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    Predefinito Architettura italiana nella Prima Repubblica

    In questo 3d:
    https://forum.termometropolitico.it/...tettonico.html
    mi ero lamentato di una mancanza di politiche urbanistiche degne di nota nell'Italia repubblicana che pure è stata leader nel design:

    prendendo spunto dal 3d del forum destra radicale sull'architettura fascista(che invito a visionare e magari a contribuire):
    https://forum.termometropolitico.it/...tografico.html

    apro un 3d anche qui sull'architettura italiana.

    penso che si dovrebbero 3d anche sul costume e la cultura (spesso intrecciata con la politica) dell' Italia della Prima Repubblica.

  2. #2
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica


  3. #3
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica


  4. #4
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica


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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica


  6. #6
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica

    Di qua e di la: ARCHITETTURA ITALIANA DEL DOPOGUERRA (Architecture italian post-war)

    Palazzetto dello sport - Roma 1960
    Negli anni cinquanta del secolo scorso, nel campo dell'architettura, si ebbe una reazione contro le tendenze razionalistiche, caratterizzate da un'estrema semplicità e dalla mancanza di qualsiasi ornamento. Diversi architetti si sforzarono di progettare gli edifici non più come accadeva nell'immediato passato, cioè in maniera troppo astratta e teorica, ma tenendo conto dell'ambiente e delle costruzioni preesistenti. Così negli edifici di nuova costruzione cominciarono ad apparire allusioni, citazioni, riferimenti a determinati stili del passato.
    Cassa di Risparmio a Pistoia
    Cassa di Risparmio a Pistoia di Giovanni Michelucci

    Opere come la Torre Velasca a Milano o la sede della Cassa di Risparmio a Pistoia di Giovanni Michelucci nascono in un preciso collegamento con la realtà architettonica circostante. Ma è soprattutto nei musei che gli architetti possono, per così dire, colloquiare con il passato. Difatti vari musei, distrutti dalla guerra, vengono ricostruiti e altri, invecchiati, sono rinnovati secondo criteri più moderni, privilegiando non più il pezzo unico, il capolavoro assoluto, ma cercando di ricostruire un determinato ambiente e una determinata civiltà artistica.
    Stadio Olimpico - Roma 1960



    Nel clima ottimistico della ricostruzione vennero prese molte altre iniziative architettoniche, concernenti i grattacieli, le fabbriche, le strutture sportive (ricordo lo Stadio Olimpico e il Palazzetto dello sport, costruiti a Roma per le Olimpiadi del 1960).
    Torre Velasca a Milano



    La Torre Velasca fu realizzata a Milano dopo il 1950 dallo Studio Bbpr (dalle iniziali dei componenti: Gian Luigi Banfi, Lodovico Belgioioso, Enrico Peressutti, Ernesto Rogers). L'edificio assomiglia vagamente ad una torre e dunque intende stabilire un collegamento con le memorie della Milano medievale; come disse Rogers nel 1959:
    “Questo edificio è un grattacielo proprio nel centro di Milano, a cinquecento metri dalla cattedrale... e noi abbiamo trovato necessario che il nostro edificio respirasse l'atmosfera del luogo e anzi l'identificasse”.
    Il grattacielo Pirelli

    Il grattacielo Pirelli, costruito nel momento in cui stava per cominciare il boom economico, divenne ben presto un simbolo della vocazione europea e moderna di Milano. All'origine, però, prima ancora di essere simbolo di un miracolo economico, il “Pirellone" stava a dimostrare il prestigio di un'industria, di cui era sede amministrativa.
    La chiesa dei Santi Pietro e Girolamo è un edificio sacro
    Via di Collina - Pontelungo nel comune di Pistoia



    Nei suoi edifici sacri l'architetto Giovanni Michelucci si è sempre preoccupato di stabilire uno stretto legame con l'ambiente, non solo fisico ma anche sociale. Così la chiesa della località agricola di Collina a Pontelungo (Pistoia) è quasi mimetizzata in mezzo alle case coloniche.
    Chiesa dell'Autostrada - Firenze


    Nella Chiesa di San Giovanni Battista alle porte di Firenze (è chiamata anche Chiesa dell'Autostrada del Sole per la sua collocazione all'incrocio fra l'Autostrada del Sole e la A11 Firenze-Mare), Giovanni Michelucci, sempre la copertura, che è l'elemento di maggior spicco nella costruzione, evoca l'immagine della tenda, allusione ai viaggiatori e al carattere provvisorio di ogni viaggio. Da notare, in questo caso, la semplicità dei materiali impiegati: cemento armato e pietra a vista per la struttura portante e la muratura..., e rame per la copertura.

  7. #7
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica

    ponte dei mari milano





  8. #8
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica

    il ponte dei mari dovrebbe essere seconda repubblica

  9. #9
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica



    la recentissima stazione marittima di Salerno (seconda repubblica ovviamente)

  10. #10
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    Predefinito Re: Architettura italiana nella Prima Repubblica

    L?architettura degli anni del dopoguerra? la storia - habitage | habitage


    Dopo il 1945, come risposta ad un’architettura di regime, indifferente ai luoghi e alle caratteristiche dei contesti culturali, viene contrapposta la sperimentazione, la ricerca di nuove linee di progetto.

    Luigi Caccia Dominioni Milano


    Torre Viale Etiopia Roma





    Si ricerca una nuova architettura espressa nelle sue diverse declinazioni regionali, ma che tenga conto anche dei linguaggi dell’architettura moderna e delle suggestioni derivanti dalle esperienze internazionali.
    I principali centri di elaborazione teorica e di aggregazione di progettisti furonoRoma e Milano.A Milano prevalse un atteggiamento mirante a recuperare con nuova consapevolezza, gli obiettivi del Razionalismo anteguerra e i collegamenti con il Funzionalismo europeo.La cultura milanese coagulata intorno alla rivista Domus avviò un proficuo dialogo con la borghesia industriale del nord e tappa significativa di questo incontro fu l’VIII Triennale del 1947 che polarizzò il suo interesse sul problema della casa per tutti.Nasce il movimento di studi per l’architettura di Milano MSA che fu il risultato dell’incontro di due gruppi di persone: quello che lavorava al piano AR per Milano costituito da architetti affermati come Franco Albini, Belgiojoso, Bottoni, Gardella, Rogers; quello formato da architetti da poco laureati come Giancarlo De Carlo, Marco Zanuso.L’MSA fu una delle tante iniziative fiorite dopo la Liberazione, nella speranza di dare una nuova e migliore qualità alla società italiana nelle sue molteplici articolazioni. Voleva contribuire alla ricostruzione edilizia ed allo sviluppo della città con la presenza di una nuova architettura che contrastasse gli squallidi prodotti di una ottusa speculazione edilizia.L’ambiente romanoche certamente si trovò in condizioni assai più sfavorevoli ebbe come suo maggiore interlocutore la committenza pubblica, l’apparato burocratico dello Stato che era uscito pressoché indenne dal crollo del regime e che di fatto si accingeva a gestire la ricostruzione.A Roma nacque l’APAO, un movimento che cercò le strade di un rinnovamento architettonico: forte la volontà di definire un linguaggio direttamente comunicativo per le classi popolari, viste come protagoniste della ricostruzione postbellica.Con l’APAO si intende dar vita a Roma, ad un’associazione libera di architetti moderni capace di fornire un proprio contributo svolgendo quelle attività di studio, di aggiornamento, specializzazione e quelle attività sindacali che sono necessarie alla ricostruzione.Volendo fare una breve riflessione su questi due movimenti, trovo molto interessante la critica che Manfredo Tafuri muove alle due associazioni.“…L’APAO afferma, nel suo programma ideologico, di perseguire una pianificazione urbanistica e una libertà architettonica come strumenti di costruzione di una società democratica in lotta. Ma tale appello rimane tuttavia generico e privo di relazioni con le scelte da compiere nel settore edilizio (..) I suoi obiettivi specifici sono vaghi: l’equazione architettura organica= architettura della democrazia è utile più per riconoscersi, non certo per riconoscere.Né le incertezze della cultura romana sono compensate dal richiamo all’ortodossia che proviene dall’MSA”. Bisogna dire che questi due movimenti hanno il merito di aver ampliato le pertinenze dell’analisi critica della cultura architettonica italiana e di aver abbozzato una revisione dell’eredità storica del Movimento Moderno.Il paese, subito dopo la guerra, si ritrova più che mai disunito di fronte all’immane compito della ricostruzione: diviso politicamente in due schieramenti opposti; diviso e confuso culturalmente. Se il fiorire di iniziative è un elemento che caratterizza positivamente questi anni, contribuendo a sprovincializzare la cultura italiana, bisogna anche dire che mancano idee guida.Manca un progetto unitario di pianificazione quindi la storia dell’architettura di questi anni è storia di spiriti isolati, che hanno fatto esperienze individuali per sottrarsi alla marea dilagante di una generale mediocrità e operare all’interno della propria esperienza. Essi per scarsa preparazione sociale, non hanno sentito gli stimoli di una superiore istanza di politicizzazione democratica, come spinta per far convergere la loro opera, in modo che venisse evitato l’isolamento.La strada aperta è la perfezione qualitativa cioè produrre l’eccezione ad alto livello che compensa il basso livello generale.Il duplice volto del clima culturale italiano, quello milanese e quello romano, si coglie subito in due opere che ne preannunciano la diversa influenza, i diversi riferimenti culturali: il monumento ai caduti nei campi di sterminio nazisti dei BBPR del ’46 a Milano e le fosse Ardeatine a Roma del ’45- 47.

    fosse Ardeatine a Roma del ’45- 47


    il monumento ai caduti nei campi di sterminio nazisti dei BBPR del ’46 a Milano





    L’uno razionalista, quasi a riconfermare la supremazia della ragione ed a indicarne l’unica forza capace di ordinare e controllare gli eventi, l’altro, altrettanto simbolico, realistico e comunicativo della testimonianza sul luogo di una tragedia, vuole anche segnare la fine di tante vicende oscure e l’inizio di un impegno teso a rappresentare la realtà, comprendendone le contraddizioni violente.

 

 
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