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    Predefinito Port Arthur e la guerra di logoramento industriale

    Port Arthur e la guerra di logoramento industriale

    APRILE 30, 2016 LASCIA UN COMMENTO

    Tre domande a Bruno Birolli
    Intervista a cura di Laurent Schang Le Polémarque 28 aprile 2016
    Port Arthur 8 febbraio 1904-5 gennaio 1905, Economica, 2015, p. 125Ex-giornalista del Nouvel Observateur, corrispondente dall’Asia per ventitré anni del settimanale, Bruno Birolli è ora autore di documentari e scrittore. Il suo primo libro, Ishiwara, l’uomo che iniziò la guerra (Armand Colin, 2012) ha ricevuto critiche entusiaste. Ora ha completato il suo nuovo libro, dedicato alla battaglia di Port Arthur.
    Nel 1904, il piccolo Giappone entrò in guerra contro l’enorme impero russo. Per quali scopi?
    L’obiettivo principale del governo giapponese era formare un baluardo sul continente occupando Corea e parte della Manciuria. Il globo era già diviso, tranne la Manciuria. Nel 1897 emerso vincitore della prima guerra sino-giapponese, il Giappone subì una sconfitta diplomatica umiliante in cui la Russia, sostenuta da Germania e Francia, costrinse i giapponesi a rinunciare a Port Arthur, facendone subito una base per la Flotta del Pacifico. Tutti questi sviluppi diedero al Giappone la sensazione di essere circondato, bisognava allentare la presa e molto presto: nel 1896, il Giappone entra in guerra con la Cina, otto anni dopo con la Russia.
    La guerra russo-giapponese fu tutt’altro che una passeggiata. Port Arthur, scrive, annunciò in molti modi la guerra del 1914-18.
    La guerra russo-giapponese e in particolare l’assedio di Port Arthur si ripeté nella guerra del 1914. C’erano naturalmente i materiali: la mitragliatrice dimostrò la sua spaventosa efficienza, l’artiglieria svolse un ruolo centrale. Ma ci fu anche l’anteprima della carneficina dei primi mesi della guerra del 1914. Le lezioni di Port Arthur non furono comprese in Europa. L’assedio di Port Arthur dimostra che la guerra aveva cambiato volto. La condizione della vittoria non era solo il numero degli uomini e l’abilità dei generali. Vincere o perdere dipendeva anche dalla massa del materiale che un Paese poteva schierare, dal numero dei fucili e dalla capacità di produrre munizioni. Con Port Arthur, si entrava nella guerra di logoramento industriale.
    Il Giappone sconfisse la Russia, ma quale vittoria ottenne? Secondo voi, le conseguenze a lungo termine furono più problematiche che vantaggiose per l’arcipelago.
    Il Giappone vinse, è indiscutibile. Ma per esaurimento. Le difficoltà politiche interne dell’Impero Russo, la rivoluzione del 1905, obbligarono lo Zar a gettare la spugna ben più che le sconfitte in Manciuria. Tra salvare la dinastia o perdere la Manciuria, lo Zar non esitò. L’esercito imperiale trascurò questo elemento nella sua analisi. Si deve comprendere che nel 1904, il ruolo dell’esercito imperiale nel sistema politico è ambiguo. È la spina dorsale ideologica e sociale della società Meiji ma sempre sottomesso alle decisioni del governo civile. Pertanto, cercherà di approfittare della vittoria del 1905 per liberarsi da questa tutela e sovvertire l’ordine facendo del governo un suo strumento. Questo cambiamento sarà graduale e, infine, completato nel 1930. Dottrinalmente la vittoria a Port Arthur accecò i tattici giapponesi. E’ vero che il coraggio della fanteria abbatté il forte russo. Ma lo Stato Maggiore dimenticò che i fanti furono aiutati dal lungo tiro concentrato dell’artiglieria. Questa riduzione delle analisi portò il Giappone ad ignorare il ruolo di artiglieria, blindati e aerei concentrandosi sulla carica della fanteria. Sarebbe ingiusto non riconoscere che il soldato giapponese fosse molto più deciso e fisicamente più forte dei GI. Ma nel Pacifico, il senso di sacrificio dimostrato a Port Arthur fu soverchiato dalla schiacciante potenza di fuoco degli statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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    duca di rivoli
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    Predefinito Re: Port Arthur e la guerra di logoramento industriale

    secondo me l'articolo ignora le strepitose vittorie giapponesi nei primi anni della seconda guerra mondiale.
    piccole armate in inferiorità numerica hanno messo in ginocchio i possedimenti inglesi, olandesi, americani dell'asia.
    per la prima volta un popolo "di colore" faceva arrendere intere armate formate da "bianchi".
    la superiorità americana da metà del '42 in poi è stata totale, ma niente a che vedere con i blindati o l'artiglieria. si è trattato di superiorità aereo-navale, cose che nel 1905 non esistevano (si era ancora alle vecchie corazzate pluricalibro), ma che il Giappone aveva sviluppato ad altissimi livelli nei decenni successivi. Organizzavano offensive a lungo raggio con squadre di portaerei veloci e occupazione di isole su cui preparare basi aereonavali, non mi sembra che fossero fermi solo alle masse di fanteria con le spade da samurai.
    gli americani hanno vinto principalmente perché la loro industria era in grado di produrre molto più velocemente e con continue innovazioni rispetto a quella giapponese. e poi, inutile negarlo, gli americani hanno "imparato" in pochissimo tempo a fare la guerra come e meglio degli avversari.

 

 

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