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Discussione: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

  1. #1
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    Predefinito La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Il titolo che ho messo non è quello dell'articolo, si tratta di una citazione che ho letto oggi per caso da un libro ugualmente per caso trovato, da parte di Guareschi che parla per bocca del suo celebre personaggio, don Camillo. Tuttavia l'ho trovata molto ispiratrice e comunque è a tema con questo pezzo molto ben fatto preso dal Timone. Su questo mondo viviamo per combattere.

    E Gesù rimproverò Pietro: mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini

    ...nel brano evangelico di Matteo (16,21-27) si narra del rimprovero che l’apostolo Pietro fece a Gesù, a causa della sua decisione di voler “andare a Gerusalemme e lì soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso per poi risorgere il terzo giorno”. “Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Nello stesso tempo l’Evangelista descrive la reazione di Gesù nei confronti di Pietro e di quanti nel corso dei secoli si comportano in egual maniera, cercando di deviare e mistificare le scelte per gli uomini. “Pietro, va' dietro a me”; cammina dietro di me. Non sei tu che devi indicarmi la strada che devo percorrere per realizzare la volontà del Padre mio. Cerca piuttosto tu di metterti in sintonia con i pensieri di Dio che non sempre corrispondono a quelli degli uomini.
    A questo punto è lecito chiedersi: i cristiani hanno sempre tenuto in considerazione questo rimprovero di Gesù a Pietro, cioè di seguire i suoi passi e non di ostacolare il percorso previsto da Dio? Di osservare i suoi insegnamenti e non di stravolgerli per accondiscendere alle mode del tempo? 1) Gesù ci ha insegnato che esiste il paradiso, quello che ha promesso al buon ladrone: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43), luogo dove le anime vivranno beate alla presenza di Dio; ma ci ha insegnato anche che esiste l’inferno, luogo creato “per il diavolo e i suoi seguaci” (Mt 25,41). Come mai oggi nella predicazione non si parla mai della possibilità per gli uomini che rifiutano consapevolmente Dio e le sue direttive, di divenire dannati per l’eternità ed espiare le pene dell’inferno? A cosa serve addolcire gli ammonimenti del Vangelo se non per ingannare e illudere quanti potrebbero invece prendere sul serio gli insegnamenti di Gesù? 2) Oggi nella predicazione si parla, con molta enfasi, solo della Misericordia di Dio, ignorando quasi volutamente la Giustizia con cui renderà a ciascuno il premio o il castigo secondo le proprie opere: “Il Figlio dell’uomo, verrà nella gloria del Padre suo con i suoi araldi e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere” (Mt 16,27; Rom. 2,6; 2Tm 4,14; Ap 22,12). Nella parabola del figlio prodigo (Lc. 15,11-24), non risulta che il padre sia uscito di casa a rincorrere il figlio ridotto in miseria per trascinarlo con la forza verso la casa paterna, ma che si mise in paziente attesa affinché il figlio si decidesse di ritornarvi. Non si capisce perché Dio debba obbligare gli uomini ad andare a vivere da Lui, dato che sono stati creati liberi di decidere il loro destino eterno. Tutti siamo chiamati alla vita eterna, ma tocca ad ognuno di noi aderirvi. 3) Gesù è venuto al mondo per indicarci, attraverso i suoi insegnamenti e la sua testimonianza, la strada da percorrere per riavere quell’immagine di Dio deturpata dalle scelte errate dei nostri progenitori all’origine dell’umanità. Il suo invito è: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48); “E siccome Colui che vi ha chiamati è santo - esorta san Pietro nella sua prima lettera - voi pure dovete essere santi in tutta la vostra condotta, come sta scritto: Sarete santi, perché io, il Signore, sono santo (1Pt 1,15). Non si capisce perché, oggi, nei confronti di una cultura omosessuale imperante e ossessionante la predicazione non solo tace, ma sembra quasi, che con quel “chi sono io per giudicare un gay…”, la giustifichi, quando invece san Paolo, di fronte a tale problema presente nella sua società non lascia spazio ad ambiguità: “Quelle donne che hanno cambiato il rapporto naturale in quello che è contro natura… e gli uomini pure che hanno abbandonato l’uso naturale della donna, commettendo turpitudini maschi con maschi, ricevendo in se stessi la mercede meritata del loro pervertimento, Dio li ha abbandonati.” (Rom 2,26-27). Il cardinale G. Biffi si domanda a proposito: Questa lettera di san Paolo “è una pagina del libro ispirato, che nessuna autorità terrena può costringere a censurare. E neppure ci è consentita, se vogliamo essere fedeli alla parola di Dio, la pusillanimità di passarla sotto silenzio per la preoccupazione di apparire non “politicamente corretti”. Domando in particolare ai teologi, ai biblisti e ai pastoralisti. Perché mai in questo clima di esaltazione quasi ossessiva della Sacra Scrittura il passo paolino Rom 1,21-32 non è mai citato da nessuno? Come mai non ci si preoccupa un po’ di più di farlo conoscere e ai credenti e ai non credenti, nonostante la sua evidente attualità? (“Memorie e disgressioni di un italiano cardinale”, di Giacomo Biffi Ed. Cantagalli p.610-612). Che sia chiaro. Gesù non ha giudicato la peccatrice adultera, però l’ha ammonita: “Va', e d’ora in poi non peccare più” (Giov 8,11). È vero che nessuno di noi ha il diritto di giudicare un fratello gay, ma ha il dovere di ricordargli che è tenuto anche lui ad adeguarsi alla statura di Cristo, se intende vivere la fede cristiana (Ef 4,13). Se non lo si fa, gli si manca di carità. 4) Nel vangelo di Matteo si viene a conoscenza della disputa avvenuta tra Gesù e i farisei. Quest’ultimi sostenevano la validità del divorzio concesso da Mosè su richiesta del popolo, mentre Gesù ribadiva con forza che quella concessione fatta da Mosè fu semplicemente un abuso, concesso senza il volere divino. “Perciò io vi dico - ribadì -: chi rimanda la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio, e chi sposa la ripudiata commette adulterio. L’uomo non può dividere ciò che Dio ha unito” (Mt 19,1-9). Va fatto presente che Gesù si rivolgeva a una società che aveva legalizzato da tempo il divorzio, ritenuto quasi una concessione divina. Si rimane perplessi sentire ai nostri giorni un alto prelato dichiarare a un giornale tedesco che “È vero che Gesù ha dichiarato il dovere di non dividere quel che Dio ha unito, però è sempre possibile interpretare” (cfr. “Questo papa piace troppo” di Gnocchi & Palmaro, Piemme. pag. 27). Cioè, secondo questo prelato, ai nostri giorni è possibile correggere una direttiva divina solo perché la gente manifesta con i fatti l’incapacità di osservarla. Lui, come Pietro ieri, si sente autorizzato a consigliare al Maestro divino quale strada si debba percorrere. Va ricordato a questo prelato che purtroppo, oggi, forse a causa della scarsa testimonianza data dai discepoli di Cristo, molti fedeli hanno preferito adeguarsi alla mentalità del mondo piuttosto che a quella di Dio. Pietro, forse per eccesso di amore, cercò di dissuadere il Signore dal compiere la sua vocazione, ma Gesù non tenne conto di questo sentimento e lo ammonì severamente, ordinandogli di mettersi dietro di Lui, cioè di attenersi alla volontà divina, a pensare secondo la mente di Dio e non secondo quella degli uomini. A Dio non interessano le piazze ripiene di gente esaltata che grida unanime: “Osanna al figlio di David!” (cfr Mt 21,9). A Lui interessano dei figli che lo riconoscano come loro Padre divino e si rendano disponibili a compiere la sua volontà: “Non chi mi dice: “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli; ma solo colui che compirà la volontà del Padre mio, che è nei cieli” (Mt 7,21). Dopo aver rimproverato Pietro, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. La dottrina di Cristo non la si interpreta, caro prelato, ma la si carica sulle proprie spalle e, con essa, ci si incammina dietro a Cristo, nostro Signore.
    Haxel and Anthos like this.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

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  2. #2
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Biffi si fa una domanda giusta ( e se la prende un po' con tutti , a quanto pare ) ma - forse- c'e' anche una possibile risposta . il cristianesimo non coincide con il paolesimo.


    Inviato da Anthos

  3. #3
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Biffi si fa una domanda giusta ( e se la prende un po' con tutti , a quanto pare ) ma - forse- c'e' anche una possibile risposta . il cristianesimo non coincide con il paolesimo.


    Inviato da Anthos
    Ecco proprio questa è teologia a proprio uso e consumo, prendo e scarto ciò che mi piace, proprio l'atteggiamento mondano condannato da Gesù.
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  4. #4
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Sono posti due punti interessanti:
    1) la mancanza di una condanna del peccato di sodomia, che è cosa diversa dalla tendenza, in quanto presuppone un'azione consapevole.
    La rilevazione dell'oggettiva anteticità di tale tendenza rispetto al bene della persona.
    La possibilità della sublimazione di tale tendenza: come l'ira è una tendenza negativa però può essere dominata e utilizzata per difendere dalle ingiustizie, così l'omosessualità può essere orientata nella compassione verso l'altro e nell'amicizia profonda e leale, che abbia l'argine nel rispetto del corpo dell'altro e nel giusto ordine degli affetti e dell'amore, anche attraverso dei segni e dei gesti opportuni.
    Questo è il grande compito di oggi insieme ad una grande chiamata alla castità in tutte le condizioni, anche quelle matrimoniali (con la specificità propria dello status che compete ad ognuno), nella riscoperta del valore di questa virtù, abbandonata in tutti gli ambiti, e foriera della crisi nel clero peraltro.
    2) la possibilità di essere segno di contraddizione anche di fronte a pratiche largamente diffuse, anche risalenti nel tempo.
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  5. #5
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    A me sembra che il titolo non collimi con il contenuto del testo, nel senso che la critica di Gesù a Pietro riguardi il suo approccio impulsivo, di chi vuole aiutare il Disegno di Dio ragionando poco. Sicuramente la religione non può essere comoda, a volte può essere divertente, certamente non deve essere ingenua, essa cioè chiede e offre (tramite lo Spirito Santo) intelligenza.

  6. #6
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Collima nella misura in cui ci sono dei passaggi dell'articolo che sottolineano come la religione di Cristo sia religione di santificazione, abnegazione e sforzo su di se e verso gli altri, e non una consolazione permissivista come spesso alcuni prelati cercano di farla apparire perchè pensano così di attrarre più fedeli.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Concedimi comunque di affermare che il titolo richiama una visione sacrificale della religione che in certi tratti la Chiesa stessa non riconosce più. Siamo nel Giubileo della misericordia, e la misericordia è un attributo di consolazione. Il punto è che la fede va oltre il sacrificio, e senza la comprensione di questo oltre il sacrificio è vano, nello stesso tempo anche un'esperienza di peccato può diventare lo strumento per percepire quello che c'è oltre. Mettere il sacrificio al centro ti può porre nella condizione di quei lavoratori della vigna che hanno lavorato tutto il giorno e protestano perché sono pagati come quelli dell'ultima ora.

  8. #8
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Citazione Originariamente Scritto da saltarellicristiano Visualizza Messaggio
    Concedimi comunque di affermare che il titolo richiama una visione sacrificale della religione che in certi tratti la Chiesa stessa non riconosce più. Siamo nel Giubileo della misericordia, e la misericordia è un attributo di consolazione. Il punto è che la fede va oltre il sacrificio, e senza la comprensione di questo oltre il sacrificio è vano, nello stesso tempo anche un'esperienza di peccato può diventare lo strumento per percepire quello che c'è oltre. Mettere il sacrificio al centro ti può porre nella condizione di quei lavoratori della vigna che hanno lavorato tutto il giorno e protestano perché sono pagati come quelli dell'ultima ora.
    Io non ci ho capito nulla di quello che hai scritto, non è che mi puoi spiegare meglio?
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  9. #9
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    Predefinito Re: La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Citazione Originariamente Scritto da saltarellicristiano Visualizza Messaggio
    Concedimi comunque di affermare che il titolo richiama una visione sacrificale della religione che in certi tratti la Chiesa stessa non riconosce più. Siamo nel Giubileo della misericordia, e la misericordia è un attributo di consolazione. Il punto è che la fede va oltre il sacrificio, e senza la comprensione di questo oltre il sacrificio è vano, nello stesso tempo anche un'esperienza di peccato può diventare lo strumento per percepire quello che c'è oltre. Mettere il sacrificio al centro ti può porre nella condizione di quei lavoratori della vigna che hanno lavorato tutto il giorno e protestano perché sono pagati come quelli dell'ultima ora.
    Il sacrificio di Cristo è al centro della nostra religione, non a caso il nostro simbolo è Gesù crocifisso. La fede va oltre il sacrificio poiché dal sacrificio deve passare per giungere al di là.
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  10. #10
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    Predefinito La religione di Cristo non è né deve essere comoda o divertente.

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Ecco proprio questa è teologia a proprio uso e consumo, prendo e scarto ciò che mi piace, proprio l'atteggiamento mondano condannato da Gesù.
    Paolo non e' la reincaranazione o un alter ego di Gesu'
    grande figura , sicuro e anche complessa
    Pietro non e' da meno di Paolo

 

 
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