Re: Veganismo, risvolti psicologici
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Troll
ovviamente solo i gonzi anticlericali stanno a perdere tempo anziché appoggiarsi al sistema di potere e suggestione della Chiesa, tra l'altro si innervosiscono quando gli italiani traggono tutte le conseguenze dal fatto che in fondo quelle che raccontano i preti sono semplici fole (dato che li preferirebbero devoti al dovere come le loro figure alla Ernesto Rossi, Leo Valiani e Giacinto Pannella che ha appena raggiunto il Valhalla di coloro che hanno dedicato la vita all'impegno civile anziché spartire prebende coi vescovi)
https://www.youtube.com/watch?v=4iKYB6YeQB4
Come dire:
Prete: dovete essere caritatevoli perché il signore vi premierà in paradiso.
Antiprete altruista: il cristianesimo è falso! Non dovete essere caritatevoli perché lo dice il prete, ma perché bisogna essere caritatevoli perché tutti vivremo meglio.
Uomolupo:Si ma perché mi dovrebbe interessare? Facciamo che io sto meglio e gli altri stanno peggio.
Antiprete Altruista:Sei cattivo, chi te lo fa fare?
Uomolupo:Il fatto che sto meglio.
Re: Veganismo, risvolti psicologici
ma infatti in genere i "razionalisti laici" sono spesso costretti a ricorrere ad argomentazioni tipo fantakarma
Re: Veganismo, risvolti psicologici
A quel punto l'antiprete diventa anche lui dogmatico e si richiama a un non precisato benessere comune di ricompensa. Che è tipo il paradiso. Lontano come concezione, vacuo come proposta ma con la stessa promessa di far stare male il singolo in vita mediante sacrificio.
Quindi abbiamo scambiato una religione di assistenza con un'altra religione di assistenza, che però non ne ha neanche l'eleganza e la storia. Ne sa secolarizzarsi come ha fatto la religione cristiana per venire incontro ai dati di fatto.
Re: Veganismo, risvolti psicologici
Al limite il razionalista laico dovrebbe arrendersi e ammettere di voler creare quel tipo di società solo perché lo fa sentire meglio emozionalmente. Cioè un argomento irrazionale che non ha valore gerarchico superiore ad altri.
Re: Veganismo, risvolti psicologici
Ma questo chiaramente lo ritengo tutto un discorso che non tiene conto che non esiste libertà di scelta.
Re: Veganismo, risvolti psicologici
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ಠ_ಠ
Al limite il razionalista laico dovrebbe arrendersi e ammettere di voler creare quel tipo di società solo perché lo fa sentire meglio emozionalmente. Cioè un argomento irrazionale che non ha valore gerarchico superiore ad altri.
L'ultima spiaggia su cui si rifugiano tizi come pseudovector spalleggiato da @Keynez, è la roba dei neuroni specchio @Troll
Re: Veganismo, risvolti psicologici
Almeno non mi faccio i cloni come Amerigo Dumini che poi chiama in aiuto pure Troll con la sua potente supercazzola sofistica che prende l'avversario per sfinimento.
Re: Veganismo, risvolti psicologici
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ಠ_ಠ
Ma questo chiaramente lo ritengo tutto un discorso che non tiene conto che non esiste libertà di scelta.
il tuo determinismo non fa che sottolineare la rivelanza dei giochi di manipolazione che possono far fare alle persone quello che vogliamo da loro rendendole come servono a noi
Re: Veganismo, risvolti psicologici
ovviamente essere mossi dai neuroni specchio (o analoghe meccaniche biologiche) non è una superstizione ma un cieco istinto simile all'incontrollabilità della diarrea; a essere invece un costrutto sociale è il tabù che riusciamo a instillare nei babbei presso i quali riusciamo a far provare colpa e vergogna della propria "sociopatia" (e.g. chi si sente "incoerente" perché accarezza il gatto e mangia il maiale e si fa impressionare da un tale "problema")
Re: Veganismo, risvolti psicologici
dire che l'empatia dell'uomo buono è una "superstizione" è come dire che la diarrea è una superstizione; non lo è, è invece uno stimolo impellente di natura organica che colpisce chi ne è afflitto
certo quando l'handicappato (nel senso degli handicap innati che gli impediscono di fare cose che gli altri fanno come mangiare la carne) escogita pseudoconcetti per far sentire in "errore" ("deviante", "estraneo al retto ordine del cosmo") chi è esente dai suoi handicap allora non si parla più di diarree fisiologiche ma di fantaconcetti culturali ("costruzioni sociali" come usa dire adesso)