1922: Il Re decide di inviare l'esercito contro Mussolini e respinge il colpo di stato della marcia su Roma. Seguono violenze e rivolte fasciste in tutta Italia.
In risposta a questo si forma un governo di sicurezza nazionale formato da Popolari e Liberali per arginare la crisi. Premier è l'anziano Giolitti.
1922-1925: il Governo di unità nazionale approva misure straordinarie di sicurezza pubblica e riforma la legge elettorale tornando al vecchio uninominale a doppio turno, dato che sia i Liberali lo vedevano come un possibile ritorno alla loro egemonia prima del "suicidio" del 1919 e i Popolari, con rozzi calcoli effettuati da alcuni professori cattolici, convinti di poter in realtà essere loro i reali vincitori.
1925: il PSI e il PCdI organizzano scioperi e manifestazioni per chiedere un ritorno alle urne, dato che il governo transitorio di Giolitti oramai dura da 3 anni e nel 1926 vi sarebbe la scadenza della legislatura.
Il governo propone misure liberiste per l'economia al fine di rilanciare il Paese ancora stagnante dopo la guerra, il cd Decreto Einaudi passa per un solo voto alla Camera dato che molti Popolari di istanze sociali votano contro. Il governo Giolitti entra in crisi e il Re convoca le elezioni per la primavera del 1926.




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