
Originariamente Scritto da
Defender
Mi sembra evidente che la nazione di dimensioni medie (che coinvolgono cioè tra una quarantina e una settantina di milioni di abitanti e da 300 a 500mila km quadrati), vista come un ente unitario sotto tutti i punti di vista, da quello spirituale a quello più prosaicamente economico, sia in una fase in cui è sottoposta a grandissime tensioni.
Da una parte, le necessità e le integrazioni a livello almeno subcontinentale quale è l'Europa, rendono meno significativo il ruolo delle "frontiere" in quanto confini, per trasformarle sempre più in meri limiti di giurisdizione ed efficacia delle leggi, dall'altra la costante sfida cui l'immigrazione extraeuropea sottopone le identità preformate, che sono di carattere per l'appunto rigidamente nazionale, fa (ri?)sorgere un sentimento di appartenenza a scala molto inferiore, producendo così una tensione tra Europa e "Regione", che sembra stritolare il concetto nazionale per come è tradizionalmente inteso e per come era incarnato soprattutto dalla dottrina politica francese e, sino a qualche anno fa, italiana.
Stanti le premesse, mi sembra necessario dotarsi o di nuove strategie per rinforzare la nazione, o di nuove dottrine per superarla agevolmente.