http://notavterzovalico.info/2016/04/28/arrestato-per-camorra-il-capo-della-lande-al-lavoro-nei-cantieri-del-terzo-valico/

Si dice che con i giusti il tempo sia galantuomo. Più di due anni fa, per la precisione il 24 Gennaio 2014, scrivevamo che la ditta Lande s.r.l., impegnata nei lavori del Terzo Valico nei cantieri Pieve e Libarna, aveva legami con la Camorra. Ben certificati da un’inchiesta dell’antimafia, noto covo di bolscevichi. Nonostante questo, il padrone dell’azienda, Marco Cascella, minacciò una querela mai arrivata, e i suoi operai scrissero una toccante lettera in cui accusavano i No Tav di rovinare l’immagine di una ditta per bene.

Poi a marzo del 2014 un bravo ragazzo della Lande minacciò di morte un attivista NoTav e infine l’estate scorsa, altra indagine per Camorra che vede coinvolti i nostri amici della Lande. Altri appalti truccati, stavolta nel settore beni culturali. Un ministro Franceschini che nicchia, non sa, si vedrà. Interrogazioni in parlamento, richieste al prefetto Tafuri di emanare un’interdittiva antimafia, ma di nuovo, anche grazie al silenzio dei media sulla vicenda, non accadde nulla.
Fino ad arrivare a ieri, con l’arresto del presidente campano del PD e vari funzionari e imprenditori, tra cui ancora il nostro caro Cascella. Un’inchiesta di quelle grosse, non fosse altro per il ruolo apicale che Di Muro aveva nel partito, che meriterebbe di essere raccontata nei dettagli e che invece lascia sinceramente poco stupiti chi scrive. I reati contestati in varie misure agli indagati sono associazione camorristica, turbativa d’asta, corruzione, falso.
Ma è una questione molto politica e poco giudiziaria: reato più, reato meno, poco cambia. Anzi, va detto che più il processo è complesso maggiore è la probabilità di finire in prescrizione. Probabilità che, dati alla mano, diventa quasi certezza nei casi di corruzione. Così come va detto che certe ditte corrompono funzionari e politici perché hanno il nulla osta a partecipare alle gare pubbliche, essendo in regola con i ridicoli protocolli per la legalità. Se non potessero partecipare, è evidente che non corromperebbero. Se poi non fosse conveniente corrompere, non lo farebbero nemmeno avendone l’opportunità.Ora, è stato accertato da diverse indagini che la Lande è una ditta collegata al clan dei casalesi.

Facciamo finta di niente anche stavolta, lasciandoli lavorare nei cantieri del Terzo Valico? La risposta purtroppo è sì. Fortissimamente sì. Sarebbe bello sbagliarsi per una volta, ma temiamo che il prefetto Tafuri, senza più Incalza al ministero, non sappia bene a chi telefonare. E per quanto riguarda la stampa pure quest’anno la rincorsa al Pulitzer di molte redazioni passa per un grande classico: sbatti il No Tav in prima pagina. La qual cosa lascia poco spazio per parlare di mafie, per chiedere commissioni di accesso agli atti degli appalti in loco, o che la politica dica qualcosa. Se la Lande (come le altre ditte indagate per corruzione che lavorano nei cantieri TAV) paga tangenti in giro per l’Italia, noi possiamo chiederci perché non dovrebbe farlo anche qui. Ma non avremo risposte da nessuno.

Per approfondire sulle ditte coinvolte nei lavori del Terzo Valico e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata:
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