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Discussione: Rinascita sciita, terrorismo sunnita

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    Predefinito Rinascita sciita, terrorismo sunnita

    L'Intellettuale Dissidente / Rassegna Stampa

    Rinascita sciita, terrorismo sunnita

    L’accordo sul nucleare con l’Iran siglato dal Cinque più Uno e la battaglia dei russi accanto ad Assad in Siria fanno capire che la “rinascita” sciita non può più essere ignorata o relegata nello scantinato dei reietti. Ma sarebbe anche ora di tagliar corto col ritornello della guerra tra sciiti e sunniti. Quello che devasta il Medio Oriente è l’impazzimento del mondo sunnita, la sua deriva verso un ordinario e quotidiano estremismo, l’indissolubile (a quanto pare) legame tra Stati ricchissimi e organizzazioni terroristiche sempre nuove e potenti. Anche chiamare i problemi col loro nome serve a risolverli.
    di Fulvio Scaglione - 13 maggio 2016


    “Piove Governo ladro” e “c’è la guerra tra sciiti e sunniti”. Questi luoghi comuni sono diventati quasi equivalenti e il secondo ormai sta alla politica del Medio Oriente come il primo sta alla politica in generale. L’altro giorno, tre bombe piazzate dall’Isis nel cuore dei quartieri sciiti di Baghdad (una in un mercato, davanti a un salone di bellezza, per una strage di donne) hanno fatto più di 100 morti. Come 1,2 massacri del Bataclan, per intenderci. E se diamo un’occhiata ai dati dell’Onu, scopriamo che nel mese di aprile nella sola capitale irachena sono morti di terrorismo 232 civili (pari a 2,6 Bataclan), mentre in marzo in tutto l’Iraq i morti per terrorismo erano stati 1.119 (pari a 12,6 Bataclan). In febbraio i civili ammazzati erano invece stati 670 (7,5 Bataclan). Ed è dal 2003 che va avanti così, con il terrorismo sunnita che colpisce alla cieca la popolazione sciita.
    Si continua però a ripetere con grande serietà e serenità che c’è una guerra tra sciiti e sunniti. Ci si richiama, per questo, al grande scisma islamico che si fa risalire alla morte di Alì, quarto califfo “ben guidato”, genero di Maometto, ucciso nel 661 all’età di 62 anni, e ancor più a quella di suo figlio Hussein, massacrato con tutta la famiglia a Kerbala (Iraq) nel 680. Diciamo pure che sia così. Ma allora diciamo anche che da quelle date gli sciiti (assoluta minoranza nel mondo islamico, circa il 10%) sono stati, per tredici secoli, i reietti, i perseguitati. E che in tutto quel lasso di tempo la prima guerra definibile “tra sciiti e sunniti” è stata quella tra l’Iraq di Saddam Hussein (sunnita e guida del dominio della minoranza sunnita in Iraq) contro l’Iran dell’ayatollah Khomeini (a indiscutibile maggioranza sciita), negli anni 1980-1988. Con gli sciiti iracheni, peraltro, fedeli alla bandiera patria nonostante che odiassero Saddam con tutte le loro forze.
    Ho detto “tredici secoli” perché, in effetti, è esistito anche un secolo sciita, quello che coincide con le fortune della dinastia ismailita (sciiti settimani, ovvero devoti al settimo imam, Ismail appunto) dei Fatimidi, più o meno tra il 900 e il 1150, quando gli sciiti (in varie forme e sette) controllavano Iraq, l’attuale Iran del Sud, il Golfo Persico, l’Africa del Nord. Ma fu un secolo, appunto: un secolo su quattordici.
    Quindi, cominciamo a precisare che se c’è uno scontro in atto tra sciiti e sunniti, questo è più che recente. È dell’altro ieri. E viene innescato, nel 1979, dalla vittoria della rivoluzione islamica (sciita, appunto) in Iran grazie all’ayatollah Khomeini. Nel 1980 Hafez al Assad sfugge a un attentato dei Fratelli Musulmani (che poi reprime nel sangue) e nel 1982 in Libano, durante il conflitto con Israele, si forma e si tempra Hezbollah, il Partito di Dio, i cui militanti sono non a caso addestrati dalle Guardie della Rivoluzione Islamica.
    La vera rivincita sciita comincia lì, in quei tre anni. Ed è rivincita politica, militare, sociale. I sunniti hanno fatto di tutto per bloccarla. E sono stati in tutto aiutati dall’Occidente: prima della guerra contro l’Iran, armando in ogni modo Saddam Hussein, e durante quella guerra. Imbottendo di armi Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Mettendo tra i terroristi e gli “Stati canaglia”, guarda caso, i movimenti armati e gli Stati sunniti.
    Questo ovviamente non vuol dire che Siria, Libano (attraverso Hezbollah) e Iran non abbiamo praticato il terrorismo o aiutato chi lo praticava. Ma altrettanto, e su scala molto maggiore, è stato fatto dai Paesi sunniti, che non sono mai finiti sulla lista nera, non hanno mai subito sanzioni, non sono mai stati perseguiti in alcun modo. Anche in Iraq, il governo sciita di Nuri al-Maliki ha dato pessima prova di sé, occupando il Paese, discriminando in ogni modo i sunniti, deportandoli di fatto da una città una volta mista come Baghdad, col tempo ridotta a un quasi monopolio sciita. Ma l’Unami (la missione di assistenza all’Iraq delle Nazioni Unite) ci dice che dal 1 gennaio 2014 al 31 ottobre 2015 i morti civili in Iraq sono stati quasi 19 mila e sono stati in grande maggioranza sciiti. 19 mila morti equivalgono a 213,5 stragi del Bataclan in un anno e mezzo.
    L’accordo sul nucleare con l’Iran siglato dal Cinque più Uno (i Paesi del Consiglio di Sicurezza Onu, Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, più la Germania per la Ue) e la battaglia dei russi accanto ad Assad in Siria fanno capire che la “rinascita” sciita non può più essere ignorata o relegata nello scantinato dei reietti. Ma sarebbe anche ora di tagliar corto col ritornello della guerra tra sciiti e sunniti.
    Quello che devasta il Medio Oriente è l’impazzimento del mondo sunnita, la sua deriva verso un ordinario e quotidiano estremismo, l’indissolubile (a quanto pare) legame tra Stati ricchissimi e organizzazioni terroristiche sempre nuove e potenti. Anche chiamare i problemi col loro nome serve a risolverli.


    Fonte:
    Gli occhi della guerra


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    Predefinito Re: Rinascita sciita, terrorismo sunnita

    così khoemini nella sua famosa lettera a gorbaciov

    Nel Nome di Dio Clemente e Misericordioso

    Egregio Signor Gorbaciov, Presidente del Presidium del Soviet Supremo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, auspico a Lei e al popolo sovietico felicità e prosperità.

    Poiché da quando è stato eletto alla dirigenza dell’Unione Sovietica si avverte che Lei, nell’analisi degli accadimenti politici del mondo, in particolare in relazione ai problemi dell’Unione Sovietica, è venuto a collocarsi in una fase nuova, di revisione, di cambiamento, di mutamento di condotta e, poiché il Suo coraggio e la Sua audacia nell’affrontare la realtà del mondo potrebbero essere fonte di trasformazioni e di mutamenti negli equilibri attualmente imperanti, ho ritenuto necessario sottolineare alcuni punti.

    Anche se il limite delle Sue nuove riflessioni e decisioni potrebbe essere costituito dal fatto che esse siano solo un modo per risolvere problemi di partito e, accanto ad essi, alcune difficoltà del Suo popolo, pur in questa misura, il coraggio di procedere alla revisione di una ideologia che da anni teneva prigionieri in una fortezza di ferro i figli rivoluzionari della terra è lo stesso degno di lode. Se il Suo pensiero si innalzerà al di sopra di questo fatto contingente, la prima cosa che sicuramente Le recherà successo è la messa in atto di una revisione della politica dei Suoi predecessori, politica che ha portato a cancellare Dio e la religione dalla società. Ciò ha costituito certamente il più grave danno inferto al popolo sovietico. Sappia che un approccio reale con gli accadimenti del mondo non è concepibile che per questa via.

    Ovviamente è possibile che, a causa dei metodi sbagliati e dell’operato dei precedenti uomini di governo comunisti in campo economico, si affacci l’immagine del verde giardino del mondo occidentale. La verità è tuttavia altrove. Se in questa circostanza si limiterà a un mero sciogliere i nodi gordiani dell’economia comunista e socialista ricorrendo alle regole del capitalismo occidentale, non solo non curerà i mali della Sua società, ma sarà altresì necessario che altri venga a porre rimedio ai Suoi errori. Oggi infatti, se per quanto riguarda i metodi economici e sociali il marxismo è giunto a un vicolo cieco, anche il mondo occidentale si trova in difficoltà di fronte a questi stessi problemi, sebbene in forme diverse, oltre a dover fronteggiare altre difficoltà.

    Egregio Signor Gorbaciov, bisogna aprire gli occhi alla verità. La difficoltà principale del Suo Paese non è costituita dal problema della proprietà, dell’economia e della libertà. Il vostro problema è l’assenza di una vera credenza in Dio, lo stesso problema che ha trascinato o trascinerà l’Occidente in un vicolo cieco, nel nulla. Il vostro problema principale è la lunga lotta contro Dio, contro la Fonte dell’esistenza e della creazione.

    Egregio Signor Gorbaciov, è chiaro a tutti che d’ora in poi bisognerà cercare il comunismo nei musei della storia politica del mondo. Il marxismo, infatti, non rappresenta una risposta a nessunissimo reale bisogno dell’uomo. Si tratta di una dottrina materialistica e col materialismo non si può certo far uscire l’umanità dalla crisi provocata proprio dalla non credenza nello spirito. E’ questo il male principale della società umana, all’Est come all’Ovest.

    Egregio Signor Gorbaciov, è possibile che per molti versi Lei, apparentemente, non abbia volte le spalle al marxismo e che ancora, in futuro, nei Suoi discorsi esponga la Sua piena credenza in esso. Ma Lei sa che, in realtà, non è così. Il Capo della Cina ha inferto al comunismo il primo colpo, Lei il secondo e, a quanto pare, l’ultimo. Oggi al mondo non esiste più qualcosa chiamato comunismo. Ma da Lei voglio davvero che nell’abbattere le mura delle illusioni marxiste non vada a cadere nella prigione dell’Occidente e del Grande Satana.

    Spero che troverà la vera gloria costituita dall’aver spezzato via dalla storia e dal Suo Paese gli ultimi sedimenti imputriditi creati nel mondo comunista da settant’anni di deviazioni. Oggi ormai anche i governi che si muovono nella vostra stessa direzione, il cui cuore batta e per la patria e per i loro popoli, non sono più disposti a impiegare le ingenti risorse dei loro paesi, i prodotti del sottosuolo per dimostrare i successi del comunismo, le cui ossa si stanno sgretolando con uno scricchiolio che è già giunto alle orecchie dei loro figli.

    Signor Gorbaciov, quando dai minareti di alcune vostre repubbliche, dopo settant’anni, si è levato il grido Allah Akbar e la testimonianza di fede nella missione dell’ultimo Profeta (che la pace sia con lui e con i suoi Discendenti), tutti i seguaci del puro Islam mohammadiano hanno pianto di entusiasmo. Per questo ho ritenuto necessario richiamare alla Sua attenzione questo problema, per invitarla a riflettere ancora una volta sulle due visioni del mondo, quella materialistica e quella ispirata alla dottrina dell’unità divina.

    I materialisti considerano i sensi criterio di conoscenza su cui si fonda la loro concezione del mondo: ciò che non viene percepito attraverso i sensi è ritenuto estraneo all’ambito della scienza. Essi concepiscono l’esistente come equivalente al materiale: ciò che non è materiale per loro non esiste. Di conseguenza il mondo metafisico, l’esistenza di Dio, la Rivelazione, la Missione profetica, la Resurrezione sono stimati null’altro che fiabe. Il criterio di conoscenza su cui si fonda la concezione monoteistica è costituito invece e al senso e dalla ragione. Ciò che è razionale, anche se non viene percepito dai sensi, rientra nel dominio della scienza. Di conseguenza l’esistente è costituito dal visibile e dall’invisibile, per cui anche ciò che non è materiale può esistere. Come il concreto presuppone l’astratto, così la conoscenza sensitiva è sostenuta da quella razionale. Il Santo Corano confuta il fondamento stesso della concezione materialistica. A coloro che pensano che Dio non esiste – ché, se così non fosse, sarebbe visibile – [II, 55], rivolge queste parole: (VI, 103). Ma lasciamo il diletto e santo Corano e le argomentazioni che esso offre riguardo alla Rivelazione Divina, alla Missione profetica e alla Resurrezione, ché Lei si trova ancora all’inizio del discorso. Non intendevo affatto trascinarLa nei meandri dei problemi filosofici, in particolare quelli della filosofia islamica. Mi limiterò soltanto ad esporLe uno, due esempi molto semplici, attinenti alla natura umana e alla coscienza da cui anche i politici possono trarre profitto.

    Il fatto che la pura materia, l’inanimato non abbiano coscienza di sé costituisce un assioma. Di qualunque cosa si tratti, sia esso un monumento di pietra o una statua di un corpo umano, le varie parti dell’oggetto in questione sono all’oscuro le une dalle altre. Al contrario, vediamo chiaramente che gli individui umani e gli animali sono consapevoli di ogni loro singola parte, sanno dove si trovano, che cosa succede nel loro ambiente e che cosa attraversa il mondo. Se ne deduce che nell’uomo e negli animali esiste qualcosa di diverso che è al di sopra della materia e da essa distinto, che sopravvive alla morte di questa.

    L’uomo, per sua natura, anela a ogni perfezione in modo assoluto. Lei sa bene come l’individuo ambisca a essere potenza assoluta del mondo. Egli non è lusingato da nessun potere che non sia tale. Se anche avesse tutto il mondo a disposizione, qualora gli si dicesse che esiste anche un altro mondo, per sua natura, desidererebbe possedere anche quello. L’individuo, per quanto sapiente possa essere, qualora gli si dicesse che esistono altre scienze, per sua natura, desidererebbe apprendere anche quelle. Deve quindi esistere un potere assoluto, una scienza assoluta a cui l’uomo dono il suo cuore.

    Esso è Dio Onnipotente. Noi tutti ce ne rendiamo conto, anche se non ne siamo consapevoli.L’uomo desidera raggiungere la Verità assoluta, annullarsi in Dio. L’anelito alla vita eterna, che è insito nella natura di ogni individuo, è un segno dell’esistenza di un mondo eterno esente dalla morte.

    Se Lei, Eccellenza, desiderasse approfondire questi argomenti, potrebbe impartire gli ordini necessari affinché gli esperti di queste discipline, oltre allo studio dei testi filosofici occidentali, si rivolgano anche agli scritti di filosofia peripatetica di Farabi e di Avicenna (che Dio ne abbia misericordia). Così sarà chiaro che il principio di causalità, su cui si fonda ogni conoscenza, appartiene alla sfera dell’intelligibile, non a quella del sensibile. Ciò vale, allo stesso modo, per la comprensione dei significati universali e per le leggi generali su cui si fonda ogni argomentazione. Potranno anche attingere ai libri di Sohravardi (che Dio ne abbia misericordia) sulla filosofia illuminativa, così spiegherebbero a Sua Eccellenza come il corpo e ogni altra esistenza materiale hanno necessità di un’illuminazione, di una Luce assoluta che prescinde dai sensi e come la comprensione esteriore della propria identità da parte dell’essenza umana non è un fenomeno sensoriale. E chieda ai vostri grandi professori di studiare la teosofia di Sadr ol Mota’alehin (che Dio si compiaccia di lui e lo ponga il Giorno del Giudizio nelle file dei profeti e dei virtuosi). Apparirà così chiaro che la verità scientifica è certamente un esistente che prescinde dalla materia. Ogni pensiero è immateriale e non è sottoposto alle leggi della materia.Non La voglio stancare ulteriormente e non Le citerò le opere degli gnostici, quali, soprattutto, Mohi ol Din Arabi. Se vorrà conoscere le argomentazioni di questo Grande, mandi a Qom alcuni dei Suoi brillanti esperti, ben ferrati in questo genere di problemi, cosicché, dopo alcuni anni, con l’aiuto di Dio, potranno comprendere quella profondità che è più sottile di un capello, che è costituita dai successivi stati della vera conoscenza.

    Egregio Signor Gorbaciov, dopo un cenno preliminare a questi problemi, Le chiedo di compiere un serio e approfondito studio dell’Islam, e questo, non perché l’Islam e i musulmani abbiano bisogno di Lei, ma per i valori superiori e universali di questa religione. Tali valori possono essere strumento di liberazione e di benessere di tutti i popoli, possono aiutare a sciogliere i nodi e le difficoltà fondamentali dell’umanità. Una seria riflessione sull’Islam potrebbe liberarLa per sempre dal problema dell’Afghanistan e da difficoltà di questo genere esistenti nel mondo. Noi consideriamo i musulmani di tutta la terra alla stessa stregua dei musulmani del nostro Paese e ci consideriamo partecipi del loro destino.

    Con la parziale libertà di culto concessa in alcune Repubbliche Sovietiche Lei ha dimostrato di non pensare più che la religione è l’oppio della società. A proposito, la religione che, di fronte alle superpotenze, ha reso l’Iran saldo come una roccia è forse l’oppio della società? La religione che vuole l’attuazione della giustizia nel mondo, che vuole liberare gli uomini dalle pastoie materiali e psichiche, è forse l’oppio della società? Sì, una religione che si faccia strumento attraverso cui porre a disposizione delle potenze, grandi o piccole, le risorse materiali e spirituali dei Paesi Islamici e non, una fede che gridi alla gente che la religione deve essere separata dalla politica, è sì l’oppio della società. Ma questa non è la vera religione, ma una religione che il nostro popolo chiama americana.

    Concludendo, dichiaro chiaramente che la Repubblica Islamica dell’Iran, che è il bastione più saldo dell’Islam nel mondo, può facilmente riempire il vuoto ideologico del vostro sistema.

    Il nostro paese, in ogni caso, come in passato, crede nei rapporti reciproci di buon vicinato e nutre per questo principio il più profondo rispetto. Che la pace sia con chi segue la Guida.Ruhollah al Musavi Al Khomeini 1° gennaio 1989
    بِسْمِ ٱللَّهِ ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ هَلْ أَتَىٰ عَلَى ٱلْإِنسَٰنِ حِينٌ مِّنَ ٱلدَّهْرِ لَمْ يَكُن شَيْـًٔا مَّذْكُورًا

  3. #3
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    Predefinito Re: Rinascita sciita, terrorismo sunnita

    Citazione Originariamente Scritto da Indra88 Visualizza Messaggio
    così khoemini nella sua famosa lettera a gorbaciov
    Chi ha mai detto che Khomeini è una guida spirituale? Chi ha mai affermato che gli anticapitalisti (comunisti, socialisti o d'altro orientamento) debbano aderire all'islam sciita? Qui si sta solo evidenziando che gli stati a guida sciita sono i nemici oggettivi dell'ISIS e di altre deleterie manifestazioni dell'islam.
    Socialismo patriottico

  4. #4
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    Predefinito Re: Rinascita sciita, terrorismo sunnita

    A parte che io non sono comunista, quindi non mi sento in alcuna contraddizione per l'articolo che ho postato, non è che aspettavamo qualcuno che ci dicesse che Khomeini, in quanto guida spirituale e religiosa islamica, non potesse essere comunista. E anche se fossi comunista non mi sentirei comunque in alcun imbarazzo, in quanto qui si vuole solo mettere in rilievo come, sia dal punto di vista dell'espandersi del fondamentalismo, che da quello più strettamente geopoltico, siano proprio le nazioni sunnite, molte delle quali "amche" di USA, Europa e, dulcis in fundo, Israele, a sostenere l'ISIS, al contrario degli sciiti che ne sono vittime, al pari di altre confessioni presenti nelle nazioni dalla sunna.
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