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  1. #1
    Costellazione Zeta
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    Predefinito In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    E' il dato emerso dall'ultimo rapporto annuale dell'Istat del 2015. Le famiglie "jobless" dal 9,4% del 2004 sono arrivate al 14,2% dell'anno scorso (nel Mezzogiorno siamo al 24,5%).
    Al nord va meglio cioè il 8,2% al Nord e al 11,5% al Centro.

    Grazie Governo.
    "La Gloria non la cerco per me stesso ma per la mia Nazione" (22gradi)

  2. #2
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Caritas ? O evasione ?

  3. #3
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    I famosi "poveri" a cui qualche pezzente vuole pure regalare l'elemosina di stato ...

    Ma andate a lavorare


    Che Dio ti maledica, Iscriviti al gruppo "i Guzzatori" !

    Sono il più Dotato del forum

    Regalo aspiratore nuovo a donna bisognosa

  4. #4
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Istat: "2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi sola la Grecia" - Il Fatto Quotidiano


    Nel suo rapporto annuale 2016, l'istituto di statistica spiega che un minore su cinque è in condizione di povertà, mentre cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Sei giovani su 10 vivono a casa dai genitori, uno su quattro non studia e non lavora. E si prevede che nel 2025 il tasso di occupazione resti ai livelli del 2010
    di F. Q. | 20 maggio 2016








    Istat: “2,2 milioni di famiglie senza lavoro. Spesa sociale inefficiente, peggio di noi sola la Grecia”

    Società
    Nel suo rapporto annuale 2016, l'istituto di statistica spiega che un minore su cinque è in condizione di povertà, mentre cresce la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Sei giovani su 10 vivono a casa dai genitori, uno su quattro non studia e non lavora. E si prevede che nel 2025 il tasso di occupazione resti ai livelli del 2010
    di F. Q. | 20 maggio 2016


    Famiglie senza lavoro in aumento, una spesa sociale inefficiente, una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Questo è il quadro fornito dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat, relativo al 2015. Ma l’istituto scatta la fotografia anche di una società italiana dove 6 giovani su 10 vivono ancora con i genitori, mentre uno su quattro non studia e non lavora. Il tutto in un contesto economico non certo esaltante, con un’inflazione molto debole e un mercato del lavoro incerto: nel 2015, l’istituto prevede che l’occupazione rimanga ferma a un livello simile al 2010.
    Oltre 2 milioni di famiglie senza lavoro. Un minore su 5 in condizione di povertà - In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.
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    I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, scontando un peggioramento della loro condizione relativa anche rispetto alle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.
    La spesa sociale è inefficiente, peggio di noi solo la Grecia. E aumenta la disuguaglianza - Il sistema di protezione sociale italiano è tra quelli europei “uno dei meno efficaci“. Lo rileva il Rapporto annuale Istat 2016, evidenziando come “la spesa pensionistica comprime il resto dei trasferimenti sociali”, aumentando il rischio povertà. Nel 2014 il tasso delle persone a rischio si riduceva dopo il trasferimenti di 5,3 punti (dal 24,7% al 19,4%) a fronte di una riduzione media nell’Ue di 8,9 punti. Solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.
    In Italia, sottolinea l’Istat, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito (misurata attraverso l’indice di Gini sui redditi individuali lordi da lavoro) è aumentata da 0,40 a 0,51 tra il 1990 e il 2010; si tratta dell’incremento più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati.
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    Sei giovani su 10 a casa dai genitori. Il 25% non studia e non lavora - La generazione dei bamboccioni non molla: nel 2014 più di 6 giovani su 10 (62,5%) tra i 18 e i 34 anni hanno vissuto ancora a casa con i genitori. Il dato ha riguardato nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto europeo l’Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei paesi mediterranei (“dove i legami sono ‘fortì”), a fronte di una media Ue del 48,1%.
    Sono più di 2,3 milioni nel 2015 i giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione (Neet), di cui tre su quattro vorrebbero lavorare. I Neet sono aumentati di oltre mezzo milione sul 2008 ma diminuiscono di 64mila unità nell’ultimo anno (-2,7%). L’incidenza dei Neet sui giovani di 15-29 anni è al 25,7% (+6,4 punti percentuali su 2008 e -0,6 punti su 2014).
    Dopo la laurea i giovani non cercano lavoro, ma continuano a studiare - Rispetto a una ventina di anni fa sono quasi raddoppiati i giovani che a tre anni dalla laurea non cercano lavoro, la maggior parte perché ha deciso di continuare a studiare. A tre anni dal conseguimento del titolo, nel 1991 i laureati occupati erano il 77,1%. Questo valore è sceso al 72% nel 2015, anno nel quale non cercano lavoro circa il 12,5% dei giovani laureati, quasi il doppio di quelli del 1991 (6,6%). Quest’ultimo dato va letto – spiegano i ricercatori – assieme al fenomeno della prosecuzione delle attività di formazione: nel 2015, infatti, il 78,7% di coloro che dichiarano di non cercare lavoro risultano impegnati in dottorati, master, stage o ulteriori corsi di laurea, quando nel 1991 la stessa quota era pari a 59,7%.
    Mercato del lavoro incerto: nel 2025 la stessa occupazione del 2010 - Nel 2016 l’andamento dei prezzi “appare ancora molto debole” e quello del mercato del lavoro “è incerto“. Lo afferma l’Istat nell’ultimo rapporto annuale, ritenendo “plausibile”, per il primo semestre, il succedersi di periodi di debole crescita tendenziale dei prezzi e di episodi deflazionistici. La ripresa dei consumi risulta infatti insufficiente a bilanciare il calo dei prezzi energetici. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro nei primi tre mesi 2016 mostra una sostanziale stabilità degli occupati. L’Istat prevede inoltre, in un esercizio statistico, “un miglioramento piuttosto modesto del grado di utilizzo dell’offerta di lavoro” nei prossimi anni. Nel 2025 il tasso di occupazione potrebbe così restare “prossimo a quello del 2010, a meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva”.
    Nel 2015 il contratto a tempo indeterminato è stato il più diffuso: vi hanno fatto ricorso quasi due terzi delle aziende manifatturiere e del terziario. Nonostante l’aumento dei contratti fissi, l’incidenza del lavoro standard sul totale degli occupati è scesa al 73,4% nel 2015 dal 77% del 2008 con 1,3 milioni di occupati in meno. A trainare le assunzioni, in particolare nelle imprese manifatturiere, sono stati in primis gli sgravi contributivi.
    La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Nel 2015 minimo storico per le nascite – Al 1 gennaio 2016 la stima della popolazione italiana è di 60,7 milioni di residenti (-139mila sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania. Nel desolante quadro demografico si inserisce il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488mila, 15mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna.
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  5. #5
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Uno di questi senza reddito lo conosco.

    Gira con un cayenne a targa rumena.

  6. #6
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Lavoro, giovani e donne: l'Istat fotografa un'Italia alla deriva


    Venerdì , 20 Maggio 2016 - 12.12






    Home » economia » Lavoro, giovani e donne: l'Istat fotografa un'Italia alla deriva
    Lavoro, giovani e donne: l'Istat fotografa un'Italia alla deriva

    Famiglie jobless. Nascite al minimo storico. Giovani sovraistruiti. Il fosco quadro Istat.


    20 Maggio 2016










    L'ennesima desolante fotografia di un Paese alle prese con persistenti disuguaglianze ed estreme difficoltà nel ricambio generazionale.
    È decisamente poco incoraggiante il quadro con cui l'Istat ha ritratto l'Italia nel consueto rapporto sulle condizioni socio-economiche del Paese.
    «CRESCITA A BASSA INTENSITÀ». Malgrado ciò, dopo una recessione «lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia di cui l'Istat è stato testimone in questi 90 anni», l'Italia sperimenta «un primo, importante, momento di crescita persistente» anche se «a bassa intensità. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva appare caratterizzata da una maggiore fragilità». E i numeri sono lì a testimoniare le difficoltà in cui versa il nostro Paese.
    Due milioni di famiglie senza redditi da lavoro

    Sono 2,2 milioni, per esempio, le famiglie che vivono senza redditi da lavoro.
    Le famiglie 'jobless' sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% del 2015 e nel Mezzogiorno hanno raggiunto il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all'8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L'incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l'incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.
    Nascite al minimo storico dall'Unità d'Italia

    La popolazione italiana diminuisce e invecchia.
    Al primo gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (-139 mila sull'anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, assieme a Giappone e Germania.
    Nel disarmante quadro demografico si inserisce il nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. E per il quinto anno consecutivo è diminuita la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all'apice di 2,7.
    Più di sei giovani su 10 ancora a casa dei genitori

    La generazione dei 'bamboccioni' non molla: nel 2014 più di 6 giovani su 10 (62,5%) tra i 18 e i 34 anni hanno vissuto ancora a casa con i genitori. Il dato riguarda nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto europeo l'Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei Paesi mediterranei («dove i legami sono 'forti''), a fronte di una media Ue del 48,1%. L'Istituto di statistica ha certificato inoltre come il divario temporale tra il distacco dalla casa dei genitori e la prima unione (quasi sempre il primo matrimonio) sia aumentato nel corso delle generazioni.
    Oltre un ragazzo su tre troppo qualificato per il lavoro che svolge

    Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è 'sovraistruito', troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è tre volte superiore a quella degli adulti (13%). Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part time giovani, contro il 57,2% degli adulti), «a indicare un'ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Inoltre anche il lavoro temporaneo - ha sottolineato l'Istat - «è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su quattro contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni». Capita quindi che le professioni più frequenti nell'approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. A tre anni dalla laurea solo il 53,2% dei laureati ha trovato un'occupazione ottimale, con un contratto standard, una durata medio-lunga e altamente qualificata.
    Raddoppiati i giovani che non cercano lavoro

    Rispetto a una ventina di anni fa sono quasi raddoppiati i giovani che a tre anni dalla laurea non cercano lavoro, la maggior parte perché ha deciso di continuare a studiare. A tre anni dal conseguimento del titolo, nel 1991 i laureati occupati erano il 77,1%. Questo valore è sceso al 72% nel 2015, anno nel quale non cerca lavoro circa il 12,5% dei giovani laureati, quasi il doppio di quelli del 1991 (6,6%). Quest'ultimo dato va letto - hanno spiegato i ricercatori - assieme al fenomeno della prosecuzione delle attività di formazione: nel 2015, infatti, il 78,7% di coloro che dichiarano di non cercare lavoro risultano impegnati in dottorati, master, stage o ulteriori corsi di laurea, quando nel 1991 la stessa quota era pari a 59,7%. Oggi come allora, invece, le lauree scientifiche continuano a pagare sul mercato del lavoro. Sia per le coorti del 2015 sia per quelle del 1991, infatti, l'aver conseguito una laurea dei gruppi ingegneristico, scientifico e chimico-farmaceutico si associa a probabilità di occupazione di gran lunga superiori a quelle registrate dai laureati del gruppo letterario, con vantaggi che vanno tuttavia riducendosi: gli ingegneri della coorte 1991 presentano un vantaggio di 12,8 volte rispetto ai laureati nelle materie letterarie, vantaggio ridottosi a 5,1 nel 2015.
    Spesa sociale, peggio di noi solo la Grecia

    Il sistema di protezione sociale italiano è tra quelli europei «uno dei meno efficaci».
    La spesa pensionistica «comprime il resto dei trasferimenti sociali», aumentando il rischio povertà. Nel 2014 il tasso delle persone a rischio si riduceva dopo il trasferimenti di 5,3 punti (dal 24,7% al 19,4%) a fronte di una riduzione media nell'Ue di 8,9 punti. Solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
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  7. #7
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Citazione Originariamente Scritto da 22gradi Visualizza Messaggio
    E' il dato emerso dall'ultimo rapporto annuale dell'Istat del 2015. Le famiglie "jobless" dal 9,4% del 2004 sono arrivate al 14,2% dell'anno scorso (nel Mezzogiorno siamo al 24,5%).
    Al nord va meglio cioè il 8,2% al Nord e al 11,5% al Centro.

    Grazie Governo.

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  8. #8
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Veramente ci sono pure quelli che il lavoro ce l'hanno ma rimangono senza reddito perchè non riescono a farsi pagare

    Incassare è ormai diventata una impresa titanica, degna di Leonida alle Termopili, Giulio Cesare contro i Galli o la Bonifica delle Paludi Pontine.

    Lavorare in nero e dissimularsi ormai è questione di sopravvivenza, di poter comprare il cibo per la famiglia. Tempo fa parlavo con un giovanotto che lavorava con un carro attrezzi che avevo chiamato per recuperare la macchina guasta: si era separato dalla moglie (per finta) e preso la residenza in Romania.
    Faceva benissimo, altrimenti sarebbe stato un disperato col carro attrezzi pignorato da Equitalia e costretto a litigarsi la pagnotta come imbianchino a ore contro tutti i morti di fame del mondo.
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

  9. #9
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    Siamo così avanti che la gente campa senza lavorare e senza elemosina statale.
    "Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
    "Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
    "Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)

  10. #10
    cittadina del mondo
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    Predefinito Re: In Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro.

    quelli che lavorano in nero sono solo degli sfruttati.....
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

 

 
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