma è proprio legata al fatto che i beni di consumo hanno costi di produzione sempre più bassi, e il software ne ottimizza le quantità consumate sul lato della domanda.
    Vi faccio un esempio banale: le valvole termostatiche.
    Come forse saprete in Italia le abitazioni quest’anno dovranno essere dotate di valvole termostatiche sul riscaldamento, una norma che farà risparmiare enormi quantità di energia alle famiglie. Si tratta di un sensore e di un software che ottimizza la quantità di calore richiesta in ciascuna stanza e evita di usare il riscaldamento dove non serve.
    Cosa credete che accadrà alla filiera energetica?
    Deflazione, minore domanda, disoccupazione. Tutto per una intelligenza artificiale di basso livello legata ad un sensore posto sul calorifero (con una caldaia di nuova generazione abilitata a dialogare col sensore).
    Sono ridicole le urla da checche isteriche contro l’automazione industriale, piuttosto bisognerebbe cominciare a pensare a politiche di ricollocamento della forza lavoro in eccesso mentre il periodo di crisi da un passaggio di paradigma industriale non abbia già creato i nuovi mestieri.
    Shit Happen, la merda capita, e ci è proprio capitata una simpatica rivoluzione industriale, proprio ora mentre scrivo. Anzi quello che scrivo, come lo scrivo e l’effetto che fa sulla vecchia industria editoriale è rivoluzione industriale. Pensateci un attimo. Credete che internet abbia creato o distrutto posti di lavoro nel giornalismo?
    Ma in futuro io scommetto che la rete creerà nuovi giornalisti che lavorano con paradigmi del tutto nuovi. Sta già accadendo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più



    Sono molto interessato agli articoli che trattano di deflazione tecnologica cioè di quel processo grazie al quale, attraverso nuove innovazioni, usufruiamo di più ricchezza con meno costi e meno lavoro. Rischio Calcolato è un sito che segue approfonditamente questo processo ed ho letto con interesse uno degli ultimi articoli a riguardo: Lavorerete per qualcosa di meglio. Voglio però citare una parte dell’articolo con cui non mi trovo d’accordo: Sono ridicole le urla da checche isteriche contro l’automazione industriale, piuttosto bisognerebbe cominciare a pensare a politiche di ricollocamento della forza lavoro in eccesso mentre il periodo di crisi da un passaggio di paradigma industriale non abbia già creato i nuovi mestieri. Ecco, è questa ultima parte che non mi convince per niente. Funny King (l’autore di Rischio Calcolato), basandosi su cosa è avvenuto nelle precedenti rivoluzioni industriali e tecnologiche, pensa (giustamente) che quando cambia un paradigma produttivo, molte persone vengano colpite e i loro mestieri eliminati e progressivamente nascano nuovi mestieri. Ma attenzione che la Storia fa rima, ma non si ripete. Mai. E il futuro è sempre diverso da come uno se lo possa aspettare guardando al passato.
    Ma cosa differenzia la situazione attuale rispetto alle precedenti rivoluzioni? Lo scopo di questo articolo è quello di dimostrarlo. La differenza, ad esempio, con la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è che quella, ha creato nuove tecnologie, che effettivamente hanno semplificato la vita e la produzione, ma al tempo stesso ha creato nuovi bisogni, bisogni significano iniezioni di scarsità, di non soddisfazione, e la scarsità, come sa chi ci legge, è la condizione su cui si basa l’attuale sistema capitalista, ma su cui si sono basate anche le economiche pianificate ormai quasi del tutto scomparse o ridimensionate. La grandissima differenza con questa, se vogliamo chiamarla, Quarta o Quinta Rivoluzione Industriale, è che ormai, quasi tutti i bisogni sono soddisfatti, certo potrebbero sorgerne dei nuovi come le realtà virtuali o viaggiare nello spazio o chissà cos’altro, ma i bisogni principali sono ormai soddisfati ed anche il lusso, che poteva essere una molla per creare ulteriore scarsità, sta perdendo progressivamente il suo appeal. Questo non vuol dire assolutamente che non ci sia più nulla da creare, ma che qualsiasi nuova innovazione non è che un rendere più efficienti quelle precedenti (ovviamente non tutte sono così, ma un buon 80%) e rendere più efficiente senza creare ulteriori bisogni crea deflazione diffusa. Quali invenzioni-innovazioni possiamo aspettarci dal futuro? Fusione nucleare, rinnovabili più performanti, treni che viaggiano a mille orari, auto che consumano poco e non inquinano, applicazioni per semplificare la vita, guida automatica, wifi gratuito e diffuso, robot che ci puliscono casa, nanotecnologie, tutte cose che creano si un nuovo prodotto da consumare, ma che ci fanno risparmiare. Quindi sempre più deflazione tecnologica reale. Mentre quella del passato era solo deflazione tecnologica apparente, perché creava nuove tecnologie ma anche nuovi bisogni, adesso si creano nuove tecnologie sempre più efficienti nel soddisfare bisogni già abbastanza soddisfatti. Un esempio: Whatsapp. E’ vero questa applicazione ha creato il bisogno di possederla, ma pagando meno di un euro all’anno si risparmiano potenzialmente decine di euro di sms. Oggi come oggi si creano quindi dei bisogni che però ci fanno abbondantemente risparmiare su altri. Quindi questa è deflazione tecnologica reale. Ed è un fenomeno bellissimo, ma che mette irrimediabilmente il capitalismo in una crisi cronica. Ed infatti lo vediamo da soli come la disoccupazione stia diventano endemica in parecchi stati. Ed anche se dovessero sorgere nuovi bisogni oggi inimmaginabili, con la robotizzazione, saranno probabilmente i robot a soddisfarli di conseguenza non si avrebbe comunque nessun miglioramento a livello occupazionale.
    Quindi abbiamo da una parte una massa di disoccupati e sottoccupati, dall’altra l’abbondanza di risorse e servizi in eccesso. E le due parti non riescono ad incontrarsi. Questa è la problematica alla quale ci riferivamo nell’articolo, La necessità di superare il capitalismo, cioè l’incapacità strutturale del sistema capitalista di distribuire l’abbondanza, dato che appunto esso, si basa, per definizione, sul capitale, che è il contraltare della scarsità sistemica. Ma se c’è abbondanza il capitale muore ed è quello che vediamo sotto i nostri occhi, con il saggio d’interesse diventare negativo e con la proprietà diventare un costo e non una rendita.
    Nell’articolo che abbiano analizzato, Funny King ci parla del passaggio da una società di produttori di hardware, ad una società di creatori di software. Questo è molto interessante. L’umanità è a mio avviso è passata e passerà in questa fasi:
    1) FASE DI IPER-SCARSITA’ (4000 a.C – 1700 d.C)
    TIPO DI PRODUTTORI: DI SUSSISTENZA
    TIPI DI GOVERNO: DISPOTISMI, IMPERI, MONARCHIE (necessari per gestire folle affamate e situazione di emergenza continua)
    REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ASSOLUTISMO
    2) FASE DI SCARSITA’ (1700 d.C – 2000 d.C)
    TIPO DI PRODUTTORI: DI HARDWARE
    TIPI DI GOVERNO: DEMOCRAZIE CAPITALISTE, REGIMI SOCIALISTI ( necessari in entrambi i casi per gestire e distribuire la scarsita’)
    REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: CAPITALISMO
    3) FASE DI MODERATA ABBONDANZA (2000 d.C – 2050? d.C)
    TIPO DI PRODUTTORI: DI SOFTWARE
    TIPI DI GOVERNO: ATTUALMENTE ANARCHIA DEMOCRAZIE CAPITALISTE IN CRISI, DITTATURE
    REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ANCORA NON PERVENUTO
    4) FASE DI ABBONDANZA (2050 d.C – ?)
    TIPO DI PRODUTTORI: AUTOMATIZZATI
    TIPI DI GOVERNO: ? – DEMOCRAZIA INTEGRATA : )
    REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: BASATO SULL’INEVITABILE SOCIALISMO TECNOLOGICO (anche se probabilmente non verrà usato il termine socialista che è inestricabilmente legato alla mancanza di libertà)
    Quindi l’avvento come principale classe di produttori, dei creatori di software sarà una caratteristica del nostro attuale periodo storico, che abbiamo definito in altri articoli TRANSIZIONE POST-CAPITALISTA. Cosa caratterizza questa transizione? La permanenza del regime capitalista senza avere più il consenso diffuso tra la massa e senza essere più in grado di uscire in maniera duratura dalla crisi. Questa transizione è quindi una fase di crisi costante, con un sistema che per la sua stessa struttura non è in grado di risolvere. Detto questo, l’avvento dei creatori o gestori di software non può ovviamente compensare il pesante calo dei produttori di hardware, che sono ed erano una massa di persone, mentre i creatori sono una minoranza. In questa fase di crisi quindi, abbiamo piccoli gruppi che si avvantaggiano e una massa di persone che vengono gettate senza via d’uscita nella disoccupazione e una deflazione tecnologica imperante ed ormai esponenziale eliminare sempre più categorie di lavoratori: in primis vedremo la scomparsa dei taxisti, degli autisti, poi di tutti quei lavori ripetitivi e facilmente programmabili in un automa, come le pulizie, la produzione industriale e poi, e noi forse lo vedremo, ci sarà l’avvento dell’intelligenza artificiale, che non vuol dire che i robot avranno un’anima o una coscienza ma che saranno in grado di ragionare, imparare e risolvere problemi. Con l’intelligenza artificiale spariranno gradualmente tutti i lavori, in quella che abbiamo sopradefinito FASE DI ABBONDANZA. Gli unici lavori che probabilmente continueranno ad esistere saranno quelli artistici, creativi e personali, forse i ricercatori, ma anche li la concorrenza diventerà enorme, (dato che esisterà una massa di persone che si dedicherà alle arti ed alla scienza) ed inoltre anche gli stessi robot potranno evolvere anche a livello artistico. Quindi è inevitabile, in futuro non lavoreremo e potremo dedicarci alle nostre passioni o ai nostri hobby. Anzi possiamo dire che il lavoro continuerà ad esistere come hobby L’unico problema è che dobbiamo passare dalla fase tre, dalla fase di transizione, dagli esiti imprevedibili. Anche questa fase per essere risolta avrà bisogno di soluzioni politiche per gestire la massa di disoccupati e l’impossibilità di distribuire l’abbondanza. Il reddito (o dividendo) di cittadinanza può essere un buon palliativo, ma bisognerà pensare anche ad altre soluzioni, ovviamente senza passare da eccessi statalisti, anzi puntando ad aumentare la libertà individuale come proposto nel mio libro Libertà Indefinita con il concetto di Democrazia Integrata. Quindi non aspettatevi nuovi mestieri (si qualcosa si, ma non abbastanza per frenare la disoccupazione), il lavoro umano va verso la sua meritata fine, i nostri figli forse, ma sicuramente i nostri nipoti, saranno liberi dal lavoro. Come detto sopra il problema è passare dalla fase di transizione e in questa fase ci sono parecchi rischi, dato che i conflitti armati, creando distruzione e quindi nuova scarsità, danno linfa nuova al sistema capitalista. In qualsiasi caso, ad eccezione di un conflitto nucleare o di apocalittici disastri ambientali, anche se più lenta di quanto potrebbe essere, la deflazione tecnologica porterà inevitabilmente alla fine del nostro sistema. Concludo dicendo che i nostri figli non lavoreranno per qualcosa di meglio, non lavoreranno proprio e saranno di fronte alla piena libertà. Spero che sappiano gestirla al meglio, se un meglio esiste ( sì sono un relativista estremo). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.

    Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
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  5. #5
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Ah la deflazione.
    La terribile deflazione.
    C’è quella da debito
    C’è quella realtiva all’invecchiamento della popolazione
    Poi c’è quella che preferisco: la deflazione tecnologica, e la stiamo vivendo senza neppure accorgerci di nulla (o quasi)
    Qui su RC abbiamo già ampiamente detto della rivoluzione correlata alla robitica e alle intelligenze artificiali applicate ai trasporti individuali e commerciali.
    Ora diamo un occhiata all’agricoltura e all’allevamento per ottenere carni per l’alimentazione umana.
    Per quello che riguarda le carni, la tecnologia più promettente è la clonazione di tessuto muscolare in laboratorio, a partire da cellule coltivate in vitro. Siamo ancora piuttosto lontani da risultati commerciali, tuttavia il primo hamburgher creato in provetta è già stato creato e mangiato il 5 Agosto 2013:
    da Internazionale

    Oggi a Londra viene presentato e cucinato il primo hamburger costruito in laboratorio. Per crearlo gli scienziati hanno prelevato delle cellule da una mucca e un centro di ricerca nei Paesi Bassi ha trasformato le strisce di dna in una polpetta di carne.
    L’hamburger pesa 142 grammi ed è costato 250mila euro. A finanziare il progetto, scrive il Guardian, è stato il cofondatore di Google Sergey Brin.
    Molti istituti di ricerca usano le cellule staminali per i trapianti, per sostituire muscoli, cartilagine o altre cellule. Ma il professor Mark Post, lo scienziato dell’università di Maastricht responsabile del progetto, vorrebbe usare la stessa tecnica per far crescere i muscoli e il grasso della carne.
    La polpetta è stata creata mettendo insieme circa 20mila filamenti di proteine, ricavati da cellule staminali di bovini nel laboratorio di Post. Il tessuto viene coltivato mettendo le cellule in un anello alimentato da uno speciale gel nutriente.
    Per preparare l’hamburger, gli scienziati hanno combinato il manzo con altri ingredienti come sale, pangrattato e uova in polvere. Per dare alla carne il suo colore naturale sono stati aggiunti succo di barbabietola rossa e zafferano.
    Il giornalista del Guardian Alok Jha ha incontrato il professor Mark Post nel suo laboratorio di Maastricht……
    Detto delle carni, e in attesa di novità che non tarderanno ad arrivare, il Big Bang è invece già qui nel settore agricolo.




    Sto parlando di AeroFarms, ovvero una delle tante startup che sta già mettendo in opera enormi fabbriche per prodotti agricoli basate sull’utilizzo di colture idroponiche e luce led:

    Un gigantesco risparmio di acqua (-95%), zero pesticidi, ambiente sterile e controllato.

    E un altrettanto gigantesco risparmio di spazio.
    Per inciso un enorme risparmio di agricoltori.
    I prodotti da coltura idroponica intensiva saranno sani? Molto probabilmente si, ovvero avranno standard di purezza rispetto a sostanze inquinanti e fitofarmaci mai visti.
    Ma saranno buoni? Avranno lo stesso gusto dei prodotti della terra? Io ho qualche dubbio anche se devo rilevare che il “gusto” si forma anche sulla base di ciò a cui siamo stati abituati.
    Una generazione abituata a prodotti agricoli da coltura idroponica potrebbero trovare “cattivo” il prodotto dell’orto biologico e il frutto maturato sulla pianta all’aria aperta.
    Ad ogni modo siamo in una rivoluzione clamorosa. Un periodo in cui sarà necessario costruire una nuova teoria economica e sociale per gestire l’abbondanza e il tempo libero dal lavoro.
    Purtroppo essere nel mezzo del cambiamento per quanto sia esaltante il più delle volte crea disagi se non veri e propri drammi per intere generazioni.
    Tecnologie dell’informazione, biotecnologie e robotica stanno convergendo alzando gli standard di produttività e efficienza in maniera mai vista, esattamente come per le altre rivoluzioni industriali.
    Solo che questa volta la sostituzione del lavoro umano a partire da quello meno specializzato per poi via via salire verso l’alto non pare essere controbilanciato da una sostituzione di null’altro che sia tempo libero dal lavoro. Insieme con l’abbondanza di tempo stiamo per assistere all’abbondanza di beni e servizi, per ora identifichiamo il fenomeno con la deflazione dei prezzi tuttavia credo che fenhir il nostro ospite di Hescaton ci abbia visto giusto. E’ necessario ripensare il paradigma sociale ed economico per fare fronte ad una situazione storica senza precedenti, la fine della lotta per accaparrarsi le risorse.
    Direi che storici, economisti e filosofi avranno ancora un posto di lavoro.

    Deflazione Tecnologica, Aerofarm e Carne Clonata. Diciamo che l'Agricoltura e l'Allevamento stanno "leggermente" Cambiando. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
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  6. #6
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Deflazione Tecnologica, Il Lavoro sarà Scarso e Avrà un Prezzo. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato



    (li stiamo già moltiplicando, ci pensa HAL9000)
    Intanto buona domenica, e ora addentriamoci nel futuro.
    La rivoluzione industriale in atto (quarta? quinta? sesta? boh) va verso l’automazione spinta attraverso la robotica e le intelligenze artificiali. Da paradigmi economici e sociali basati sulla scarsità dei fattori produttivi e dei beni primari si passa al paradigma opposto: abbondanza.
    Abbondanza di cibo, di energia, di luoghi per abitare. Abbondanza e fruibilità delle informazioni. Abbondanza di materie prime dovute a paradigmi di consumo e di riciclo nuovi e ultra efficienti.
    E abbondanza di lavoro sia fisico che intellettuale ma demandato a robot e intelligenze artificiali.
    Questo post come ovvio non ha ne lo spazio ne l’ambizione di disegnare interamente un futuro del genere (anche se sarebbe un bel tema per scriverci su un romanzo e quasi quasi…) tuttavia c’è un punto in particolare che vorrei evidenziare.
    In nessuna maniera una società che deve gestire l’abbondanza potrà mai tendere ad una forma di egalitarismo. Per quanto il paradigma dell’abbondanza sia una condizione nuova e mai vista dall’uomo, un territorio inesplorato, la natura umana resterà comunque intatta.
    E l’uomo è e rimarrà nei secoli (nei millenni vedremo), un essere egoista che tenderà a mettere la soddisfazione del proprio bisogno sopra a quello di qualsiasi collettività.
    I peggiori disastri e le tragedie della storia sono stati invariabilmente creati da società che hanno tentato di mettere il bene collettivo superiore della nazione al di sopra dell’individuo. Le migliori società del mondo invece sono quelle che hanno cercato il migliore equilibrio possibile fra libertà individuale e collettività attraverso uno scambio che fosse equo. Ovvero uno scambio che convenisse anche all’individuo. (ho per caso citato la Svizzera?)

    E dunque nella società dell’abbondanza come si potrà esprimere la tendenza innata dell’uomo a vedere soddisfatto il suo bisogno di primeggiare fra i suoi simili.
    Io credo attraverso il Lavoro, che sarà scarso e dunque ambito. In una società dell’abbondanza avere un posto di lavoro sarà un privilegio per una minoranza di persone, non solo un mezzo per ottenere i pochi beni e servizi che rimarranno scarsi, ma sarà esso stesso un bene scarso, da ottenere, esibire e di cui andare fieri.
    Immaginate una società in cui tutti accedono a una forma di “reddito di cittadinanza” (e bisogna dire che l’M5s un minimo di visione l’ha avuta chiamandolo così), in cui il problema del cibo, dell’energia della casa sia risolto, una società con moltissimo tempo libero per tutti per praticare passioni, studi, divertimenti, viaggi.
    Nonostante l’avvento della robotica e delle intelligenze artificiali, la frontiera del progresso e ovviamente la direzione dei lavori rimarranno comunque in mano agli uomini, a livello più basso ci saranno sempre mestieri particolari e di nicchia (oddio il meretricio di nicchia non direi) che vorranno l’intervento umano, specializzato e di estrema qualità.
    Ebbene io penso che accedere al lavoro darà uno status speciale, privilegiato e agognato nella società dell’abbondanza. E lo scopo ultimo non sarò tanto e solo la ricchezza personale, che avrà comunque sempre un ruolo, ma proprio il senso di appartenenza a quella minoranza di persone che “fanno” ancora qualcosa di utile per altre persone.
    Il Lavoro avrà anche un prezzo, se diventerà scarso si pagherà per avere il brivido di lavorare, fare un mestiere magari per un tempo limitato. E costerà caro.
    Sarà interessante.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Tutti in pensione, subito.
    Ma solo i polentoni, questa volta.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #8
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Deflazione Tecnologica: I primi Taxi senza Autista Partono da Singapore - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

    Ora ovvio, solo questione di (poco) tempo e dovremmo esserci.
    In certe condizioni la tecnologia c’è già, basta che arrivi il “regolatore”.
    Vi presento nuTommy taxi Automat. Lo chiami con l’app, dici all’intillegienza artificiale dove vuoi anadare o cosa vuoi fare, se vuoi un consiglio (immaginate il mercato per essere i primi fra i consigli di una automat taxi). E lui ti ci porta. Chissà se fa anche conversazione?
    da Gizmag.com


    Autonomous car software designer nuTonomy is looking to bring driverless taxis to the streets of Singapore. Following successful obstacle course tests, the company is in the process of seeking government approval to test its driverless technology on roads in the OneNorth business district, with plans to eventually offer the service at a cost comparable with public transport.
    nuTonomy originated as a spinout company from a group of researchers at MIT, where both the CEO (Karl Iagnemma) and co-founder (Emilio Frazzoli) taught as professors. The pair worked on driverless “golf cart” taxis in 2009 before NuTonomy became a standalone company in 2013 in order to further develop driverless car software. In January this year the company received $3.6 million in funding from investors including Samsung and Signal Ventures, and is currently developing an auto-park feature for Jaguar Land Rover.
    Singapore has emerged as the key testing ground for the technology, however. It’s here that vehicles equipped with nuTonomy’s software recently passed their first driving test by successfully navigating a custom-made obstacle course without issue. The next big step is to get approval from the Singapore government, something that Frazzoli is hopeful of. “As soon as people start seeing this is real and this is working, and this is the benefit it can provide to the public, then people will start seeing that this can provide a solution to the mobility problem in big urban centers,” he says.
    The company says that its driverless taxis would reduce traffic congestion by choosing optimal pathways through the city. It believes that costs per trip could be similar to a bus fare, helped by the fact that there is no need to pay or insure drivers, and that waiting times could be kept to under 15 minutes, on par with public transport.


    (geek in azione)
    Part of the appeal of these cars is the reduction of pollution in heavily populated Singapore. The nuTonomy fleet will be electric, producing a smaller amount of local greenhouse gas emissions than a standard taxi. Singapore has long struggled with air pollution levels and today the city-state battles with a constant haze, regularly scoring a 60-70 (moderate to dangerous) on the Pollutant Standards Index.In early 2015 the city’s Land Transport Authority (LTA) gave the green light to driverless car testing in the One-North business district. “The 6-km long network of roads will give successful applicants the opportunity to test their vehicles’ navigation controls in a real-world environment,” stated the LTA.
    NuTonomy is not the first company to seek approval for testing in One-North, with the National University of Singapore also applying to deploy driverless cars.
    In 2014 Frazzoli and his colleagues published a paper in Road Vehicle Automation, outlining a coordinated fleet-based system for autonomous vehicles that borrowed algorithms from Frazzoli’s previous work with US military drones. This research estimated that a fleet of driverless taxis “whose size is approximately 1/3 of the total number of passenger vehicles currently in operation” could meet the city’s transport needs. “This was a big sign of impact for [the Singaporean] government,” said Frazzoli. “At first we were asking them to let us test cars there – then they were asking us to come test.”
    Teaching a car road rules is is only part of the equation, as sometimes breaking minor road rules is the most efficient way to travel. nuTonomy’s driverless taxis will use what it calls “formal logic” to navigate around Singapore’s busy streets. Frazzoli uses the example of driving around a double-parked car, the taxi observes that there is no oncoming traffic and overtakes safely. “These are situations we encounter every day, and we use our judgment to understand the rules we can violate,” said Frazzoli “We have these same judgments embedded in our algorithms.”
    Major companies such as Google, Volvo and Ford are experimenting with driverless technology, with Google launching a fleet recently in California. Google’s cars achieve a level three classification on the National Highway Traffic Safety Administration’s system, requiring that the driver can fully override the car’s controls and operate the brakes and steering. nuTonomy’s fleet will be the first to be classified as level four; a totally autonomous vehicle.
    There are no firm details as to when the on road trial may start, but the company believes it could have thousands of driverless taxis in the streets of Singapore alongside public transport in just a few years.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio


    Deflazione Tecnologica, Il Lavoro sarà Scarso e Avrà un Prezzo. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato




    I peggiori disastri e le tragedie della storia sono stati invariabilmente
    creati da società che hanno tentato di mettere il bene collettivo superiore
    della nazione al di sopra dell’individuo.

    Le migliori società del mondo invece sono quelle che hanno cercato il
    migliore equilibrio possibile fra libertà individuale e collettività attraverso
    uno scambio che fosse equo.
    Ovvero uno scambio che convenisse anche all’individuo.
    (ho per caso citato la Svizzera?)



    mi sa che il nocciolo del problema sia tutto qui.

    la svizzera percorre questa buona strada da secoli,
    e i risultati si vedono.

  10. #10
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    Predefinito Re: Deflazione tecnologica. In futuro non lavoreremo più.

    Anche perchè nel primo caso si dà adito a furti, mangerie varie e corruzione a gogò.
    Non per nulla l'itaglia eccelle nel mondo per questi ... meriti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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