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    Predefinito Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen

    Klaus Davi Diventa fan Giornalista, imprenditore e opinionista








    Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen

    Pubblicato: 18/04/2016 17:02 CEST Aggiornato: 18/04/2016 17:02 CEST







    Che futuro attende il movimento cinque stelle? Il soggetto politico di gran lunga più in salute in questa fase politica si è visto privare di una figura forte e carismatica come quella di Gianroberto Casaleggio e ora sarà obbligato a decidere cosa fare da grande.
    In realtà, il fondatore dei Cinque stelle il percorso l'aveva già tracciato nella sua ultima intervista concessa a Rai Tre. Su una cosa era stato inequivocabile: l'avversione per il leaderismo e la personalizzazione della politica. Aveva parlato esplicitamente di gruppo guida del movimento, quindi di una distribuzione articolata della leadership. Aveva pronunciato più volte il termine "squadra di governo" indicata dalla rete. Ma mai di una guida personalistica fosse essa decisa a tavolino o dal web, e ancor meno voleva che fosse espressa con troppo anticipo rispetto al giorno delle elezioni, come invece sembra possa accadere adesso con l'indicazione della figura forte di Luigi Di Maio.

    Il modello casaleggiano ricorda molto da vicino quello dei verdi tedeschi della prima ora: un gruppo dirigente eletto dalla base "Basis demokratie" era il Leit Motiv dei fondatori come la compianta Petra Kelly, sottoposto a continui controlli e obbligato alla rotazione delle cariche nelle istituzioni proprio per tutelarne la verginità morale. Il secondo mantra chiave degli "Alternativen" era "Weder links noch rechts" ovvero non siamo né di destra né di sinistra. Quindi: oekologisch sozial... Termini che non ho bisogno di tradurre. Ricordo a tutti che siamo a fine degli anni settanta, quindi è chiaro chi ha tratto ispirazione da chi.

    Casaleggio ha attinto a piene mani dalla esperienza dei Grunen che, ricordiamo, sul piano teorico poteva contare su una rete di intellettuali e di universitari molto solida, da Fritjof Capra a Rudolf Bahro, tutti tradotti in Italia anche con l'imprimatur di editori prestigiosi come Adelphi; autori che riecheggiano continuamente negli scritti di Casaleggio, perfettamente riconoscibili, anche se non sempre citati.

    Ed è comprensibile il richiamo intellettuale, visto che l'esperienza dei tedeschi poteva contare su una base teorica molto più solida rispetto al sostrato di pensiero su cui invece i grillini nostrani poggiano la loro Kulturpolitik. Spessore intellettuale e visionario - quello d'oltralpe - che infatti si è fatto sentire negli anni, obbligando la politica e soprattutto l'industria tedesca a fare i conti con il messaggio verde, a interpretarlo e declinarlo. Se oggi nella Bundesrepublik abbiamo una Ruhr risanata, un sistema industriale molto attento all'ecologia, una prassi politica iper garantista verso le donne, lo dobbiamo ai Gruenen più che alla Spd.

    Guardiamo ancora all'evoluzione del movimento tedesco, per cercare di ricavare alcune indicazione sul percorso che potrebbero intraprendere gli M5s. Dopo una fase estremista e movimentista che abbraccia grosso modo un periodo che va dalla fine degli anni settanta fino a meta degli anni ottanta arrivò il colpo di scena: i verdi fecero una scelta di campo chiara e netta. Combattere contro la Spd, considerato il nemico da abbattere fino ad allora, arrivando in alcuni casi ad allearsi con la Cdu, si rivelò una strategia col fiato corto, resa alla lunga inefficace anche dal sistema elettorale germanico. Fu cosi che nel 1989 i delegati del partito decisero per Die Wende, la svolta: l'inevitabile patto col diavolo per conquistare le istituzioni puntando sulla guida dell'iper pragmatico Joschka Fischer.
    Si arrivò a quelle scelte dopo una lacerante spaccatura tra le due anime, i Fundis e i Realos e la conseguente fuoriuscita dei primi. Certo, il sistema elettorale obbligava in qualche modo alle parti in gioco una scelta di campo netta, mentre l'Italicum potrebbe invece favorire un contenimento degli impulsi centrifughi nei partiti. E inoltre la componente fondamentalista dei grillini è molto più corposa di quanto invece lo fossero i Fundamentalos nei ranghi dei Gruenen.

    Io non credo in Italia che però lo scontro si consumerà sul tema delle alleanze che non è certo all'ordine del giorno. Il confronto avverrà piuttosto nella gestione del rapporto con le istituzioni e il ruolo (l'invadenza) del web. Sarà quella linea di demarcazione tra l'ala pragmatica e quella radicale.

    Da questo punto di vista, penso però che la divisione fra movimentisti e governativi sia già nei fatti, i e se ne è avuta plastica dimostrazione con le ripetute espulsioni delle quali sono stati oggetto numerosi amministratori dei Cinque stelle spesso colpevoli unicamente di non aver applicato le procedure. Perché chi deve fare i conti con bilanci, i problemi del territorio, criminalità e crisi economica difficilmente può applicare dogmi e declinare dottrine vagheggiate sulla rete.

    Poi diciamocela tutta: è vero che una componente dell elettorato italiano è fortemente desiderosa di vedere una svolta in senso trasparente della gestione della cosa pubblica. Ma è anche vero che poi quello stesso elettorato (per esempio in Sicilia e Calabria ma anche in Lombardia come abbiamo appurato dalle inchieste di Ilda Boccassini) è rapidamente pronto a scendere a patti anche con quelle forze oscure a condizione che possano garantire lavoro o vantaggi individuali; e pazienza se poi tali forze sono imparentate con la mafia. Parliamo di cittadini, è triste dirlo, avvezzi a sistemi di corruzione e ai condizionamenti criminali e dispostissimi a chiudere un occhio se questo produce comunque un risultato che va nella direzione dei loro interessi. Chi scrive non crede che i cittadini siano migliori degli eletti a prescindere. Spesso è cosi, ma non sempre. E devo ancora incontrare chi se la senta veramente di togliere lavoro alla gente in aree già depresse nel nome della legalità. La sacrosanta pulizia invocata dai grillini dovrà coincidere con l individuazione seduta stante di soluzione alternative che sono possibile ma solo con lo sforzo di tutti : politica, confindustria, società civile, istituzioni.

    Il day by day politico richiede, quindi, un pragmatismo nei fatti, verso il quale la parte più tradizionale dei grillini è allergica se non antitetica metodologicamente. Quella corposa frangia trovava in Casaleggio (ma anche in Grillo) un teorico supremo "governeremo da soli con la maggioranza assoluta per imporre le regole iniziando dal presidente della Repubblica" era il suo claim. Il sogno, o delirio, è governare e sconvolgere le regole della democrazia per applicarle ai meccanismi della rete. Ok, peccato che in Italia devi fare i conti con mafia, burocrazia, corruzione endemica nonché il sistema giudiziario più lento e opprimente del mondo. Sulle buone intenzione e l energia dei grillini sono pronto a scommettere. Ma poi c'è quella che si chiama la dura realtà!

    Se il Movimento di Grillo vorrà cogliere la sfida della entrata delle istituzioni dovrà inevitabilmente archiviare la fase casaleggiano-movimentistica e dare vita a una era riformistica, cosa che per certi aspetti può apparire un ossimoro eracliteo. Proprio per questo il passaggio non sarà indolore e lascerà sul campo pesanti strascichi. Ma è il prezzo della democrazia vera, quella che va oltre la dimensione auto consolatorie del web e a cui i grillini, volenti o nolenti, non potranno sottrarsi. Vincere le elezioni è la cosa per certi aspetti più semplice. Ma poi c'è la sfida alle endemiche palle al piede del Belpaese, ripeto: la giustizia lenta, la mafia, la burocrazia. Fin ad oggi, la tomba di tutte le rivoluzioni italiane.







    Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen*|*Klaus Davi
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

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    Predefinito Re: Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen

    Analisi interessante, soprattutto per la correlazione tra M5s-verdi tedeschi spiegata nel dettaglio
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

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    Predefinito Re: Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen

    tutti noi di sinistra ci si augura che i 5stelle possano diventare in qualche modo un partito a metà tra i verdi e i vari partiti pirata.
    il problema è se loro lo vogliano.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il futuro dei 5 stelle e la sindrome dei Gruenen

    Al momento sembrano più dei giacobini moderni invocanti il Terrore di Robespierre e la ghigliottina in Place de la Republique...il problema è che i pragmatici qui sono una sparuta minoranza, sia nell'elettorato che nel gruppo dirigente, che peraltro non è né movimentista né intellettuale...ma spesso semplicemente populista
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