Per chi lavora e produce ricchezza, avere a che fare con lo Stato italiano è mille volte più pericoloso che avere a che fare con la mafia.
Ecco uno dei tanti casi di infame taglieggiamento.
LA MIA STORIA INCREDIBILE CON LO STATO-MAFIA
11 maggio 2016
DI LUCIANO STURARO
Sono stato un medio imprenditore, credo di essere stato un contribuente/cittadino modello. Ho pagato tasse da morire, subito il peso della burocrazia stupida e invidiosa e quando la magistratura mi ha attenzionato è sempre finita senza ombra alcuna. Ho sempre lottato senza compromessi e nulla mi faceva paura.
Alle banche con cui operavo e dalle quali ho avuto grande fiducia, che comunque pagavo profumatamente, dicevo sempre: “Non garantisco che con me non perderete il denaro che mi prestate, ma se succederà sappiate che io resterò in “braghe di tela” (povero)”. Al Collegio Sindacale, perché sempre le mie società lo prevedevano, dicevo ripetutamente: “Contollatemi come se foste la Guardia di Finanza”.
Nell’estate 2007 è iniziata la crisi dell’edilizia, in cui operavo con apprezzabile successo, le vendite sono cadute verticalmente, ragione per cui ho subito attivato un contratto di vendita immobiliare a riscatto, molto particolare e innovativo, che ha riscontrato un buon successo e le vendite sono riprese in modo soddisfacente. Intuendo comunque che la crisi sarebbe stata lunga e difficile, nell’estate 2008 ho richiesto e ottenuto da 2 Banche finanziamenti chirografi per 2 milioni di euro, inoltre ho ceduto il 25% della proprietà del gruppo, ricevendo liquidità con la quale ho sottoscritto con i nuovi soci un aumento di capitale di 1,5 milioni di euro.
Nell’estate 2009, concretizzatasi poi a febbraio 2010, ho venduto la casa che doveva essere quella della mia vecchiaia (unica proprietà personale significativa, oltre alla proprietà del gruppo imprenditoriale) e immesso nell’attività ulteriore liquidità per circa 1 milione di euro. Quindi ho comprato una casa più modesta, facendo un mutuo di circa l’80% del prezzo pagato.
Fatto ciò, anche con notevole travaglio psicologico di mia moglie e mio, credevo che nulla potesse mettere a rischio il gruppo, anche se eravamo tutti, i miei nuovi soci ed io, consapevoli che l’attività doveva essere ridimensionata, per fatturato e dipendenti/collaboratori e in tal senso ci stavamo attivando senza particolare apprensione.
Ebbene il 25 agosto 2010, tra l’altro giorno dell’anniversario di matrimonio, inizia un’ispezione/verifica fiscale della Guardia di Finanza, che termina a metà ottobre e che fa seguito ad un’altra ispezione dell’Agenzia delle Entrate, fatta alcuni anni prima, che praticamente nulla aveva riscontrato. Tale ispezione fiscale fu arrogante, stupida e delinquenziale e il risultato fu un Processo Verbale di Constatazione che supponeva un imponibile IRPEG evaso di circa 1.2 milioni di euro e un’evasione IVA per circa 60 mila euro.
L’Agenzia delle Entrate fece proprio tale verbale e diede il via ad Avvisi di Accertamento a diversi soggetti, data la ristretta base sociale del gruppo imprenditoriale.
Avremmo dovuto pagare:
– circa 400 mila euro, oltre a penali e interessi, in capo alla società presunta evasore;
– circa 350 mila euro, oltre a penali e interessi, in capo alla società capogruppo;
– circa 200 mila euro, oltre a penali e interessi, ciascuno mia moglie ed io, quali unici soci della capogruppo.
Non fu possibile giungere all’accordo di adesione con l’Agenzia delle Entrate, che io proponevo al 10% e loro erano disponibili sul 50/60%, ragione per cui decisi di fare ricorso in Commissione Tributaria Provinciale.
Il ricorso fece emergere il problema in tutta la sua dirompenza, perché le Banche, già allarmate ed irrigidite per l’ispezione/verifica della Guardia di Finanza, riducono operatività e affidamenti e mi obbligano, in accordo con il Collegio Sindacale, giustamente, a mettere in bilancio poste passive per circa 3 milioni di euro, nell’eventualità che il ricorso non fosse stato favorevolmente accolto. Era ormai la primavera 2012 e la situazione patrimoniale del gruppo, che era già stata messa alla prova da tre svalutazioni annuali delle rimanenze, in parte mitigate dagli utili operativi, non resse il peso di tali poste passive e, anche per carenza di liquidità dovuta alla riduzione degli affidamenti bancari, portai i libri contabili in Tribunale e fu fallimento.
A maggio 2012 pensai anche di farla finita. Non lo feci per diversi motivi che qui non voglio dire. Decisi di reagire e trovai in mia moglie una forza ed un sostegno inaspettati, se pure non avessi mai avuto dubbi sull’eccezionale persona che è.
Il ricorso in Commissione Tributaria Provinciale e la sospensiva del pagamento di un terzo non furono accolti, per cui il curatore fallimentare subentrato propose appello in Commissione Tributaria Regionale e, sulla promessa dell’avvocato che non avremmo pagato spese legali, proponemmo appello anche mia moglie ed io.
Inutile dire che io e mia moglie siamo in rovina, nulla abbiamo salvato, la casa in cui viviamo sarà venduta dalle banche, perché non abbiamo più pagato le rate del mutuo in quanto tutto è stato pignorato e disponiamo solo della mia pensione decurtata di un quinto circa.
Ebbene due settimane fa l’avvocato mi dice che il ricorso è stato accolto nella forma più ampia e favorevole possibile, inoltre dalla lettura della sentenza, che ho avuto solo alcuni giorni fa, emerge che gli agenti della Guardia di Finanza hanno commesso di certo il reato di falso ideologico e forse altri reati.
ORA SI APRE UNO SCENARIO NUOVO, PROCEDERÒ IN TUTTE LE SEDI POSSIBILI, AFFINCHÈ CHI HA SBAGLIATO PAGHI PENALMENTE E LO STATO MI RISARCISCA DI TUTTI I DANNI MATERIALI E MORALI CAUSATI. INOLTRE ANCHE L’AZIONE DI DENUNCIA CHE DA TEMPO STO PORTANDO AVANTI RICEVERÀ GRANDE IMPULSO.
LA MIA STORIA INCREDIBILE CON LO STATO-MAFIA | Movimento Libertario





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