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  • 1 Post By Cuordy

Discussione: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

  1. #1
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    Predefinito Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

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    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    Eccellente, dovrebbe essere la priorità di chiunque formarsi una coscienza critica fuori dall'influsso mediatico.
    ϟ qualis vibrans


  3. #3
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    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    molto interessante


    Inviato da Anthos

  4. #4
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    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    il punto e' : emozione e ragione possono essere totalmente scisse?


    Inviato da Anthos

  5. #5
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    Predefinito Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    il punto e' : emozione e ragione possono essere totalmente scisse?


    Inviato da Anthos
    Direi scosse no, ma c'è qualcosa che guida, la ragione per discernere e capire la verità, le emozioni possono essere basate anche su menZogne
    ϟ qualis vibrans


  6. #6
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    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    esistono condizioni , potremo dire ' esperimenti naturali ' di questa scissione . vedasi il libro l'errore di Cartesio ( causa lesione traumatica dei lobi frontali ). questa scissione e' disadattativa .


    Inviato da Anthos

  7. #7
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    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione

    27ora: famiglie gay, felicità e frottole
    Credo che questo sia un buon esempio:
    27ora: famiglie gay, felicità e frottole

    104BY ENZO PENNETTA ON 17 MAGGIO 2016GENDER

    La scienza piegata alla propaganda, un chiaro esempio sul Corriere della Sera.

    E si tira in ballo anche l’evoluzione, un argomento col quale si può dire tutto e niente. Ma la scienza è un’altra cosa.

    Il dibattito attorno alla legge sulle unioni civili è incentrato su alcune parole chiave: famiglia, amore, omosessualità. Non è una discussione meramente politica, ma sociale, culturale, e scientifica. In questo dibattito si danno per scontati i significati dei termini: ma cosa è la famiglia, cosa è l’amore, non solo in termini sociali e culturali, ma anche biologici ed evoluzionistici, e, continuando, cosa è l’omosessualità e che tipo di rapporto ha, in termini psicologici, con la genitorialità?
    Con queste parole inizia un articolo pubblicato sul Corriere della Sera in data 14 maggio. Un articolo che si prefigge di fare chiarezza scientificamente sulla questione delle famiglie gay. Si affronta per cominciare il significato di “amore”, parola intorno alla quale ruota buona parte del discorso:
    Partiamo da cosa è l’amore. Forse qui la sfida è titanica.
    Dal punto di vista socio-culturale è un sentimento complesso, sembrerebbe avere una definizione soggettiva, che cambia in funzione di cultura, età (è evidente che gli adolescenti hanno una visione diversa dell’amore rispetto ad un padre di famiglia di 40 anni, così come ad un nonno di 80), esperienze personali (il nostro modo di amare cambia, evolve dire, talvolta viene impedito, per via delle esperienze relazionali che abbiamo), qualcuno vive per amore, qualcuno non ci crede…
    L’inizio è alquanto deludente, definire soggettivo il significato della parola “amore” è degno di un pessimo tema di uno studente svogliato. La parola “amore” infatti riassume, creando non poca confusione, tre distinti significati che erano invece ben chiari ai greci:1- eros era l’amore erotico, l’attrazione sessuale2- philia era l’amore inteso come amicizia3- agape infine cerca invece il bene dell’amato: è pronto alla rinuncia, al sacrificio.Queste tre accezioni non cambiano con l’età o con le culture, contrariamente a quanto affermato nell’articolo che anziché fare chiarezza compie un passo verso la scientificità di foglietto dei baci Perugina.
    Il punto di vista biologico ci viene in soccorso a fare chiarezza: l’amore definito essere un «Committment Device», ovvero lo strumento elaborato dall’evoluzionismo per permettere alla nostra specie, e a quelle animali, l’autoconservazione e l’evoluzione, facilitando il rapporto di coppia, sostenendo l’immane investimento che va fatto per crescere i figli, e, nella sua versione a lungo termine, l’amore romantico è alla base della durevolezza della famiglia, dell’intelligenza sociale e della cooperazione. L’amore in un’accezione neurobiologica è universale. È una forza, forse l’unica in natura, che permette di violare le regole dello spirito di autoconservazione: si muore e ci si fa uccidere per amore.Quindi, dal punto di vista neurobiologico, non v’è dubbio, alla base della famiglia c’è l’amore. Senza non può ( o forse dovremmo dire, non dovrebbe) esistere.
    Non si sa se per un lapsus freudiano l’amore “biologico” (sesso ndr) viene definito uno “strumento elaborato dall’evoluzionismo ” (sic!), cioè uno strumento elaborato dagli scienziati che studiano l’evoluzione!Se invece si intendeva dire che è uno strumento sviluppato con l’evoluzione per la sopravvivenza della specie potremmo essere d’accordo. E a maggior ragione siamo d’accordo su fatto che alla base della famiglia ci sia la riproduzione, anche se l’autore dell’articolo evita accuratamente di nominarla. Egli infatti parla di tutto ciò che accompagna la crescita dei figli ma non spende una parola su come essi vengano al mondo.Dopo aver dato qualche indicazione sul ruolo protettivo della famiglia l’articolo si pone la questione della omosessualità:
    Cosa è è l’omosessualità: l’omosessualità, dal punto di vista sociale, biologico ed antropologico, è una differenza individuale, come il colore della pelle, l’inclinazione politica, la predilezione per uno sport o un gusto alimentare. Nel 1973 l’omosessualità fu rimossa dalla bibbia degli psichiatri: il DSM, nell’allora versione II, (Manuale Statistico Diagnostico delle Malattie Mentali). Prima questa caratteristica individuale era vista come una devianza. Che ripercussioni ha l’omosessualità rispetto a famiglia, genitorialità e l’amore?Ci sono numerosi studi scientifici che suggeriscono come il cuore di un omosessuale possa amare forse anche di più, del cuore di un etero.
    Qui siamo allo stato confusionale. Affermare che l’omosessualità sia come il colore della pelle, geneticamente determinato, o come la predilezione per uno sport significa contraddirsi nello spazio di due righe. Cosa sia poi la “inclinazione” politica lo lasciamo agli esegeti. Certo se davvero esistesse una “inclinazione” politica dovrebbero essere riviste molte delle convinzioni su cosa sia la democrazia.La conclusione poi appartiene più al melodramma che alla scienza: “Ci sono numerosi studi scientifici che suggeriscono come il cuore di un omosessuale possa amare forse anche di più, del cuore di un etero.” Parole da canzone neomelodica, tanto prive di qualsiasi spessore scientifico che mi rifiuto di commentarle.L’articolo poi prosegue:
    Per essere ottimi genitori e partner prima che genitori, bisogna sviluppare un grande senso di empatia. Ci sono molti studi che suggeriscono come aver sofferto molto durante la vita o aver affrontato situazioni difficili ( malattie, cambiamenti, lutti) ci renda più empatici e più predisposti ad ascoltare l’altro. In questo l’omosessualità da grandi vantaggi. Sono persone che spesso hanno sofferto molto, hanno dovuto affrontare la reazione emozionale dei genitori e del proprio ambiente alla dichiarazione circa la propria sessualità.
    Poichè ci sono studi che “suggeriscono”, termine quantomai inutile, che per sviluppare empatia bisogna aver sofferto, gli omosessuali vengono indicati come campioni della sofferenza (no come quei pirla degli etero che non soffrono), e quindi si balza alla conclusione che, grassetto in originale, “In questo l’omosessualità da grandi vantaggi“. Retorica, solo retorica e neanche delle migliori, e meno male che l’articolo voleva essere scientifico.Ecco poi la scena madre:
    Tutti coloro che attaccano la nuova legge e mettono in guardia dall’equiparazione fra etero e omo, dovrebbero pensare a come è andata la storia: ci ricordiamo quando le donne non votavano? Ci ricordiamo quando i neri d’America non avevano diritti? Stiamo parlando della stessa dinamica sociale. A fronte di una differenza individuale, quindi nulla di fatto che identifichi una differenza di specie o una devianza dalla specie, si attivano le dinamiche della cultura dominante contro quella minoritaria: paura per il diverso, risentimento per chi nel difendere i propri diritti sembra mettere in discussione la nostra identità.
    Si giunge ad equiparare l’uguaglianza come cittadini tra uomini e donne o tra bianchi e neri all’uguaglianza biologica riproduttiva, come se il diritto a votare un candidato o un partito o il fatto di avere un utero o non avercelo fossero sullo stesso piano. Di fatto il Corriere inventa il “diritto all’utero”. L’autore vuole far credere ai lettori che tra il portare avanti una gravidanza o il fecondare con degli spermatozoi sia una scelta che tutti possono fare. Per rispondere a queste divagazioni lisergiche è più adatto un brano comico che una dissertazione ragionata:
    Su questo falso argomento l’articolo del Corriere conclude così:
    Quindi: dire che l’unione fra omosessuali non può avere gli stessi diritti che quella fra eterosessuali, ha lo stesso valore scientifico che dire che l’unione fra bianchi è diversa dall’unione fra un bianco ed un nero o fra neri.
    Non pago di aver detto una castroneria l’autore ci tiene a ribadirla confermando di mettere sullo stesso piano le differenze di pigmentazione della pelle, che a prescindere dal colore svolge la stessa funzione, con quelle funzionali e non intercambiabili dell’apparato riproduttivo. La bocciatura in biologia sarebbe assicurata, ma contento lui…
    Una considerazione va fatta anche per coloro che, all’idea che una donna faccia «il papà» con un bambino, rabbrividiscono e non capiscono come possa essere.Questa difficoltà è frutto delle cosiddette credenze circa il concetto di «genere». Esiste cioè il mito, un po sfumato e aleatorio, del vero uomo e della vera donna. Sarebbe interessante capire quali sono esattamente e se ci sono modi di essere uomo e donna migliori in termini di gentorialità. Siamo in una società in cui la famiglia ha virato rapidissimamente da un modello patriarcale ad un modello paritetico-emancipativo, ovvero se prima esistevano regole sociali fatte di tabù che indicavano con chiarezza chi fosse il capo famiglia, quale ruolo, sociale, lavorativo e affettivo dovessero avere la donna e l’uomo.
    L’autore, come il protagonsta di Monty Phyton, si meraviglia che ci sia gente che ritiene che il papà sia maschio e la mamma femmina e questa affermazione lo irrita anche visibilmente. Il fatto che il papà sia il genitore che ha contribuito con i gameti maschili e la mamma quella che, oltre ai gameti femminili, ci ha messo nove mesi di gestazione, sono fatti incontrovertibili. Lui e chi la pensa come lui se ne faccia una ragione.Se poi vogliamo chiamare chiunque ‘mamma’ e ‘papà’ slegando la parola dall’oggetto andiamo su un piano surrealista, ma ci fermiamo ad uno scimmiottamento di Magritte:
    R. Magritte “La Clef des songes” 1930

    Che poi la società abbia virato verso modelli paritetici e partecipativi non c’entra ovviamente nulla con la impossibile uguaglianza degli apparati riproduttivi e di tutte le immense ricadute psicologiche che normalmente (termine statistico) questa differenza comporta.Avviandoci finalmente verso la conclusione troviamo quindi:
    I dati circa la qualità dei rapporti fra coppie omo dopo la riproduzione assistita ci dicono che la qualità è buona anche dopo l’esperienza della genitorialità. I dati di trenta anni di ricerca dimostrano come i figli di coppie non etero crescano resilienti, in salute psicofisica e sociale, nonostante lo stigma e potenziali condizioni socio-economiche non ottimali.
    Sui dati di trenta anni di ricerche (altro articolo pieno di propaganda apparso su la 27ora) abbiamo già mostrato come quei trenta anni siano pieni di forzature e studi fasulli “Adozioni omosessuali: il consenso scientifico poggia su un castello di carte“, per cui per decenza sarebbe meglio non parlarne più da parte del Corriere. Riguardo poi al risultato è interessante notare come quella che verrebbe valutata in un figlio sia la “resilienza”.
    “Come sta tuo figlio?”“E’ resiliente grazie…”
    Questo dialogo immaginario può essere aggiunto al mondo surreale in cui si muove tutto l’articolo.Ed eccoci finalmente arrivati alla conclusione:
    Non ci sono evidenze per pensare che la coppia omo o non etero che sia, sia un punto di partenza sfavorevole nella corsa verso la felicità. Cerchiamo tutti la stessa cosa e tutti abbiamo ostacoli da affrontare sul nostro percorso: la felicità non ci è garantita sulla base della nostra genetica o delle nostre inclinazioni sessuali. Ci dobbiamo sudare tutti, la nostra felicità, e forse le subculture come le coppie non etero sono un opportunità in questa rincorsa.
    Va innanzitutto evidenziato il sublime passaggio in cui si afferma “Non ci sono evidenze per pensare che la coppia omo o non etero che sia…” cosa vuol dire “omo o non etero”? Un ricco premio a chi sa spiegare tra cosa sia posta l’alternativa.La grande conclusione è che “la felicità non ci è garantita sulla base della nostra genetica o delle nostre inclinazioni sessuali” (grassetto in originale ndr). Valeva la pena leggere un lungo articolo per apprendere questa scoperta dell’acqua calda che non risponde al quesito posto. Una dichiarazione che sembra una parafrasi della socratica affermazione di sapere di non sapere che contrasta con quanto dichiarato in apertura dell’articolo:
    Dal punto di vista neurobiologico ed evoluzionistico non ci sono motivi per discriminare le coppie omosessuali e i loro figli.
    Nulla è stato dimostrato dal punto di vista neurobiologico e le argomentazioni evoluzionistiche addotte sono scarse e ininfluenti.Resta un errore di fondo: le coppie omosessuali non hanno dei “loro” figli, al massimo possono adottare figli di una madre esclusa in modo premeditato dal proprio ruolo (o di un padre escluso nel caso di coppie lesbiche).Quello su la 27ora è dunque un articolo di propaganda che annuncia presunte conclusioni scientifiche ma si risolve in un uno sterile esercizio di retorica che gira intorno al punto centrale della questione: le famiglie gay sono obbligatoriamente adottive.Sono famiglie i cui bambini sono orfani programmati poi adottati.Ed essere orfani non è mai una condizione nè desiderabile nè ottimale, nè tantomeno felice.


    ϟ qualis vibrans


  8. #8
    sofico
    Ospite

    Predefinito Re: Culto dell’emozione, oscuramento della ragione


 

 

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